Accoglienza della Verità

 di don Arturo

Dovrei dire qualcosa sui gruppi d’ascolto che quest’anno affrontano con me i temi proposti dai capitoli 1-11 della Genesi, secondo le indicazioni ricevute a livello diocesano. Ma di questi gruppi conosco soprattutto gli animatori che vedo quindicinalmente, accompagnati da alcuni altri fedeli volonterosi che vi si aggregano. Per me è un incarico simpatico e gratificante, per loro non è certo privo di difficoltà per la materia che vi si tratta, ma soprattutto per il moltiplicarsi di impegni che oggi la vita comporta.

Ci si può comunque compiacere di fronte al fatto che, a scadenze fisse, in due orari distinti, persone giovani e adulte scelgano di partecipare a questi incontri con interesse e fedeltà. A loro volta poi, esse diventano portatrici nei rispettivi gruppi, di un messaggio che quest’anno offre, come sempre, alcune difficoltà, ma, in compenso, rettifica in molti le superate interpretazioni relative ai grandi fatti descritti come inizio della storia dell’umanità, di cui non va cercata l’esattezza storica, impossibile da ricostruire, ma il senso che queste narrazioni hanno in relazione al progetto di salvezza di Dio sull’uomo e sul mondo.

Per molti, legati ancora a vecchie concezioni acquisite sui banchi di catechismo a livello infantile, a tante cose narrate e ripetute per tradizione, si offre oggi la possibilità di autentiche e interessanti scoperte che colmano quel vuoto o quell’incredibilità di certe narrazioni rimaste per anni in aperto conflitto con i ritrovati storici e scientifici moderni. Anche questa è una forma “d’accoglienza” della verità, oltre che delle persone con cui si fa gruppo. Ed è in linea con il tema di questo “Messaggio”.

Non confido certo sulla mia né sull’altrui capacità di trasmettere la fede attraverso un semplice, se pur valido, approfondimento culturale. So benissimo che ci sono stati santi, cresciuti con le loro antiquate credenze, più che sufficienti ai fini della loro salvezza. Ma ritengo che ogni mezzo fornitoci da Dio per giungere alla verità, va utilizzato, perché poi in definitiva quel che conta non sono i mezzi, ma il fine: la scoperta o conferma dell’infinita grandezza e amore di Dio, realizzata preferibilmente in comunione con altri fratelli di fede.

Sì, perché un tempo si riteneva, anche a livello pedagogico, che la cosa più importante fosse il mezzo per realizzare certe attività, quelle che “solo tu puoi fare, ma non puoi farle da solo”. Oggi il discorso cambia. Le attività, comprese quelle culturali-religiose, sono un mezzo per realizzare qualcosa di più importante delle stesse. Fare gruppo, non circolo chiuso, ma comunità, per scoprire insieme i doni che Dio ci ha fatto e che ci fa, diventa il fine di ogni attività. E si scopre d’incanto che la ragione dell’essere amici non può essere che Lui. In questo senso è necessario che per ogni gruppo, per tutta la comunità, più che le varie iniziative, a dar ragion d’essere uniti, non siano le idee né le attività, ma una persona: Cristo. Soprattutto così, è bello che sia Natale.