Don Giacomo Antonio Ubbiali
da Verdello, Bergamo, è Parroco di Santa Croce a Quinto dall’ottobre 2009
e Vicario di Sesto-Calenzano dall’aprile 2010:
don Giacomo Ubbiali nato il 15 luglio 1973
e ordinato sacerdote il 6 giugno1998.
___________________________________________________________________________________________________________________________
Aprile 2008
UNO ZIO GRANDE
COSI’
Non trovo facile scrivere qualcosa di importante sullo zio p.Giacomo a pochi giorni dalla morte. Nel cuore si mescolano tante sensazioni, come quando agiti una bottiglia d’acqua piena di sassi e sabbia: devi avere la pazienza di lasciar depositare tutto sul fondo… e ritrovi limpidezza.
Sono più le cose che ho scoperto di pGiacomo in questi giorni di malattia e di lutto che non in tutti gli anni precedenti: prima infatti avevo nel cuore la gioia e l’orgoglio innocente di chi sa di avere uno zio missionario in qualche parte del mondo che con generosità e coraggio annuncia il Vangelo. Di lui avevo qualche lettera graditissima, rare visite ancora più gradite, alcuni oggetti portati dall’Africa, ma non certo una grande conoscenza.
Ho scoperto di recente lo zio: certo non era più nel pieno delle forze, ma quando lo incontravo avevo l’impressione di gustare qualcosa che invecchiando è diventato più “buono”, un po’ come il vino.
Un uomo che ha dato tutto quello che aveva: “non ha più stoffa su cui lavorare” diceva la dottoressa pochi giorni prima della morte. pGiacomo aveva speso tutto! Per ciò in cui credeva aveva consumato la stoffa che Dio gli aveva dato da amministrare… ho l’impressione che ne sia uscito uno di quei vestiti variopinti e ricamati che si vedono in Africa e che non smetteresti mai di ammirare. La morte non aveva più stoffa da conquistare… non è questa la fede nella Risurrezione? “Dov’è o morte la tua vittoria?”
Un uomo che ha fatto diventare missione anche la sofferenza “come occasione per una ulteriore conversione” si leggeva in una sua lettera durante il funerale. In un continuo lottare, lavorare, faticare e sperare che hanno riempito i lunghi anni di malattia. Facendo così la sofferenza è diventata come un’alleata nel cammino della vita e nel cammino verso il Regno… non è questo il mistero della Croce? “Glorifichiam la Croce che è il vanto dei credenti”: così inizia l’inno della Parrocchia in cui presto servizio.
Quando penso a p.Giacomo penso all’Africa, ai tanti anni che ha passato in quel continente. Credo sia la cosa più bella che ci possa lasciare un missionario… La vita di p.Giacomo diventa segno e testimonianza e rimando continuo ad un mondo che i giornali e le televisioni cancellano, ma che è degno di stima, che è bello al punto da potersene innamorare. Su questo dovremo tutti seriamente riflettere…
E poi mi ha lasciato quel sorriso bellissimo in mezzo alle macchine che lo tenevano in vita, un sorriso molto più bello di quello pure splendido della foto che accompagnava le giornate del lutto; un sorriso che mi ha detto chiaramente che non finiva tutto lì, che la vita è un dono da vivere fino in fondo e che la fede può fare miracoli.
Beh… ho avuto davvero uno zio grande così!
ARTICOLI PRECEDENTI
____________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________
Pensieri sparsi
Partirò anch’io nella riflessione
dalla gioiosa ricorrenza che attraversiamo quest’anno. Non che i vent’anni in
sé ricoprano significati particolari, al di là dell’arrotondamento della cifra,
ma credo sia un’occasione per fermarsi, ringraziare Chi ci ha fatto arrivare
fin qua e guardarsi negli occhi per intendersi sulla direzione da prendere e
sul ritmo da dare al nostro cammino
comunitario. Partiamo comunque
con un certo vantaggio: chi ha voluto e sostenuto giorno per giorno questa
comunità ha detto a suo tempo “Io sono la via, la verità e la vita”. Il più è
fatto… E comunque questi vent’anni ritrovano in sé una serie di ricorrenze,
eventi e scadenze che ci devono far riflettere, già abbondantemente riportate
da questo giornalino, ma in tutta sincerità sento di dover dire la mia
(fraternamente, s’intende, e forse con un po’ d’amor proprio):
V don Mario, don Pasquale, don Arturo
Durante questo anno ricordiamo
con gratitudine al Signore altri eventi che hanno segnato il cammino di questa
comunità, con uno sguardo particolare a chi è stato chiamato a servirla nel
ministero sacerdotale: don Mario ha appena raggiunto i trent’anni dal suo
arrivo in questa comunità (gennaio ’77), e sappiamo quanto bene le ha fatto.
Trent’anni di lavoro instancabile nel far crescere spiritualmente e
“fisicamente” la comunità parrocchiale, e la struttura parrocchiale è
l’immagine più robusta di questo lavoro certosino, basato sull’accoglienza
incondizionata, sull’instancabile opera di ascolto e di conforto dei
parrocchiani, su un invito forte a camminare dietro a Cristo, nostra salvezza.
Non mi dilungherò sull’opera enorme di don Pasquale, a dieci anni dalla morte
(marzo 1998), inseparabile spalla di don Mario e “nonno” di tutta la comunità
(mi sono perso qualcosa, mi dicono, nel non averlo conosciuto). Avrei forse
qualcosa in più da dire su don Arturo, scomparso proprio alle porte di questa
ricorrenza; a lui sono molto riconoscente per la cordiale amicizia che ha
contraddistinto questi anni, e per il regalo che mi ha fatto di potergli stare
vicino nei giorni credo più difficili della sua vita. A don Mario auguriamo
(oltre alla salute…) tanto entusiasmo nel continuare a essere segno di Cristo
in questa comunità; agli altri due confratelli chiediamo di assisterci dal
cielo e proprio per questo di accrescere la comunione tra noi poveri uomini in
cammino, e loro, beati nella comunità dei santi.
V Crocifisso
Con il ventesimo sarà inaugurato
anche il nuovo crocifisso della Chiesa. Tutto sommato, il confronto serrato che
c’è stato in Parrocchia al riguardo, ha detto tutto il desiderio di questa nostra
comunità di capire di più, di voler essere parte viva delle scelte che si
operano, e quindi ne deduco un notevole passo in avanti per una famiglia che è
cresciuta anche nella fatica del dialogare, del trovare un punto di incontro,
del dibattere punti di vista profondamente diversi. Credo che comunque alla
fine (mi permetto di dire che questa è una opinione assolutamente personale)
abbia prevalso la fretta di poter far coincidere l’anniversario della Chiesa
con questa scelta che nel tempo sarebbe certamente maturata e avrebbe trovato
una dimensione più serena e convinta, al di là del pur utile ed entusiastico
parere degli “esperti”. Augurandoci che in questo caso “la fretta non sia stata
cattiva consigliera”, cercheremo comunque di lasciarci attrarre dalla bellezza
indiscutibile di questo Cristo e di guardare più in là, al motivo per cui Lui è
morto: così che dal suo dono di salvezza impariamo ad amarci gli uni gli altri,
ad ogni “costo” e senza misura.
V partenze recenti
Una nota strana: in vent’anni il
Signore ha chiesto a questa comunità di pagare un prezzo molto, molto alto:
pare quasi che (mi si passi l’immagine un po’ blasfema) Dio abbia in corso
grandi lavori in Paradiso e stia chiamando a sé le forze migliori! Le persone
care scomparse in questi ultimi anni (e quest’ultimo anno è stato
particolarmente pesante) ci lasciano senza parole. Troviamo la consolazione (ma
quanta fatica!) nel sapere che sono con Dio, che il loro lavoro e il loro
affetto non va perduto e che continuano a camminare con la nostra comunità in
posizione di privilegio! Da lassù, pregate per noi e continuate ad amarci.
V chi non fa rumore
A vent’anni dalla nascita, questa
Chiesa deve un grazie particolare a chi ha lavorato e continua a operare nel nascondimento.
Volontari di cui si parla poco che aiutano e sorreggono la comunità con il loro
impegno ogni giorno, ogni settimana, negli ambiti più diversi (anche le “umili”
pulizie che si scansano volentieri); ammalati che, impossibilitati a venire in
Chiesa, offrono la loro preghiera e le loro sofferenze per tutti noi; genitori
che non delegano alla Chiesa il compito educativo, ma seguono i loro ragazzi
con passione prolungando l’opera di Cristo nelle loro case. Persone di ogni età
che portano nel mondo, in famiglia e sul lavoro, quello che hanno conosciuto e
imparato in questa comunità. E’ in queste persone che la comunità si riconosce
e queste persone fanno la nostra comunità. Poco importa se non c’è il pienone a
tutti gli incontri. Anzi, a volte sono anche troppi gli incontri… Grazie ancora
a chi si affatica anche per la gestione viva della nostra struttura
parrocchiale e per l’organizzazione delle attività che ci aiutano ad essere più
famiglia tra noi e con Dio. Magari su questo potremmo fare un pensiero, casomai
avessimo tempo per mettere a disposizione il nostro tempo e le nostre forze per
la vita di questa comunità. Non è necessario, certo, per essere buoni
cristiani; ma per avere la possibilità di incontrarci, di celebrare, occorre
tenere in piedi questa Chiesa e questa casa… e guardando quanto è grande, c’è
posto davvero per tutti. Anche per aiutare chi lodevolmente si impegna su
quattro, cinque o sei fronti esaurendo le sue energie e rischiando di ritenersi
essenziale per la vita delle comunità (rischio tutt’altro che remoto…). E’ proprio vero che questa comunità è
accogliente: facciamo in modo che possa continuare ad esserlo.
V … intanto canta e cammina!
La nostra è una bella comunità,
davvero, ma può e deve continuamente lavorare su se stessa per essere ogni
giorno di più ad immagine del suo Signore. Nel frattempo facciamo tesoro delle
parole di S. Agostino. Questa comunità ha sempre avuto uno dei suoi punti forti
nel canto, di tutti i generi e di tutte le età. Don Arturo sottoscriverebbe
l’affermazione che non siamo proprio ai tempi d’oro; certo è che si canta,
magari piano, ma si canta; si stona un pochino ma si canta. E il canto non è
solo un passatempo…
Dio vuole che noi cantiamo “alleluia” E lo cantiamo nella verità
del cuore, senza stonature in colui che canta.
Cantiamo “alleluia” fratelli, con la voce e con il cuore, con la
bocca e con la vita; questo è l’alleluia gradito al Signore.
Oh, felici “alleluia” del cielo! Dove non ci sarà più angoscia né
discordia, non ci sarà più nessun nemico, dove non perirà più alcun amico.
Lassù canteremo “alleluia” e anche quaggiù cantiamo “alleluia”;
qui l’alleluia della strada, lassù l’alleluia della patria.
Canta come cantano i viandanti: canta e cammina! Se cammini avanzi
nel bene, avanzi nella fede retta, avanzi nella vita pura.
Senza smarrirti, senza indietreggiare, senza fermarti. Canta e
cammina!
Don Giacomo
IN CAMMINO CON I GIOVANI
"E LA STRADA SI
APRE"
|
I |
l nostro vicariato
e quelli vicini (Rifredi, Campi, Signa)
hanno accolto la proposta del Cardinale di Firenze di incontrare i giovani
trascorrendo insieme una giornata di incontro, di cammino e di riflessione.
E’ stata scelta la
domenica 21 Maggio 2006, e la méta della giornata di cammino sarà Monte
Morello.
Sono diversi i
significati del camminare nella nostra vita: si cammina per fare una
passeggiata rilassante, per contemplare la natura, per “staccare” dalle troppe
attività che ogni giorno ci assillano; si cammina per andare verso l'altro, per
raggiungere una méta importante, per imparare ad affrontare la fatica; si
cammina perché la nostra vita è un pellegrinaggio e ogni gesto, ogni tappa del
percorso ci richiama ad una realtà che va ben aldilà della semplice giornata di
viaggio...
Si cammina perché
non bastano gli obiettivi limitati e a volte purtroppo vuoti che il mondo ci
propone, e si cerca così “di più” e “più in là”... si cerca Qualcuno che ci
indichi quale direzione dare al nostro viaggio.
Il programma della
giornata sarà presto segnalato nelle bacheche della Parrocchia. Si partirà al
mattino, dalla Piazza del Mercato di Sesto; chi non potesse venire dall'inizio,
potrà aggregarsi al gruppo a partire dal primo pomeriggio. La giornata si
concluderà con la Messa del Cardinale in terza punta (La cima più alta di
monte Morello. ndr.).
Non è una giornata
riservata agli “addetti ai lavori”, ma a TUTTI I GIOVANI che non hanno paura di
cercare e di fare fatica per questo. Per una volta possiamo rischiare un po',
andando aldilà del “non ho tempo”, “non mi interessa”, “almeno la domenica
voglio riposare!”, “non fa per me...”. C'è bisogno, oggi, di giovani che
trasmettano l’entusiasmo di affrontare la vita, non la piattezza disarmante di
chi è già “stanco” a 20-30 anni...
don
Giacomo
PS: all'inizio di maggio (2 o 3 maggio, data
da definire), si terrà un ultimo incontro per preparare questa uscita insieme
con i giovani degli altri Vicariati. Chi volesse rendersi disponibile lo
comunichi a don Giacomo, anche se non avesse mai fatto esperienze del genere.
Sul notiziario domenicale saranno segnalati eventuali aggiornamenti.
Ottobre Missionario:
uomini e donne di speranza
Si rinnova come ogni anno l’invito alle comunità cristiane a vivere con intensità il
mese di ottobre, mese dedicato alla dimensione missionaria della Chiesa. Questo
cammino trova il suo momento più intenso nella Giornata Missionaria Mondiale,
il 23 ottobre.
Non perdiamo
questa occasione per rinnovare una scelta senza la quale è difficile dire “sono
cristiano”! Cristiano e missionario sono due facce della stessa medaglia. Non
stiamo parlando di qualche raccolta straordinaria per le missioni (pure
importante), né di fare qualche iniziativa simpatica per “fare la carità a chi
sta peggio di noi”, e neppure siamo di fronte a una tra le tante tematiche su
cui riflettere nell’anno pastorale; è invece la scoperta di una vita che con
Cristo è radicalmente nuova, e la gioia che ne nasce diventa annuncio di
speranza per tutti gli uomini, nessuno escluso. Una vita, quella del cristiano,
che si fa Eucaristia, condivisione, pane spezzato per i fratelli, proprio come
Cristo. L’ottobre è missionario perché tutto l’anno, tutta la vita del credente
sia missionaria.
Lo dice con
chiarezza e semplicità Benedetto XVI:
“La Chiesa nel suo
insieme, ed i pastori in essa, come Cristo devono mettersi in cammino, per
condurre gli uomini fuori dal deserto, verso il luogo della vita, verso
l’amicizia con il Figlio di Dio, verso Colui che ci dona la vita, la vita in
pienezza.
Noi esistiamo per mostrare Dio agli uomini.
E solo laddove si vede Dio, comincia veramente la vita. Solo quando incontriamo
in Cristo il Dio vivente, noi conosciamo che cosa è la vita… Ciascuno di noi è
il frutto di un pensiero di Dio. Ciascuno di noi è voluto, ciascuno è amato,
ciascuno è necessario. Non vi è niente di più bello che essere raggiunti,
sorpresi dal Vangelo, da Cristo. Non vi è niente di più bello che conoscere Lui
e comunicare agli altri l’amicizia con Lui.
(dall’Omelia
per l’inaugurazione del suo Pontificato, San Pietro, 24 aprile 2005)