Don Carlo Cappi
Questa pagina accoglie alcuni articoli selezionati dal notiziario di Don Carlo, parroco di san Bartolomeo a Galliano.
GIORNATA MIGRANTI 2007 (14 gennaio)
A
stranieri non nuocere con azioni funestene' a gente del paese:La giustiziat'appaghi
il cuore.E lascia che i tremendi cittadini parlino:chi dira' male, chi bene.
Teognide da Megara (500 a.C.)
«Ero
forestiero e mi avete ospitato» è la legge di sempre, che cristiani e uomini di
buona volontà devono anteporre a tutti gli altri problemi, anche a costo di
essere svillaneggiati e combattuti da chi, per sterili interessi elettorali,
chiede di gettare a mare carrette e immigrati. Da che mondo è mondo, i ricchi
hanno sempre tentato di gettare a mare i poveri e gli straccioni, ma se li sono
trovati e se li troveranno sempre tra i piedi: oggi come acerrimi nemici,
domani come spietati giudici.
Messaggio “La Chiesa continuerà a
fare dell'accoglienza la sua ragion d'essere”
di Cosma Francesco Ruppi
Arcivescovo Di Lecce. L’Osservatore
Romano mercoledì 25 giugno 2003 pag.12
Per la
fede, colui che nel linguaggio consuetudinario viene chiamato straniero, è un
continuo e vivente richiamo alla grande realtà che tutti, nel mondo, siamo
stranieri.Nella Chiesa non vi possono essere stranieri, proprio perché essa
stessa è e si sente straniera (2Cor.5,6 Fil.3,20
Ebr.13,14). Questa comunanza di estraneità l’avvicina
istintivamente a coloro che in qualsiasi luogo vengono chiamati stranieri in
senso deteriore e restrittivo.L’essere Chiesa esclude senza possibilità di
equivoci e senza reticenze ogni tipo di discriminazioni e barriere. Ogni uomo è mio fratello.
Card. Sebastiano Baggio Collana documenti CEI n.26 LDC Torino 1982
Nella
Chiesa nessuno e' straniero, e la Chiesa non e' straniera a nessun uomo e in
nessun luogo. In quanto sacramento di
unita', e quindi segno e forza aggregante di tutto il genere umano, la Chiesa
e' il luogo in cui anche gli immigrati illegali sono riconosciuti e accolti
come fratelli."Che ne hai fatto di tuo fratello ?" (Gn. 4,9) .
La risposta non va data entro i limiti imposti dalla legge, ma nello stile
della solidarietà L'uomo, specie se
debole, indifeso, respinto ai margini della società, e' sacramento della
presenza di Cristo (Mt.
25, 40.45).
"Ero forestiero e mi avete ospitato " (Mt. 25, 35). Oggi
il migrante irregolare ci si presenta come quel "forestiero" nel quale
Gesu' chiede di essere riconosciuto.
Accoglierlo ed essere solidali con lui e' dovere di ospitalita' e
fedelta' alla propria identità di cristiani.
dal Messaggio del Papa, per la
Giornata del Migrante e Rifugiato 1996
“Rendetevi
disponibili verso i nostri fratelli più poveri, se vi è possibile offrite loro
ospitalità in casa vostra: sarebbe un gesto bellissimo di accoglienza”
Card. Silvano Piovanelli ai
giovani della Diocesi in S.Croce il 15/3/1990
- Boll.Dioc.XXIII/3-4
10/12/2006
LODE DELL’ IMPROVVISAZIONE
.... “ perché la sapienza di
questo mondo è stoltezza davanti a Dio. Sta scritto infatti: Egli prende i sapienti per mezzo della loro
astuzia.” 1Cor. 3, 19
La
nascita di Gesù a Betlemme è uno splendido catalogo di imprevisti, di mancanza
di organizzazione, di improvvisazione.
Ma ci pensate: già accettare un bimbo arrivato in modo così strano, al
di fuori delle oneste tradizioni e delle sane regole vigenti fin dai tempi di
Mosè... ! E poi, con Maria in quelle
condizioni, mettersi in un simile viaggio: un centinaio di chilometri su un
asino! E senza neanche prenotare l’albergo... ! Senza uno straccio di telefonino per
chiedere aiuto in caso di emergenza, senza un navigatore satellitare per
orientarsi nel cammino... E se fosse
successo qualcosa ? non so: l’asino che
si azzoppa, un agguato dei briganti, una tempesta improvvisa, uno scorpione o
un serpente dal morso mortale ?
Veramente questi due giovani sposi (non fate caso alla barbabianca di
Giuseppe: gli è stata attribuita da una tradizione che aveva verso Giuseppe più
diffidenza che stima) veramente dunque questi due giovani sposi hanno fatto le
cose un pò alla leggera... Avrebbero
dovuto organizzarsi meglio, bisogna essere previdenti, perbacco !
C’è da ridere, anzi irridere, sopra i nostri Natali
super organizzati, dove tutto è previsto almeno un mese prima: addobbi, regali,
canti in chiesa e cenoni a casa e via organizzando. Quando una briciola di imprevisto, l’arrosto
bruciato, il riscaldamento guasto, un regalo diverso dallo sperato, e minuzie
simile bastano a stressarci alla grande.
Il Natale ci parla della Provvidenza di Dio che si
prende gioco delle nostre previsioni.
Bisogna scegliere:
accettare il progetto di Dio o i nostri ? Spesso infatti sono incompatibili l’uno degli
altri.
Noi
cerchiamo la sicurezza nei nostri programmi e ci sembra imprudente metterci
completamente nelle mani di Dio. Il
Signore invece ci invita a seguirlo, facendo sì progetti e programmi, ma senza
esagerarne l’importanza e lasciando a Lui l’ultima parola.
Per noi è
essenziale pensare al domani, che cosa mangeremo, come faremo, prevedere, prevenire, organizzare, controllare,
difenderci, in nome di una sicurezza e di una tranquillità che più le cerchi e
più si allontanano. Il Signore invece
ci invita a stare con Lui a costo di trascurare tante cose che agli stressati
di questo mondo sembrano essenziali e a
non darci pensiero neanche per la nostra vita (Luca 12,22).
L’improvvisazione di Dio è molto antica: risale
a prima della creazione, quando , prima ancora di fare il cielo e la terra, ci
ha pensati, scelti, voluti, progettati (Efesini 1) senza nessun altro
motivo che il suo amore veramente fantastico e pieno di affettuosa fantasia.
L’improvvisazione di Dio è la vera sicurezza per
ogni uomo; i nostri programmi sono spesso puerili, talvolta dannosi e, in ogni
caso, per niente sicuri.
Come sarebbe bello un Natale “disorganizzato” all’insegna
dell’improvvisazione e dell’abbandono alla Provvidenza di Dio ! Come quello di 2006 anni fa.
19/11/2006
La
preghiera, o dialogo con Dio, è un bene grandissimo. È, infatti, una comunione
intima con Dio.
Come gli
occhi del corpo vedendo la luce ne sono rischiarati, così anche l’anima che è
tesa verso Dio viene illuminata dalla luce straordinaria della preghiera.
Deve essere, però, una preghiera non fatta per
abitudine, ma che proceda dal cuore. Non deve essere chiusa in determinati
tempi od ore, ma fiorire continuamente, notte e giorno.
Non
bisogna infatti innalzare il nostro animo a Dio solamente quando ci dedichiamo
completamente alla preghiera. Occorre che, anche quando siamo occupati in altre
faccende, sia nella cura verso i poveri, sia nelle altre attività, impreziosite
magari dalla generosità verso il prossimo, abbiamo il desiderio e il ricordo di
Dio, perché, insaporito dall'amore divino, come da sale, tutto diventi cibo
gustosissimo al Signore dell'universo. Possiamo godere di questo piacevole modo
di vivere in ogni momento, anzi per tutta la vita, se a questo tipo di
preghiera dedichiamo il più possibile del nostro tempo.
La
preghiera è luce dell’anima, vera conoscenza di Dio, mediatrice tra Dio e l'uomo.
L'anima, elevata per mezzo suo in alto fino al cielo, abbraccia il Signore e,
come il bambino che piangendo grida alla madre, l’anima cerca ardentemente il
latte divino, implora che i propri desideri vengano esauditi e riceve doni
superiori ad ogni realtà visibile.
La
preghiera è messaggera dinanzi a Dio, e nel medesimo tempo rende felice l’anima
perché appaga le sue aspirazioni. Parlo, però, della preghiera autentica e non
delle sole parole.
Essa è un
desiderare Dio, un amore indescrivibile che non proviene dagli uomini, ma è
prodotto dalla grazia divina. Di essa l'Apostolo dice: “Non sappiamo pregare
come si conviene, ma lo Spirito stesso intercede per noi con gemiti
inesprimibili” (cf Rm 8,26b). Se il Signore dà a qualcuno tale modo di pregare,
è una ricchezza da valorizzare, è un cibo celeste che sazia l'anima; chi l’ha
gustato si accende di desiderio celeste per il Signore, come di un fuoco
ardentissimo che infiamma la sua anima.
Abbellisci
la tua casa di modestia e umiltà mediante la pratica della preghiera. Rendi
splendida la tua abitazione con la luce della giustizia; orna le sue pareti con
le opere buone come di un rivestimento di oro puro e al posto dei muri e delle
pietre preziose colloca la fede e la soprannaturale grandezza d’animo, ponendo sopra
ogni cosa, in alto sull’architrave, la preghiera a decoro di tutto il
complesso.
Così
prepari per il Signore una degna dimora, così lo accogli in splendida reggia ed
Egli ti concederà di trasformare la tua anima in tempio vivo della sua
presenza.
S.Giovanni
Crisostomo, Omelia VI sulla preghiera: PG 64, 462-466
29/10/2006
“L’
ETERNO RIPOSO” una preghiera per i vivi
A dire il
vero tutte le preghiere sono per i vivi:
“Dio non è
il Dio dei morti, ma dei vivi” disse il Signore Gesù ai sapientoni che non
credevano alla risurrezione (Marco 12,27), ma ancora oggi ci sono battezzati
che ci credono poco e pensano che dopo la vita terrena ci sia al massimo una
specie di coma eterno che tutt’al più si può sperare sia tranquillo, e la popolare
preghiera dell “eterno riposo” sembra autorizzare questa convinzione.
In realtà
il “riposo” di cui parla
“eterno riposo” vuol dire quindi “eterna festa”. E solo i vivi, ovviamente, possono
festeggiare.
Quello che
ci aspetta dunque, una volta partoriti da questa vita terrena, è una festa che
di cui per ora possiamo avere solo una vaga idea e a cui siamo invitati a
prepararci.
(non
sorprenda l’uso del verbo “partorire”: la conclusione della vita terrena è
salutata dai cristiani come “dies natalis”, il giorno della nascita definitiva
alla vita !)
“L’eterno
riposo...” quindi non è la mesta invocazione di una non-vita senza attività ed
esperienze, di pura passività, ma è una preghiera allegra e vigorosa per tutti,
sia per chi ha concluso il cammino terreno, sia per chi ancora sta camminando,
per una vita infinitamente festosa e soddisfacente, dove ciascuno è pienamente realizzato
e tutte le cose belle della vita terrena sono ricordate, senza rimpianto e
senza nostalgia, con la gratitudine e la gioia di chi ne capisce finalmente il
significato e il valore. Un pò come un
adulto cresciuto bene ricorda e apprezza
senza nostalgie e rimpianti le cose belle dell’infanzia che sono state i primi
gradini per giungere alle soddisfazioni della maturità.
Se le cose
stanno così, e stanno così, allora è evidente che questa è una preghiera da
rivolgere continuamente al Signore per noi e per i nostri figli e per tutte le
persone care, che ci venga dato il grande dono di esserci anche noi nella
grande festa eterna. Senza fretta,
s’intende: dopotutto non ci troviamo male su questa terra che conosciamo e il
passaggio al Cielo che ancora non conosciamo, se non per sentito dire, ci
intimidisce un pochino. Ma chi ce lo
ha detto è il Signore: ci possiamo fidare.
P.S. Ho scritto questa pagina ricordando d.Tommaso Pizzilli, Parroco di
Scarperia: un cristiano che ha capito ed è giunto al termine del cammino
terreno non solo con serenità, ma con letizia.
15/10/2006
Basta un piccolo
bicchiere d’acqua in diversi litri di buon olio lubrificante per rovinare
irrimediabilmente un motore. Così Messer lo Diavolo usa mescolare qualche
trucco maligno alla buona dottrina cristiana per sciupare la vita di chi non è
abbastanza accorto.
La fede e la
preghiera sono cose ottime e doverose, ma se sono inquinate non valgono più
nulla, anzi fanno male.
La riflessione
del monaco Thomas Merton, […], può aiutare
a essere evangelicamente astuti e vigilanti. ......stàtevi accòrti !......
8/10/2006
SUPERSTIZIONE E
ASTUZIA
Ci sono persone che cadono
ancora oggi nella trappola di maghi, indovini e falsi profeti vari. Costoro fanno
sperare a chi è schiacciato dalla sofferenza fisica o psichica (malattie,
depressioni, disgrazie varie) di trovare sollievo togliendo malefizi ed
espiando antiche colpe mediante formule, polverine, acque “benedette” e cose
del genere, e purtroppo talvolta anche preghiere, ridotte a formule magiche, o
addirittura Sante Messe, fatte celebrare come portafortuna e scacciaguai.
In tutto questo, che è anche un grosso
affare economico per gli “acchiappacitrulli” che lo esercitano, una parte
importante ce l’hanno “il Diavolo” e “il Dio Punitore”: due personaggi
simmetrici, il primo (il Diavolo) vicino e da allontanare e l’altro (il Dio)
lontano e da portarsi vicino. La fede
cristiana qui non c’entra proprio niente, anche se ne vengono usate le parole e
i simboli.
Il trucco con cui si abbindolano le persone
è abbastanza semplice: spacciare per buona la teologia morale del diavolo , che
è invece, ovviamente, una pessima teologia.
La
riflessione del monaco Thomas Merton, qui di seguito, può aiutare a essere
evangelicamente astuti e vigilanti.
(e anche a risparmiare un bel pò di euri, visto che di solito in queste
trappole oltre la fede ci si rimettono
anche tanti soldini !)
13
Il diavolo ha un intero sistema teologico
e filosofico per cui spiegherà, a chiunque voglia ascoltare,
che tutte le cose create sono male, che gli uomini sono male, che Dio ha creato
il male, che Egli vuole direttamente che gli uomini soffrano il male e gioisce delle sofferenze degli uomini, e che, in
definitiva, tutto l'universo è pieno di miseria perché
Dio così ha voluto e disposto.
............
Quindi la
vita « devota » di coloro che sono «
fedeli » a questo genere di teologia
consiste soprattutto
nell'ossessione del male. E, come se non vi fossero già abbastanza guai nel
mondo, costoro moltiplicano le proibizioni,
inventano nuovi precetti, legano ogni cosa con spine, di modo che uno non può
sfuggire al male ed al castigo; perché lo
vorrebbero vedere sanguinare da mattina a sera, anche se, nonostante tutto questo sangue, non v'è remissione del peccato!
Perché questo, secondo il
diavolo, è l'unico modo in cui la Legge può essere veramente e pienamente «compiuta». Non l'amore, ma il castigo è il
compimento della Legge.
Coloro che
ascoltano queste cose, e le assorbono, e ne gioiscono, ritengono che la vita
spirituale sia una specie di ipnosi del male. I concetti di peccato,
sofferenza, dannazione, punizione, giustizia di Dio, retribuzione, fine del
mondo e così via, fanno loro schioccare le labbra con indicibile piacere. E ciò
perché essi traggono un profondo, inconscio conforto dal pensiero che molti
cadranno nell'inferno che essi invece eviteranno. E come possono sapere che lo
eviteranno? Non possono dare una ragione precisa, possono dire solo di provare
un certo senso di sollievo al pensiero che tutti quei castighi sono preparati
per la quasi totalità degli uomini, ma non per loro.
Tale sentimento di soddisfazione è ciò che essi
definiscono « fede », e costituisce per loro una specie di assicurazione di « salvezza
».
.....................
La teologia del diavolo non è, a dir vero, teologia ma
magia.
La « fede »
per questa teologia non è credere in un Dio che si rivela come misericordia.
È una «forza» psicologica soggettiva, che investe la realtà
con una certa violenza allo scopo di mutarla secondo il proprio capriccio. La
fede per questa teologia è una specie di brama ultra efficace; una supremazia
che deriva da una forza di volontà particolare, misteriosamente dinamica, prodotta
da «convinzioni profonde». In
virtù di questa meravigliosa energia è possibile esercitare un'azione
persuasiva nei confronti di Dio stesso e piegare
Mediante
questa nuova, sbalorditiva e dinamica tensione spirituale di « fede » (che
qualsiasi ciarlatano è capace di suscitare in voi, purché lo paghiate
abbastanza) voi potrete servirvi di Dio stesso come mezzo per raggiungere i
vostri fini. Diventiamo degli stregoni
evoluti e Dio diventa nostro
servo. Nonostante Egli sia di diritto il Dio terribile, Egli rispetta la nostra
stregoneria, lasciandosi addomesticare da questa. Egli apprezzerà il nostro dinamismo e
ricompenserà con il successo ogni nostra iniziativa.
Saremo
universalmente ammirati perché abbiamo la «
fede ». Saremo ricchi, perché abbiamo la « fede ». Tutti
i nemici del nostro Paese verranno a deporre le armi ai nostri piedi, perché
abbiamo la « fede ». Gli affari prospereranno in tutto il mondo e potremo
arricchirci alle spese di tutto e di tutti in virtù della vita magica che
conduciamo. Abbiamo la « fede ».
Ma vi è anche un imbroglio più sottile in tutto
questo. Sentiamo dire che la fede può
tutto. Allora chiudiamo gli occhi e ci sforziamo per produrre un po' di questa « tensione spirituale». Crediamo, crediamo!
Non accade nulla.
Chiudiamo nuovamente gli occhi per produrre un po' più
di questa « tensione »: al diavolo piace che noi la produciamo e ci
aiuta a produrne in abbondanza. Stiamo
proprio per buttar fuori questa tensione spirituale. Ma non accade nulla.
E cosi andiamo
avanti, andiamo avanti, finché ci disgustiamo. Ci stanchiamo di produrre questa «tensione». Ci stanchiamo di questa « fede »
che non muta nulla della realtà; che non ci toglie le nostre preoccupazioni, non
appiana i nostri contrasti, ci lascia vittime dell'incertezza, non rimuove
dalle nostre spalle il fardello delle nostre
responsabilità.
Quella magia non è poi tanto efficace. Non ci convince
del tutto che Dio è soddisfatto di noi, e nemmeno che noi siamo soddisfatti di
noi stessi (benché, quanto a questo, bisogna dire che la « fede » di
alcuni fa miracoli).
Essendo rimasti disgustati della « fede », e quindi di Dio,
siamo ora pronti a seguire il Movimento Totalitario di Massa che ci accoglierà
al volo, per renderci felici con la guerra, la persecuzione delle « razze inferiori » o delle classi che ci sono nemiche o, in generale, di chi è
diverso da noi.
Il diavolo si procura molti
discepoli, predicando contro il peccato.
Li convince della grande malvagità del peccato, provoca in essi una
crisi di «colpevolezza» che li persuade che Dio è «soddisfatto»;
e poi fa sì che essi per il resto della loro vita meditino sulla terribile
peccaminosità e l'evidente riprovazione degli altri uomini.
La teologia morale del diavolo
parte dal principio: « II piacere è
peccato. ».
Poi lo rovescia e ne
deduce che: « Ogni peccato è piacere. ». Quindi
egli fa notare che il piacere è praticamente inevitabile, che noi abbiamo una
naturale tendenza a fare le cose che ci piacciono, e ne deduce che tutte le
nostre tendenze naturali sono cattive e che la nostra natura è cattiva in se
stessa. E ci porta alla conclusione che
nessuno può sfuggire al peccato, perché il piacere è inevitabile.
Dopo di ciò, per essere sicuro
che nessuno tenterà di sfuggire o di evitare il
peccato, aggiunge che ciò che è inevitabile non può essere un peccato. Allora
l'intero concetto di peccato viene gettato dalla finestra come trascurabile, e
la gente decide che non rimane altro che vivere per il piacere e in questo modo
i piaceri che sono naturalmente buoni diventano cattivi a causa di questo
sovvertimento e la vita viene sprecata nell'infelicità e nel peccato.
Avviene
qualche volta che coloro i quali predicano con maggior accanimento
intorno al male e alla punizione del male, tanto da far pensare di non
aver in mente altro che il peccato, sono in realtà inconsci odiatori del
prossimo. Pensano che il mondo non li apprezzi, e questo è il loro modo di
saldare la partita.
Il diavolo non ha paura di
predicare la volontà di Dio, purché la possa predicare a suo modo. L'argomento suona press'a poco cosi: «Dio
vuole che tu faccia ciò che è giusto. Ma tu hai un'inclinazione interiore che
ti fa distinguere, per mezzo di un caldo e piacevole senso di soddisfazione,
quel che è giusto. Quindi, se altri
cerca di intromettersi e di farti fare qualcosa che non produce questo
confortevole senso di soddisfazione interiore, cita
Un'altra caratteristica della
teologia morale del diavolo è la distinzione esagerata che fa tra questo e
quello, tra bene e male, tra giusto e ingiusto. Queste distinzioni diventano
divisioni irriducibili. Non presuppongono che forse tutti più o meno abbiamo un
poco di colpa, che dovremmo accollarci i torti degli altri per mezzo del
perdono, della sopportazione, della comprensione paziente e dell'amore,
aiutandoci così, a vicenda, a trovare la verità. Al contrario, nella teologia del diavolo la
cosa importante è avere sempre
assolutamente ragione e dimostrare che
tutti gli altri hanno torto. Questo non porta certo alla pace e all'unione tra
gli uomini, perché significa che ognuno vuole aver ragione ad ogni costo o star
dalla parte di chi ha ragione. E, per
dimostrare di aver ragione, i «fedeli» devono punire ed eliminare tutti quelli che
sono nel torto. Quelli che sono nel torto, a loro volta sono convinti di aver
ragione... e cosi via...
da "Semi di
Contemplazione" di Thomas Merton
(1915-1968), Garzanti (1965 - 1991).
1-10-2006
Preghiera Semplice
Signore, fa di me
uno strumento della Tua Pace:
Dove è odio, fa ch'io porti
l'Amore,
Dove è offesa, ch'io porti il
Perdono,
Dove è discordia, ch'io porti
l'Unione,
Dove è dubbio, ch'io porti
Dove è errore, ch'io porti
Dove è disperazione, ch'io porti
Dove è tristezza, ch'io porti
Dove sono le tenebre, ch'io porti
Maestro, fa che io non cerchi tanto
Ad esser consolato, quanto a
consolare;
Ad essere compreso, quanto a
comprendere;
Ad essere amato, quanto ad amare.
Poiché, così è:
Dando, che si riceve;
Perdonando, che si è perdonati;
Morendo, che si risuscita a Vita
Eterna.
una curiosità:
questa preghiera è attribuita solitamente a S.Francesco. Invece secondo alcuni (Wikipedia e altri)
sarebbe stata trovata in Normandia nel 1915, scritta sul retro di
un’immaginetta di S.Francesco da uno sconosciuto. Non sono in grado di
confermare questa versione. Comunque è
una preghiera molto bella, che tutti possiamo continuare a fare nostra, e
riflette in pieno lo spirito francescano.
10/9/2006
11
settembre 2001 e 1947
La luna è più pallida di un’attrice, e ti piange, New York;
cercando di vederti attraverso i ponti a brandelli,
e si china per udire il timbro falso
della tua voce troppo raffinata
i cui canti non s’odono più!
... Come sono state distrutte, come sono crollate,
quelle grandi e possenti torri di ghiaccio e d’acciaio,
fuse da quale terrore e da quale miracolo?
Quali fuochi, quali luci hanno smembrato,
nella collera bianca della loro accusa,
quelle torri d’argento e d’acciaio?
... Oh, là dove i tuoi figli, la sera dell’ultima tua
domenica,
sparavano gli uni sugli altri all’ombra del Paramount,
le ceneri delle torri distrutte si mescolano ancora alle
volute del fumo,
velando le tue esequie nella loro bruma;
e scrivono il tuo epitaffio di braci:
“Questa fu una città
che si vestiva di
biglietti di banca
... Era senza cuore
come un taxi;
aveva occhi
altezzosi talvolta blu come il gin,
e li inchiodava, ogni
giorno della sua vita
sul cuore dei suoi
sei milioni di poveri.
Ora è morta nel
terrore d’una improvvisa contemplazione,
annegata nelle acque
del proprio pozzo avvelenato”
....E siamo pieni di paura, e più muti degli astri riversi
che vanno zoppiconi nelle acque fangose,
più muti della madre luna che, bianca come morte,
vola e fugge per i deserti del Jersey..
Da “Immagini per un’apocalisse”, in Poesie, a cura
di Romeo Lucchese, Garzanti, Milano 1962
Questa
poesia è stata composta da Thomas Merton, monaco trappista americano, nel 1947,
anno in cui aveva emesso i voti solenni nel monastero di Gethsemani (USA). T.Merton non era un "veggente"
dotato di "capacità extrasensoriali", ma semplicemente uno che aveva imparato a contemplare la realtà
come Dio la osserva; un uomo che ascoltando ciò che Dio dice agli uomini
guardava la storia umana andando oltre le apparenze e le propagande. Un cristiano, insomma, che non aveva paura di
trovare risposta a quella domanda che
per molti è solo un'esclamazione: "Dove andremo a finire ?"
La poesia di T.Merton è stata
citata da Enzo Bianchi, priore della comunità monastica di Bose, in un articolo
su "