Buona Pasqua 2004
Ad ogni Pasqua il Signore risorge
e
noi
con Lui.e noi
con Lui.
| L |
a riflessione che amo proporre ai fedeli
in occasione della Pasqua ha il
modesto e
ambizioso intento di servire a cogliere in qualche misura
il grande valore e significato di questa festa che per i
cristiani è la più solenne e la più importante.
È vero che
Si richiede a
tutti unattenzione e un impegno per non lasciarsi distrarre
da questi richiami e per andare, nella misura in cui
ci è concesso, al cuore della festa stessa.
La via da
percorrere non è nuova, ma è sempre valida per tutte le feste
cristiane e per tutte le stagioni della vita cristiana: è quella
di partecipare alle celebrazioni liturgiche dellintera
settimana santa: dalla Domenica delle Palme alla Pasqua di
Risurrezione. Linvito alla partecipazione, ovviamente,
sottende una partecipazione puntuale, attenta, raccolta,
concentrata, devota e interiormente attiva. La liturgia è la
strada maestra per penetrare il mistero cristiano. Se ci trova
distratti, assenti, lontani con la mente e con il
cuore, decade a culto esteriore, farisaico, senzanima,
proprio quel culto che abbiamo sentito stigmatizzare in tutta
La preparazione
alla Pasqua questanno è poi impreziosita dalla parola che
il Cardinale Piovanelli ci offrirà proprio nei primi tre giorni
della settimana santa (lunedì 5, martedì 6, mercoledì 7
aprile): quale migliore occasione per entrare o inoltrarsi nella
conoscenza del mistero pasquale?
Il Triduo
Pasquale.
Per intanto ci
sembra utile premettere qualche nota sul significato della Pasqua
e in particolare del triduo pasquale che è il momento forte
della vita della Chiesa perché è in esso che lintero
mistero pasquale è annunciato, attuato e fatto vivere.
Bisogna innanzitutto
cogliere lunità del mistero della pasqua: il triduo
infatti non è costituito da tre giorni considerati indipendenti
luno dallaltro, cioè non sono tre celebrazioni
separate, ma la celebrazione di un unico mistero, il
mistero di Cristo, crocefisso, sepolto e risorto. Il triduo, in
altre parole, è la stessa pasqua celebrata in tre giorni, dal
venerdì alla domenica.
È bene poi, per
la retta comprensione del mistero pasquale, tener presente alcuni
aspetti essenziali.
Inoltre non
dobbiamo considerare la redenzione in modo prevalentemente
negativo, come cioè liberazione dal peccato, ma
soprattutto come comunicazione di vita nuova di vita
divina. Levangelista Giovanni riferirà che Gesù
nellultimo giorno della festa (delle Capanne),
levatosi in piedi esclamò ad alta voce: Chi ha sete
venga a me e beva (7,37).
E la
comunicazione della vita divina, quale frutto della Pasqua,
avviene per noi in modo sacramentale perché Dio si adegua
alle nostre esigenze e usa segni e parole umane. Il mistero
pasquale di Cristo si è compiuto nella sua persona perché
avesse a compiersi in noi. Il Padre celeste ci ha tutti inclusi
nella morte e risurrezione di Gesù suo Figlio, per la nostra
salvezza. Il valore salvifico di tutte le azioni del Signore e
principalmente del suo mistero pasquale è stato legato per
disposizione divina ai segni sacramentali soprattutto
quelli del Battesimo , della Cresima e della Eucarestia, chiamati
appunto sacramenti pasquali o della iniziazione
cristiana.
È in virtù di
questi segni che costituiscono la pasqua sacramentale dei
cristiani che deve scaturire la pasqua da vivere nel quotidiano,
la pasqua morale, la santità cristiana che è santità
pasquale perché nasce dalla Pasqua di Cristo e rende
nostra
La santità
pasquale, che nasce dalla fede e dal Battesimo, esige che la
condotta morale sia una continua morte al peccato e agli egoismi
per vivere la vita nuova dei risorti in Cristo. La stessa morte
fisica perfeziona la morte sacramentale del Battesimo perché
porta a compimento lincorporazione a Cristo nel suo supremo
atto redentivo, dischiudendo la pasqua eterna del cielo.
Forse con queste
telegrafiche sottolineature ci è dato almeno di
sospettare la centralità della Pasqua di Cristo per
noi e far coincidere la nostra con la sua.
Segnerebbe una
capacità di resistenza ai vari richiami del mondo provenienti da
mille canali, ci condurrebbe a esperimentare la gioia della fede
cristiana e a rendere grazie a Dio.
Buona
Pasqua!
| N |
el mese di
febbraio, per iniziativa diocesana, si sono svolti cinque
incontri settimanali sul tema: "L'anno liturgico. Celebrare
il mistero di Cristo nei ritmi del tempo", a cui hanno
partecipato alcuni fedeli della nostra comunità. Gli spunti
da cogliere attraverso le parole dei vari relatori, tra cui anche
Mons. Claudio Maniago, sono stati tanti e coinvolgenti: sono
stati spazzati via gli eventuali dubbi che la liturgia possa
essere considerata un fatto essenzialmente estetico e
tradizionale, o se non proprio così, comunque da rimanere chiuso
tra le quattro mura della chiesa, privo di risonanze nella vita
quotidiana. E' apparso anche come il cristiano sia inserito con
la sua esperienza personale nella storia del mondo di cui sa
valorizzare tutti gli aspetti, anche quelli che comunemente vengono
considerati negativi, mostrando ancora oggi, dopo oltre 2000
anni, la novità e l'anticonformismo che l'evento Cristo ha
dato al pensiero di chi crede in Lui. In particolare mi riferisco
alla concezione cristiana del tempo che, forse non ci abbiamo mai
fatto caso, è molto diversa da quella che la società in cui
viviamo ci impone. 
Sull'entità
tempo hanno scritto e pensato da sempre filosofi, grandi
scienziati e matematici, se non proprio con l'intenzione di
fermarlo, perlomeno con la speranza di farlo rallentare un po'
nel suo percorso inesorabile verso una fine. La nostra
società del consumismo, dell'immagine, dell'efficienza
percepisce il trascorrere del tempo come un passo in più verso
la vecchiaia; un regredire in condizioni di inutilità e a volte
addirittura di peso per un'umanità che ci vorrebbe sempre nel
pieno delle forze. Il nostro e' spesso un mondo che si affanna
per corrispondere a questi schemi, che si arrovella per inventare
sotterfugi capaci di ingannarlo, questo tempo che passa, facendo
finta di non sapere che inganna ciascuno di noi stessi. Da questo
punto di vista l'attuale società non è molto diversa da quella
degli antichi pagani che offrivano sacrifici al terribile
"dio tempo" per accattivarselo e tenerlo a freno.
La venuta di
Cristo rovescia per chi crede in Lui questo modo di pensare ed è
una rivoluzione sostanziale, conseguenza della Resurrezione.
L'impegno e il desiderio del cristiano è la sequela, camminare
dietro e verso il Signore. Questo cammino si svolge nel breve
arco di una vita umana che ha un inizio e un fine, così
come il grande arco della Storia in cui ogni vita è inserita.
Ecco quindi che per il cristiano il tempo acquista un nuovo
valore, diventa sacro, importante, degno d'attenzione e di
rispetto, perché in esso si compie il cammino della salvezza.
L'anno liturgico
è un pezzo di strada su questo cammino. I suoi ritmi, scanditi
dall'Eucarestia domenicale, vengono incontro al nostro bisogno di
rigenerarci in Cristo, di essere da Lui spinti, sorretti e
guidati nel nostro procedere, di confrontarci con i fratelli di
fede, di lodare il Signore, di sentirci inseriti nella Chiesa.
Questi ritmi alimentano, anzi sono il nostro cammino.
Allora la liturgia per il cristiano non può essere un
"optional" o un affare di secondo piano, ma è un
"a priori" irrinunciabile, il contesto nel quale la
comunità vive e cresce, è la vita stessa che si dipana nel
tempo.
Da qui le
infinite conseguenze pratiche. Mi piace citarne una: tanto
rispetto e ammirazione per i nostri vecchi e per ogni ruga che
segna il loro volto perché è indice di strada percorsa verso
Dio. Penso al volto di Madre Teresa.
Gloria F
Il Cristiano e
limpegno politico
| È |
questo un argomento di riflessione
sempre attuale quanto stimolante. Tra tante angolature di approfondimento
possibili, mi piace andare alla ricerca di figure che in questo
ambito spiccano per la forte testimonianza offerta. Lanno
in corso presenta una ricorrenza in questa direzione molto significativa:
ricorre infatti il centenario della nascita di Giorgio
La figura di
Non si tratta, in queste righe, di
ricostruire una biografia, ma di evidenziare in quali modi
concreti
Mi sembra
opportuno comunque partire dalla definizione di cristiano,
che in
Una
caratteristica evidente dellimpegno profuso da 
Diretta
conseguenza di quanto detto sopra è la caratteristica
del dialogo, la capacità di
La capacità di
parlare con tutti, ma conservando sempre la propria identità,
senza timori e senza remore anche quando questo significava
andare contro tendenze, considerate da larghi strati
dellopinione pubblica, irreversibili punti di arrivo di un
progresso culturale e sociale. Così, risalta la grande
testimonianza, di un articolo che
Mi sembra
importante rilevare che in tutta la sua vita politica
Vorrei concludere
sottolineando solo un ultimo aspetto: quello di
Giorgio
Enrico
B.
| S |
i è svolto in
questo periodo un percorso di approfondimento e di riflessione su
La tappa finale
del percorso dei diversi incontri già effettuati è prevista per
mercoledì 14 aprile alle ore 21:15 presso lAuditorium Stensen
Viale don Minzoni, 25/C Firenze, e prevede
il confronto con chi amministra il Comune di Firenze,
Il cammino di una
riflessione già iniziata e che deve continuare sulla famiglia
| A |
nche la nostra comunità parrocchiale,
attraverso il suo organo rappresentativo che è il Consiglio
Pastorale, ha avviato la riflessione e la discussione su uno dei
temi che costituiscono i nodi della pastorale della Chiesa oggi
in Italia e che il nostro Vescovo ha richiamato in diverse
occasioni: la famiglia (accanto al tema della parrocchia e della
pastorale giovanile).
Il tema, è
superfluo ribadirlo, è di immensa complessità per tante
ragioni: deve coniugare la fedeltà alla Parola di Dio con
lattenzione alle situazioni sempre nuove e diverse a cui la
famiglia è sottoposta; deve tener conto che la famiglia
destinataria della evangelizzazione è insieme chiamata ad essere
soggetto di evangelizzazione; che la famiglia, mentre ha bisogno
di essere sostenuta, difesa, aiutata, ha in sé delle infinite
risorse e potenzialità per imprimere un volto e uno spirito
umano allintera società e alle sue istituzioni spesso
aride e burocratiche. Ancora, il discorso o la riflessione sulla
famiglia comporta il problema della preparazione al matrimonio
(sia civile che religioso), della creazione e formazione della
famiglia stessa e dell«accompagnamento» lungo il suo
cammino lastricato di difficoltà e, per fortuna, anche di
soddisfazioni e gratificazioni: difficoltà che di volta in volta
si chiamano lesperienza del dolore, delle malattie,
lassistenza ai genitori spesso anziani e non
autosufficienti; gratificazioni e soddisfazioni, che i figli
procurano, il sostegno prezioso se non addirittura necessario che
i nonni sono sempre pronti a portare, per non parlare poi delle
problematiche che ogni coppia e ogni famiglia vive al suo interno
nei vari momenti o stagioni della vita.
Che fare in mezzo
a questo mare di problemi e, per fortuna, anche di risorse e
potenzialità?
Il ricorso alla
preghiera e allaffidamento alla grazia di Dio e al suo
Spirito di sapienza per i cristiani dovrebbe considerarsi
scontato: ma forse e senza forse non lo è sempre, e non sempre
in misura sufficiente.
E poi?
Consapevoli di trovarci di fronte a una infinita varietà di
situazioni e altrettanto consapevoli dei nostri limiti in mezzo a
tante urgenze, cercheremo di individuare e privilegiare certe
scelte, di misurare le nostre risorse preoccupandoci in primo
luogo e soprattutto di farci fedeli compagni di cammino per
poterci sentire sono parole del Concilio realmente
e intimamente solidali con il genere umano e la sua storia
(Gaudium et Spes 1). Crediamo fermamente che
l«accompagnamento», testimonianza visibile e concreta di amore
e di solidarietà (che non rifiuta, anzi impiega le risorse e le
tecniche che le varie scienze presentano) costituiscono
laiuto più atteso, più efficace e il più utile per
tutti, oggi.
Il prosieguo delle riflessioni nelle varie
sedi ecclesiali (parrocchia, vicariato, diocesi), ci auguriamo,
possa portare anche a delle scelte meglio definite oltre che
concrete.
| C |
onsiderando la
limitata consistenza del gruppo missionario, cogliamo l'occasione
per invitare caldamente adulti e giovani ad unirsi a noi, perché
abbia maggior incisività nel tener sveglio lo spirito cristiano
in tutti. Quest'anno, per questa ragione, ci siamo chiesti quale
poteva essere il nostro contributo alla pastorale parrocchiale.
Oltre ad aggiornare periodicamente la bacheca "La finestra
sul mondo", abbiamo pensato di programmare incontri mensili
nelle varie classi di catechismo, chiedendo la collaborazione per
questa attività ai ragazzi del dopo-cresima. Con i bambini
abbiamo affrontato e affronteremo argomenti diversi legati
all'educazione alla mondialità, attraverso linguaggi e giochi
adatti alla loro età.
Qualche giorno
dopo lincontro con la quarta elementare, nell'ora di
catechismo nella quale si stava parlando del significato della
parola benedire, una bambina è intervenuta dicendo: "Se
benedire significa «dire bene di Dio», questo è ciò che hanno
fatto con noi quei ragazzi del gruppo missionario l'altro
giorno!"
Spesso i bambini
con spontaneità, semplicità ed intelligenza, riescono a
cogliere prima e meglio di noi adulti, la dimensione missionaria
del cristiano.
Questo piccolo
episodio che la catechista ci ha raccontato, ci ha provocato e
stimolato: troppe volte cerchiamo «le parole e le attività
giuste» perdendo tempo, scordandoci di «benedire Dio» con e
tra gli altri. È questa l'unica preoccupazione che ogni
cristiano dovrebbe avere per vivere la propria Missionarietà!
Cogliamo
loccasione anche per richiamare l'attenzione su una realtà
assurda che Suor Silvana ha fatto presente alla nostra comunità:
il problema dei farmaci. Da diversi anni molte organizzazioni non
governative che operano nel Sud del Mondo denunciano la
difficoltà di reperire farmaci essenziali e hanno messo in
evidenza come in questi paesi si muore in gran parte per
patologie infettive facilmente curabili nei nostri paesi.
Nell'ultimo aggiornamento della bacheca "
Come gruppo
missionario crediamo sia importante approfondire questo tema,
attraverso il dialogo con suor Silvana per recepire le sue
necessità nella sua attività sanitaria, e con uno scambio di
idee con tutta la comunità per trovare modalità che ci
permettano di aiutare in modo sempre più efficace la missione
della suora e per educarci maggiormente ad una mondialità più
equa e solidale.
Il
Gruppo Missionario
Brandelli di commento al
grande evento Pasquale
| S |
econdo una
pittoresca espressione del rituale ebraico, il banchetto pasquale
è un «gozzovigliare con gioia» perché Dio ci ha tratti
dalla schiavitù alla libertà, dalla miseria alla gioia, dal
lamento al giubilo, dalle tenebre alla grande luce, dalla
oppressione alla liberazione. Appoggiare il gomito a un
cuscino di seta, segno di libertà, assaggiare la marmellata di
mele, pere e fichi in cui è sciolto un po di mattone
tritato, evocazione dei lavori forzati egiziani, spezzare gli
azzimi, pane dellafflizione, versare le dieci
gocce di vino che ricordano le piaghe dEgitto, mangiare
lagnello, benedire il calice del memoriale
inghirlandato di fiori, cantare i salmi dellHallel pasquale
(Salmi 114-118) sono i momenti più intensi di un rito che in
alcuni aspetti è stato vissuto anche dallebreo Gesù di Nazaret
duemila anni fa.
Per il credente
sono vere le parole di uno dei celebri Pensieri di Pascal:
Gesù sarà in agonia fino alla fine del mondo, non bisogna
dormire durante questo tempo.
È da
duemila anni, Signore, che qui i tuoi passi sanguinano
scriveva in una lirica il poeta francese Pierre Emmanuel.
Ma davanti agli
occhi degli evangelisti è presente soprattutto il celebre
oracolo del profeta Zaccaria: Esulta grandemente figlia di
Sion, giubila, figlia di Gerusalemme! Ecco, a te viene il tuo re.
Egli è giusto e vittorioso, umile, cavalca un asino
Farà
sparire i carri di Efraim e i cavalli da Gerusalemme, larco
di guerra sarà spezzato, annunzierà pace alle genti. Il
re Messia che ha distrutto gli armamenti e che porta la pace, shalom,
abbandonati i cavalli, equipaggiamento tipicamente militare,
avanza sullasino, la cavalcatura dei re in tempo di pace.
Una leggenda di grande
valore simbolico racconta che ai piedi della croce di Cristo
fosse sepolto Adamo. Il sangue di Cristo dalla Croce scendeva sul
cranio del padre di tutti gli uomini, purificandolo dal male.
Potremmo citare ancora da Pascal questo dialogo tra
luomo e il Cristo: Se tu conoscessi i tuoi peccati,
ti perderesti danimo Allora mi perderò
danimo, Signore. No! Perché i tuoi
peccati ti saranno rivelati nel momento in cui ti saranno
perdonati.
È qui che
possiamo ripetere in pienezza il piccolo credo che
Paolo, scrivendo ai cristiani di Corinto dichiara di aver
ricevuto e di trasmettere fedelmente: Gesù
Cristo è morto per i nostri peccati secondo le Scritture e fu
sepolto. È risorto il terzo giorno secondo le Scritture e apparve
(1Cor 15,3-5). Perché, come incessantemente ripete la
predicazione cristiana, Cristo non ha chiuso qui, alla frontiera
della morte, la sua esistenza. Langelo ha gridato alle
donne: Perché cercate fra i morti colui che è vivo? Non è
qui, è risorto (Lc 24, 6).
Il nostro viaggio
pasquale deve, perciò, continuare sulla strada del piccolo
villaggio di Emmaus. È curioso che gli scrittori non si siano
ancora accordati sullidentificazione esatta di quel
villaggio citato dallevangelista Luca (cap. 24) per una
delle più famose apparizioni del Cristo risorto: tre o quattro
località si contendono questo onore. Forse tale molteplicità
potrebbe essere assunta come segno. Infatti la strada e il
villaggio di Emmaus sono anche in ogni luogo ove i cristiani
vivono la loro fede: lincontro con il Cristo risorto
avviene infatti, per quei discepoli e per noi, quando
In questo senso
può essere ancora valido lo sferzante appello che il filosofo
tedesco Friedrich Nietzsche, uno dei più alti e traumatici
rappresentanti del moderno rifiuto di Dio, ha lasciato ai
cristiani e ci lascia tuttora: Se la buona novella della
vostra Bibbia fosse anche scritta sul vostro volto, voi non
avreste bisogno di insistere così ostinatamente perché si creda
allautorità di questo libro: le vostre opere, le vostre
azioni dovrebbero rendere quasi superflua
È il caso di
ripeterci a vicenda la stessa domanda: Cè in ciascuno di
noi il richiamo di fede che ha guidato tutti i santi? Cè
da parte nostra questo riconoscimento che ha portato i grandi
della fede e della carità a intravedere nel volto di Cristo,
sfigurato dal dolore, quello di tanti fratelli deformati dalla
rassomiglianza con il Figlio di Dio, fatto uomo per essere
limmagine di Dio stesso Crocifisso
, ma poi Risorto e
trasfigurato allalba del terzo giorno?
don
Arturo Usubelli
Nei giorni di lunedì
5, martedì 6, mercoledì 7 aprile, si svolge il triduo
straordinario di ascolto della Parola di Dio. A trasmetterla
sarà Sua Eminenza il Cardinale Silvano Piovanelli, che pur
impegnato in una ininterrotta attività pastorale di annuncio e
formazione, ha saputo ritagliarsi queste tre pomeriggi-sere per
la nostra comunità che è quindi invitata a ritrovarsi numerosa
e raccolta.
Il Vescovo nella prima giornata parlerà dellEucarestia culmine di tutta lazione della Chiesa (ore 18), e fonte da cui promana tutta la sua virtù (ore 21); nella seconda di Gesù crocifisso (ore 18) e della risposta delluomo al suo amore (ore 21); nella terza della Pasqua di Gesù (ore 18) e della nostra Pasqua (ore 21) che è il Sacramento del Battesimo per i piccoli e della Riconciliazione per gli adulti. Ad ogni meditazione seguirà un momento di riflessione personale e di preghiera comunitaria. Cè solo da auspicare che siano tanti i fedeli giovani e adulti a valorizzare una occasione tanto preziosa.