Un capitolo di
"Guidami nella tua verita"
(sal 25,5) di don Arturo Usubelli

Conversazioni su temi religiosi

Quarantacinque conversazioni su temi religiosi svoltesi in gruppi interessati a una catechesi ridotta in briciole perché anche gli umili passeri
avessero di che resistere ai freddi invernali della vita. Ad esse si aggiungono riflessioni personali di alcuni volonterosi che vi han partecipato.

Presentazione

Questa collezione di conversazioni è nata da un'esperienza che abbraccia un triennio precedente a quello indetto per la preparazione al Giubileo del 2000.Per questo è divisa in tre parti.

Venivano di volta in volta presentati interrogativi e stimoli ai fedeli con ritmo settimanale, salvo interruzioni d'obbligo.

Si è partiti con molta semplicità e brevità, abituandosi poco per volta a ricercare passi biblici e a produrre citazioni di vari autori, pochi.

Gli incontri hanno sempre voluto conservare il loro carattere popolare, accessibile a tutti e aperti agli interventi di ognuno.


Capitolo 19
Vado a Messa, ma cosa ci capisco?

Qualche volta a Messa ci sarai andato. Ma forse ne sei uscito come sei entrato, magari più annoiato. Perché della Messa hai capito poco. Cos'è la Messa?

Una cena in famiglia. È nata così la prima messa, quella celebrata da Cristo la vigilia della sua morte. Ha radunato gli amici, ha cenato con loro (era una cena speciale, quella della Pasqua) poi ha preso del pane e del vino e ha detto: "Prendete: questo è il mio corpo... questo è il mio sangue, il sangue dell'alleanza... "(Mc 14,22 e 24). Ciascuno ne ha preso. Così tutto si è svolto in clima di famiglia, di comunità, perché la messa costruisce la comunità cristiana (come il pasto comune è il centro della vita familiare), ma solo se c'è Lui.

E Lui è ancora oggi presente nell'assemblea convocata, nel sacerdote suo ministro, nella sua parola che viene riascoltata, nel suo corpo e nel suo sangue offerti, e diventa presente in ciascuno di noi se ci uniamo a lui in banchetto fraterno.

Tutti mangiamo Lui e Lui ci trasforma in sé rendendoci fratelli. Nessun pastore dà se stesso in cibo alle sue pecore. Gesù invece lo fa.

"Non si può andare oltre, né aggiungere nulla all'Eucarestia. Non esiste altro a cui si possa tendere, bisogna fermarsi lì" ("Della vita in Cristo" di Nicolas Cabasilas).

La comunità celebra la Messa, ma la Messa costruisce la comunità, proprio per questo, perché si nutre del corpo e del sangue dello stesso pastore.

Il sacrificio attualizzato. Quando vai a Messa non ripeti quel che è avvenuto duemila anni fa, non rinnovi, non ricordi soltanto, ma rendi attuale quell'offerta sacrificale che Cristo ha fatto di sé, vivendo, morendo, risorgendo; spalanchi una finestra sul passato, ti rendi contemporaneo a Cristo o meglio: rendi il sacrificio di Cristo contemporaneo a te. Perciò non è spettacolo la Messa, non è imitazione, ripetizione, rinnovazione, è attualizzazione di ciò che Cristo ha fatto: è la sua offerta di allora fatta adesso. Questo significa la parola "memoriale".

Essa è il sacrificio che sostituisce tutte le vittime antiche, che sigilla un nuovo patto di alleanza con Dio, che santifica coloro che vi partecipano e dona loro di essere testimoni e consociati al sacrificio di Gesù, che rende lode, grazie, onore a Dio.

Quel Dio che non ha voluto la morte di Cristo, come non vuole la nostra morte, ma 1'ha accettata come atto di amore e l'ha premiata con la risurrezione.

E nella messa tutti, nel loro ruolo e a loro modo, scrivono una storia di amore. Chi non va a Messa rifiuta di costruire nella sua vita questa storia di amore con Dio e con i fratelli.

Non un semplice dovere da assolvere. Un cristiano va a Messa per incontrare Dio e i fratelli (quindi non si colloca in fondo alla chiesa così da non vedere, da non udire, da non partecipare), per chiedere perdono dei peccati, per ascoltare la parola di Dio, per invocare, lodare e ringraziare Dio, per offrire al Padre il sacrificio di Cristo, per associare se stesso e la propria vita a questa offerta, per spezzare insieme lo stesso pane: il corpo di Cristo, per formare una sola famiglia, una comunità di amore, per caricarsi di forza e di capacità di amare e perdonare tutti quelli che incontrerà nella vita.

è un grande e incomprensibile mistero per noi questa trasformazione del pane e del vino in Corpo e Sangue del Signore. Se n'è tanto discusso e se ne discute ancora fra teologi, cercando di trovare il termine più adatto per definirla, non certo per spiegarla. Il termine: transustansazione, fatto proprio da san Tommaso d'Aquino, non trova consenzienti tutti i fratelli delle chiese cristiane separate, ma è senza dubbio il più adatto ad esprimere un concetto di per sé indefinibile.

Comunque per noi è importante credere nella presenza reale di Gesù sotto le apparenze del pane e del vino, credere all'attualizzarsi del suo sacrificio redentore, professare che non siamo soltanto dei commensali che si dividono lo stesso pasto, ma ciascuno di noi mangia interamente lo stesso cibo che mangiano gli altri, comunica quindi con la totalità del Cristo e per mezzo suo con tutti gli altri fratelli. Segno di una realtà unitiva che maggiore non si poteva immaginare.

La Messa oggi è così articolata: C'è una introduzione (canto di ingresso, saluto del celebrante, atto penitenziale comunitario, gloria o canto di lode a Dio, invocazione a Dio Padre per mezzo del suo Figlio).

Poi c'è la Liturgia della Parola: letture dell'Antico Testamento e Salmo responsoriale, lettura del Nuovo Testamento, lettura del Vangelo e spiegazione della Parola di Dio, perché quella parola appena ascoltata non è stata scelta a caso, ma proposta dalla Chiesa come Parola che Dio pronuncia oggi, qui, per te, e va applicata alla tua attuale circostanza di vita; professione di fede o Credo che è la nostra risposta di fede a questa Parola; preghiera dei fedeli che dà spazio al popolo di pregare per tutte le necessità del mondo, della Chiesa, della comunità locale, dei singoli fedeli.

Poi c'è la Liturgia Eucaristica costituita dalla presentazione dei doni, dall'azione di grazie (prefazio) che termina con l'acclamazione: Santo, la prima epiclesi (invocazione) con cui si implora la potenza divina, perché, in forza dello Spirito Santo, pane e vino diventino Corpo e Sangue di Cristo. Segue il racconto dell'istituzione che si attualizza per noi e diventa il sacrificio della nuova ed eterna alleanza, a lode di Dio e a nostro nutrimento e salvezza. C'è poi la seconda invocazione allo Spirito Santo perché realizzi tra noi una vera unità, così come ci sono le intercessioni, il ricordo dei vivi e dei defunti. Infine i riti di comunione: dal Padre Nostro allo scambio di pace, dall'invito al banchetto alla ricezione, cui seguono i riti di conclusione: preghiera, benedizione e saluto all'assemblea, perché il sacrificio celebrato porti nella vita i suoi frutti di amore.

Se la capisci e la segui, è proprio così noiosa la Messa? Non limitarti a ritenerla un semplice rito, una bella cerimonia che con la sua ripetitività finisce per stancarti. Penetrane anche le conseguenze: qui sulla terra siamo chiamati a tradurre nella vita ciò che nell'Eucarestia celebriamo: condividere il pane coi fratelli, offrire il nostro corpo come sacrificio spirituale, unendoci alla sofferenza della passione di Cristo...; lassù sarà Gesù stesso che si cingerà la veste, ci farà mettere a tavola e passerà a servirci.

N.B. "Liturgia" è il culto perfetto che la Chiesa, in unione a Cristo suo Capo, rende a Dio. Gli atti liturgici di loro natura sono pubblici, anche se compiuti in privato, perché resi a nome di tutta la comunità cristiana, con la direzione del ministro di culto autorizzato (il sacerdote) secondo le norme stabilite dalla Chiesa nei libri liturgici (Breviario e messale i principali). Tali atti sono la Messa, i Sacramenti, le benedizioni, ecc. Tutti gli altri (Rosario, processioni, via Crucis ecc. ) sono ottime pratiche devozionali di pietà popolare che comunque non possono chiamarsi liturgiche e non sono ad esse paragonabili.

         In un discorso più esteso sulla liturgia, è inevitabile almeno un breve accenno all'anno liturgico che irradia totalmente dalla Pasqua. Tutto è visto e ordinato dall'evento del Cristo morto e risorto attualizzato nell'Eucarestia e ci indirizza verso l'attesa del suo ritorno. La sua celebrazione viene compiuta fin dal principio settimanalmente nel "giorno del Signore". È certo che la celebrazione annuale della Pasqua è posteriore a quella settimanale e inizia alla fine del 2° sec.. È fatta precedere dal Triduo Pasquale, preparata dalla Quaresima e seguita dal tempo pasquale come pienezza e completamento. Solo nel 4° sec.. Ha origine la celebrazione del Natale col suo periodo di Avvento. Il resto viene chiamato: "tempo ordinario".

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1)Si può vivere una vita cristiana senza la Messa?

2)È giusto, ma non è anche un po' umiliante, "precettare" i cristiani a partecipare alla Messa domenicale?

3)Gesù ha detto: "Chi mangia di questo pane vivrà in eterno". E allora, se proprio ti è stato impossibile partecipare alla Messa domenicale cosa dovresti fare per rimediare a questo "vuoto"?

4)C'è differenza di "valore" tra la messa feriale e quella festiva? Se non c'è, quale ragione (al di là del precetto) ti dovrebbe spingere a dare più importanza a quella festiva?

5)A livello di "fraternità" è la stessa cosa mangiare lo stesso cibo e mangiare dello stesso cibo?

 

RIFLESSIONE MATURATA DA CLAUDIO M. (42 ANNI)

A CHIUSURA DELLA CONVERSAZIONE SULLA MESSA

 

In maggioranza le religioni conoscono banchetti sacri. Ma per il popolo di Israele il banchetto sacro ha un significato particolare: rinnova l'alleanza tra lui e Dio, divenendo il memoriale delle meraviglie compiute da Dio per il suo popolo.

Gesù, venuto ad instaurare una nuova ed eterna alleanza, va preparando il suo nuovo banchetto, annunciando un nuovo pane: "Io sono il pane vivo disceso dal cielo" (Gv 6,51).

Di fronte allo stupore e all'incredulità dei suoi ascoltatori, afferma la necessità assoluta di mangiare il suo corpo e di bere il suo sangue per avere la vita.

In questa prospettiva la morte non è eliminata, ma superata: "Io lo risusciterò nell'ultimo giorno" (Gv 6,54).

L'Eucarestia è quindi il pegno della gloria futura, segno e anticipazione della vita eterna.

La divisione in tre aspetti dell'Eucarestia (presenza eucaristica, sacrificio e comunione) è ormai da tempo superata: lo testimonia lo stesso Catechismo della Chiesa Cattolica. Non si conserva l'Eucarestia per adorare, ma per la comunione ai malati, ai moribondi, agli assenti, e poiché la si conserva, la si può e si deve adorare, ma non dimenticando che l'Eucarestia è stata istituita per nutrire, è stata offerta come banchetto per esprimere meglio l'accoglienza, la comunicazione, l'ospitalità reciproca che si instaura nel convito.

Non per caso, proprio durante il banchetto, Gesù ha comunicato ai peccatori il perdono (v. Zaccheo, la peccatrice), ha rivelato ai poveri il pane che viene dal cielo (moltiplicazione dei pani), si è confidato con umanissima intimità ai suoi discepoli e ha donato la sua stessa vita (sacrificio).

Quindi il punto di partenza per una concreta interpretazione dell'Eucarestia è il pasto. Gli uomini, a differenza degli animali, vogliono stare insieme a condividere il cibo, perché non si tratta semplicemente dell'azione materiale di mangiare, ma di un incontro di persone.

La messa è un incontro di fratelli che mangiano dello stesso cibo e il cui cibo è il corpo e il sangue di Cristo. Che senso può avere una messa, durante la quale non si partecipa al convito eucaristico?

La Chiesa acclama questa realtà con una preghiera antichissima: "O sacro banchetto, nel quale ci nutriamo di Cristo, si fa memoria della sua passione, l'anima è ricolmata di grazia e ci è donato il pegno della gloria futura".

Alla messa ci si prepara in umiltà e preghiera: "O Signore, non sono degno di partecipare alla tua mensa, ma di' soltanto una parola ed io sarò salvato". Solo chi è consapevole di aver commesso peccati gravi deve ricevere la confessione prima di accedere alla comunione. Se ci sono le disposizioni richieste, la Chiesa raccomanda che i fedeli si comunichino ogni volta che partecipano alla messa. La comunione accresce la nostra unione a Cristo. Il Signore infatti dice: "Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me ed io in lui". (Gv 6,56).

La comunione ci separa dal peccato. Il Corpo di Cristo che riceviamo nella comunione è dato per noi ed il Sangue che beviamo è sparso per tutti in remissione dei peccati. Il nostro "non distaccarci" dal peccato, è frutto della nostra assenza dalla comunione o del nostro inadeguato accostamento ad essa.

L'Eucarestia cancella i peccati meno gravi, cioè ci rende capaci di troncare gli attaccamenti disordinati alle creature e di radicarci in Cristo.

L'Eucarestia ci preserva in futuro dai peccati più gravi, ci fortifica di fronte alle tentazione.

L'Eucarestia fa la Chiesa. San Paolo dirà: "Poiché c'è un solo pane, noi, pur essendo molti, siamo un corpo solo; tutti infatti partecipiamo dell'unico pane" (1 Cor 10,17).

Eucarestia è gratitudine per il dono di sé che Cristo ci ha fatto ed è quindi stimolo a impegnarci nei confronti dei poveri. La conseguenza della comunione è il saper riconoscere Cristo nei più poveri, suoi fratelli. Se comprendiamo l'Eucarestia avvertiamo lo stridore del nostro riempirci, saziarci, divertirci e non aiutare generosamente i più sfortunati, i più disgraziati di noi.

L'Eucarestia infine aiuterà a cercare l'unità fra tutti i cristiani e l'unità di questi con il mondo intero.

Davanti alla sublimità di questo sacramento sant'Agostino esclama: "O sacramento di pietà, o segno di unità, o vincolo di carità!".

Ce n'è abbastanza, credo, per fare dell'Eucarestia, della comunione, il centro della nostra vita. Ma allora bisogna ringraziare Cristo di avercela donata. Un po' di silenzio dopo la comunione, un po' di raccoglimento, non tanto per chiedere, ma per ringraziare di questo banchetto offertoci per la nostra crescita, per il nostro arricchimento, per il bene nostro e di tutta l'umanità.

C'è una anoressia spirituale di cui molti, troppi, sono malati. Rifiutano il pane vivo disceso dal cielo, Cristo, per altre divinità fasulle; rifiutano il cibo eucaristico, rischiando di morire di inedia spirituale.