Non ci ha lasciati orfani
Molti di noi - lo si dovrebbe dire di tutti i
battezzati credono e speriamo non solo a parole
che Cristo è veramente risorto e lo credono in virtù di
unesperienza vivente di Cristo che non sanno o non
ricordano più come sia sorta. Forse perché leggendo o
ascoltando il vangelo ci rendiamo conto di quanto è vera la
frase pronunciata dagli inviati dai farisei per arrestarlo e
ritornati senza averlo potuto fare: Mai un uomo ha parlato
come parla questuomo! (Gv 7,46). Ma per quanto
esaltanti per tutti, le sole parole non potevano far partire il
contagio della Verità che avrebbe illuminato le menti di tante
persone lungo i secoli, aiutandole a superare le prove della vita
e la tentazione che assale chiunque vive una lunga attesa senza
scoprire spiragli di luce che gli garantiscano luscita dal
tunnel. Neanche il moltiplicarsi dei segni prima e
dopo la risurrezione, potevano da soli donarci questa
fondamentale certezza, che è servita a dare tanta forza agli
apostoli da indurli a solcare le distanze di quel mondo incredulo
e distratto che a tutto poteva credere fuorché alla risurrezione
di un morto, come poi avvenne di fronte alla presuntuosa
sicurezza degli ascoltatori di Paolo allAreòpago di Atene.
Né parole che mai orecchio umano udì, né fatti che potevano
al massimo mettere in stato di fibrillazione i cuori più
semplici o quelli più esigenti, spiegano un evento come questo e
il suo diffondersi nello spazio e nel tempo. Del resto
lavevano già intuito quei molti della folla
che dicevano Il Cristo, quando verrà, potrà fare segni
più grandi di quelli che ha fatto costui? (Gv 7,31). Non
può certo bastare una buona dose di capacità a stupirsi, intesa
come regressione infantile o arresto di crescita, per
giustificare una diffusione che ha coinvolto nei secoli miliardi
di esseri umani, che solo la fede nel Cristo vivente ha sostenuto
nelle prove, tra cui le più cruente, come quelle dei martiri.
No, la fede nella resurrezione di Cristo nasce
dallinfamia della croce e dalla garanzia, sigillata nel
sangue, derivante dalla sua promessa indefettibile: Non vi
lascio orfani. Ritornerò da voi (Gv 14,18); nasce cioè
dalla certezza dellAmore.
I figli possono rinnegare il padre. Si dice che la nostra
generazione è orfana di padri, perché ne ha emarginato e
distrutto la figura e le idee. Sembra che non ci possano più
essere padri per dei figli ribelli impegnati solo a distruggere
la memoria e leredità. Ma il padre non ha abbandonato i
figli, né i fratelli di quella famiglia disgregata e allo
sfascio per il moltiplicarsi delle tante follìe. Lultima
parola chiude il cerchio congiungendosi alla prima. Dio ci ha
voluti per amore e per amore non può lasciarci orfani. Non è la
fede in definitiva che ci salva, neanche la speranza in un mondo
migliore, ma lamore. Il suo naturalmente, ma anche il
nostro per Lui. Il discepolo che Gesù amava è il primo a
credere nella risurrezione, ci dice il Vangelo (Gv 20,8), e la
donna che per prima riconosce il risorto dallaccento con
cui pronuncia il suo nome, è colei che lo ha amato di più (Gv
20,16).
Quindi è lamore che ci porta a credere nella
risurrezione. Ed è lamore per Cristo che giustifica la
festa di Pasqua.