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Il Natale e i “poveri” di casa nostra...

 

Si va ripetendo da quel triste e terrificante 11 settembre scorso che da allora è cambiato il mondo e la vita: l’immagine – e la realtà – della distruzione delle due torri gemelle ha creato un senso di insicurezza negli Americani e in tutto il mondo, suscitando paure ed ansie ed evidenziando realtà rimaste per la maggior parte della gente molto velate: come le sperequazioni economiche, le nuove forme di schiavizzazione e di sfruttamento, le violenze e le ingiustizie esercitate sui deboli e sui poveri.

“Perché – mi viene da chiedere – tradurre questo “cambiamento” solo con prese di posizioni gravi e piene di incognite, con decisioni costose di vite umane innocenti, e non estenderlo (o restringerlo) invece a un ambito più limitato, alla portata delle nostre responsabilità personali, familiari, di quartiere? Cominciamo per esempio dal modo con cui possiamo vivere il Natale prossimo. Sgomenti e terrorizzati da quelle “immagini”, disorientati da minacce oscure e indecifrabili, sospinti dall’ansia di dover cercare sicurezza, perché non lasciarci interrogare e metterci in discussione dalla domanda semplice e profonda: “Perché il Natale? Che significato ha questa festa che ritorna sempre “uguale” in questo contesto così cambiato?”

Il Consiglio Pastorale Parrocchiale ha cercato di rispondere a questa domanda proponendo alla comunità ecclesiale e al Quartiere stesso di vivere il Natale di quest’anno guardando con occhio più attento e con cuore più sensibile alle realtà in cui siamo immersi, ai poveri, ravvisandoli soprattutto in questi ambiti o direzioni: gli immigrati, i malati, i genitori in difficoltà educative.

Questo richiamo all’attenzione ai poveri cosa ha da spartire con la festa di Natale? Moltissimo, anzi i poveri, i piccoli, i sofferenti sono un tutt’uno con il Natale di Gesù. Se ci pensiamo bene solo se si è capaci di “contemplare” a lungo Gesù Bambino nella grotta di Betlemme, l’attenzione ai poveri diventa spontanea, naturale, sincera e… operosa. Come del resto l’attenzione ai poveri perché sia sincera e … operosa, non può non attingere dalla “contemplazione” del “presepio” la sua genuinità e il suo sostegno continuo.

Si riconosce allora che il Natale cristiano ci rinvia al Natale autenticamente umano, cioè all’attenzione al fratello: l’attenzione verso di lui induce a immedesimarsi della sua situazione, a comprenderlo, a passare nei suoi confronti, dalla prestazione di qualche servizio all’avvio di una relazione, una relazione che aiuta a cogliere i valori di cui il fratello è portatore, e apprezzare le diversità quando esse siano soltanto sfaccettature degli stessi valori. La relazione fraterna può comportare anche la revisione delle nostre prestazioni, dei nostri servizi, delle nostre “opere buone”. La relazione quando è autentica purifica il nostro sguardo, lo allarga verso orizzonti più vasti: non considera l’altro come un rivale o un concorrente, ma come un fratello, anzi di più, come Cristo stesso… “l’avete fatto a me” (Mt 25,20).

“Anche tu sei mio fratello… —dice una canzone per bambini di qualche anno fa— Anche se non ti conosco so che tu sei mio fratello, figli della stessa pianta, fiori dello stesso prato.

L’acqua che tu bevi il giorno nasce dalla stessa fonte, in mezzo allo stesso vento vediamo lo stesso tramonto. Lo stesso cielo è su noi. I miei giochi sono uguali ai tuoi.”

don Mario Usubelli