Buona Pasqua 2000

Testimoni di Cristo Risorto

L'abbiamo visto Risorto:

PASQUA GIUBILARE: un'occasione forte per rinverdire la fede e la speranza e testimoniarne i segni attraverso la carità. È l'augurio a tutti i fedeli da parte dei sacerdoti.

La decima Beatitudine

Pasqua, ogni anno che torna, mi porta il ricordo di un anziano sacerdote della mia terra d'origine (Bergamo) che all'appuntamento settimanale del catechismo ai giovani, parlò una sera della trasfigurazione di Gesù. Per lui quell'episodio era l'aperitivo della Pasqua eterna, cui si sentiva lui stesso chiamato. Dicendo che il volto di Cristo "brillava come il sole" e "le sue vesti erano divenute candide come la neve", ci si aspettava quasi che "una nube luminosa lo avvolgesse con la sua ombra" e si sentisse quella voce che diceva "Questi è il Figlio mio prediletto". Lo raccontava come se fosse appena disceso dal Tabor con i tre apostoli che avevano assistito alla scena, per cui il principale, Pietro, era esploso con la frase: "È bello per noi stare qui". Più che altro sembrava avvertisse che quella di Gesù era la sorte cui si sentiva destinato insieme con i suoi "carissimi figlioli", per sempre.

Qualcuno aveva osato interromperlo per chiedergli se proprio questa sarebbe divenuta un giorno la condizione perenne di chi aveva scelto d'accompagnarsi al Nazareno nella tortuosa via della croce, che è poi la via della volontà di Dio, lastricata dalla mitezza e dalla carità. E lui si era accalorato per dire che sì, noi eravamo tutti, se in queste condizioni, destinati a una trasformazione non solo spirituale, ma del nostro stesso corpo, in una realtà luminosa, frutto e riflesso della stessa luminosità di Dio. Perché Pasqua aveva significato questo per Gesù e lo doveva significare per noi, quando saremmo venuti a contatto con la morte, questo misterioso e per molti oscuro portale di ingresso nella vita eterna, che, appena socchiuso, ci avrebbe abbagliato di splendore, mai prima d'allora sperimentato.

Quando arriva Pasqua, ricordo quest'episodio e la frase che spesso ripeto con i miei fratelli di fede: "Credo nella risurrezione della carne", ma mi riscopro, ahimè, nipote lontano di quel primo Tommaso che ha spinto Cristo a proclamare quella che G.F. Ravasi chiama la "decima beatitudine", cioè: "Beati quelli che pur non avendo visto, crederanno".

Noi veramente non abbiamo visto nelle mani del Risorto il segno dei chiodi, ne' abbiamo posto la mano nel suo costato, ma, che dico? Manco il terremoto e la pietra rotolata abbiamo udito, come non abbiamo visto il sepolcro vuoto, le bende per terra e il sudario piegato in un luogo a parte; ma ci siamo fidati sulla parola, sia pure con prove storiche di molto peso; e, come tanti altri, abbiamo fondato la nostra vita e la nostra opera su questa certezza, pur senza aver visto. Per questo già tanti nostri fratelli sono nel regno dei beati e dei martiri e sembrano dirci: "Credete, se volete che la vostra vita abbia un senso e un futuro. Non rivivrete solo per qualche anno nella memoria di chi vi ha amato, rivivrete nel costato del Crocifisso - Risorto, per sempre". Don Arturo

Bussate e vi sarà aperto

In questo tempo di Giubileo si fa un gran parlare di penitenza, conversione, indulgenze, pellegrinaggi...In questo caotico microcosmo , mi affido ad una novella, perché è il sorriso che permette di fare i ragionamenti seri.

Un ladro arrivò alla porta del cielo e cominciò a bussare: "Aprite!" , gridava.

San Pietro, che custodisce le chiavi del Paradiso, udì il fracasso e si affacciò alla porta.

"Chi è là ?" .

"Io" disse il ladro. "E chi sei tu?".

"Un ladro. Fammi entrare in Cielo".

"Neanche per sogno. Qui non c'è posto per i ladri".

"E chi sei tu per impedirmelo?".

"Sono l'apostolo Pietro !".

"Ti conosco! Tu sei quello che per paura ha rinnegato Gesù. Io so tutto, amico".

Rosso di vergogna, san Pietro si ritirò e corse a cercare san Paolo: "Paolo, va tu a parlare con quel tale alla porta".

San Paolo mise la testa fuori dalla porta:

"Chi è là ?".

"Sono io, il ladro. Fammi entrare in Paradiso!".

"Qui non c'è posto per i ladri".

"E tu chi sei che non vuoi farmi entrare?".

"Io sono l'apostolo Paolo".

"Ah, Paolo! Tu sei quello che cercava i cristiani per farli ammazzare. E ora sei in Paradiso !".

San Paolo arrossì, si ritirò confuso e raccontò tutto a San Pietro.

"Dobbiamo mandare alla porta l'evangelista Giovanni - disse San Pietro- Lui non ha mai rinnegato Gesù. Può parlare con il ladro".

Giovanni si affacciò alla porta e disse:

"Chi è là ?".

"Sono io, il ladro, lasciami entrare in Cielo".

"Puoi bussare fin che vuoi, ladro. Per i peccatori come te, qui non c'è posto!".

"E chi sei tu, che non mi lasci entrare ?".

"Io sono l 'evangelista Giovanni"

"Ah, tu sei un evangelista. Perché vuoi ingannare gli uomini? Voi evangelisti avete scritto nel vangelo: "Bussate e vi sarà aperto, chiedete e otterrete". Sono due ore che busso e chiedo, ma nessuno mi apre. Se busso e chiedo vuol dire che sono un ladro pentito. Aprimi la porta e fammi entrare subito in Paradiso, altrimenti torno immediatamente sulla terra e racconto a tutti che hai scritto bugie nel vangelo".

Giovanni divenne rosso dalla vergogna e fece entrare il ladro in paradiso.

Che questo Giubileo sia tempo propizio per capire che non possiamo rifiutare agli altri ciò che pretendiamo da Dio, proprio perché a Pasqua ci viene ricordato che: sulla croce il dolore e la morte entrano in Dio, per amore dei senza Dio.

don Lorenzo

Caritas

Qualche suggerimento

Se cominciamo sottovoce a recitare lentamente il Padre Nostro e riflettiamo sulle singole parole, quando arriviamo a "dacci oggi il nostro pane quotidiano e rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori" senz'altro si affacciano alla mente i temi di quest'anno giubilare:

Questi argomenti apparentemente sembrano essere due temi distinti, ma se si associano alla preghiera del Padre Nostro e allo spirito cristiano di carità, si fondono, fino a risultare un unico grande tema.

Infatti, come paese evoluto economicamente, dobbiamo ammettere le nostre colpe di sfruttamento verso i popoli che abitano i paesi più poveri e di conseguenza l'unica cosa logica che ci sia concessa fare per sollevare almeno in parte le nostre colpe è rimettere le quote del debito italiano. Ma come fare?

Oltre che con la raccolta di fondi -indubbiamente necessaria- ci dobbiamo adoperare affinché come esseri umani, ma soprattutto come popolo di Dio, si faccia da cassa di risonanza su questo tema, aumentando la sensibilizzazione di tutti.

Questo vale anche per la pena di morte. E come? Facendo attenzione alla vita in tutte le sue forme ed anche alla sua qualità. Giungere ad abolire la pena di morte è doveroso, ma usando i mezzi giusti, perché non è umanamente accettabile ne cristiano il detto di Machiavelli "il fine giustifica i mezzi". Il male è vicino all'animo umano e per combatterlo si può usare -oltre alla preghiera- anche l'anno dell'educazione alla legalità. Così anche in Italia, dove ufficialmente la pena di morte non esiste, si potrebbe pensare di combattere il crimine con intelligenza; per esempio cominciando a ridurre i tempi di attesa per i processi giudiziari, usando uguale peso e uguale misura con tutti (europei ed extracomunitari), trattando da esseri umani anche i clandestini, rispettando a facendo rispettare le leggi in vigore, facendo della detenzione un mezzo rieducativo, dando meno rilievo sui mezzi di informazione alle notizie scandalistiche e alle trasgressioni che possono far nascere complessi di imitazione soprattutto nei giovani.

Il Gruppo Caritas di Santa Croce a Quinto partecipa alle intenzioni di quest'anno giubilare confidando nell'aiuto di Cristo in croce.

Manuela Pierazzini.

Il giubileo dei giovani:

un piccolo impegno per l'anno santo

La Giornata Mondiale della Gioventù (G.M.C) si terrà a Roma dal 15 al 20 agosto 2000.

Ciò che rende speciale questo periodo è che tanti giovani che non si conoscono sono chiamati a vivere insieme un periodo di preghiera riflessione e svago.

Questi pellegrini faranno tappa a Firenze dal 10 al 14 agosto; in questo periodo entriamo in scena noi, come?

Donando ospitalità! Offrendo un piccolo angolo della nostra casa per non farli sentire soli, ma parte di una chiesa che non conosce limiti di frontiere.

Chi potesse mettere a disposizione in casa propria un letto, o fosse anche solo disponibile a dare una mano in parrocchia per l'accoglienza, è pregato di segnalare la propria disponibilità a don Lorenzo (( 055442753) o a Rossella ((055450531).

Se qualche giovane volesse partecipare alla G.M.C non deve fare altro che passare in parrocchia!

Come chiudere questo articolo?

Permettere il pellegrinaggio ad un fratello è già essere pellegrino con lui, grazie a tutti quelli che apriranno le loro case.

Rossella & Antonella

 

Gli Appelli del Giubileo

Se le campagne per la riduzione del debito ai paesi poveri e l'abolizione della pena di morte in tutti i paesi sono l'impegno di tutta la chiesa italiana, ci sono due proposte che interessano particolarmente la chiesa locale e specificamente il Vicariato di Sesto~Calenzano:

1. Il Centro Caritas san Martino è un grosso impegno. Non possiamo seriamente pensare di realizzarlo noi da soli come comunità di Santa Croce. Ma, insieme alle altre parrocchie del Vicariato, col sostegno della Caritas Diocesana e con altre istituzioni religiose e laiche, sì. Occorre però che anche la nostra parrocchia si mobiliti. L 'esperienza della chiesa nuova ci suggerisce di inventare iniziative, proposte, sottoscrizioni, per garantire frutti abbondanti anche se non sufficienti. Spazio alla fantasia allora e... alla generosità. Anche il "segno" della colletta mensile in chiesa -la terza domenica del mese- vuole essere uno stimolo a rinfrescare l'impegno che il Giubileo ha fatto nascere.

2. I tre pellegrinaggi programmati a Monte Senario (dom. 28 maggio), a Bocca di Rio e al Duomo. Ai pellegrinaggi si chiede di partecipare numerosi e ognuno di essi verrà predisposto con una preparazione appropriata.