Don Renato Villa 

2003 ~ 25° Anniversario di ordinazione presbiteriale

N

on eravamo un gruppo numeroso quel 17 giugno 1978, quando in cattedrale, mentre fuori imperversava un furioso temporale, il vescovo Giulio ci impose le mani.  Se non eravamo molti, eravamo però molto diversi. C'era chi era cresciuto regolarmente nei vari settori delle associazioni ecclesiali o nel contesto dell'emarginazione, chi aveva fatto regolarmente tutto il curriculum del Seminario e chi aveva avuto spiccate simpatie per i movimenti rivoluzionari del tempo.

Questa diversità è continuata anche dopo l'ordinazione; infatti pur limitati come numero, abbiamo occupato quasi tutti gli ambiti del vasto campo ecclesiale: dalla diplomazia vaticana ai vari settori dell'emarginazione, dalle missioni estere e italiane alla vita quasi eremitica senza trascurare le pastorale parrocchiale. Tutto questo mi sembra sia stato fonte di arricchimento, di reciproca stima e di totale assenza di rivalità. Al sottoscritto è toccato un cammino un po’... "strano". 

Diventato prete per la "Comunità del Paradiso" con decisione avvenuta quasi all'ultimo momento, a motivo del manifestato desiderio di vivere una vita monastica diocesana, dopo neanche un mese mi trovavo alla periferia di Firenze nella parrocchia di SantaCroce a Quinto quando si celebrava ancora la messa in due fondi di altrettanti condomini adibiti a cappella.  Il parroco, don Mario Usubelli, mi accolse amorevolmente così com'ero, cercando di valorizzare quello che mi caratterizzava.

 

Quasi subito ebbi la fortuna di conoscere il futuro card. Piovanelli, allora nominato da poco pro-vicario della Diocesi e di intessere con lui un rapporto filiale che mi sarebbe stato di grande aiuto nei momenti più delicati del mio cammino sacerdotale. Ai primi di dicembre del 1980, in seguito al tragico terremoto dell'Irpinia, con la Caritas Fiorentina raggiungevo Capodigiano (fraz. di Nuro Lucano) dove sarei stato in seguito parroco per quasi un paio d'anni. Anche questa, come la precedente, fu un'esperienza molto gratificante arricchita dall'affetto del vescovo locale mons. Giuseppe Vairo e della calda simpatia e cordialità della gente lucana.

 

Dentro di me non si spegneva però il desiderio di una vita monastica diocesana che costantemente verificavo col vescovo Giuseppe, diventato mio padre spirituale e, a distanza, anche col vescovo Giulio. 

 

Mi si presentò nel frattempo l'occasione, che sfruttai prontamente, di trascorrere un lungo periodo, dall'inizio di Avvento a dopo Pentecoste, all'Eremo di Camaldoli che frequentavo abitualmente sia prima che dopo l'ordinazione. Fu in questo periodo che il card. Piovanelli, divenne arcivescovo di Firenze e appoggiò apertamente il mio desiderio permettendomi di vivere un'esperienza solitaria in una cascina sulle colline attorno a Firenze.

 

Dopo diverse peripezie, seguite alla ristrutturazione della Comunità del Paradiso e alla malattia del vescovo Oggioni, approdai quasi casualmente (o forse... provvidenzialmente?) a Roncobello dove il parroco di allora, don Walter Colleoni, mi mise a disposizione la casa parrocchiale di Baresi ormai disabitata. E così, colui che era ritenuto un "nomade irrequieto" divenne un "inamovibile sedentario"! Da allora infatti, prima per 6 anni nella casa canonica e poi da 10 anni "all'Oasi della pace", vivo alternando la preghiera al lavoro e accogliendo chi viene per dialogare, confessarsi o condividere per qualche giorno la mia esperienza vissuta seconda una "norma di vita" che mi sono dato e che il nostro vescovo Roberto ha benevolmente approvato e ha pubblicamente riconosciuto.

 

Non posso che dire "grazie" di tutto cuore al Signore e a quanti Egli ha messo sul mio cammino in questi 25 anni di sacerdozio e mi rimane un rammarico, è per i "sì" non detti o detti a malincuore a Colui che, se qualcosa mi chiedeva, lo faceva solo per accrescere la mia gioia.