La Caritas È
Solidarietà
Don Arturo
Adesso si parla
tanto di "solidarietà". Cambiano i termini con cui si
esprime, ma la sostanza rimane quella, da Cristo in poi. E la
carità-virtù rimane sempre legata all'espressione: "Io
amo te (anche se non lo meriti), perché non voglio
perdere Lui", Lui che ha amato tutti, anche i suoi
nemici e ci ha insegnato a fare altrettanto. Non c'è
solidarietà umana veramente affidabile, se non vien fatta
derivare dalla carità di Cristo. Vale anche per gli atei,
perché Dio lavora in tutti.
Per cui l'impegno
caritativo è strutturale per la comunità umana e lo è ancor
più per la comunità cristiana. Una vera
"globalizzazione" deve estendere l'attenzione ai più
deboli di tutto il pianeta, e a tutto luomo, a tutti i suoi
diritti, che sono qualcosa di più di una faticosa sopravvivenza
fisica, già poco garantita per molti, ma si estende a una
giustizia equanime per tutti, a un diritto di vivere e morire in
dignità, valido per ciascuno. Bisogna globalizzare la carità,
se pur partendo dall'economia, ma ricordando che ciascuno di noi
vale assai più di quel che pesa in termini finanziari,
anagrafici, culturali, estetici e di rendimento. Vale perché è
uomo. "Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico
" Chi ? può essere chiunque. "
e incappò
nei briganti che lo spogliarono
lasciandolo mezzo
morto
invece un Samaritano lo vide, gli si fece vicino, gli
fasciò le ferite. ..". (Lc 10,30 e 33-34).
È tutto il
contrario di ciò che vorrebbe una certa filosofia liberista che
della libertà si fa stendardo, ma in realtà nasconde gli
egoismi di chi sfrutta il suo dominio economico e politico per
lasciare alla deriva milioni di esseri umani meno fortunati e
più sfruttati, sempre a vantaggio della ricchezza dei più
pochi. Di "mezzi morti" è omai piena la terra,
mentre i "vivi" miliardari studiano il modo di
diventare sempre più ricchi. Dio non si è soltanto fatto uomo,
si è fatto povero ed era il Signore dell'universo. Oggi, chi è
così ricco di carità da condividere con i poveri di mezzi, i
suoi beni, come ha fatto Lui?
Ma anche il modo
di donare è spesso più importante del dono stesso. Un favore
fatto con malagrazia, un'elemosina data con fastidio, perdono
il loro valore. Non è vero che la forma non conti nulla rispetto
al contenuto. Ci sono dei rischi anche nella carità. Ne cito
solo due: il sottile piacere della superiorità, dell'apparire e
dell'ipocrisia; e il limitarsi a "fare" carità
senza "essere" carità. È ciò che capita
quando si soccorre chi è lontano, trascurando chi è vicino. E
Bruno Maggioni dice che "questo avviene facilmente se la
carità diventa organizzazione, ma perde le relazioni, se è
efficiente nel rispondere ai bisogni, ma è carente nell
accoglienza.
A conferma, Enzo
Bianchi della comunità di Bose, chiama "carità
presbite, quella di quanti fanno azioni d'amore lontano, a
distanza, e magari in famiglia o nel proprio ambito di vita
quotidiana non riescono ad avere gesti d'amore concreto con la
moglie, il marito, i figli, il povero nel quale si
imbattono.
Perché se Dio è amore, la carità, prima
di essere un dono agli altri, è Dio che si fa dono in chi la
vive.