Accoglienza
della Verità
Dovrei dire qualcosa sui gruppi
dascolto che questanno affrontano con me i temi
proposti dai capitoli 1-11 della Genesi, secondo le indicazioni
ricevute a livello diocesano. Ma di questi gruppi conosco
soprattutto gli animatori che vedo quindicinalmente, accompagnati
da alcuni altri fedeli volonterosi che vi si aggregano. Per me è
un incarico simpatico e gratificante, per loro non è certo privo
di difficoltà per la materia che vi si tratta, ma soprattutto
per il moltiplicarsi di impegni che oggi la vita comporta.
Ci si può comunque compiacere di fronte
al fatto che, a scadenze fisse, in due orari distinti, persone
giovani e adulte scelgano di partecipare a questi incontri con
interesse e fedeltà. A loro volta poi, esse diventano portatrici
nei rispettivi gruppi, di un messaggio che questanno offre,
come sempre, alcune difficoltà, ma, in compenso, rettifica in
molti le superate interpretazioni relative ai grandi fatti
descritti come inizio della storia dellumanità, di cui non
va cercata lesattezza storica, impossibile da ricostruire,
ma il senso che queste narrazioni hanno in relazione al progetto
di salvezza di Dio sulluomo e sul mondo.
Per molti, legati
ancora a vecchie concezioni acquisite sui banchi di catechismo a
livello infantile, a tante cose narrate e ripetute per
tradizione, si offre oggi la possibilità di autentiche e
interessanti scoperte che colmano quel vuoto o
quellincredibilità di certe narrazioni rimaste per anni in
aperto conflitto con i ritrovati storici e scientifici moderni.
Anche questa è una forma daccoglienza della
verità, oltre che delle persone con cui si fa gruppo. Ed è in
linea con il tema di questo Messaggio.
Non confido certo
sulla mia né sullaltrui capacità di trasmettere la fede
attraverso un semplice, se pur valido, approfondimento culturale.
So benissimo che ci sono stati santi, cresciuti con le loro
antiquate credenze, più che sufficienti ai fini della loro
salvezza. Ma ritengo che ogni mezzo fornitoci da Dio per giungere
alla verità, va utilizzato, perché poi in definitiva quel che
conta non sono i mezzi, ma il fine: la scoperta o conferma
dellinfinita grandezza e amore di Dio, realizzata
preferibilmente in comunione con altri fratelli di fede.
Sì, perché un tempo si riteneva, anche a
livello pedagogico, che la cosa più importante fosse il mezzo
per realizzare certe attività, quelle che solo tu puoi
fare, ma non puoi farle da solo. Oggi il discorso
cambia. Le attività, comprese quelle culturali-religiose, sono
un mezzo per realizzare qualcosa di più importante delle stesse.
Fare gruppo, non circolo chiuso, ma comunità, per scoprire
insieme i doni che Dio ci ha fatto e che ci fa, diventa il fine
di ogni attività. E si scopre dincanto che la ragione
dellessere amici non può essere che Lui. In questo senso
è necessario che per ogni gruppo, per tutta la comunità, più
che le varie iniziative, a dar ragion dessere uniti, non
siano le idee né le attività, ma una persona: Cristo.
Soprattutto così, è bello che sia Natale.