Scegliere la condivisione

Predisporsi al Natale con uno spirito di maggiore attenzione, accoglienza, condivisione nei confronti di chi sta vivendo momenti difficili per sé o per i propri cari, significa non delegare a una sorta di anonima comunità il compito di prendersi cura delle solite o delle emergenti difficoltà, ma farsene carico personalmente e creare un clima di sensibilità in tutte le persone che ci vivono dintorno. Impegno non facile in una realtà individualista come l’attuale nostra società che corre freneticamente alla ricerca di un “di più” che ci si illude di trovare sempre per sé, per migliorare le proprie condizioni di vita solitamente già discreta e non lasciarci disturbare da chi senza colpe personali è meno fortunato di noi. Dio invece è dalla parte dei poveri e degli esclusi. Il Gesù di Betlemme si è assimilato a loro fin dalla nascita e non cambierà politica fino alla morte. In tutto ciò che dice e fa, Gesù vuol sempre essere la “figura” di Dio che è amore di ogni uomo, vicinanza a ciascuno. È questo il centro che qualifica tutti i comportamenti di Gesù: ogni uomo è amato da Dio; ogni uomo “conta”. La predilezione di Gesù per i poveri di ogni specie (poveri di soldi, di salute, di prestigio) non è disprezzo dei beni o dei ricchi, ma scelta di uguaglianza. Dio non ha creato uomini superiori e inferiori, donne con più diritti o meno diritti. La predilezione dei poveri è stata per Gesù lo specchio della scelta di Dio, perciò una comunità cristiana che non facesse propria la medesima scelta, sarebbe una comunità che, anziché svelare il volto evangelico di Dio, lo oscura. Un vero peccato teologico che riguarda Dio, non semplicemente un’incoerenza morale.

Teniamo presente che questo comportamento di Gesù non fu qualcosa di scontato, ma al contrario qualcosa di profondamente innovatore, addirittura scandaloso. Un fariseo non poteva essere ospite di un individuo appartenente alla classe degli “uomini della terra” (i contadini), non poteva frequentare i pagani, i pubblicani, i peccatori. Negli ambienti dei dottori della legge circolava questo detto: “Un ignorante non può sfuggire al peccato e un uomo dei campi non può essere pio”. Si comprende quanto la scelta di Gesù abbia irritato e scandalizzato. Gesù ha detto di evitare gli scandali (Mt 18, 67), ma egli stesso non ha esitato a suscitare alcuni tipi di scandalo: lo scandalo delle sue origini (Betlemme) della sua prima giovinezza (Nazareth) lo scandalo di guarire in giorni di sabato, lo scandalo dell’accoglienza degli esclusi, lo scandalo della croce.

E non si può non annotare che la vita di Gesù fu itinerante e quindi necessariamente povera e insicura. Decidersi per i poveri non è solo porre i poveri al centro dell’attenzione, né soltanto cercarli, aiutarli e amarli, ma addirittura vedere il mondo dalla loro angolatura. Questo è per noi il senso vero della condivisione.

Don Arturo Usubelli