Messaggio di Natale
2000
Il Natale di
quest'anno si colloca in prossimità della conclusione dell'Anno
Santo o Giubilare, che terminerà con la festa dell'Epifania
-sabato 6 gennaio 2001-. Potrebbe essere l'occasione più
opportuna - prima che scada - per interrogarci se veramente
Cristo è stato il protagonista e il "festeggiato", se
Lui ha occupato il ruolo centrale dell'anno, e se insieme abbia
occupato il ruolo centrale della nostra anima cioè se questo
ruolo si sia irradiato anche nella nostra vita. Il Natale di
quest'anno, che continua ad essere il "compleanno"
della sua venuta, potrebbe offrire per davvero l'occasione
provvidenziale e irrepetibile per scoprire o recuperare il senso
del Suo ingresso nel mondo e della Sua permanenza in mezzo a noi.
Questa scoperta e questo recupero coincidono con la rinnovata capacità di stupirci, mentre essi non sono possibili se al posto dello stupore subentra l'abitudine.
Perché la fede nasce e si sviluppa soltanto se si nutre di meraviglia, quella stessa che sperimenta una madre contemplando per la prima volta il suo bambino: quanta sorpresa, quanta ammirazione, quanta gioia, quanto amore!
Cosa deve aver provato Maria prendendo in braccio il suo Figlio neonato da lei, cosa ha provato Giuseppe, cosa han provato i pastori! L'evangelista Luca li descrive tutti pieni di stupore che vanno a raccontare quello che hanno visto, quello che hanno provato. Non ci si può abituare al Natale di Gesù!
Chi poi si professa cristiano sa che quel Bambino è la risposta a tutti i suoi "perché", a tutti i suoi problemi, paure, speranze. Se lo conoscesse bene Ma allora bisogna contemplarlo, ammirarlo, conoscerlo per davvero, e convincersi a crescere con Lui.
È quello che vogliamo augurarvi noi,
Suoi e vostri sacerdoti
Credo e spero
che sia utile rendere edotta la comunità cristiana e, tramite
essa, l'intero Quartiere, alle cui famiglie viene distribuito
questo "Messaggio", del cammino che si sta svolgendo a
livello parrocchiale e sul quale si intende proseguire anche con
più slancio e fervore, considerando che la grazia del Giubileo
disseminata, attraverso tanti rivoli, nelle coscienze di tante
persone, sollecita risposte e chiede continuità.
Anche se le "cose" già si fanno -forse se ne potrebbero fare di più, forse invece di meno- è bene interrogarci sulla direzione del cammino, sul senso del nostro impegno e delle attività in cui si concretizza. Non è inutile, anzi può essere necessario e senz'altro è salutare per tutti, ormai al termine delle iniziative giubilari, interrogarci sulla rotta che la comunità intende percorrere, con quali obiettivi medi o intermedi, con quali ritmi e quali tempi.
Si dice che alla domanda relativa a che cosa stesse facendo, un muratore secoli fa rispose che stava levigando una pietra, un altro rispose che stava erigendo un muro, un altro che preparava i cardini di una porta, un altro finalmente rispose che stava costruendo il Duomo di Firenze.
Può darsi che nell'affanno delle cose da fare ci dimentichiamo dell'"opera" che insieme stiamo realizzando, dispersi come possiamo essere nel "particulare".
È anche vero che la meta del nostro impegno è chiaramente indicata nel documento conclusivo del Sinodo Diocesano n° 119:
"È l'edificazione di una comunità eucaristica in cui tutti i battezzati sono soggetti consapevoli e attivi La comunità eucaristica è perciò la pienezza della nostra identità di chiesa locale, punto ultimo mai completamente raggiunto di un cammino che, sotto l'azione dello Spirito, conduce la Chiesa alla pienezza del regno".
La parola "comunità eucaristica" adottata dal Sinodo è pregnante di significato e feconda di conseguenze concrete. Essa dice che la comunità e la vita dei singoli credenti dovrà lasciarsi educare, plasmare, attirare dall'Eucarestia. Un discorso lungo e impegnativo Nella molteplicità dei richiami che l'espressione "comunità eucaristica" ha risvegliato nella mente è bello e appropriato quel passo del discorso del Papa ai giovani in occasione del Giubileo che dice testualmente:
"Nell'incontro con l'Eucarestia alcuni scoprono di essere chiamati a diventare ministri dell'altare, altri a contemplare la bellezza e la profondità di questo mistero, altri a riversare l'impeto d'amore sui poveri e i deboli, ed altri ancora a coglierne il potere trasformante nella realtà e nei gesti della vita di ogni giorno".
Lasciando ad altri momenti e ad organismi più qualificati, come da noi il Consiglio Pastorale Parrocchiale, di calare questi stimoli in un piano o progetto pastorale da perseguire con crescente (speriamo) consapevolezza e metodicità, facciamo ora spazio perché nell'alveo classico dei tre settori: catechesi, liturgia e carità, alcuni fedeli raccontino in prima persona e per esperienza diretta quel che pensano.
La
Catechesi
La nostra
comunità, da diverso tempo, è caratterizzata da un approccio
educativo che non mira tanto alla preparazione ai sacramenti ma
all'evangelizzazione, intesa nel senso più ampio. Cominciamo a
parlare della
catechesi prebattesimale
A cura di don Mario e dei coniugi Martinenghi e Brescia.
In vista del
Battesimo dei bambini, al pomeriggio dei tre sabati che ne
precedono lamministrazione, si convocano i genitori e i
padrini dei prossimi battezzandi, e, con la guida del parroco
coadiuvato da giovani coppie che hanno già vissuto queste
esperienze, si imposta un discorso fondamentale di fede che non
contempla solo il rito, ma soprattutto il significato, il valore,
il privilegio e limpegno che il Battesimo porta con sé. È
un modo indispensabile per far prendere coscienza agli adulti del
passo che stanno facendo compiere ai bambini e dalle conseguenze
educative di cui dovranno farsi carico tramite la preghiera e la
testimonianza di un amore vero che dovrà prendersi cura non solo
dellaspetto che riguarda la loro crescita fisica e
psicologica, ma anche religiosa e morale. Questi incontri
assumono anche un carattere aggregativi che fa spesso sbocciare
rapporti di nuove amicizie e scambio di esperienze
catechesi dei
ragazzi A cura di don Lorenzo e catechisti
Nessuno si spaventi, continuiamo ad amministrare regolarmente tutti i sacramenti, ma quello che ci preme è di far passare un concetto molto semplice:
Un sacramento ha senso se dato ad una persona che è inserita in un cammino di fede.
L' idea credo sia molto condivisa, però a volte per la furia di organizzare il giorno della celebrazione si corre il rischio di dimenticare che i sacramenti trovano il loro senso nel quotidiano e non nello straordinario. Il non voler fissare già da settembre la data della Prima Confessione o della Prima Comunione e il porre la Cresima in età adolescenziale mira proprio a questo:
Meno sacramenti per essere più Sacramento.
Il puntare ad evangelizzare più che a dispensare dei sacramenti significa cercare di comunicare non tanto una serie di cose, da fare o da non fare, ma la gioia dessere cristiani.
Entrando nel dettaglio del cammino per questanno 2000/01 il tema su cui i vari gruppi stanno lavorando è quello della Carità.
La Carità con la C maiuscola perché essa è essenzialmente prerogativa di Dio, forma dellattenzione di Dio per luomo.
Allora il mio essere caritatevole diventa atto di ringraziamento a Dio per ciò fa per me e non motivo perché altri mi dicano grazie.
L'obbiettivo, sopra esposto, vuole essere raggiunto attraverso diverse tappe:
Ø carità come attenzione;
Ø carità e comunità;
Ø carità e preghiera;
Ø carità e dono.
Per ragioni di spazio non possiamo esporre nel dettaglio tutto questo lavoro, però ognuno si senta in diritto di chiedere maggiori delucidazioni.
Concludendo credo sia opportuno lanciare un piccolo "appello" a tutta la comunità:
se qualche adulto
fosse interessato a prendere parte attiva agli incontri di
catechesi non deve fare altro che presentarsi. Del resto già
periodicamente si radunano i genitori e dei ragazzi delle singole
classi, cui viene illustrato il cammino che si sta per compiendo
con i loro figli.
catechesi agli adulti
cresimandi A cura di don Arturo
Le persone che per svariate ragioni non hanno ricevuto la Cresima in età adolescenziale, hanno la possibilità di riceverla, preparandovisi, durante lannuale Veglia di Pentecoste.
La preparazione
consiste in un corso regolarmente iniziato a dicembre, -ogni
lunedì alle 21- e che continuerà fino alla data di ricezione
del Sacramento. Non ha ovviamente il solo scopo di illustrare il
valore della Confermazione del Battesimo, ma soprattutto quello
di realizzare con chi vi partecipa e con chi lo guida un
confronto di idee su tutti gli interrogativi esistenziali e le
risposte che possono provocare alla luce della fede e a diretto
contatto con la Parola di Dio. È il tentativo di vivere una
sorta di catecumenato, rievocando i principi fondamentali del
cristianesimo e nel contempo anche di quella pratica religiosa e
morale che ha forse subito una pausa di distacco o di
rallentamento, dopo la fase del catechismo vissuta da ragazzi.
Lopportunità è preziosa; se la si sfrutta a dovere si
diventa, come cresimati, degli adulti nella fede.
catechesi
agli adulti A cura di Diva C.
L'Apocalisse non è solo un annuncio, ma un appello a tutti noi, figli di Dio, per ciò che dobbiamo fare: Leggere e ascoltare fedelmente; continuare la propria strada: "il giusto perseveri nella sua giustizia, il santo nella sua santità, perché Dio dice: "Vengo presto e porto con me la ricompensa che darò a ciascuno di voi".
La catechesi degli adulti quest'anno è concentrata sul libro dell'Apocalisse. Questa lettura richiede qualche fatica in più, anche se ciò non toglie che è un libro affascinante.
È stato molto bello e interessante seguire le tre serate bibliche di don Benedetto Rossi.
Ma l'aiuto più grande, per noi, persone semplici e digiune di teologia, è venuto da don Arturo che con tanta pazienza e molta abilità ci ha spiegato, commentato e aperto gli orizzonti delle varie schede proposte dalla Diocesi, fornendoci anche adeguate dispense.
Senza
questo lavoro sarebbe stato impossibile animare i gruppi
formatisi con le persone dei propri e dei vicini condomini. Il
ritrovarsi nelle case per la catechesi è un modo molto bello per
avvicinarci e conoscere le persone "della porta
accanto", e scoprire insieme la grandezza della Parola di
Dio e più precisamente la grandezza di Dio.
ORIENTAMENTI DELLA CARITAS
La Caritas
parrocchiale si ispira a due criteri orientativi del suo essere e
del suo operare: il primo è la cura della formazione dei
suoi membri, facendo tesoro innanzitutto delle molteplici
occasioni che la comunità parrocchiale offre ai fedeli: incontri
di catechesi, momenti di approfondimento di carattere biblico e
liturgico, esperienze di preghiera ecc. e poi un incontro
specifico mensile (normalmente il 1° mercoledì del mese). La
cura della formazione è sembrata indispensabile perché le
urgenze e le molteplicità dei bisogni venissero affrontati con
lo spirito di chi si sente sempre debitore più che benefattore
nei confronti di chi soffre ed è in difficoltà, di chi sa che
ha più da ricevere e imparare che non da dare o insegnare. La
Caritas deve sempre stare attenta a non cadere nell'insidia del
"fare", dell'assuefarsi, del limitarsi a prestare
servizi
il secondo
criterio da sottolineare è l'attenzione. Quando si è
cristianamente educati e formati si acquista una migliore
acutezza nello scoprire i bisogni dei fratelli e delle sorelle,
si diventa più sensibili, ci si astiene dal giudicare, si
acquista una particolare capacità di comprensione, si arriva ad
una immedesimazione e si rifugge da qualsiasi forma di invadenza
e curiosità. L'attenzione è forse quello di cui l'uomo d'oggi
ha più bisogno, ed è, senza forse, quello che le istituzioni -
ovviamente indispensabili e insostituibili - non possono e non
sono in grado di fare.Torna opportuno in proposito rifarsi sempre
a quella preghiera della Messa in cui vien detto: "Signore
donaci occhi per vedere le necessità e le sofferenze dei
fratelli".
In questa luce
-quella della cura della propria formazione e quella della
delicata attenzione al prossimo- si è mossa e si muove la
Caritas parrocchiale nel suo variegato mare di
"interventi".
Si tratta di
tanti piccoli rivoli di amore e di solidarietà che attraversano
il Quartiere, ma che sono il segno di quella presenza discreta e
fraterna che è la traduzione del Vangelo e costituiscono la
ragione dell'esistere stesso della Caritas.
In definitiva,
pur senza grandi programmi pianificati, la Caritas vuol dire a
tutti che "non basta commuoversi", occorre
tradurre in gesti, ancorché piccoli ma concreti, il dettame
d'amore che scaturisce dal Vangelo.
Un problema che
non è a se stante ma di particolare attualità, gravità e
complessità è quello degli immigrati presenti nel nostro
territorio. Ci limitiamo a segnalare o a ricordare che:
Ø
è in funzione da tempo il "Centro d'ascolto", via
Manfredo Fanti, 18.
Ø
è in cantiere l'edificazione del Centro Caritas san Martino,
che, trattandosi di una impresa notevolmente costosa, richiede il
sostegno finanziario di tutte le persone di buona volontà.
Sono due piccoli
"segni" nel mare dei bisogni degli immigrati dei quali
si parla più ampiamente nel prossimo articolo.
come guardare allimmigrato
Dalla rivista Servizio Migranti" 2000/5 riportiamo
il seguente articolo che può servire di riflessione per tutti:
Il buon
senso dice che il bambino non va buttato via assieme ai panni
sporchi. Panni sporchi attorno al fenomeno migratorio ce ne
stanno tanti, non per questo vanno buttati via i migranti. Un
saggio e onesto discernimento ci fa distinguere gli uni dagli
altri, ci fa anzitutto tenere sotto controllo giudizi e
pregiudizi, umori e malumori, reazioni spontanee se non
istintuali sia nostre che altrui; ci fa capire che è aberrante
generalizzare, enfatizzare, sbandierare con velata compiacenza
ciò che non va. Quel bambino che sta fra i panni sporchi fa
parte dei "santi" coi quali ho da condividere qualche
cosa. Una dose di comprensione, di pazienza ed anche di
correzione è oltretutto segno di alta civiltà. Non sono i panni
sporchi che mi fanno rifiutare chi ci sta dentro, semmai gli do
una mano non per pulirglieli ma perché lui impari a pulirseli.
Non c'è materia per un serio esame di coscienza personale e
comunitario?
Altro
passo importante: risalire alle cause delle migrazioni. Perché
emigrare da quei paesi e in quel modo? Ti renderai conto che nel
più dei casi non si tratta di una partenza ma di una fuga, non
di libera scelta ma di dura e spesso drammatica necessità. Una
seria coscienziosa riflessione metterà poi in chiaro che a
rendere invivibile il loro paese hanno contribuito e continuano a
contribuire in modo determinante i nostri paesi del benessere.
Sanno di demagogia queste parole? Sarebbe tanto utile che in
occasione della Giornata si rileggesse qualche pagina della Sollicitudo
rei socialis o qualcuno dei molti Messaggi di Giovanni Paolo
II sulle migrazioni. In coerenza col suo insegnamento si deve
onestamente dire che l'accogliere il migrante è atto di
giustizia e non solo di carità; è una forma di riparazione del
danno o di restituzione del dovuto.
Gesù
spinge oltre la tua riflessione: "Oggi devo fermarmi a casa
tua" (Lc 19, 5). Che bella sorpresa per Zaccheo! Ne puoi
fare anche tu l'esperienza, solo che ti richiami le parole del
Giudizio finale od anche quanto è successo ai discepoli di
Emmaus. [
]
Sai
quanto è surriscaldato oggi il clima nei confronti dei migranti.
Non stare alla finestra a guardare, non parlare della
"società attuale" o del "mondo d'oggi" quasi
fossero qualcosa che ti sta davanti e non ti coinvolge: vi sei
implicato anche tu, sei corresponsabile per quello che fai e
quello che ometti di fare. C'è da sanare l'ambiente, da rendere
più respirabile l'aria. Fa qualcosa, mettiti d'accordo con altri
per far qualcosa.
E infine tieni
presente che l'identikit tracciato dall'Apostolo prende un
particolare risalto durante l'assemblea liturgica, resa più
variopinta e vivace, direi più cattolica dalla presenza di
fratelli venuti da lontano. Se hai una qualche responsabilità
pastorale della parrocchia, fa la tua parte perché questi
fratelli in chiesa non rimangano stranieri e nemmeno ospiti, ma
diano il loro apporto attivo e creativo da veri concittadini
nella casa del Padre comune. La Giornata del Migrante può essere
l'occasione propizia per avviare qualcosa di nuovo destinato a
segnare a lungo e in profondità la tua parrocchia.
ARRIVEDERCI
di Franca Zambonini
C'è un nuovo
tipo di analfabetismo, quello di chi non sa usare il computer.
Colpisce gli anziani e, tra questi, le donne.
Novecento di loro andranno a lezione di informatica dagli studenti di nove città.
Ho assistito a una inaugurazione meno solenne della posa di una prima pietra o del varo di una nave, ma altrettanto simbolica. Ne ricavo, se avete pazienza, due considerazioni. La prima sul rovesciamento di ruolo tra giovani e vecchi; la seconda sul logorìo degli oggetti di consumo, che ormai, come le rose, durano lo spazio di un mattino. Dunque, nella Sala Verde di Palazzo Chigi è stato inaugurato un bel progetto, madrina era Franca Ciampi, che poi ha fatto clic su un computer e il progetto ha preso il via.
Si chiama NonnOnLine: Generazioni in rete", è promosso dalla Commissione nazionale della parità con la Presidenza del Consiglio e la Pubblica istruzione, e consiste in corsi di alfabetizzazione informatica. Ha spiegato Silvia Costa, presidente della Commissione: «C'è un nuovo tipo di analfabetismo, quello di chi non sa usare il computer; colpisce soprattutto gli anziani e, tra questi, le donne».
È la prima volta nella storia che i giovani insegnano ai vecchi. Con reciproco vantaggio, come so bene io che ci sono passata.
La signora Ciampi ha detto di aver regalato un paio d'anni fa il computer ai suoi nipoti, ma ora esso sembra loro antiquato come un dinosauro e insistono per averne uno nuovo. E ha concluso: «Se penso che io ho da cinquant'anni la stessa bicicletta...». Ecco un'abitudine cara ai vecchi e odiosa ai giovani. Noi siamo per conservare le cose e farcele durare a forza di cure e riguardi; essi sono per l'usa e getta. Così impongono il mercato, la gara del possesso, la sazietà, la noia.
Ma i vecchi
giochi resistono
Alla mania consumistica odierna la quale, più aiutata dalla tecnica e dallelettronica che non dalla fantasia, crea ogni giorno nuovi giocattoli per divertire i bambini, ma anche per far spendere ai genitori, ecco una risposta concreta e significativa.
Da Avvenire (8 dicembre 00)
Tutti giù per terra, vince il girotondo. Un manrovescio sferrato proprio dai bambini a ogni sorta di ipnotico passatempo della nostra epoca. Si, perché nella hit-parade ludica compilata dallAccademia del gioco dimenticato, il giro-girotondo batte tutti. I cento giochi e giocattoli da sottrarre allestinzione li hanno votati 100 mila piccoli, compilando le schede degli animatori al termine di ogni pomeriggio di gioioso sfogo. Lelenco completo è presentato a Milano il 23 dicembre con tutte le dritte per costruire e godersi questi divertimenti semplici, consultabili anche in Internet al sito www.mybestlife.com/giocodimenticato. Al secondo posto nelle preferenze degli under 10 si classifica invece la sempreverde altalena, seguita dal triciclo, biglie di vetro e cavallo a dondolo. Dal sesto al decimo posto, assistiamo poi alla rivincita dellaquilone, dello scivolo, dellorsetto, della palla e del salto alla corda.
LAssociazione sta cercando di strappare dal degrado uno dei tanti giardini dimenticati di Milano: uno spazio verde da adottare e dedicare a quei bambini che vorranno imparare a giocare a biglie o a boccette.
SORPRESA
TRA LE DUNE
Un
uomo si era perduto nel deserto e si trascinava da due giorni
sulla sabbia infuocata. Era ormai giunto allo stremo delle sue
forze. Improvvisamente vide davanti a sé un mercante di
cravatte. Non aveva con sé nientaltro che cravatte, e
cercò subito di venderne una al poveruomo, che stava
morendo di sete.
Con
la lingua impastata e la gola riarsa, luomo gli diede del
pazzo: si vende una cravatta ad uno che muore di sete?
Il
mercante alzò le spalle e continuò il suo cammino nel deserto.
Alla
sera, il viaggiatore assetato, che strisciava ormai sulla sabbia,
alzò la testa e rimase allibito. Era nel piazzale di un lussuoso
ristorante, con il parcheggio pieno dautomobili, una
costruzione grandiosa, assolutamente solitaria, in mezzo al
deserto. Luomo si arrampicò a fatica fino alla porta e,
sul punto di svenire, gemette:
Da
bere, per pietà!
Desolato
signore
-rispose
il compostissimo portiere-
qui
non si può entrare senza cravatta!
don Lorenzo
Una
storia a Natale
è
sempre bello ascoltare,
basta
non scambiare il Natale
con
una storiella da recitare
Tutti
noi abbiamo da imparare
da
ciò che mille volte
ci
hanno fatto ascoltare.
Se
fosse venuto qui per la prima volta,
forse
la noia ci sarebbe tolta.
Ma
son duemila anni che festeggiamo,
e
quindi pensiamo di saper chi aspettiamo;
ma
son duemila anni che abita tra noi,
e
ancora non abbiamo capito
che
siamo figli suoi.
Il
Vangelo, lo sappiamo,
la
risposta ci può dare,
ma
persi nella fretta,
non
sappiamo più gettare i nostri occhi
oltre
ciò che a prima vista ci appare!
E,
concludendo, come quel tale
la
rima voglio saltare
per
essere papale papale:
Anche
se Cristo nascesse mille
o
diecimila volte in Betlemme,
a
nulla ti gioverà se
non
nascesse almeno una volta
nel
tuo cuore.
don Lorenzo
| Da Lunedì 18 a Venerdì 22 |
Ø
Ore 17:30 momento di riflessione e di preghiera per tutti
i fedeli in preparazione al Natale. La Messa
vespertina viene anticipata alle ore 17:00- |
| Sabato
23 |
Ø
Ore 10:00 ~ 16:00 ~ 21:00 Celebrazioni penitenziali
comunitarie con possibilità della confessione
individuale. Ø
Ore 18:00 Santa Messa festiva. |
| Domenica
24 IV di Avvento |
Giornata
conclusiva dellAvvento di Fraternità con lo
sguardo sullAfrica Ø
Ore 8:00 ~ 10:00 ~ 11:30 Santa Messa -È
soppressa la messa vespertina- Ø
Ore 24:00 Santa Messa Natalizia della Notte. |
| Lunedì
25 Santo Natale |
Ø
Ore 8:00 Santa Messa Natalizia dellAurora. Ø
Ore 10:00 ~ 11:30 ~ 18:00 Santa Messa Natalizia
del Giorno. |
| Martedì
26 Santo Stefano |
Ø
Ore 8:00 ~ Ore 10:00 ~ 11:30 ~ 18:00 Santa Messa. |
| Sabato
30 |
Ø
Ore 18:00 Santa Messa festiva. |
| Domenica
31 Sacra Famiglia |
Ø
Ore 8:00 ~ Ore 10:00 ~ 11:30 ~ 18:00 Santa Messa. Nella Messa delle 11:30 gli sposi che
nellanno giubilare hanno celebrato il Matrimonio (o
il Battesimo della loro creatura) o festeggiano il 5°,
il 10°, il 25°; il 50°
anniversario della loro
unione coniugale, rendono grazie a Dio. Nella Messa delle 18:00 tutta la
comunità partecipa alla Messa di ringraziamento a
chiusura dellanno. |
| Lunedì
1° gennaio Consacrazione a Maria Madre di Dio |
Giornata
Mondiale della Pace Ø
Ore 8:00 ~ Ore 10:00 ~ 11:30 ~ 18:00 Santa Messa. |
| Venerdì
5 |
Ø
Ore 16:00 Il Vescovo chiude in Duomo lanno
giubilare con una solenne concelebrazione. in
parrocchia è soppressa la messa vespertina- |
| Sabato
6 Epifania del
Signore |
Giornata del Dono con offertorio comunitario Ø Ore 8:00 ~ Ore 10:00 ~ 11:30 Santa Messa. Ø
Ore 18:00 Chiusura dellAnno Giubilare: Santa Messa
solenne. |
| Domenica
7 |
Ø
Ore 8:00 ~ Ore 10:00 ~ 11:30 ~ 18:00 Santa Messa. |
| Sabato
13 |
Ø
Ore 21:00 nel Salone Parrocchiale: Non Saranno
famosi Rassegna dilettantistica di componimenti
poetici, di canti, pitture, sculture
|