ß Natale 2004

Accogliere il Messia

S

appiamo bene, e in fondo al cuore ne soffriamo tutti, come i richiami del consumismo riempiano lo scenario di queste giornate natalizie e finiscano per abbagliare i desideri più puri e genuini in mille banalità, che poco o nulla hanno a che vedere con l’annuncio festoso degli angeli, che ha acceso la notte dei pastori di una luce e di una conoscenza assolutamente nuove.

In un contesto di vita fatta spettacolo e scoop sempre più invadente, la scena del Natale, la scena di questo Bambino debole e indifeso, riesce difficile alla comprensione umana spesso tanto superficiale e distratta: come vedere in Lui il Salvatore, il Signore della storia, il Salvatore dell’umanità, il rivelatore del mistero dell’uomo?

È un salto davvero “culturale” che bisogna saper affrontare per riconoscere la “verità” del Natale, scoprirne, stupefatti, almeno qualche aspetto e non ridurre il tutto a qualche pio sentimento o a qualche superficiale emozione.

Ancora una volta ci viene in aiuto la Parola di Dio. Cogliamo dal Vangelo di Luca alcune maniere emblematiche che meglio descrivono e illustrano lo stile, il modo e lo spirito della accoglienza del Messia.

C’è innanzitutto la “maniera del pastori”. Povera gente! Gente di scarsa affidabilità religiosa perché il lavoro li teneva lontani dall’insegnamento impartito nelle sinagoghe e li ostacolava nell’osservanza delle minuziose prescrizioni della legge. L’evangelista Luca, al contrario, ce li presenta con una serie di verbi che caratterizzano un atteggiamento interiore di ricerca e di scoperta della verità: “Andiamo”; “andarono senza indugio”; “trovarono”; “videro”; “riferirono ciò che del bambino ere stato loro detto”; “se ne tornarono glorificando e lodando Dio”  (Lc 2,15-20).

L’altro atteggiamento annotato con cura da Luca è quello della Madre di Gesù, la quale “serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore” (Lc 2,19). Maria è la donna del silenzio meditativo, che mette a confronto le parole dei profeti con i fatti, che vive la beatitudine di coloro “che ascoltano la Parola con cuore buono e perfetto e la custodiscono” (Lc 8,15).

I Pastori e Maria ci portano l’identico messaggio: persone povere, socialmente ignorate, sono ora “attraversate dalla grande luce” ed entrano così nel movimento più autentico del Natale: il canto della lode, la gioia della comunione.

Possa il loro modo di accogliere il Messia orientare le nostre scelte nello scenario abituale del conflitto tra la luce e le tenebre, tra la distrazione e l’attenzione, e facciano di noi degli operatori di pace e di comunione, degli annunciatori del divino apparso nella povertà, dei suscitatori di lode e di luminoso stupore.

Allora l’augurio di Buon Natale e di Buon Anno che amiamo esprimere attraverso il “Messaggio” a tutte le persone del Quartiere, non apparirà un gesto formale e quasi scontato, ma il “Messaggio” che annunzia l’evento più importante e più umile della storia, evento che dà senso e direzione al nostro cammino.

 

Oroscopo” cristiano del 2005

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rmai molta gente vive nella preoccupazione di continuare a perdere certezze e incolumità. I tempi del benessere sembrano svanire nella nebbia. La moda d’aspettare spensieratamente l’anno nuovo tra botti e bottiglie di spumante forse conterà sempre meno, oppure servirà per illudere…

L’anno che sta per concludersi ci ha riservato tante sorprese negative. Tragedie di mamme e bambini che muoiono vittime incolpevoli di una violenza infinita, gente giovane e generosa che, in cerca di lavoro, muore sulle carrette del mare; grandi sconvolgimenti atmosferici e ambientali che seminano morte e distruzioni; terrorismo che esplode nei momenti e nei luoghi dove la gente si ritrova e cammina…

Ci chiediamo: il nuovo anno come sarà? Esistono in qualche parte criteri alternativi per costruire una specie di “oroscopo” verace del nuovo anno?

I cristiani dovrebbero introdurre almeno questo criterio. Anzi potremmo addirittura metterlo subito in pratica, perché effettivamente capace di dare speranza a uomini, donne e bambini e di costruire un mondo migliore.

Per esempio, potrebbero tracciare l’“oroscopo” del nuovo anno a partire dalla citazione di un grande poeta indiano: Tagore. Non era cristiano, ma conosceva bene i salmi biblici e i vangeli.

Questo grande poeta un giorno aveva scritto: “Ogni bambino viene al mondo portando il messaggio che Dio non si è ancora stancato della nostra umanità!”.

Mi viene in mente questa frase quando celebro il battesimo dei bambini – quest’anno quarantuno oltre a due adulti –. Credo che contribuisca a tenere viva la speranza.

A ben pensare, la stessa frase potrebbe essere applicata anche all’anno che sta per iniziare.

Perché non inserire nei nostri pensieri anche quello suggerito da Tagore? L’anno 2005 viene a noi con questo messaggio: ci viene donato un nuovo anno da vivere perché: “Dio non si è ancora stancato di questa umanità!” Quanto è vero!

La speranza, in fondo, è sapere che lo Spirito Santo non è assente dai fatti che avvengono in questo mondo. Noi cristiani sappiamo che proprio Lui è impegnato in prima persona a trasformare il male in bene; a far sì che domani sia meglio di oggi.

 

XX° Giornata Mondiale della Gioventù

(Colonia, 16-21 agosto 2005)

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ell’estate 2005, tutti i giovani del mondo sono invitati ad “incamminarsi” verso Colonia, dove sarà celebrata la ventesima GMG con il Santo Padre. Il tema che farà da guida per questo evento è tratto dal Vangelo di Matteo, dall’esperienza dei Re Magi: “Siamo venuti per adorarlo”.

La GMG e’ un invito forte a vivere un’ esperienza intensa di preghiera, di amicizia con Gesù Cristo e tra loro, in diverse parti del mondo (ricordiamo tra le altre Denver, Roma, Toronto…)

E’ lo stesso Giovanni Paolo II° ad invitarci a questo incontro: “Ascoltare Cristo e adorarlo porta a fare scelte coraggiose, a prendere decisioni a volte eroiche. Gesù è esigente perché vuole la nostra autentica felicità… Sono tanti i nostri contemporanei che non conoscono ancora l’amore di Dio, o cercano di riempirsi il cuore con surrogati insignificanti… Cari giovani, la Chiesa ha bisogno di autentici testimoni per la nuova evangelizzazione: uomini e donne la cui vita sia stata trasformata dall’incontro con Gesù; uomini e donne capaci di comunicare questa esperienza agli altri. La Chiesa ha bisogno di santi. Tutti siamo chiamati alla santità, e solo i santi possono rinnovare l’umanità. Incontrandovi a Colonia, imparerete a conoscere meglio alcuni di loro… Carissimi giovani, incamminati idealmente verso Colonia, il Papa vi accompagna con la sua preghiera”.

A dicembre ci siamo già incontrati una prima volta per condividere il significato e insieme l’organizzazione di questa proposta. Invitiamo anche te! Abbiamo fissato alcuni appuntamenti di preparazione, presso la Chiesa, per i giovani (dai 16 anni compiuti). Noi ci saremo: speriamo possa accettare anche tu questo invito… ci vediamo il 19 gennaio 2005, alle ore 21 in Chiesa.

PS: se sei un navigatore di internet, e vuoi conoscere meglio questa esperienza, puoi visitare il sito della GMG, www.gmg2005.it.

È stata anche allestita una bacheca presso la Chiesa con informazioni e riflessioni utili

Don Giacomo

 

Parrocchia educatrice di pace

La parola è talmente gettonata che parlare di pace sembra accendere un cerino in pieno giorno. Eppure il tema continua ad essere di una attualità estrema. Ed è naturale e doveroso allora che anche la Comunità cristiana ponga una continua attenzione al problema della pace e non lo consideri un accessorio alle tematiche pastorali ma fondamentale. Scriveva don Tonino Bello, l’indimenticabile Vescovo morto undici anni fa: “la pace non è una delle mille cose che la Chiesa evangelizza, non è uno scampolo del suo vasto assortimento, non è un pezzo fra i tanti del suo repertorio, ma è l’unico suo annuncio. È il solo brano che essa è abilitata a interpretare.”

L’affermazione sembra radicale ed esagerata, ma non lo è se vediamo l’apostolo Paolo esprimere quasi un titolo cristologico nella lettera agli Efesini: “Cristo è la nostra pace” e poco dopo esortare i credenti a “propagare il vangelo della pace” (Ef 6,15).

Se questo vale per la Comunità cristiana nel suo complesso, la Chiesa, vale altresì per la parrocchia che è il luogo dove essa si concretizza e realizza: la Chiesa “qui ed adesso…”

Evidenziamo alcuni aspetti che qualificano il suo ruolo di educatrice alla pace, che sono emersi, anche nelle varie riunioni del Consiglio Pastorale parrocchiale dedicate al “volto missionario della parrocchia”.

Uno, forse il primo, è la sua irrinunciabile vocazione a farsi carico di tutti coloro che vivono nell’ambito del territorio in cui è situata. A differenza di altre forme di evangelizzazione, la parrocchia è chiamata a non trascurare nessuno mettendo in atto ogni energia e fantasia pastorale.

Un secondo aspetto nasce dalla comunione che è componente essenziale di ogni comunità. Quello che vediamo un po’ ovunque nel mondo è la divisione e la contrapposizione: la scandalosa disparità tra la moltitudine di chi ha poco o nulla e la minoranza di chi ha molto e più del dovuto; una pericolosa crescente ostilità tra le culture e diverse visioni del mondo; il ritorno inquietante alle posizioni di forza fra le nazioni; il muro contro muro nelle fazioni e raggruppamenti politici; la violenza diffusa nella nostra società.

Ma “Cristo è la nostra pace, perché ha abbattuto il muro di divisione, facendo di due un popolo solo, nella sua croce” e questo ci è dato di sperimentare nella Chiesa, dove pur diversi l’uno dall’altro, siamo tutti uniti nella carità, perché è per la misericordia di Dio che siamo stati salvati e non c’è nessun motivo che giustifichi separazione o divisione.

Il modello di una parrocchia resta quello della “convivialità”, quello incarnato da Gesù  che vive per tre anni coi discepoli, tanto diversi l’uno da l’altro e non sempre pronti a comprenderlo e a seguirlo e li chiama e li tratta da amici.

E prima ancora della “convivialità” il modello di una parrocchia resta quello dell’“accoglienza”.

Il Vangelo ci presenta Gesù sempre in mezzo ai malati, agli zoppi, i ciechi e i sordi (categorie di persone cui non era concesso di entrare nel Tempio), i lebbrosi, gli emarginati, i messi al bando dalla convivenza sociale.

Di emarginati ce ne sono anche oggi, e non pochi.

Penso agli immigrati che in questi anni hanno sperimentato sospetto e rifiuto, sentimenti duri a morire ancora oggi; alle persone risucchiate nel tunnel della tossicodipendenza che vengono considerate irrimediabilmente perdute; agli ex-carcerati che trovano chiuse tutte le porte perché segnati da una condanna che si portano appresso…

Ci chiediamo guardandoci attorno: c’è posto per questi nostri fratelli e sorelle nella nostra vita? Siamo disposti a fare loro spazio nei nostri cuori prima ancora negli ambienti del nostro complesso parrocchiale e nella nostra casa?

La beatitudine evangelica: “beati gli operatori di pace perché saranno chiamati figli di Dio” vale per ogni cristiano personalmente, ma vale altrettanto e più ancora per la Comunità cristiana che è la parrocchia chiamata ad essere nel territorio in cui vive un’esperienza comunitaria e significativa per gli uomini e le donne di oggi che cercano pace.

 

Parrocchia Missionaria – ovvero “la fabbrica della speranza”

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lcune brevi riflessioni al margine di quanto è emerso nel dibattito del Consiglio Pastorale:

Contesto

· viviamo in un contesto caratterizzato da una presenza massiccia e invadente dei mezzi di comunicazione che veicolano messaggi in genere “urlati” e volti a mettere in risalto gli aspetti più negativi e preoccupanti dei problemi trattati;

· in conseguenza le persone tendono a “chiudersi” nel loro ambito per il timore che il mondo “esterno” – così pieno di cose brutte e pericolose – possa irrompere nella loro vita

· gli estranei – talvolta persino i vicini di casa – vengono percepiti come un pericolo o una seccatura; non parliamo poi delle persone “diverse” come gli immigrati (non solo extra-comunitari!).

Parrocchia

· nell’ambito parrocchiale le relazioni tra le famiglie che frequentano la messa è forse più cordiale, ci sono anche belle esperienze di amicizia che si protraggono e si approfondiscono negli anni;

· la caritas parrocchiale è una realtà importante per il nostro quartiere e dà una bella testimonianza di come sia possibile stabilire rapporti di sostegno con le persone in difficoltà – anche se non si può pretendere che risolva tutti i problemi sociali!;

· da anni il Consiglio Pastorale – anche a livello Vicariale (Sesto-Calenzano) – si interroga su come sia possibile “allargare” la cerchia della comunicazione anche alle persone che non frequentano abitualmente la Parrocchia;

· ecco nascere così la “pastorale occasionale” rivolta cioè alla accoglienza delle famiglie che si avvicinano alla parrocchia per qualche ricorrenza lieta (matrimoni, battesimi, sacramenti della iniziazione cristiana) o meno lieta (soprattutto per i funerali);

· si sono fatti notevoli sforzi per “accompagnare” le persone che vengono in Parrocchia a “cercare i Sacramenti”, ma si notano pochi frutti, almeno all’apparenza!

Prospettive

· nelle riflessioni di quest’anno - ma anche in quelle degli anni pastorali scorsi – emerge con sempre maggiore chiarezza l’esigenza di un atteggiamento “missionario” – volto cioè alla accoglienza delle persone, senza pregiudizi – nel segno del Vangelo che ci presenta Gesù che “mangia con i peccatori”;

· l’annuncio non può essere limitato ai momenti liturgici, dato che molte persone non li frequentano – anche se la liturgia deve diventare sempre più accogliente e significativa per chi vi partecipa;

· l’annuncio deve quindi passare per le famiglie, punto di contatto diffuso capillarmente e talvolta unico tra chi “frequenta” e chi no – solo che le famiglie che sentono la propria appartenenza alla comunità parrocchiale devono essere sostenute adeguatamente;

· soprattutto deve crescere la consapevolezza delle famiglie – ci si deve rendere conto che si è cristiani 24 ore su 24, non solo quando si va in Parrocchia!

· la vita “comune” degli sposi (non solo di quelli che vengono in chiesa!) è un dono straordinario per tutta la comunità – per tutta la Chiesa – infatti con il solo fatto di amarsi e di aprirsi a una vita comune senza prefissarne un termine essi sono sacramento dell’amore trinitario di Dio e dell’amore di Cristo per noi;

· l’amore per i figli – comune a tutte le famiglie del quartiere – è sacramento dell’amore paterno-materno di Dio Padre;

· i cosiddetti “itinerari” di catechesi – momenti di esperienza più che di “ascolto passivo” – devono essere quindi progettati con questa finalità: promuovere la consapevolezza di ciò che viene vissuto nella vita di famiglia, nella vita delle associazioni, del volontariato, del lavoro, ecc.;

· tutti i momenti di catechesi della Parrocchia dovrebbero diventare così “missionari”, nel senso che devono provare a ridonare speranza e prospettive nuove alle famiglie – a partire dai più piccoli;

· cerchiamo di trovare i modi e gli argomenti per fare “impegnare” i ragazzi, i giovani e gli adulti su temi concreti – solidarietà, ambiente, sviluppo compatibile, pace,... in modo da restituire la speranza di un mondo migliore alle famiglie che già partecipano alla vita della comunità;

· cerchiamo di far vivere alle persone una vita ricca di senso, nella consapevolezza che quanto di positivo emerge nei rapporti con gli altri è un segno dell’Amore che ci interpella senza sosta;

· cerchiamo di spingere non tanto verso una coerenza faticosa, ma verso una gioia stupita delle meraviglie che il Signore opera – anche attraverso di noi, anche malgrado noi – nell’arco di tutte le nostre giornate “feriali” e festive!

Paolo A.

Indetto dal Papa l’«Anno dell’Eucarestia»

A

lla notizia dell’indizione dell’Anno della Eucarestia e del suo inizio con l’Avvento, si sono affacciati alla memoria dei fedeli più “attenti” i diversi “anni” indetti da Giovanni Paolo II nel suo lungo pontificato.

“Anno Santo straordinario della Redenzione”; “Anno Mariano”; “Anno del Figlio, anno del Padre, anno dello Spirito Santo in preparazione del grande Giubileo”; “Anno del grande Giubileo per il passaggio del millennio”; “Anno del Rosario”…

Insieme alla… memoria dei vari anni proclamati si è percepito da taluni anche il timore di una indizione solo nominale, magari accompagnata da qualche iniziativa straordinaria o da qualche particolare manifestazione che finisse con l’interrompere quella “ordinaria quotidianità” che sembra essere il terreno di verifica più veritiera per misurare la propria vita cristiana.

Ma la scelta di Giovanni Paolo II di celebrare un anno dell’Eucarestia non vuole sovrapporsi o distrarre dal quotidiano.

Il Papa ci vuole condurre “alla povertà sublime e alla ricchezza umilissima di Gesù” – scrive un Parroco –.

Il Papa vuole ricondurre i credenti a quella “semplicità” che è conclusione e costante purificazione di un cammino interiore: credere all’Amore che è corpo-storia di Gesù offerto per noi, credere all’Amore che accogliamo nella fede, e che accogliamo nutrendoci dell’Eucarestia e sostando – avendo cioè il coraggio di perdere tempo – davanti a essa.

Nell’ultimo tratto del suo lungo pontificato, evidentemente malato e stanco, ma proprio per questo per primo purificato nella ricerca dell’essenziale, Giovanni Paolo II ai cristiani riconsegna il cuore del mistero cristiano: Cristo vivente nel mistero dell’Eucarestia.

Il suo pontificato si aprì con il grido-invocazione: “Non abbiate paura: aprite, anzi spalancate la porta a Cristo”. Giunto alla sua piena maturità il Papa grida e invoca come i discepoli di Emmaus “resta con noi, Signore!”. Impossibilitato quasi a camminare fisicamente, Giovanni Paolo II accompagna l’anno dell’Eucarestia con la metafora dei discepoli di Emmaus, che è tutta vissuta sulla strada, è tutta fatta di passi e movimenti. I passi desolati verso Emmaus, i salti esultanti verso Gerusalemme sono sostanzialmente indicati da Giovanni Paolo II come il nostro movimento instancabile nella ricerca e gioiosamente operoso dopo l’incontro. Il pane spezzato a Emmaus, nel quale i discepoli hanno riconosciuto il Signore, Giovanni Paolo II ce lo indica come l’unico “cuore” per la vita cristiana.

Il mistero dell’Eucarestia ci è consegnato ogni giorno come unico possibile punto di partenza per essere, vivere, sperare.

Per ricomprendere simile dono posto nelle nostre mani e per diventare poveri, semplici, essenziali sarà sufficiente un anno?

 

«Un laico esemplare», il messaggio del Papa

I

l messaggio di Giovanni Paolo II al card. Ennio Antonelli in occasione delle celebrazioni del centenario della nascita di Giorgio La Pira. Il messaggio è stato letto in Duomo dall'Arcivescovo di Firenze, il 5 novembre 2004, nella celebrazione per l'anniversario della morte del «sindaco santo».

Al Venerato Fratello

Il Signor Cardinale Ennio Antonelli
Arcivescovo di Firenze

Ho appreso con piacere che la Chiesa fiorentina intende commemorare con opportune celebrazioni il centenario della nascita di Giorgio La Pira, che fu stimato Sindaco di Firenze e figura esemplare di laico cristiano. Ho avuto già modo di ricordarlo, nello scorso aprile, in occasione dell'incontro con l'Associazione Nazionale dei Co-muni Italiani, riferendomi in particolare alla sua attività politica, sociale e amministrativa. Desidero, in questa felice circostanza, soffermarmi a considerarne brevemente il profilo spirituale.

In apparenza fragile, La Pira era dotato di grandi energie intellettuali e, morali, potenziate e affinate nel diuturno esercizio dello studio, della riflessione, dell'ascesi e della preghiera. Per natura intuitivo, si sentì chiamato a sviluppare il suo impegno di cristiano sulle orme di Gesù “mandato per annunziare ai poveri un lieto messaggio” (Lc 4,18). Occorreva sottrarsi alla “tentazione del Tabor", come egli la chiamava (cfr Diario, 14 sett. 1951), per scendere nella pianura della quotidiana dedizione alle tante esigenze del prossimo in difficoltà.

Dalla feconda tensione tra la contemplazione e l'azione, scaturisce la singolare fisionomia di quel laico cristiano tutto d'un pezzo che fu La Pira. Da lì deriva pure l'eredità spirituale che egli ha lasciato alla Chiesa di Firenze e all'intera Comunità ecclesiale. La sua è stata una spiritualità, per così dire, "immanente" all'attività quotidiana: dalla comunione eucaristica, alla meditazione, all'impegno culturale, all'azione sociale e politica, non v'era per lui soluzione di continuità. Egli sentiva fortemente la presenza della Santissima Trinità, che attraeva e raccoglieva l'anima sua nella contemplazione e nell'adorazione. "La radice dell'azione - egli scriveva - sta sempre qui; in questa 'estasi' dell'anima innamorata che versa lacrime dicendo al Signore: Dio mio, Signor mio! Dio mio e mio tutto!" (ibid). Perciò gli fu congeniale il motto "contemplata aliis tradere", appreso da san Tommaso d'Aquino e dalla scuola domenicana, che tanto contribuirono alla sua formazione.

Giorgio La Pira cercava luce e ispirazione per la sua orazione e la sua vita in Gesù risorto Signore della storia, appoggiandosi alla Chiesa Corpo di Cristo, sotto la protezione materna di Maria Santissima. La sua mente illuminata dalla fede fu capace di intuizioni premonitrici circa il cammino della Chiesa e del mondo, specialmente riguardo alla necessità della pace tra i popoli ed il superamento delle ideologie atee e materialiste.

Fedele al Magistero della Chiesa, ebbe il senso della laicità autentica e della giusta autonomia dei fedeli nell'ambito delle realtà secolari. Intese la funzione pubblica come servizio al bene comune, sottratto ai condizionamenti del potere ed alla ricerca del prestigio o dell'interesse personale.

Amiamo pensarlo ora, conclusa la sua vicenda terrena, definitivamente immerso nella contemplazione del Volto di Dio, quale cittadino di quella Gerusalemme del Cielo che tante volte indicò come modello della città terrena.

Preghiamo perché il suo esempio stimoli ed incoraggi quanti si sforzano di testimoniare con la loro esistenza il Vangelo nell'odierna società e si pongono al servizio degli altri, in modo speciale di quella "povera gente" che sempre ebbe in lui un amico sollecito e fedele.

Nell'affidarLe questi pensieri. Venerato Fratello, mi associo spiritualmente alle celebrazioni con cui la Comunità diocesana e quella civile di Firenze renderanno omaggio a questo indimenticabile servitore di Cristo e dell'uomo. L'onorarne la memoria spinga tutti a far tesoro dei suoi insegnamenti.

Con questo auspicio, invio di cuore a Lei e a quanti sono affidati alle Sue cure pastorali l'implorata Benedizione Apostolica.

Dal Vaticano, 1° Novembre, Solennità di Tutti i Santi

Joannes Paulus II

 

A Natale regala dignità, ma non solo a Natale

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on l’arrivo del Natale ci sentiamo tutti più buoni e per dare eticità al consumismo, cerchiamo regali che oltre a essere buoni, fanno anche bene. Questa è probabilmente la ragione per cui i prodotti del commercio equo e solidale sono così richiesti in questo periodo. Non fraintendetemi, non c’è nulla di male; anzi, ben venga un pensiero così altruista!

C’è chi però ha deciso di pensare agli altri tutto l’anno, o per lo meno per qualche mese. Da un gruppo di giovani di Sesto è nata l’Associazione “A testa in sud”, con lo scopo di promuovere i prodotti del commercio equo e solidale: sarà presente ogni sabato con un banco-vendita itinerante nel centro di Sesto (Piazza IV Novembre, via Cavallotti e Piazza del Comune) per farvi conoscere ottimi prodotti alimentari e di artigianato, darvi informazioni sul commercio equo e sui progetti finanziati.

Anche il gruppo missionario della nostra parrocchia ha aderito all’iniziativa, impegnandosi alcuni sabati pomeriggio dando la propria disponibilità all’attività del banco-vendita in centro.

L’associazione ha bisogno di tutti e di tutto, venite a visitare i banco-vendita e se siete interessati partecipate al progetto, perché sia ogni giorno Natale.

Silvia per il gruppo missionario

 

L’infinita vicinanza di Dio per noi.

N

on sono probabilmente tra i versi migliori del Manzoni, quelli del Natale. Ma nascono comunque da un’intensa e fedele meditazione della dolce notte descritta da san Luca e per rapidi avvisi ne sottolineano il senso profondo. Come quando, ad esempio, ricordano che l’angelo «non de’ potenti volgesi alle vegliate porte; ma tra i pastor devoti, al duro mondo ignoti, subito in luce appar», segnalando così la portata rivoluzionaria d’un evento che rovescia le logiche, aspettative e prospettive chiamando in primo piano, come mai era accaduto, il mondo dei semplici, degli umili, degli “ultimi” e tra breve riempiendo di tremore il cuore dei potenti, tipo Erode. Ma con quale attenzione il Manzoni debba aver letto e riletto la pagina del Vangelo di Natale lo dicono ancor meglio i due versi iniziali della quinta strofa: «Ecco, ci è nato un Pargolo, ci fu largito un Figlio», con quel “ci” trepidante che i commentatori, ahimé, non rilevano abbastanza, trascurando di dire che all’interno di esso si risente la potente significatività dell’espressione usata dall’angelo indirizzandosi ai pastori abbagliati dalla sua luce: «Oggi vi è nato nella città di Davide un Salvatore». Un dativo di vantaggio, direbbero le grammatiche; in realtà un moto di tenerissima sollecitudine, un perfetto preludio al messaggio d’amore che il divino fanciullo s’appresta a esplicare.

Per l’appunto su quel “vi” seminascosto tra le righe e quasi soverchiato, a non sapervelo scoprire tra i festoni d’angeli esultanti, abbiamo fatto sempre leva (possiamo confessarlo?) per le nostre rimeditazioni del Natale, derivandone tra l’altro una riflessione che osiamo ripetere a costo di autocriticarci. Questa, precisamente: che col Natale l’infinita lontananza di Dio s’è fatta per noi infinita vicinanza.

                                  Mario Pomicio

Giorgio baccini ~ Madonna del Cardellino

Giorgio Baccini  Madonna del Cardellino
NATALE  2004    “ATTRAVERSO LA PORTA”

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uest’anno, per le Festività Natalizie, la nostra Chiesa si adorna di un lavoro di grandi dimensioni realizzato alcuni anni fa da due classi della Scuola Media Pescetti.

È la riproduzione in grandezza naturale della Porta Nord del Battistero di Firenze, interpretata cromaticamente della fantasia e dall’estro degli allievi e allieve di allora, di seconda e terza media, alcuni dei quali della nostra Parrocchia e del nostro quartiere, ora in quarta e quinta superiore.

Il lavoro fu realizzato nell’ambito dell’educazione artistica, in occasione dell’apertura del Giubileo del 2000, ed esposto nella Pieve di San Martino nel Natale 1999.

La prima Porta del Ghiberti (ora verso via Martelli) inizialmente, e per venticinque anni, si trovava all’ingresso principale del Battistero (di fronte al Duomo) ed introduceva direttamente alla grande figura di Cristo Giudice (fu spostata e sostituita poi della “Porta del Paradiso” dello stesso Ghiberti).

L’esposizione di tale lavoro nella nostra Chiesa vuole riproporre e ripercorrere lo spirito originale con cui fu realizzata nel Rinascimento la Porta del Ghiberti.

Si arriva a Cristo (rappresentato nel grande mosaico dentro il Battistero) passando “attraverso la porta” che è Cristo stesso, gli episodi della sua vita, i suoi Evangelisti, i Dottori della sua Chiesa (rappresentati nelle ventotto formelle della Porta).

Crediamo e speriamo che le tante immagini, realizzate a suo tempo con pazienza e tenacia dai ragazzi e dalle ragazze di allora, così colorate e fresche, possano ancora una volta, entrando in Chiesa “attraverso la porta”, permetterci una “lettura” della vita di Cristo che ci conduca a Lui.

Vignetta di Vignazia.

 

 

 

Venerdì 24

I Sacerdoti durante la giornata sono disponibili per le Confessioni

ØOre 24:00 Santa Messa Natalizia della notte..

Sabato 25

Santo Natale

ØOre 8:00 Santa Messa Natalizia dell’Aurora.

ØOre 10:00 ~ 11:30 ~ 18:00 Santa Messa Natalizia del Giorno.

Domenica 26

Festa della

santa Famiglia

ØOre 8:00 ~ 10:00 ~ 11:30 ~ 18:00 Santa Messa.

Gli sposi presenti alle varie celebrazioni liturgiche

rinnovano insieme le promesse matrimoniali.

Venerdì 31

ØOre 18:00 Santa Messa di ringraziamento a chiusura dell’anno.

Sabato 1°

Gennaio

Divina maternità di Maria

Giornata mondiale della pace

ØOre 8:00 ~ 10:00 ~ 11:30 Santa Messa

ØOre 17:30 Recita del santo Rosario

ØOre 18:00 Santa Messa