dal 20 maggio 2001 è Vescovo della Diocesi
di Firenze
Mons. Ennio Antonelli

Inizio
del ministero pastorale:
Cattedrale
di santa Maria del Fiore - 20 maggio ore 17:00
Il
Papa
ha accolto le dimissioni del Cardinale Silvano Piovanelli e ha scelto l’attuale segretario della Cei, Mons. Ennio Antonelli come suo successore.
Nel suo messaggio di saluto Mons. Piovanelli, riportato più
sotto, ha voluto ricordare i suoi sacerdoti
“fratelli ed amici nella fatica di tutti i giorni”, i seminaristi ai quali ha indirizzato il suo “ultimo sguardo” e poi
tutti, “donne e uomini che hanno collaborato a costruire il Regno di Dio e
una città più vivibile per l’uomo in questa terra di Toscana”.
Da lui, la nostra
comunità ha ricevuto tante attenzioni, tanti segni di affetto e di vicinanza,
tanti fraterni incoraggiamenti, per cui dobbiamo dire oggi al Signore il grazie
sincero e profondo per averci dotati di una guida illuminata e sicura per circa
vent'anni –dall’83–. Al suo
successore egli stesso riconosce
“preparazione culturale, esperienza pastorale, bontà di carattere e dimensione
spirituale” intravedendo in questo la
“garanzia sicura che il timone della Chiesa fiorentina che entra nel terzo millennio
è in buone mani”.
Firenze, 21.3.2001
Ai fedeli
tutti dell’Arcidiocesi Fiorentina e
alle Pubbliche
Autorità della Città e
della
Provincia di Firenze e della
Regione
Toscana
Il Santo Padre
Giovanni Paolo II ha accettato le dimissioni che, in quanto arcivescovo di
Firenze, ho messo nelle sue mani il 21 febbraio 1999 ed ha nominato arcivescovo
di Firenze Sua Ecc.za Mons. Ennio Antonelli, Segretario Generale della
Conferenza Episcopale Italiana.
Esprimo un
ringraziamento sincero al Papa per la scelta che Egli ha fatto per la nostra
Chiesa. La preparazione culturale, l’esperienza pastorale, il servizio reso per
diversi anni a tutta la Chiesa italiana, la bontà del carattere, la dimensione
spirituale di questo mio Fratello nell’episcopato, sono garanzia sicura che il
timone della Chiesa fiorentina, che entra nel terzo millennio dell’era
cristiana, è in buone mani.
Le mani,
certamente, sono le mani di Cristo, il quale – come ci dice l’Apocalisse – tiene
le sette stelle, che sono le Chiese, nella sua destra.
Ma il Vescovo,
in modo eminente e visibile, sostiene le parti del Signore Gesù e agisce in sua
vece.
Mentre
abbraccio l’Arcivescovo Ennio e gli dò il benvenuto in terra toscana, gli
presento con emozione e con gioia questa Chiesa santa che è la Chiesa di
Firenze. Durante il Giubileo dell’anno 2000 ha chiesto con impegno di essere
liberata dalle rughe di ogni vecchiezza e lavata da ogni macchia ed ora, con le
vele gonfiate dallo Spirito, è pronta a prendere il largo.
Sommessamente, come chi parte
per un viaggio che Dio solo conosce, saluto questo Popolo che crede alla Parola
e vuol vivere secondo il Vangelo.
Abbraccio i
miei sacerdoti, indispensabili e generosi collaboratori nel ministero, fratelli
ed amici nella fatica di tutti i giorni. Altrettanto faccio con i diaconi e le
loro famiglie.
In spirito di
fede benedico gli uomini e le donne della vita consacrata, che con il loro
affetto e la testimonianza hanno sostenuto il mio impegno apostolico.
Con viva
cordialità e riconoscenza saluto le donne e gli uomini che, nei campi più
svariati e secondo la loro capacità e competenza, hanno collaborato a costruire
il Regno di Dio ed una città più vivibile per l’uomo in questa terra durante
questi anni, nei quali il Signore mi ha affidato la responsabilità di questa
Chiesa.
Saluto e
ringrazio tutti, perché – tutti! – siete stati per me, che non ho altri meriti
che quello di essere come voi figlio di questa terra, un dono del Signore,
spesso una carezza del Suo amore.
Un saluto
deferente e cordiale a tutte le Pubbliche Autorità, che ho incontrato durante
questi lunghi diciotto anni: ad esse il ringraziamento per la stima
generosamente accordatami e per la collaborazione onesta e disinteressata che
ha contrassegnato molti momenti del mio servizio episcopale in Firenze.
Ieri sera ho
celebrato la santa Eucaristia in Seminario secondo un programma stabilito da
tempo. È ai seminaristi che va il mio ultimo sguardo come arcivescovo di
Firenze: l’amore di Gesù il Cristo li infiammi tanto da mettere il fuoco in
quelli che incontrano.
Il Papa,
all’inizio del nuovo millennio, ha detto alla Chiesa: prendi il largo!
Anch’io vi dico: prendete il
largo! Sulla Parola di Dio gettate le reti! Stendete le vele al vento
misterioso dello Spirito e non abbiate paura di andare dove Egli conduce
diventando canto di lode a Dio e al suo Cristo!
Io vi seguirò dalla riva della preghiera e da lontano con affetto vero vi benedirò sempre.
X Silvano Card. Piovanelli

di Riccardo Bigi
La sua esperienza ecclesiale, il suo amore per l’arte, le sue convinzioni sulle sfide della Chiesa, sul ruolo dei laici, sull’importanza dei mass media. Il nuovo arcivescovo di Firenze Ennio Antonelli si presenta ai fedeli della Toscana attraverso un’intervista congiunta a TOSCANAoggi e a Radio Toscana Network.
Chi è Ennio Antonelli? Al di là delle notizie biografiche, quali sono le esperienze che hanno maggiormente segnato la sua vita?
«Sono un figlio del Concilio, ho vissuto con grande entusiasmo quella stagione e mi sono buttato a riflettere e a meditare sulla visione di Chiesa e sulla teologia presente nei documenti conciliari. Ho cercato anche di tradurlo in vita personale e in azione pastorale. Ad esempio, ho preferito subito fare vita comune con altri sacerdoti, abbiamo vissuto insieme per 11 anni: è stata un’esperienza che ha inciso molto nella mia vita personale e ho cercato sempre di ripeterla. Anche adesso venendo a Firenze avrei piacere di non vivere da solo ma possibilmente con altri sacerdoti. Come esperienza di Vescovo, ho cercato di portare questa esperienza di Chiesa come comunione e come missione nelle realtà diocesane in cui ho operato, con una impostazione della pastorale che coinvolgesse il maggior numero possibile di persone, in particolar modo i laici. Quindi favorendo gli organismi ecclesiali di partecipazione, i ministeri laicali, gli incontri diretti sul territorio con tutte le varie realtà, con le parrocchie, con le associazioni, pur senza dimenticare che il campo più proprio dell’impegno dei laici è quello della società e della vita terrena».
Di lei si dice che sia appassionato di arte e di musica. Che peso hanno per lei questi due elementi? E quali sono le sue preferenze?
«L’arte per me è stata prima un hobby, poi è diventata anche una professione perché per alcuni anni ho insegnato storia dell’arte nelle scuole pubbliche. Poi però è diventata soprattutto una via per la catechesi, e con grande gioia ho visto che Firenze ha già scelto questa strada di puntare sulla catechesi attraverso l’arte. Da tempo, fra l’altro, ho in mente la realizzazione di un Catechismo per adulti attraverso le immagini. E poi la musica: mi interessa dal punto di vista culturale ma soprattutto per la preghiera. La musica di cui sono appassionato è la musica sacra, che eleva a Dio. Amo anche fare ritiri spirituali ascoltando dischi, magari di gregoriano, meditandoli. Purtroppo ho il cruccio di non saper cantare, almeno di non saper cantare da solo: vorrei cantare con il cuore aperto, invece sono proprio stonato...».
Conosce Firenze? È felice di venirci?
«Sono felice di venirci, anche se sento la responsabilità. Sto vivendo un momento di passaggio, e i momenti di passaggio non sono mai facili. Devo trovare nella preghiera la forza e la pace, anche se vengo con animo sereno. È una realtà molto grande, per la sua storia, per la sua cultura, sia per quanto riguarda la società civile che per quanto riguarda la Chiesa. Non ho mai avuto davanti a me una realtà così grande, con una responsabilità così precisa».
Lei ha avuto un ruolo molto importante negli eventi che hanno segnato la vita della Chiesa italiana negli ultimi anni. Quali sono secondo lei le sfide più importanti, oggi, per la Chiesa in Italia?
«La sfida più grande è quella di risvegliare una coscienza missionaria in tutte le comunità ecclesiali. La Chiesa è comunione e missione; non prima comunione e poi missione ma, direi, “comunione missionaria”. È farsi uno con Cristo che ama appassionatamente tutti gli uomini. Unendosi a Cristo, non può che condividere questo amore universale per tutti gli uomini e per tutto l’uomo. Per questo serve un atteggiamento di apertura, di accoglienza, di valorizzazione di ogni persona e di ogni realtà umana ma anche di proposta, di donazione per crescere insieme».
Il campo della comunicazione e della cultura è sicuramente uno degli ambiti in cui la Chiesa si sta muovendo con maggiore impegno negli ultimi anni. Quali sono i criteri da seguire per camminare su questa strada evitando rischi e pericoli?
«Questo della comunicazione è un tema di grandissima importanza. Tutti noi ci rendiamo conto come i modi di vivere e di pensare della gente, le relazioni sociali sono plasmate in profondità da questa nuova stagione della comunicazione sociale. La Chiesa non può non essere presente in tutto questo sia con una presenza operativa dei laici cristiani nei media stessi sia con una educazione dei fedeli a fruire in maniera consapevole e matura di questi strumenti. I mezzi di comunicazione non possono soppiantare quella comunicazione dell’esperienza cristiana che avviene attraverso i rapporti interpersonali e l’inserimento in una comunità; non si possono ignorare però le innovazioni profonde indotte dalla comunicazione sociale».
La vita ecclesiale oggi è segnata da una presenza importante di associazioni e movimenti. Qual è il ruolo di queste realtà? Come pensa di interagire con esse?
«Innanzitutto io sottolineerei la priorità e la centralità della diocesi. È la diocesi ed essa soltanto la Chiesa locale in senso pieno. Le altre realtà, sia le parrocchie che le realtà aggregative, si devono collocare all’interno della diocesi in maniera non solo ideale ma concreta, vissuta. La parrocchia si caratterizza come forma ancora viva e vitale, assolutamente necessaria, che deve svilupparsi come comunità missionaria sul proprio territorio. Le associazioni e i movimenti sono un dono speciale che lo Spirito fa alla Chiesa, soprattutto in questo tempo, e il documento dei Vescovi italiani dopo Palermo li presenta come laboratori di fede, di formazione cristiana, di apostolato, di progettazione pastorale, di servizio ai poveri. Sono luoghi in cui la Chiesa si fa esperienza particolarmente intensa».
Come giudica il ruolo dei laici cristiani all’interno della Chiesa? E quali suggerimenti si sentirebbe di dare ai laici cristiani impegnati in ambito sociale e nella vita politica?
«La presenza dei laici all’interno della Chiesa deve essere sempre più responsabile, consapevole, deve tradursi anche in una partecipazione concreta in forme anche molto differenziate. Per quanto riguarda la presenza nella società e nella politica, è necessario tenere sempre sveglio il senso di responsabilità. Per i laici cristiani quello di essere presenti, alla luce del Vangelo, dentro le realtà terrene non è un optional ma un dovere preciso. Raccomanderei la coerenza cristiana, la consapevolezza di cosa vuol dire essere cristiani in questa società, e poi anche la competenza specifica nell’ambito della propria attività».
Diocesi di
Firenze, cambio al verticeNell’annunciare il suo «addio» alla diocesi non è riuscito a trattenere le lacrime. Segno davvero dell’attaccamento ad una Chiesa di cui prima di diventare padre è stato figlio e fratello, «responsabile di tutti, dopo essere stato semplicemente come tutti».
Silvano Piovanelli (nella foto con il suo successore Antonelli durante l'inaugurazione della Facoltà Teologica, in Palazzo Vecchio, nel 1997) a Firenze ha insegnato uno stile: la semplicità. «È rimasto un prete», ha scritto il poeta Mario Luzi introducendo il volume La Chiesa come la vivo io. Un prete «vicino al suo popolo anche nella dignità a cui è stato elevato». «L’autorità – spiega il poeta – la dimentica nella premura caritativa, nella affabilità sincera e intelligente verso i suoi “figli” e lascia che si confermi intrinsecamente, questo sì, nelle sue dotte, meditate, umanissime predicazioni».
Sarà per questa sua paternità di figlio che mercoledì scorso, un paio di volte, di fronte al consiglio presbiterale, ai vicari episcopali e ai responsabili degli uffici diocesani, si è dovuto interrompere con il groppo alla gola. In quel momento avrà pensato ai suoi sacerdoti, «fratelli ed amici nella fatica di tutti i giorni», che ha voluto «abbracciare» con il suo messaggio di saluto, ai seminaristi ai quali ha indirizzato il suo «ultimo sguardo». Avrà pensato a tutti, «donne e uomini che, nei campi più svariati e secondo la loro capacità e competenza, hanno collaborato a costruire il Regno di Dio e una città più vivibile per l’uomo in questa terra di Toscana».
Nella solenne Sala del Trono, dalle cui finestre dietro al Battistero di San Giovanni si vede la Cattedrale di Santa Maria del Fiore, tra l’emozione di tanti, si è dunque consumato il rito della lettura della missiva con cui il Nunzio apostolico per l’Italia ha confermato l’accettazione da parte del Papa delle dimissioni del cardinale Silvano Piovanelli dal governo pastorale della diocesi di Firenze e annunciato la nomina del suo successore nella persona di monsignor Ennio Antonelli.
Appassionato di storia dell’arte, di problemi della scuola, mite e sorridente, ma di carattere fermo, Antonelli, da sei anni Segretario generale della Conferenza episcopale italiana, è nato a Todi il 18 novembre 1936. È stato vescovo di Gubbio e arcivescovo di Perugia. L’ingresso a Firenze avverrà, secondo le norme del Codice di diritto canonico, entro due mesi.Intanto, «il 26 marzo, nella festa dell’Annunciaizone e di fronte alla Santissima Annunziata ripeterò – ha detto Piovanelli – il mio “fiat” che spero aiuti il fecondo cammino della nostra Chiesa». Nella basilica mariana fiorentina il cardinale celebrerà la Messa delle 11.
Nato a Ronta di Mugello il 21 febbraio 1924, ordinato sacerdote nel luglio 1947, vescovo ausiliare nel giugno 1982 e arcivescovo di Firenze nel marzo 1983, Piovanelli ha sempre goduto di grande stima, anche fuori dalla diocesi. Lo riconosce per primo il suo successore, che parla di «splendida testimonianza di spiritualità, di bontà, di serenità, di vicinanza ai sacerdoti e alle gente, di generosa dedizione al servizio pastorale».
Piovanelli contraccambia riconoscendo al confratello «preparazione culturale, esperienza pastorale, bontà del carattere e dimensione spirituale», intravedendo in questo la «garanzia sicura che il timone della Chiesa fiorentina che entra nel terzo millennio dell’era cristiana, è in buone mani». Da parte sua, l’ormai amministratore apostolico della diocesi, ha annunciato di volersi ritirare, dopo l’ingresso di Antonelli, nella canonica di Cercina, poco fuori Firenze, sulle pendici del Monte Morello. Lo farà «sommessamente, come chi parte per un viaggio che Dio solo conosce».
A.F.
Nel giorno, in cui la mia nomina da parte del Santo Padre ad Arcivescovo di Firenze viene pubblicata, rivolgo il primo saluto a Lei Eminenza che mi ha preceduto nella stessa sede, lasciando una splendida testimonianza di spiritualità, di bontà, di serenità, di vicinanza ai Sacerdoti e alla gente, di generosa dedizione al servizio pastorale.
Il sentimento di devozione e di simpatia anche umana, che la sua persona suscita, accrescono in me la pronta disponibilità a un rapporto di intensa comunione in Cristo. Sono certo che da Lei mi verranno incoraggiamento, valido aiuto e preziosi consigli, anche perché lei ha la fortuna di conoscere dal di dentro, per nascita e appartenenza, l’anima del popolo fiorentino. Della Sua paternità spirituale continuerà a giovarsi, insieme con me, tutta la comunità diocesana.Insieme a Lei saluto calorosamente i Vescovi della Toscana, con i quali avrò la grazia di fare concreta esperienza di collegialità episcopale nell’amicizia e nella collaborazione.Rivolgo un rispettoso saluto alle pubbliche Autorità, verso le quali sia la dottrina sociale della Chiesa sia il ricordo di Giorgio La Pira, «il Sindaco santo», mi inclinano ad essere interlocutore cordiale e attento in vista del bene comune.
Abbraccio con un pensiero affettuoso e con la preghiera i Sacerdoti, con i quali sono chiamato a vivere una speciale unità, i Diaconi, le persone di vita consacrata, i laici impegnati, le famiglie, i giovani, gli anziani, i malati, i poveri, coloro che sono oppressi da qualsiasi genere di sofferenza, tutta la comunità diocesana.
Per disposizione della divina Provvidenza faremo insieme un tratto di strada in questo inizio di millennio. Insieme, attraverso l’amore reciproco e l’amore verso tutti, cercheremo di testimoniare che Cristo è vivo e presente tra noi. Personalmente sono molto preso dalla persuasione che l’autorità del Vescovo si colloca all’interno di una fraternità e dalla convinzione che una forte identità cristiana di per sé non innalza barriere, ma le abbatte: più si è fedeli al Vangelo e all’insegnamento della Chiesa e più si è capaci di valorizzare gli altri, di dialogare e di collaborare, per crescere tutti nella verità e nel bene.
Il Signore mi manda a un popolo, quello di Firenze, vivace e geniale, protagonista di una storia eccezionale di umanità, di cultura e di arte; mi manda a una grande Chiesa che, con la sua fede intensa e operosa, ha saputo largamente ispirare quella tradizione di civiltà. Non posso nascondere che dentro di me si fa acuta la consapevolezza dei miei limiti e si sviluppa un sentimento di soggezione, simile a quello che si prova entrando nella Cattedrale di S. Maria del Fiore, nello spazio immenso sotto la cupola di Brunelleschi. La fiducia però rimane ferma, perché il Signore, che mi manda, mi accompagna anche.
Confido molto, Eminenza, nella Sua preghiera e in quella dei Sacerdoti e dei fedeli, specialmente delle persone di vita contemplativa.
Mi sembra di buon auspicio il fatto di essere inviato in una città dove è veneratissima la SS. Annunziata e di ricevere la nomina nell’imminenza della sua solennità liturgica. Non posso non ricordare che mi è già capitato di ricevere la Prima Comunione, l’Ordinazione sacerdotale e l’Ordinazione episcopale in tre Chiese dedicate all’Annunziata. Mi è grata questa scanzione mariana della mia vita, questo richiamo al momento in cui hanno avuto inizio l’annuncio e l’attuazione della buona notizia di Dio che si fa uomo e viene per sempre ad abitare con gli uomini.
Per intercessione di Maria, il Signore benedica Lei, Eminenza, me, la Chiesa e il popolo di Firenze.
Ennio Antonelli
Nato a Ronta di Mugello, da una famiglia operaia, il 21 febbraio 1924, è stato ordinato sacerdote dal cardinale Elia Dalla Costa il 13 luglio 1947 dopo aver compiuto gli studi nel Seminario diocesano. Nel 1948 è stato nominato vicerettore del Seminario Minore, con rettore mons. Enrico Bartoletti, ed è stato insegnante di lettere. Dal 1961 al 1979 è stato parroco e vicario foraneo a Castelfiorentino, quindi il cardinale Giovanni Benelli lo chiamò ad essere suo stretto collaboratore prima come pro-vicario, poi come vicario generale.+
Nel giugno 1982 è stato nominato da Giovanni Paolo II vescovo ausiliare del card. Benelli e, nel marzo 1983, è diventato arcivescovo di Firenze. Giovanni Paolo II lo ha quindi creato cardinale nel Concistoro del 25 maggio 1985. È stato membro del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace. Come arcivescovo di Firenze, ha promosso nel 1987 l’incontro internazionale dei giovani, che vide riuniti a Firenze giovani da tutti i continenti; un’esperienza molto positiva che si è ripetuta anche nel 1998.
Nel 1989 ha aperto il Sinodo diocesano (chiuso nel 1992), momento di grande dialogo e confronto per tutta la Chiesa fiorentina: da questo evento la diocesi ha ereditato lo stile pastorale dei "gruppi d'ascolto" che si riuniscono settimanalmente nelle case e nelle parrocchie per leggere insieme la Bibbia, oggi diventati un migliaio. Nel 1995 ha ospitato l’incontro “Uomini e religioni”, organizzato dalla comunità di S. Egidio, che ha portato a Firenze, da tutto il mondo, esponenti delle diverse religioni venuti per pregare insieme per la pace. Per oltre 15 anni è stato impegnato nella “visita pastorale”, incontrando ad una ad una tutte le parrocchie della diocesi. È Gran Cancelliere della Facoltà Teologica per l'Italia Centrale, eretta sotto il suo episcopato, nel 1997, con decreto della Congregazione per l'Educazione Cattolica.
Nel 1997 ha promosso anche la nascita della Fondazione diocesana per il lavoro, che mira a combattere la disoccupazione e a favorire la nascita di cooperative sociali. È stato vicino ai giovani, con i quali ha condiviso numerosi incontri e, nell'agosto del 1999, un pellegrinaggio a piedi verso Santiago de Compostela. Ha anche partecipato alle ultime edizioni della Giornata Mondiale della Gioventù, sia a Manila che a Parigi che a Roma. Ha mantenuto vivi i legami con la parrocchia brasiliana di Salvador Bahia, che ormai da oltre 30 anni vede una assidua presenza di laici, sacerdoti e religiosi fiorentini; ha effettuato numerosi viaggi missionari, dal Bangladesh al Perù, dalle Filippine al Kenia; ha promosso il gemellaggio tra la diocesi di Firenze e la parrocchia di Nazareth.
Il suo impegno sul fronte dell’ecumenismo lo ha portato a Bucarest, dove ha incontrato il patriarca Teoctist, e a Istanbul su invito del patriarca ecumenico Bartolomeo I, massima autorità delle Chiese ortodosse. Il suo dialogo con la città e la diocesi di Firenze è avvenuto attraverso numerosi interventi pubblici, otto lettere pastorali e le “Conversazioni” trasmesse dall’emittente diocesana Radio Toscana Network. Per alcuni mesi Piovanelli ha anche curato una serie di servizi, andati in onda sul telegiornale regionale di Raitre, per far conoscere attraverso la tv alcune esperienze cristiane di preghiera e di carità di Firenze e della Toscana.
Nel corso del Duemila ha invitato la Diocesi a vivere il Giubileo nello “splendore dell'ordinario”, dando cioè nuovo impulso e nuova vivacità alla vita pastorale. Gli incontri giubilari diocesani hanno avuto una straordinaria risposta in termini di partecipazione; un momento particolarmente intenso è stato il cammino penitenziale della Quaresima, con le liturgie che hanno visto protagonisti il Vescovo e i sacerdoti, le famiglie, i giovani, le associazioni laicali.
Mons. Ennio Antonelli è nato a Todi il 18 novembre 1936. Ha frequentato le scuole medie e il ginnasio nel Seminario Vescovile di Todi, il liceo classico nel Pontificio Seminario regionale di Assisi.
Trasferitosi a Roma, per desiderio del suo Vescovo, è stato alunno del Pontificio Seminario Romano Maggiore e ha compiuto gli studi di filosofia e di teologia presso la Pontificia Università Lateranense. Ordinato Presbitero il 2 aprile 1960 è rientrato nella sua diocesi di Todi, dove ha svolto vari incarichi: Assistente Ecclesiastico diocesano dell’Associazione Maestri Cattolici, del Movimento Maestri di Azione Cattolica e del Gruppo Laureati di Azione Cattolica; Rettore del Seminario. Conseguita la laurea in lettere classiche nel 1966 presso l’Università di Perugia e poi l’abilitazione all’insegnamento per la Storia dell’Arte e per Filosofia e Storia ha insegnato successivamente Lettere e Storia dell’Arte nel liceo classico e nell’Istituto d’Arte.
Divenuto docente di teologia dogmatica presso l’Istituto Teologico di Assisi, ha insegnato questa disciplina dal 1968 al 1983. Nel frattempo ha insegnato nelle scuole di formazione teologica per laici in varie diocesi dell’Umbria. Ha pure svolto un’intensa attività pastorale a livello parrocchiale ed interparrocchiale facendo una riuscita esperienza comunitaria con altri confratelli sacerdoti. Il 29 agosto 1982 è stato ordinato Vescovo per la diocesi di Gubbio. Nei sei anni di episcopato eugubino ha realizzato la costruzione del nuovo seminario, del centro pastorale diocesano e della casa del clero; ha celebrato il IX centenario della nascita del Patrono Sant’Ubaldo; con la collaborazione dell’Assemblea ecclesiale diocesana e dei Consigli pastorale e presbiterale ha varato, per la Diocesi, un progetto pastorale e con la visita pastorale iniziata nel febbraio 1987, ha curato di promuovere e sostenere l’attuazione del progetto, sempre corresponsabilizzando sacerdoti e laici.
Il 6 novembre 1988 è stato trasferito come Arcivescovo a Perugia-Città della Pieve. Nei sette anni di episcopato in questa nuova sede ha attuato una pastorale volta alla promozione del ruolo dei laici nella Chiesa attivando, in particolare, “Itinerari di formazione per gli operatori pastorali”, “Itinerari di formazione all’impegno sociale e politico”, Consigli Pastorali e Consigli per gli Affari Economici nelle parrocchie, Caritas parrocchiali, strutture ed esperienze di pastorale giovanile e vocazionale. Significative, nell’attività pastorale svolta nell’Arcidiocesi di Perugia-Città della Pieve, le sue lettere pastorali che indicano il senso missionario che egli ha voluto dare alla pastorale: “Andate anche voi nella mia vigna”, sull’impegno dei laici nella Chiesa, del 15 ottobre 1989; “Insieme per la nuova evangelizzazione”, sulla dimensione comunitaria dell’evangelizzazione, del 7 ottobre 1990; “Testimoni di Cristo nel mondo”, sull’impegno dei laici nelle realtà temporali, del 1° novembre 1991; “Testimoniare il Vangelo della carità”, sulla pastorale della carità, del 7 ottobre 1992; “Risplenda la vostra luce”, sulla dimensione missionaria della Chiesa, del 1° novembre 1993; ed “Essere cristiani nel matrimonio e nella famiglia” con la quale ha iniziato dal 1995 un quinquennio dedicato alla famiglia. Particolare rilievo, anche al di fuori del territorio regionale, ha avuto la sua nota pastorale sulle superstizioni, emanata nel 1990. Nell’ambito della Conferenza Episcopale Umbra, è stato Segretario della medesima e inoltre Delegato per le Comunicazioni sociali, il Tempo libero, il Turismo, lo Sport e i Pellegrinaggi.
Nell’ambito della Conferenza Episcopale Italiana, invece, è stato membro della Commissione Episcopale per la dottrina della fede e la catechesi, lavorando a lungo alla nuova redazione del Catechismo degli Adulti della C.E.I. Il 25 maggio 1995 è stato nominato dal Santo Padre Segretario Generale della C.E.I. per un quinquennio e poi di nuovo confermato il 25 maggio 2000. In questo incarico ha curato la preparazione del grande Convegno Ecclesiale di Palermo (20-24 novembre 1995) e del successivo documento dell’Episcopato italiano; ha preso parte a numerosi Convegni nazionali delle varie aggregazioni ecclesiali e dei vari settori pastorali, con particolare coinvolgimento nell’Assemblea Nazionale sulla scuola cattolica (27-30 ottobre 1999); si è recato in numerose diocesi per incontri con il clero e con gli operatori pastorali o per celebrazioni liturgiche; ha partecipato come rappresentante della C.E.I. all’Assemblea del Sinodo dei Vescovi per l’Europa (ottobre 1999); si è impegnato in vari momenti della preparazione e della celebrazione del Grande Giubileo, con particolare riferimento ai giovani, agli artisti, ai lavoratori, ai docenti universitari. Ultimamente si sta dedicando soprattutto alla preparazione degli Orientamenti Pastorali per il prossimo decennio, in sintonia con le indicazioni date dal Santo Padre nella Lettera apostolica Novo Millennio Ineunte.
Altri
articoli “pescati in rete”…
Antonelli:
«Mi
aspetto creatività e impegno»
«Mi aspetto creatività in ambito
ecclesiale e anche in campo civile e culturale, in fedeltà alla storia della
città». Monsignor Ennio Antonelli farà il suo debutto domenica 20 maggio: prima
un incontro con le autorità, il clero e le istituzioni, poi, alle 17, in
Cattedrale per la solenne «presa di possesso» della diocesi. Ma intanto si è
presentato in anteprima con una intervista a ToscanaOggi e a Radio Toscana
Network, in cui descrive la sua visione della Chiesa, la passione per arte e
musica, le convinzioni sull' impegno dei cristiani nella società e nella
politica.
Quando pensa a Firenze, dice, «mi viene in mente la Cattedrale e il palazzo
della Signoria, poli della vita cittadina», perché «fede e umanesimo sono la
caratteristica della storia di Firenze», da cui nasce «genialità sia in campo
umanistico sia in campo religioso». Quanto ai primi impegni, l'eredità del «mio
carissimo predecessore»: il mandato ai parroci per le cresime, la festa di S.
Maria Maddalena de' Pazzi e l'ordinazione di dieci nuovi preti a giugno, «un
dono bellissimo».
Scritto da Redazione Centernews, mercoledì 21 marzo
alle 16:41
Città del Vaticano. Il segretario della Conferenza
episcopale italiana, Ennio Antonelli, è il nuovo arcivescovo di Firenze. Il
Papa, lo ha nominato poco prima di mezzogiorno, accogliendo le dimissioni per
raggiunti limiti di età presentati a suo tempo dal cardinale Silvano
Piovanelli.
E' stato quest'ultimo, a mezzogiorno, ad annunciare la nomina del successore,
dal palazzo vescovile...
Monsignor
Piovanelli ha comunicato la decisione papale al consiglio presbiterale, ai
vicari diocesani e ai membri degli uffici della diocesi, ai quali ha letto un
messaggio del nuovo arcivescovo: "Il Papa mi manda a una grande chiesa
che, con la sua fede intensa e operosa, ha saputo largamente ispirare quella
tradizione di civiltà".
Le sue dimissioni di monsignor Piovanelli, un atto che tutti i vescovi compiono
al raggiungimento dei 75 anni, non avranno effetto pratico fino all'ingresso a
Firenze del nuovo arcivescovo. Sarà sempre il cardinale Piovanelli, fino a quel
momento, a reggere come amministratore apostolico la diocesi, al cui vertice,
formalmente, c'è già monsignor Antonelli.
Poi, come ha annunciato, si ritirerà a Cercina, sulle colline fiorentine.
Gli auguri
dei vescovi a nome degli umbri
Appresa la lieta
notizia della tua promozione ad Arcivescovo di Firenze, con vera esultanza, a nome
anche dei confratelli vescovi dell'Umbria, ti esprimo le più vive
felicitazioni, lieto che questa terra abbia dato una personalità così eminente
per il servizio del Vangelo e della Chiesa.
In questa nuova ed impegnativa missione ti accompagnino la stima, l'affetto e
la preghiera dei vescovi umbri, dei sacerdoti, dei religiosi e dei fedeli, in
particolare delle diocesi da te servite con intelligenza ed amore, lasciando
ovunque frutti indimenticabili di ministero pastorale.
+ Sergio Goretti
Vescovo Assisi - Nocera Umbra - Gualdo Tadino
Presidente Conferenza episcopale umbra
Il saluto di Perugia-Città della Pieve
La nomina di monsignor Antonelli ad arcivescovo
di Firenze ci riempie di particolare soddisfazione, non solo per la nobiltà
della sede, ma anche per la qualità della persona prescelta.
Il nuovo arcivescovo giunge infatti a questo alto incarico dall'esperienza di
semplice parroco, di insegnante, di vescovo prima di Gubbio e poi di Perugia, e
infine di segretario della Conferenza Episcopale Italiana, e cioè un solido
curriculum pastorale a contatto diretto con la gente. Per la gente s'è fatto
maestro di fede, elaborando il pregevole catechismo degli adulti della Chiesa
italiana. Lo abbiamo conosciuto pastore d'anime cordiale e umile, generoso e attento
ai segni dei tempi. Porterà con sé nel governo pastorale di Firenze la mitezza
di Francesco d'Assisi e il vigore di Jacopone da Todi, la fedeltà alla Chiesa
delle mistiche umbre e lo splendore incantato dei suoi pittori che hanno
raccontato la fede dei semplici sui muri delle chiese. Lo accompagna la
simpatia di tutti noi e l'augurio di un intenso lavoro pastorale in terra
fiorentina e toscana.
+ Giuseppe
Chiaretti
Arcivescovo di Perugia - Città della Pieve
Un augurio dalla sua diocesi di origine
La notizia della nomina di mons. Ennio Antonelli
ad Arcivescovo di Firenze è certamente di quelle che riempiono di gioia la
Chiesa di Orvieto-Todi e, in modo tutto particolare, chi lo ha, da una vita,
come amico. La semplicità e l'umiltà lo rendono particolarmente caro a tutti;
queste virtù umane sono il terreno privilegiato per il suo ministero pastorale
in una diocesi che per cultura e spiritualità è unica. Sarà certamente il
Vescovo del dialogo, della ricerca di "quanto unisce" avendo di mira
il fascino della Verità e per essa impegnerà totalmente la sua vita sempre
pronta a salire per ammirare, dalla vetta, le meraviglie di una Chiesa e di un
mondo animate dalla potenza dello Spirito. La nostra e sua Chiesa gli sarà
vicinissima ed io, come amico, spero di salire ancora un poco con lui.
Don Antonio Cardarelli
Dalla sua prima diocesi
Era l'estate del 1982. Dopo la consacrazione
vescovile mons. Ennio Antonelli si diresse verso Gubbio, sua prima sede
episcopale. Tutti sapevano che non sarebbe stata di certo l'unica e ultima, che
don Ennio era destinato a ben altri incarichi ecclesiali. Tuderte di origine,
ma eugubino di adozione. Anche prima di diventare il cinquantasettesimo
successore del vescovo Sant'Ubaldo, don Ennio è stato docente di educazione
artistica e di religione al liceo classico di Gubbio. Anche per questo, oltre
per essere stato pastore delle comunità di Gubbio e Umbertide, Antonelli è
ricordato e stimato da tutti gli eugubini. L'ultima sua presenza ufficiale
nella città dei Ceri risale a meno di un anno fa, quando aveva presenziato
all'inaugurazione del museo diocesano. Era seguito un incontro conviviale con i
sacerdoti nel nuovo seminario che proprio durante il suo episcopato era stato
realizzato. Don Ennio era rimasto colpito dal carattere e dalla vitalità di una
città legata al suo patrono Ubaldo da una devozione che non aveva esitato a
definire unica in tutta la regione Umbria.
Daniele Morini
MONS. ENNIO ANTONELLI ARCIVESCOVO DI FIRENZE DAL 21 MARZO
La
“promozione” del Segretario Generale della CEI circolava già da tempo
roma (Migranti-press)
- Era presente anche la Migrantes all’appuntamento in sede CEI del 21 marzo
u.s. per l’annuncio ufficiale di una notizia che non ha colto di sorpresa. Dopo
cinque anni di servizio alla CEI come Segretario Generale Mons. Ennio Antonelli
passa a reggere la sede arcivescovile e metropolitana di Firenze. Il Vescovo
esprime la sua soddisfazione nel ritornare a un contatto più diretto con la
realtà pastorale, benché non nasconda il rammarico di dover distaccarsi dalla
struttura centrale della CEI, dove egli aveva sperimentato autentica sintonia e
cordialità da parte dei molti collaboratori.
La Migrantes da parte sua ricorda
l’attenzione assidua con cui Mons. Antonelli ha seguito questo complesso mondo
delle migrazioni, fedele interprete della linea d’azione indicata dal Cardinale
Presidente. In particolare non si può non sottolineare il suo interessamento
perché il tema delle migrazioni diventasse centrale nell’Assemblea della CEI
del 1998 e perché alle migrazioni, nella recente ristrutturazione delle
Commissioni Episcopali, fosse riservata una Commissione specifica, la CEMI.
Passando a Firenze mons. Antonelli
troverà una realtà migratoria in piena ebollizione, dal momento che la Toscana,
e il suo capoluogo in particolare, lo scorso anno è passata in testa a tutte le
regioni italiane per aumento di immigrati, che in percentuale è stato del 24%
rispetto al 1999; in cifra assoluta gli immigrati sono saliti a quota 115.000.
Da parte della Migrantes è cordiale l’augurio che a Firenze le varie categorie
di migranti, questa porzione del Popolo di Dio che rischia la sorte del gregge
disperso, sperimentino in lui la presenza e le cure del Buon Pastore.
PAPA: ANTONELLI, A FIRENZE UN PASTORE APPASSIONATO D'ARTE
(ANSA) - CITTA' DEL VATICANO, 21 MAR -
Umbro, appassionato di storia
dell'arte, di problemi della scuola e in genere dei giovani, mite e sorridente, ma di carattere fermo, mons.
Ennio Antonelli, da sei anni segretario
generale della Conferenza episcopale
italiana, e' nato a Todi il 18 novembre 1936. Entrato da bambino nel Seminario vescovile di Todi, vi ha frequentato le scuole medie e il ginnasio,
per poi andare per il liceo classico
nel Pontificio seminario regionale di Assisi.
Trasferitosi a Roma e' stato alunno del Pontificio seminario romano maggiore e ha compiuto gli studi di
filosofia e di teologia presso la
Pontificia universita' lateranense. E' stato
ordinato sacerdote il 2 aprile 1960.
Rientrato a Todi vi ha svolto vari incarichi: assistente ecclesiastico diocesano dell·Associazione
maestri cattolici, del Movimento
maestri di Azione cattolica e del Gruppo laureati di Azione cattolica; rettore del seminario. Ha conseguito la
laurea in lettere classiche nel 1966
all'Universita' di Perugia, quindi
l'abilitazione all'insegnamento per la storia dell'arte e quella per la filosofia e la storia. Ha insegnato
successivamente Lettere e Storia
dell'arte nel liceo classico e nell'Istituto
d'arte. Divenuto docente di teologia dogmatica all'Istituto teologico di Assisi, ha insegnato questa
disciplina dal 1968 al 1983. Nel
frattempo ha insegnato nelle scuole di formazione teologica per laici in varie diocesi dell·Umbria. Il
29 agosto 1982 e' stato ordinato vescovo di Gubbio. Nei sei anni di episcopato eugubino ha tra
l'altro realizzato la costruzione del
nuovo seminario, del centro pastorale diocesano e della casa del clero ed ha elaborato un progetto pastorale. Il 6 novembre 1988 e' stato nominato
arcivescovo di Perugia-Citta' della
Pieve. Nei sette anni di episcopato in
questa nuova sede ha attuato una
pastorale volta alla promozione del ruolo dei
laici nella Chiesa attivando, in particolare, ''Itinerari di formazione'' per gli operatori pastorali e
all' impegno sociale e politico,
consigli pastorali e consigli per gli affari
economici nelle parrocchie, Caritas parrocchiali, strutture ed esperienze di pastorale giovanile e
vocazionale. Significative le sue
lettere pastorali che indicano il senso
missionario che egli ha voluto dare alla pastorale: Andate anche voi nella mia vigna, sull·impegno dei laici
nella Chiesa, del 15 ottobre 1989;
Insieme per la nuova evangelizzazione, sulla
dimensione comunitaria dell·evangelizzazione, del 7 ottobre 1990; Testimoni di Cristo nel mondo,
sull·impegno dei laici nelle realta'
temporali, dell'1 novembre 1991; Testimoniare il Vangelo della carita', sulla pastorale della carita', del 7 ottobre 1992; Risplenda la vostra luce,
sulla dimensione missionaria della
Chiesa, dell'1 novembre 1993; ed Essere
cristiani nel matrimonio e nella famiglia con la quale ha iniziato dal 1995 un quinquennio dedicato
alla famiglia. E' stato segretario
della Conferenza episcopale umbra, e
delegato per le comunicazioni sociali, il tempo libero, il turismo, lo sport e i pellegrinaggi della
stessa. Prima di divenire segretario
della Cei era stato membro della Commissione
episcopale per la dottrina della fede e la catechesi, lavorando a lungo alla nuova redazione del Catechismo
degli adulti della Cei. Il 25 maggio 1995 e' stato nominato dal
Papa segretario generale della Cei.
per un quinquennio e poi di nuovo confermato
il 25 maggio 2000. In questo nuovo incarico ha tra l'altro curato la preparazione del Convegno
ecclesiale di Palermo (20-24 novembre
1995) e del successivo documento dell·Episcopato italiano; ha preso parte a numerosi convegni con
particolare coinvolgimento
nell'Assemblea nazionale sulla scuola cattolica (27-30 ottobre 1999); ha partecipato come rappresentante
della Cei all'assemblea del Sinodo dei
vescovi per l'Europa (ottobre 1999);
si e' impegnato in vari momenti della preparazione e della celebrazione del Giubileo, con particolare riferimento
ai giovani, agli artisti, ai
lavoratori, ai docenti universitari.
Ultimamente si sta dedicando soprattutto alla preparazione degli Orientamenti pastorali per il prossimo
decennio.(ANSA).
PSA
21/03/2001 12:30
http://www.lavoce.it/
Mons. Ennio Antonelli nominato Arvicescovo della diocesi di
Firenze
Il Papa ha nominato, mercoledì 21 marzo, mons. Ennio Antonelli, segretario generale della Cei, nuovo arcivescovo di Firenze; succede al card. Silvano Piovanelli, 77 anni, alla guida dell'arcidiocesi toscana dal 1983.
Mons. Ennio Antonelli è nato a Todi il 18 novembre 1936; dopo gli studi ecclesiastici a Roma, è stato ordinato sacerdote il 2 aprile 1960 e ha svolto nella sua diocesi vari incarichi. Conseguita la laurea in lettere classiche nel 1966, all'Università di Perugia, ha insegnato lettere e storia dell'arte, poi teologia dogmatica ad Assisi e teologia per laici in varie diocesi dell'Umbria.
Il 29 agosto 1982 è stato ordinato vescovo per la diocesi di
Gubbio: in sei anni di episcopato ha realizzato la costruzione del nuovo
seminario, del centro pastorale diocesano e della casa del clero, varando un
progetto pastorale diocesano poi promosso e sostenuto con la visita pastorale,
in un'ottica di collaborazione tra preti e laici.
Il 6 novembre 1988 è stato trasferito come arcivescovo a Perugia-Città della
Pieve: nei sette anni di episcopato nella nuova sede ha attuato una pastorale
volta alla promozione del ruolo dei laici nella Chiesa; significative, a questo
proposito, le sue lettere pastorali.
Il 25 maggio è stato nominato dal Papa segretario generale della Cei per un quinquiennio e poi di nuovo confermato il 25 maggio 2000. In queto incarico ha curato la preparazione del grande Convegno ecclesiale di Palermo (novembre 1995) e del successivo documento dell'episcopato italiano; ha preso parte a numerosi convegni nazionali, con particolare coinvolgimento nell'Assemblea nazionale sulla scuola cattolica (ottobre 1999); si è impegnato in vari momenti della preparazione e della celebrazione del Giubileo, ed ultimamente si sta dedicando alla preparazione degli Orientamenti pastorali per il prossimo decennio, che verranno presentati in occasione della prossima Assemblea della Cei, che si svolgerà a Roma dal 14 al 18 maggio prossimo.
Da una nota contro le superstizioni ai nuovi Orientamenti
pastorali della Chiesa italiana per il prossimo decennio, passando per il
Convegno di Palermo, il Sinodo dei vescovi per l'Europa, il Giubileo. Sono solo
alcuni riferimenti temporali dell'azione pastorale di mons. Ennio Antonelli
nella comunità ecclesiale, prima da vescovo e poi da segretario generale della
Cei. Nel 1990, mons. Antonelli è vescovo di Perugia, e la sua nota pastorale
"Contro le superstizioni", va ben oltre i confini del territorio
regionale. "La superstizione abbonda dove scarseggiano fede e istruzione
religiosa", afferma, sottolineando che la superstizione "è
inconciliabile con la fede autentica. A nessuno - né sacerdote né tantomeno
laico - è lecito fare esorcismi contro presunte possessioni e ossessioni
diaboliche, se non è esplicitamente autorizzato dal vescovo", come del
resto "è sacrilego qualsiasi uso dell'Eucaristia in forme e finalità
indebite, o ad opera di persone non autorizzate.
Il primo impegno di mons. Antonelli, a pochi mesi dalla sua prima nomina a
segretario generale della Cei, è la preparazione del grande Convegno ecclesiale
di Palermo e del successivo documento dell'episcopato italiano, "Con il
dono della carità dentro la storia". Il segretario della Cei invita, in
particolare, al "coraggio della missione", attraverso una
"conversione pastorale" che comporta un impegno di prima
evangelizzazione e un'azione rivolta ad incidere sulla mentalità della gente.
Temi, questi ultimi, centrali anche nei nuovi Orientamenti pastorali della
Chiesa italiana per il prossimo decennio, che verranno presentati nella
prossima Assemblea della Cei a maggio, e ai quali mons. Antonelli sta dando un
prezioso contributo.
"Guardare al futuro con speranza": il nuovo
arcivescovo di Firenze sintetizza così l'impegno attuale della Chiesa nella
storia, che per il cristiano "implica il saper dire le ragioni della
propria fede ed accettarne tutte le conseguenze: esige coerenza, impegno a
motivare ciò in cui si crede di fronte all'uomo di oggi".
Mons. Ennio Antonelli ha inviato una lettera al card. Silvano Piovanelli, che
ha guidato la Chiesa fiorentina per diciotto anni, al centro della quale il
nuovo arcivescovo, la comunità diocesana in tutte le sue componenti, che
rendono il popolo di Firenze "vivace e geniale, protagonista di una storia
eccezionale di umanità, di cultura e di arte" : "i sacerdoti, i
diaconi, le persone di vita consacrata, i laici impegnati, le famiglie, i
giovani, gli anziani, i malati, i poveri, coloro che sono oppressi da qualsiasi
genere di sofferenza. Per disposizione della divina Provvidenza faremo insieme
un tratto di strada in questo inizio di millennio. Insieme, attraverso l'amore
reciproco e l'amore verso tutti, cercheremo di testimoniare che Cristo è vivo e
presente tra noi". Mons. Antonelli precisa, inoltre, che "l'autorità
del vescovo si colloca all'interno di una fraternità" e parte "dalla
convinzione che una forte identità cristiana di per sé non innalza barriere, ma
le abbatte: più si è fedeli al Vangelo e all'insegnamento della Chiesa e più si
è capaci di valorizzare gli altri, di dialogare e di collaborare, per crescere
tutti nella verità e nel bene".
La piena maturità dei movimenti ecclesiali
Mons.
Ennio Antonelli, segretario generale della Conferenza episcopale italiana, ha
fatto un importante intervento al Meeting di Comunione e Liberazione a Rimini
nello scorso agosto 2000. Ne riportiamo la parte riguardante i movimenti
ecclesiali.
"La fede cristiana – come diceva Giovanni Paolo II nell’incontro di Pentecoste con i movimenti ecclesiali in piazza San Pietro – non è un discorso astratto né un vago sentimento religioso, ma è vita nuova in Cristo suscitata dallo Spirito Santo".
I vescovi italiani, nel documento dopo Palermo, Con il dono della carità dentro la storia, l’hanno presentata come un dialogo con le Persone divine, che si prolunga nel dialogo tra gli uomini, in tutte le relazioni, attività, ambienti, situazioni: "A partire dalla preghiera, la carità assume, purifica ed eleva tutte le realtà dell’esperienza personale di ogni giorno: le relazioni familiari, sociali, ecclesiali, le attività professionali, culturali, ricreative. La carità congiunge la preghiera con l’impegno in modo da rendere contemplativi nell’azione e memori del mondo davanti a Dio. Genera una spiritualità che guarda oltre la storia, ma è sostanziata di storia. Ama appassionatamente Dio, ma vede Dio in tutti e ama tutti appassionatamente come Dio li ama. Né uno spiritualismo intimista, né un attivismo; ma una sintesi vitale, capace di redimere l’esistenza vuota e frammentata, di dare unità, significato e speranza" (DCS 11). (…)
Il
posto e l’attuazione dei movimenti
La Pentecoste del ’98 penso sia stata una data storica. Il Santo Padre ha convocato tutti insieme in piazza San Pietro i nuovi movimenti e le nuove comunità ecclesiali e li ha presentati ufficialmente alla chiesa intera, indirizzando loro due documenti: un messaggio e un discorso. Li ha presentati come un dono dello Spirito Santo per il nostro tempo, un’espressione importante della dimensione carismatica della chiesa che è "coessenziale" a quella istituzionale, perché lo Spirito non costruisce la chiesa come una organizzazione efficientista, ma "come flusso di vita nuova che scorre entro la storia degli uomini". Li ha presentati come una risposta provvidenziale ai "modelli di vita senza Dio" fomentati e reclamizzati dalla cultura secolarizzata di oggi.
La Pentecoste ’98 dovrebbe aprire una seconda fase nella vita dei nuovi movimenti e delle nuove comunità, quella della piena "maturità ecclesiale". Da una parte i Pastori e tutti i fedeli dovrebbero guardare ad essi come a doni destinati a tutto il Popolo di Dio, non marginali, ma importanti per la vita e la missione della chiesa e quindi da accogliere in atteggiamento di docilità e obbedienza allo Spirito, facendo spazio anche nella pastorale a questa "novità che attende ancora di essere adeguatamente accolta e valorizzata". D’altra parte i nuovi movimenti e le nuove comunità dovrebbero inserire più concretamente "le loro esperienze nelle Chiese locali e nelle parrocchie", per dare un contributo prezioso a "un nuovo slancio apostolico dell’intera compagine ecclesiale", "alla dinamica vitale dell’unica chiesa, fondata su Pietro, nelle diverse situazioni locali".
L’avvenimento della Pentecoste ’98 tende dunque ad aprire una fase più matura, caratterizzata da "unità nella pluriformità": l’unità che non scade a "piatta omogeneità, negazione delle diversità"; pluriformità che non degenera in "particolarismo o dispersione". Mi ha molto colpito l’interpretazione che ne ha dato don Giussani nella sua Lettera alla Fraternità del 3 giugno: "È stato il grido che Dio ha dato a noi come testimonianza dell’unità, dell’unità di tutta la chiesa. Almeno io l’ho avvertito così: siamo una cosa sola. L’ho detto anche a Chiara e a Kiko che avevo di fianco in Piazza San Pietro... E poi ho percepito per la prima volta così intensamente il fatto che noi siamo per la chiesa, siamo fattore che costruisce la chiesa... La nostra responsabilità è per l’unità, fino a una valorizzazione anche della minima cosa buona che c’è nell’altro".
I vescovi italiani, nell’assemblea generale di maggio, una settimana prima del congresso mondiale dei movimenti, facendo discernimento sui segni de "La presenza dello Spirito Santo nella vita delle nostre chiese", hanno costatato nelle nuove realtà ecclesiali frutti abbondanti di conversione e santificazione, di intensa comunione fraterna al loro interno, di coraggiosa e generosa evangelizzazione, di serio impegno civile, professionale, culturale, sociale, politico, di splendide vocazioni al matrimonio e alla famiglia, alla vita consacrata, al ministero pastorale, alla missione universale. Però hanno anche avvertito l’esigenza che i rapporti di comunione si intensifichino tra tutte le componenti ecclesiali e hanno auspicato, come già avevano fatto nel documento dopo Palermo, che cresca "una cultura della reciprocità" e venga coltivata una comunicazione cordiale e assidua (DCS 20).
Considerando che il Concilio Vaticano II ha accentuato con forza la comune vocazione alla santità di tutti i cristiani e la comune vocazione missionaria di tutto il Popolo di Dio, mi viene da pensare che la fioritura delle aggregazioni ecclesiali in questa stagione postconciliare sia destinata dalla Provvidenza a far crescere una santità di popolo, una coscienza missionaria diffusa, un impegno civile più largamente partecipato e più coerente con il Vangelo. Ma, alla luce dell’ecclesiologia di comunione che pure caratterizza lo stesso Concilio, mi sembra indispensabile che i cristiani impegnati e le loro aggregazioni coltivino la passione dell’unità ecclesiale, concretamente vissuta e manifestata. Tutti insieme siamo chiamati a edificare comunità vive ed evangelizzanti, dove si respira un clima di fraternità, stima e carità reciproca, dove si partecipa secondo la propria vocazione a una pastorale adatta al tempo presente e quindi fondata su una ferma coscienza di verità, dinamica e creativa, capace di educare e di fare cultura, di intercettare i problemi vitali della gente e di raggiungere gli ambienti dove essa vive, lavora e soffre, di incontrare gli indifferenti e i non credenti. Siamo chiamati a edificare comunità che siano nella storia segno tangibile e trasparente di Cristo, Salvatore di tutti gli uomini e di tutto l’uomo. Insieme possiamo testimoniare in modo credibile che la presenza del Signore Gesù in mezzo a noi non è un "sogno" e che quindi neppure le cose della vita sono un "sogno": non si consumano, non finiscono nel nulla; ma rimangono trasfigurate nell’eternità.
Mons. Ennio Antonelli