Messaggio di Settembre 2000

Sulle orme di Papa Giovanni

Da molti anni la parrocchia invia ad ogni famiglia della comunità il "Messaggio" in tre occasioni annuali: all'inizio dell'anno pastorale ovvero alla ripresa delle attività ordinarie dopo le ferie estive, a Natale e a Pasqua.

Come si può constatare il formato del "Messaggio" è molto semplice e modesto, per nulla concorrenziale agli infiniti e costosi mezzi di comunicazione di cui la nostra società fa uso e... sperpero. Ma il contenuto, a chi ha la pazienza e la buona volontà di leggerlo con un po' di attenzione, non solo non ci pare banale e scontato, ma piuttosto ricco, bello e prezioso.

Questa volta attingo lo spunto del mio scritto dalla figura di Papa Giovanni che, come abbiamo avuto modo di sapere e vedere, è stato beatificato dal Papa domenica 3 settembre scorso. Di lui nelle ferie appena trascorse ho voluto leggere il volumetto "La sapienza del cuore" a cura di Mons. Loris Capovilla suo segretario, che riporta pagine scelte da "Il giornale dell'anima" e pure i due volumi "Lettere ai familiari" sempre curati da Mons. Capovilla. Devo dire che mi hanno molto giovato sia perché mi hanno aiutato a conoscere o meglio a riscoprire la spiritualità di questo grande Papa -poco o punto conosciuto al grande pubblico, oltre ai soliti ricorrenti cliché del Papa buono, del Papa del dialogo, del Papa aperto ai segni dei tempi- sia perché mi hanno saputo trasmettere o risvegliare quell'entusiasmo sereno e contenuto, quella freschezza interiore che non dovrebbe mai appannarsi né di fronte alle difficoltà che la vita nel suo quotidiano presenta, né di fronte agli acciacchi che l'età non più giovane accusa né di fronte ai problemi di varia natura che il lavoro pastorale (come del resto il lavoro che ogni persona è chiamata a svolgere) comporta. Per tutto questo mi sembra che porsi alla scuola di un Maestro di vita (e di morte) che fu e che è Papa Giovanni possa giovare assai. Vorrei che così fosse per tutti come lo è stato per me e mi auguro continui ad esserlo.

La sua fiducia nella Provvidenza, il suo ottimismo di fondo che non è l'ottimismo di maniera ma quello fondato sulla fede in Cristo Salvatore e Rivelatore dell'amore del Padre, la sua umiltà autentica e non di facciata, la sua "obbedienza" non di comodo ma sincera e "libera", la sua libertà interiore di fronte a tutto: alle cose, alla "carriera", alla ricchezza e ai potenti di questo mondo, sono tutti aspetti che aprono un varco su quell'anima candida ma non infantile sulla quale lo Spirito Santo ha riversato le sue benedizioni perché riuscisse ad essere veramente "uomo di Dio per gli uomini".

Vogliamo partire o ripartire per il nostro lavoro personale e comunitario, civile o ecclesiale, di lavoro retribuito e di volontariato, di impegno professionale e casalingo, di studio e di sport, ecc. attingendo da Papa Giovanni qualcosa del suo "stile" umano e evangelico.

Per questa ragione, proprio per ripartire col "piede giusto" e in sintonia col cuore di Papa Giovanni, intendiamo promuovere alcune iniziative pastorali che consideriamo molto utili e appropriate.

È in nome di Papa Giovanni che vogliamo allora riprendere il nostro impegno pastorale: se sapremo partecipare del suo spirito potremo anche sperare nei frutti.

 Don Mario


"Non ci sia un giorno in cui non si legga la Parola di Dio. In modo molto semplice, ma fedele, teniamo a portata di mano il libro della Bibbia e ogni giorno leggiamo con calma almeno un versetto del Vangelo. Sottolineiamo le parole o le espressioni che ci hanno colpito di più, annotiamoci i passaggi più oscuri per poterne parlare con i nostri sacerdoti..."

(dalla lettera pastorale del Card. Piovanelli per il Giubileo)


Dopo la sosta il cammino riprende

All'inizio di un nuovo anno di lavoro pastorale che dovrebbe accompagnarsi da un risveglio di fervore suscitato dalla pausa estiva di riposo -riflessione e dalla riscoperta del dono-, vorrei evidenziare quei percorsi che, nel solco della esperienza divenuta ormai tradizione, appaiono più appropriati e rispondenti ai bisogni e alle potenzialità della nostra comunità, che, come si è ripetuto più volte, nella sua eterogeneità, presenta sensibilità, culture e attese diversificate.

Volendomi, per brevità e chiarezza, attenermi allo schema di sempre, ossia alle tre piste: catechesi, liturgia e carità, vorrei proporre queste sottolineature.

Sulla catechesi. Bisogna che i centri di ascolto della Parola di Dio nelle famiglie si estendano numericamente e coinvolgano più persone. Deve entrare gradualmente la convinzione che i cristiani innanzitutto ma poi anche gli appartenenti ad altre religioni o addirittura atei che siano sensibili ai problemi della vita e ai problemi del mondo, hanno un tesoro da riscoprire, che è Gesù Cristo, il suo Vangelo, la bella notizia del suo amore salvifico.

A ognuno viene offerta questa possibilità di conoscerlo, nessuno deve sentirsi escluso, tutti invitati a questa "mensa" gratuita, gustosa e capace di saziare la fame di amore e di verità di ogni uomo. Ognuno poi darà la sua risposta, liberamente, senza timore che il suo rifiuto possa in qualche modo costituire una discriminante nei suoi confronti. (Nel nostro ambiente del resto non è mai esistito questo rischio).

Naturalmente questo invito deve essere esplicitato da persone disponibili; qualche volta dovrà anche essere rinnovato perché la pigrizia e la dimenticanza hanno un notevole peso nelle giornate di ciascuno.

L'invito dovrà essere fatto in modo garbato e sereno, senza petulanza, non alla maniera cioè dei testimoni di Geova, e dovrà essere fatto dai fedeli che hanno sperimentato o che intendono sperimentare la bontà e la positività della risposta.

Il testo che quest'anno viene proposto da "leggere" e tradurre in vita può sembrare un po' arduo: è l'Apocalisse, l'ultimo libro del Nuovo Testamento. Ma si scoprirà che è accessibile a tutti e utile per iniziare o continuare una vita di ricerca, di approfondimento, di formazione.

Le guide o gli animatori o i volontari - comunque vengano chiamati - verranno aiutati e accompagnati nel loro compito: è necessario però che superino le loro "paure" e con semplicità si presentino e si propongano non come maestri o modelli, ma come umili persone che intendono coi loro limiti fare un cammino. È auspicabile poi che questo ruolo di animatore venga svolto non solo da persone adulte ma anche da giovani, da persone che possono portare il loro contributo di esperienza e da chi può soltanto (!) recare l'entusiasmo, il fervore e la generosità della propria età.


Narra sant'Agostino che alcuni amici del martire san Fruttuoso al momento del suo sacrificio gli si avvicinarono e gli dissero: "Tra poco quando arrivi lassù ricordati di noi", e lui rispose: "È necessario che io pensi a tutta la chiesa cattolica sparsa dall'oriente fino all'occidente" e Agostino commenta: "Non trascura nessuno chi prega per tutti!"


Sulla Liturgia intesa nel senso ampio del culto comunitario.

Occorre scoprire sempre di più il valore della Messa e pensare a una sempre maggiore partecipazione e animazione. Piccoli passi in questa direzione sono stati fatti, occorre proseguire in questo cammino perché attraverso celebrazioni più coinvolgenti si possano ottenere quei frutti di autentica conversione e fervore cristiano che costituiscono in definitiva lo scopo delle celebrazioni medesime.

In particolare il gruppo liturgico deve trovare una vitalità (anche numerica) maggiore, deve trovare una sua ordinata e feconda collocazione nell'ambito della comunità che non lo faccia ripiegare semplicemente sulla distribuzione dei ruoli o sulla esecuzione delle rubriche, ma lo conduca a una vera scoperta della centralità e imprenscindibilità della liturgia per una autentica vita cristiana.

Per questa ragione anche il gruppo di fedeli che si stanno appassionando al canto liturgico -ed è auspicabile si allarghi sempre di più e coinvolga anche le forze giovanili- deve educarsi a riconoscere sempre di più che il canto è uno dei segni di una partecipazione che deve toccare il... cuore e la vita di coloro che cantano

innanzitutto e poi di chi si unisce loro nel canto e nell'ascolto.

Occorre riscoprire la centralità della liturgia in tutte le sue espressioni: dalla Messa innanzitutto alla amministrazione dei sacramenti, dalla recita delle Ore ai vari riti.

Una via per scoprire la centralità della Eucarestia è la lettura e la valorizzazione della "Istruzione Generale" cioè "dei Principi e delle Norme per l'uso del Messale romano". È al "numero uno" di essa che si trova questa affermazione chiara e solenne che qui viene letteralmente riportata:

"La celebrazione della Messa, in quanto azione di Cristo e del Popolo di Dio gerarchicamente ordinato è il centro di tutta la vita cristiana per la Chiesa sia universale che locale, e per i singoli fedeli".

A fare da sottofondo o da basso continuo (come si dice in gergo musicale) in questa riscoperta della liturgia, potrebbe essere la rivitalizzazione, non solo da parte del gruppo dell'Apostolato della Preghiera, della devozione al Sacro Cuore di Gesù, purificata da tante espressioni o forme estranee alla nostra mentalità e ripristinata nel suo significato originale e nella sua radice autenticamente biblica. Perché non si potrebbe introdurre nel nuovo anno pastorale la pratica della Consacrazione delle famiglie, giovani o non più giovanissime, al Cuore del Signore? Se fosse ben capita, se fosse ben preparata, potrebbe costituire il seme di un albero destinato a maturare frutti autentici di vita cristiana...


"L'elemosina senza amore, è niente. E a volte peggio di niente, se con essa intendi meno soccorrere gli altri che toglierti l'obbligo. Ciò che importa è che la miseria degli altri si imprima nella nostra carne, bruci il nostro sangue; ci ossessioni i nostri pensieri troppo "tranquilli"; guasti il nostro cuore troppo sicuro di sé. Tu mi dici: "Anch'io ho i miei poveri". No, né tu né io abbiamo i "nostri poveri". I poveri non sono nostri. Siamo noi che apparteniamo a loro. Non si può dire: "i miei poveri", come la tua figlioletta dice: "le mie bambole". Non si può giocare alle bambole con in poveri". (Raoul Follerau)


Sulla Caritas. Non è una scoperta, ma non è neppure superfluo ribadire anche in questa sede che la "carità" per il cristiano non è un optional, non è un accessorio più o meno ornamentale e facoltativo, ma il frutto, il segno dell'autenticità della propria fede e della fedeltà senza equivoci alla sequela del Maestro divino.

Forse invece è il caso di precisare ancora una volta che la "Caritas" nazionale, diocesana e parrocchiale non è una istituzione che abbia fatto o faccia propria una iniziativa particolare, rispondente a una necessità emergente ed esaurisca lì, in quell'ambito particolare la sua finalità e la sua ragione d'essere. No, la Caritas nel suo vasto raggio d'attenzione vuole essere uno stimolo e uno strumento a tutti i livelli per far riflettere e agire in ogni settore delle più svariate forme di povertà. E a questo punto sta bene ricordare che alle nuove e antiche povertà s'aggiunge quasi inosservatamente nella nostra attuale società, la "solitudine" particolarmente presente nelle sue forme più sottilmente nascoste: la povertà di chi non si sente amato, sa di non contare agli occhi di nessuno, si sente isolato e scansato, non sente e non crede neanche di essere amato da Dio. E poi c'è la peggiore delle povertà, che affligge anche molti di noi: l'incapacità di amare, di porre gesti visibili e concreti che dimostrino la nostra attenzione e interesse per gli altri, la chiusura di fronte alle necessità fisiche, materiali, morali e spirituali dei nostri vicini e lontani che continuiamo a chiamare fratelli. Questa ultima povertà ci colloca non dalla parte dei poveri benedetti da Dio, ma dalla controparte: i poveri e mancanti della benedizione di Dio.

Concretamente la Caritas parrocchiale cosa è chiamata a fare e cosa concretamente può fare?

Il primo passo verso il quale la Caritas parrocchiale dovrebbe essere capace di stimolare i membri della comunità è l'attenzione, l'ascolto, il decidersi a spendere un po' di cuore e di tempo agli altri, liberandosi dai comodi alibi che il nostro perbenismo è portato a sciorinare e, peggio ancora, dal peccato di presunzione che sospinge a... giudicare e a condannare con estrema disinvoltura, spesso senza cognizione di causa.

Il discorso si fa difficile e complesso. Si tenterà di farlo nelle sedi e nei momenti più appropriati, come del resto già si cerca di fare ogni primo mercoledì del mese alle ore 18:00 quando il gruppo Caritas -al quale, è auspicabile, si aggiungano nuove energie, giovanili e non- si ritrova in parrocchia proprio allo scopo di rendere più organica la riflessione sui poveri di ieri e di oggi e di far scaturire conseguenze operative.

A questo punto può essere utile richiamare due cose:

1. far conoscere e possibilmente collaborare perché il Centro di Ascolto cittadino risponda sempre meglio alle funzioni e finalità per cui è stato istituito. Questo incremento può avvenire:

2. L'altro impegno che si vorrebbe fosse fatto proprio da tutti è quello legato strettamente al Giubileo sì da esserne il segno più bello e la testimonianza più verace: la creazione del "Centro San Martino" che con le sue ben articolate strutture vuole essere una risposta, anche se limitata, alla richiesta di recettività, di soggiorno, di socializzazione per soggetti in stato di bisogno. In pratica si chiede a tutti nella misura delle proprie possibilità di offrire un contributo in denaro in una delle tante forme possibili:

una tantum, sottoscrizioni, offerta in occasioni particolari (nascite, compleanni, matrimoni, anniversari ecc.). Si incoraggia anche a promuovere iniziative da parte di associazioni, enti, movimenti ecc. (lotterie, pesche di beneficenza...).

 C'è spazio per la fantasia e la creatività di ciascuno. Ma prima ancora è richiesta l'apertura del cuore...


"Per grazia di Dio sono uomo e cristiano, per azioni grande peccatore, per vocazione pellegrino della specie più misera, errando di luogo in luogo. I miei beni terrestri sono una bisaccia sul dorso con un po' di pane secco, e nella tasca interna del camiciotto la Sacra Bibbia. Null'altro." Comincia così il Racconto di un pellegrino russo, un'opera anonima di forte intensità spirituale che ha avuto grande fortuna anche in occidente.


 

Il Giubileo e i "Pellegrinaggi"

È più che motivato il richiamo che da più parti viene fatto di non ridurre l'Anno Giubilare alla partecipazione a un pellegrinaggio magari anche con meta molto famosa e significativa come la Palestina, Roma, Lourdes, Fatima ecc. Però è altrettanto vero che il pellegrinaggio vissuto a modo e non come una scampagnata condita da qualche pratica devozionale diventa davvero una "parabola" o "icona" del viaggio della vita e quindi contiene in sé una forte spinta a interrogarsi con serietà e verità circa la direzione del nostro cammino. Diventa così una verifica circa la fedeltà e coerenza a questa stessa direzione, può fornire una salutare anche se limitata esperienza cristiana. La preparazione psicologica e spirituale attraverso il gesto e il segno sacramentale della confessione o riconciliazione, lo spazio alla riflessione personale e comunitaria, l'esercizio della pazienza e della carità fraterna che la convivenza richiede, le emozioni spirituali che la meta stessa del pellegrinaggio non può non suscitare, sono alcuni benefici che il pellegrinaggio quando è ben preparato e ben condotto e vissuto, può recare.

Per questa ragione, pur nel suo ridimensionamento e nella sua relativizzazione, pur limitandoci a riconoscergli il valore di segno e definendolo come occasione propizia per ritrovare se stessi, pur non volendolo identificare tout court con il Giubileo e l'Anno Santo, il pellegrinaggio conserva anche nel nostro tempo la sua validità e la sua ragion d'essere. Per questo anche la nostra comunità parrocchiale dopo di aver partecipato ai pellegrinaggi vicariali a Monte Senario, domenica 29 maggio e a Boccadirio, domenica 10 settembre, si fa promotrice di due particolari e significativi pellegrinaggi giubilari:

      1. al Duomo per rinnovare la professione di fede in Dio Padre, Figlio e Spirito Santo, nella Chiesa, nei sacramenti, nella vita eterna;
      2. alla Basilica dell'Annunziata per una preghiera personale e comunitaria a Maria;
      3. alla Badia Fiorentina per partecipare alla Messa celebrata dai Monaci di Gerusalemme.

Ci piace segnalare per tempo altri due pellegrinaggi di dimensione più grande (quindi anche di impegno finanziario maggiore) per l'anno 2001: a Lourdes e in Palestina. Se ne forniranno appena possibile le date e le modalità.

Per ora si cominci a dare un pensiero e a fare il possibile per valorizzare almeno una di queste occasioni di grazia...


A proposito di giovani...

Dopo aver cestinato diverse bozze, mi sono lasciato provocare da questa frase di san Paolo:

"La carità non abbia finzioni" Rm 12,9

Cosa centra questa frase con quello che faremo per i giovani quest'anno?

Nulla, perché il punto di partenza non vuole essere il che "cosa faremo" ma "cosa saremo".

La pastorale è relazione tra persone, un rapporto in cui si desidera trasmettere la gioia che abbiamo provato per poterla provare ancora con coloro a cui l'abbiamo comunicata.

Nasce quindi la necessità d'interrogarsi prima di progettare un cammino.

Ogni rapporto è possibile solo tra persone che sanno cosa sono e cosa vogliono, da dove vengono e dove vanno; e noi ne siamo consapevoli ?

Sono solo i giovani che hanno un cammino di fede stentato faticando a porre atti coerenti ?

L'entusiasmo, a volte confuso e passeggero ma sincero, di chi inizia un cammino di fede non dovrebbe portarci a riflettere se noi abbiamo già gettato i remi in mare?

La carità non abbia finzioni.

La testimonianza che dobbiamo dare, a chi ci viene affidato dalla Divina Provvidenza, non è quella di eroi senza macchia ma di persone di carattere, che a volte sbagliano ma che sanno chiedere perdono e ripartire dal perdono.

Guardiamo con fiducia a questi giovani per quello che sono e non per quello che vorremmo che fossero, camminiamo con loro e per loro colmi di cristiana certezza che c'è un unico Maestro e noi siamo tutti discepoli.

Il discorso è sicuramente solo iniziato, ma è bene che continui con il tuo contributo.

Don Lorenzo


Da ricordare: domenica 1° Ottobre Giubileo diocesano dei Ragazzi


 

Sulla scia del grande evento della Beatificazione di Papa Giovanni XXIII, celebrato, come è già stato ricordato all'inizio, la domenica 3 settembre, ci piace riportare di seguito questi tre brevi testi autobiografici che rivelano la trasparente semplicità della sua fede, l'umiltà del suo cuore, la sapienza del suo insegnamento. La meditazione di questi testi vorremmo ci accompagnasse per l'intero anno pastorale e per... tutta la vita, certi di essere condotti da una guida sicura e fraterna.

Preghiera di Giovanni XXIII

O Gesù
eccomi innanzi a voi,
languente e morente per me,
vecchio come ormai io sono,
avviato alla fine del mio servizio,
della mia vita.
Tenetemi ben stretto

e vicino al vostro cuore,
in un sol palpito col mio.
Amo sentirmi legato indissolubilmente
a voi con una catena d'oro,
intrecciata di vaghi e gentili anelli.
Il primo: la giustizia che mi costringe
a trovare sempre il mio Dio in tutto.
Il secondo: la provvidenza e la bontà
che guiderà i miei passi.
Il terzo: la carità del prossimo
inesauribile e pazientissima.
Il quarto: il sacrificio
che mi deve accompagnate
e che voglio e debbo gustare
in tutte le ore.
Il quinto: la gloria
che Gesù mi assicura
per questa
e per la vita eterna.

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"Vicario di Cristo? Ah, io non sono degno di questa denominazione, povero figlio di Battista e di Marianna Roncalli, due buoni cristiani sicuramente, ma tanto modesti ed umili! "Vicarius Christi": dunque il mio compito è là. "Sacerdos et victima" il sacerdozio mi esalta, ma il sacrificio che il sacerdozio lascia supporre mi fa tremare.

Gesù benedetto, Dio ed uomo. Io confermo la mia consacrazione a voi, per la vita, per la morte, per la eternità.

Dalla considerazione di quanto accade nella vita, e di quanto mi circonda, mi torna facile arrestarmi sovente sul Calvario: ivi conversare con Gesù morente e con la Madre sua; e dal Calvario scendere presso il tabernacolo santo, la dimora di Gesù in Sacramento.

Il breviario mi torna più gradito, e lo gusto meglio al mio tavolo di lavoro ordinario, ma il rosario e la meditazione dei misteri, con le intenzioni, che da tempo amo unire a ciascuna decina, li gusto di più in ginocchio presso il sacro velo della Eucaristia".

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"Dobbiamo prendere dai santi, la sostanza e non gli accidenti. Io non sono san Luigi né devo santificarmi come ha fatto lui, ma come lo comporta il mio essere diverso, il mio carattere, le mie differenti condizioni. Non devo essere la riproduzione magra e stecchita di un tipo magari perfettissimo.

Dio vuole che seguendo gli esempi dei santi ne assorbiamo il succo vitale della virtù convertendolo nel nostro sangue e adattandolo alle nostre singole attitudini"

(da "Il Giornale dell'anima")


Celebrazioni liturgico-Sacramentali

Santa Messa:
festiva: ore 8:00~10:00~11:30~18:00;
vigilia: ore 18:00;
feriale: ore 8:30~ 17:30;
il mercoledì nella cappella del Cimitero: ore 9:30.

Battesimo:

Confessione:

Prima Comunione:

Cresima:

Matrimonio:

Adorazione Eucaristica:


Appuntamenti formativo-organizzativi

Consiglio Pastorale: Si riunisce il terzo giovedì del mese alle ore 21:00

Catechisti e animatori: Si ritrovano nei giorni e orari fissati volta per volta.

Animatori dei gruppi di ascolto: In linea de massima, si riuniscono ogni 15 giorni.

Gruppo Caritas: Si riunisce il primo mercoledì del mese alle ore 18.

Gruppo Liturgico: Si riunisce il primo giovedì del mese alle ore 21.

Gruppo Missionario: Si riunisce nei giorni e orari fissati volta per volta.

Gruppo dell'apostolato della Preghiera: Si riunisce il primo venerdì del mese alle ore 16:00.

Canto corale : Le esercitazioni si svolgono ogni settimana nella sera fissata volta per volta alle ore 21:00.

Catechismo : Ha inizio nella settimana dall'11 al 15 settembre ed è suddiviso nei seguenti orari e classi :

Lunedì

17:30

2ª elem.

 

 

Martedì

17:00

3ª elem.

18:00

1ª media

Mercoledì

17:00

4ª elem

18:00

2ª media

Giovedì

17:15

5ª elem.

18:00

3ª media

Venerdì

18:45

Superiori