Testimoni credibili di Gesù Cristo
Cari fedeli,
Natale è alle porte e questa pagina, come ogni anno, è dedicata al reciproco scambio di auguri perché la vita di ciascuno diventi sempre più una vera testimonianza della speranza che è in noi: Gesù Cristo, Figlio di Dio incarnato, risorto per la nostra salvezza.
È stato del resto il tema fondamentale del recente convegno di Verona. Il Cardinale Presidente nel discorso conclusivo ha sottolineato come l’impegno principale, perché le comunità ecclesiali non si chiudano nell’autoreferenzialità o nella sovrastruttura organizzativa, sia quello di vivere un autentico e profondo rapporto con Dio.
A questo proposito citava le parole pronunziale dall’allora Cardinale Ratzinger a Subiaco nell’aprile 2005 : “Ciò di cui abbiamo soprattutto bisogno in questo momento della storia sono uomini che, attraverso una fede illuminata e vissuta, rendano Dio credibile in questo mondo. La testimonianze negative di cristiani che parlavano di Dio e vivevano contro di Lui ha oscurato l’immagine di Dio e ha aperto le porte dell’incredulità. Abbiamo bisogno di uomini che tengono lo sguardo dritto verso Dio, imparando da lì la vera umanità. Abbiamo bisogno di uomini il cui intelletto sia illuminato dalla luce di Dio e a cui Dio apra il cuore, in modo che il loro intelletto possa parlare all’intelletto degli altri e il loro cuore possa aprire il cuore degli altri. Soltanto attraverso uomini toccati da Dio, Dio può far ritorno presso gli uomini.”
La testimonianza di Cristo risorto, viene fatto di chiederci alla luce di questi richiami, non è forse ancora un po’ troppo ideologica, fatta solo di parole, e poco corrispondente a una vita realmente trasformata dall’incontro con lui? Il convegno di Verona ci invita a rispondere a questo interrogativo per rendere Dio davvero credibile in questo mondo, per un dialogo autentico con la mentalità e cultura contemporanea.
È
il mio augurio di Buon Natale!
Il Natale: Un dono di gioia
vera da riscoprire e accogliere
Uno dei
tanti spunti che il mistero del Natale offre alla riflessione cristiana e che
mi piace evidenziare in questo particolare Natale del 2006, perché viene
incontro al bisogno fondamentale del cuore umano e insieme indica la modalità
per poterlo soddisfare, è quello della felicità e della sua ricerca.
Un
grande ostacolo alla felicità, è bene dirlo subito, è quello di nascere da
un’attesa troppo grande. La vera felicità è invece feriale e sa gustare la
gioia delle piccole cose, perfino il dettaglio, le sfumature.
Se
vogliamo essere sinceri dobbiamo riconoscere che spesso non riusciamo ad essere
felici perché diventiamo ingordi, insaziabili, vogliamo avere sempre di più,
nella convinzione che solo quando arriviamo all’apice del continuo accumulare o
del successo, allora sboccia la felicità. Nulla di più falso.
Non può
far nulla per la felicità degli altri colui che non sa essere felice con se
stesso. Solo se tu sei sereno, pacificato nello spirito, riuscirai a irradiare
anche negli altri la luce della gioia, la letizia dell’anima e la festa della
vita.
Insieme
alla felicità nelle piccole cose, è giusto sottolineare soprattutto la felicità
che ci viene donata dalla relazione con gli altri. È infatti nella relazione il
cuore della felicità. E invece si cerca spesso nel nostro tempo il senso del
vivere non attraverso la relazione con l’altro, ma attraverso l’acquisto e il
consumo delle cose. La felicità non è data dalla quantità di beni materiali
posseduti o consumati, ma dallo star bene con sé e con gli altri. È una
mistificazione della realtà pensare che “più crescita” equivale a “più
consumo”, e più consumo assicurerebbe “più benessere”.
Contro
questo gigantesco bluff ben poco possono fare la famiglia, la scuola o la
parrocchia. Esse non sono in grado di arginare questa eruzione vulcanica del
consumismo e del mercato che si abbatte su tutti noi con la forza di uno
tsunami. Eppure basterebbe volgere lo sguardo su ciò che sta accadendo
dall’altra parte della strada.
Occorre
cioè porre al centro dell’impegno educativo e civile non l’individuo isolato
come un nomade solitario, ma quei “beni relazionali” (la famiglia, la vita
associativa, la comunità locale…) che proprio il cristianesimo esalta e che
proprio con il mistero dell’Incarnazione del Figlio di Dio trovano la loro
radice e la loro salvaguardia. Il benessere di un paese e di una società non è
mai una sfera avulsa dalle relazioni sociali. Se tutto si riducesse a PIL e a concorrenza, senza mai un atteggiamento di fiducia e generosità,
senza un tempo per il volontariato e un gesto di altruismo… saremmo dinanzi a
un mondo di robot forse più concorrenziale, ma sicuramente più triste, più
anonimo e glaciale nelle relazioni.
Occorre
ribadire quello che il buon senso della gente semplice va ripetendo come
ritornello, che cioè le persone più ricche non sono affatto anche le più
felici; le stesse cose ripetono i nostri missionari quando raccontano le loro
esperienze: descrivono una sorprendente “gioia di vivere” proprio nei paesi in
via di sviluppo al contrario di quello che appare nei paesi più avanzati.
Non è
fuori luogo ricordare che il Natale ci stimola a guardare da vicino la gente
nei suoi reali bisogni. Tanto meno è forzare il mistero del Natale se si crede
che il Dio con noi (mistero dell’incarnazione) vuole che noi formiamo una sola
famiglia per gustare e, per sempre, la gioia stessa di Dio.
“Io non ti ho amato per
scherzo”
Si legge
nella vita di santa Angela da Foligno che un giorno Gesù le disse: “Io non ti
ho amato per scherzo”. “Allora compresi – scrive lei – che Dio ama di un amore
spaventosamente serio. Di fronte a questo amore, il nostro amore per lui appare
una vera burla, una meschina menzogna”.
Siamo a
Natale coinvolti nella contemplazione e nell’ammirazione di uno dei più grandi
gesti compiuti dall’amore di Gesù, il mistero della sua nascita, che è secondo
soltanto al mistero della sua passione e morte per noi.
Poi
vengono tutti gli altri suoi gesti d’amore, potremmo chiamarli i passi dell’amore
di Dio.
Dall’infinito
al nulla: si annientò;
dal
cielo alla stalla,
Dio,
l’Altissimo si è fatto bambino.
E volle
rivelarsi prima ai piccoli e ai poveri
E poi
vennero i Magi, da terre lontane. Saggi, onesti cercatori di Dio.
E
“dopo” vennero i grandi e lo cercarono con ansia, ma per paura. E lo cercano
per ucciderlo.
E Dio
dovette fuggire. La sacra Famiglia si rifugiò in Egitto.
Ritornato
a Nazareth, Gesù sarà il Dio nascosto
E Dio
si farà operaio per trent’anni
A un
cenno del Padre, il Figlio di Dio fatto uomo, Gesù, parte da casa, ed è il
Maestro.
E Gesù
cerca sempre i poveri, i piccoli, i tribolati e i peccatori. Ma poi cercherà
tutti, per salvare tutti.
E Gesù,
Dio fatto uomo, si rivelerà per quello che è.
E
vorranno lapidarlo; e lo cercheranno continuamente per ucciderlo come un reo di
morte.
E
spesso Gesù nella sua vita pubblica fuggirà.
La
Verità sarà chiamata: l’impostore
La
Santità infinità, sarà detta: l’indemoniato e il capo dei demoni.
Ma solo
quando Lui vorrà, deporrà la sua vita. Volontariamente. E si lascerà
crocifiggere. Volontariamente. Per amore. E perché?
Perché
questo bambino è l’amore fatto carne.
Pagherà
per i peccati di tutti gli uomini. Per i miei, per i nostri, per quelli di
tutti.
E
donerà a tutti la sua vita divina.
La sua
ansia è che tutti gli uomini diventino Figli di Dio.
Veramente
figli di Dio. E possedendo la vita divina, possano godere la gioia smisurata di
Dio: per tutta l’eternità.
Apriamo
il cuore e le porte a Cristo
Per
averlo dentro di noi: come Maria
Per
rigenerarlo agli altri: come Maria
Per
condividere la nostra vita con lui: come Maria
L’Amore
si è fatto carne in lui
Può
farsi carne in noi se gli prestiamo il nostro cuore, la nostra lingua, le
nostre braccia, se diventiamo per gli altri, veicoli del suo amore.
È il
nostro impegno natalizio. È pure l’augurio natalizio che ci scambiamo a vicenda.
Proclamare
che è Natale, significa affermare che Dio, attraverso il Verbo fatto carne,
Gesù Cristo suo figlio unigenito, ha detto la sua ultima parola, la più
profonda e la più bella di tutte; l’ha immessa nel mondo e non potrà più
riprendersela, perché si tratta di Dio stesso presente nel mondo.
Ecco ciò che dice questa Parola: “Mondo, ti amo! Uomo,
ti amo !”
(K. Rahner)
UN
NUOVO CROCIFISSO PER LA NOSTRA CHIESA
Nel
settembre del 1987 il Cardinale Silvano Piovanelli consacrava la nostra nuova
Chiesa della “Santa Croce a Quinto Basso” nel Comune di Sesto Fiorentino
Si può dire che fino da quel settembre
del 1987 si sia posto il problema di inserire nella nostra chiesa un segno che
riconducesse al simbolo al cui nome la chiesa era stata dedicata: la “Santa
Croce”. Infatti, mentre andava avanti il completamento della chiesa,
quell’esigenza riaffiorava fra l’una e l’altra delle opere che, via, via, si
andavano completando; prima la sistemazione dell’area di parcheggio posteriore,
poi l’arredo della sacrestia, quindi i confessionali, poi l’ascensore per
l’abitazione, diventato indispensabile in questi ultimi anni. E quando non
c’era da spendere per la nostra chiesa, c’era sempre la necessità di aiutare i
meno fortunati. Le missioni in genere e Suor Silvana in particolare, il
Centro S. Martino, la chiesa di Padule, i terremotati e gli alluvionati in
varie parti del mondo, tutti hanno potuto godere della generosità dei nostri
parrocchiani. Dal 1992 al 2005 la nostra parrocchia ha potuto donare quasi
300.000 euro e se consideriamo anche il periodo dal 1987 al 1992 la cifra
raggiunge i 375.000 Euro.
Adesso
ci sembra arrivato il momento giusto, anche perché sollecitati dal nostro
Vescovo, per arricchire, caratterizzare e valorizzare, da un punto di vista
architettonico, l'aula liturgica anche nel segno del nome che porta, ovvero la
Santa Croce. Abbiamo quindi iniziato un cammino di riflessione che si è
sviluppato sia attraverso la consulenza ricevuta da esperti d’arte (e
soprattutto di arte sacra) e con il coinvolgimento attivo dei vertici della
nostra diocesi, ma anche all’interno del Consiglio Pastorale, e che si è
concluso con la decisione di collocare al centro dell’abside un’autentica e
grande scultura, alta oltre 3,5 mt., in marmo bianco di
Carrara, che rappresenta appunto Cristo sulla Croce, opera realizzata dal
famoso Pio Fedi, scultore fiorentino dell’800.
Ai motivi già
espressi in favore dell’acquisto dell’opera, se ne aggiungono ora altri due:
l’offerta di un consistente contributo da parte d’un importante istituto
bancario fiorentino e la vicinanza del ventennale dalla costruzione della
chiesa, sembrato a molti una ricorrenza da sottolineare con un gesto
significativo ed al quale, ormai, manca meno di un anno.
Collocare una croce
nella nostra chiesa non deve però essere solo un atto esteriore. Siamo
consapevoli che il gesto avrà un vero significato se sarà accompagnato da una
profonda riflessione su quello che la croce significa per noi: una riscoperta
per dare nuovo slancio alla nostra vita dì cristiani della parrocchia di Santa
Croce a Quinto. In conclusione, il Consiglio parrocchiale si è impegnato a
svolgere opera d’informazione, di sensibilizzazione e di coinvolgimento su
tutto il cammino che ci porterà a realizzare il progetto, perché il compimento
di esso sia qualcosa che appartenga veramente a tutta la comunità e ne segni il percorso futuro.
Aldo C.
Quando
la ricerca di un crocifisso adatto alla nostra chiesa ha portato alcuni di noi
a conoscere l'opera di Pio Fedi, ne abbiamo subìto l'impatto emotivo.
La scultura è imponente per dimensioni e
potenza espressiva, il materiale - marmo bianco - ne esalta la drammaticità e
quindi non può lasciare indifferenti. Naturalmente subito dopo ci siamo chiesti
se proprio quella poteva essere la croce giusta per noi, la più idonea e
appropriata ad esprimere la denominazione della nostra chiesa: Santa Croce.
Sono stati raccolti molti pareri diversi, espressione delle sensibilità di
ciascuno e tutti abbiamo preso in seria considerazione se fosse giusto o no
spendere una somma cospicua per l'acquisto di un'opera d'arte, che è pur sempre
classificabile come un bene "non essenziale". Ponendosi con trasparenza e retta intenzione di fronte a questa domanda, ci si
accorge immediatamente che la riflessione si sposta dallo specifico in un
contesto più generale, nel quale affiorano domande del tipo: - fino a che punto è giusto o lecito "sperperare" risorse - che non è
detto si esauriscano nel solo denaro - per il culto e sottrarle quindi ad attività
caritative che ci permetterebbero di aiutare concretamente delle persone?- Dove comincia il superfluo nel nostro modo di condurre la vita? E andando oltre - Che senso ha la clausura nel mondo di oggi
che ha tanto bisogno di persone impegnate?
Come cristiani le
risposte dobbiamo cercarle nella Parola di Dio, nell'insegnamento della Chiesa,
nell'esempio dei Santi e nella nostra coscienza che, se sinceramente disposta
all'ascolto, viene continuamente stimolata e guidata dallo Spirito.
Leggendo
il Vangelo, si vede come Gesù non si sia mai tirato indietro davanti agli atti
di adorazione riferiti alla sua persona, se dettati da sincero amore. Pensiamo
all'episodio dei bambini che gli si stringono intorno in Luca (18,15-17); Gesù
li accoglie contro ogni normale sentire del tempo e promette loro il Regno di
Dio.
Ancora
in Luca (10,38-42) Gesù difende Maria che sta "sprecando" il suo
tempo prostrata ai suoi piedi, dicendo alla sorella affannata nelle faccende di
casa: "Maria ha scelto la parte migliore".
Gli
stessi discepoli di Gesù hanno avuto bisogno di essere istruiti da lui. Si
legge in Matteo (26,6-11) l'episodio dell'unzione di Betania, quando una donna
unge il capo di Gesù con profumo di nardo molto costoso. I discepoli non
capiscono e si risentono: "Perché tanto spreco? Il profumo poteva vendersi
molto caro e dare il prezzo ai poveri". E la risposta di Gesù: "Ella
ha fatto un'opera buona verso di me. I poveri, infatti, li avete sempre con
voi..."
E'
chiaro che Gesù in questi e anche altri episodi ribadisce l'importanza
dell'atto contemplativo, inteso come atto che si esaurisce nell'unico intento
di rendere gloria a Dio, e sembra insegnare che se c'è un limite questo è
imposto dalla nostra capacità di amare e di essere in intimità con lui.
Ma cosa
intende quando dice "i poveri, infatti, li avete sempre con voi..."?
Questa frase è simile a quella che si trova nella parabola del
"padre misericordioso", rivolta al figlio maggiore. Quando questi si
lamenta per lo spreco del vitello più bello ucciso per il figlio prodigo, il
padre risponde: "Figlio, tu sei sempre con me..." (Lc. 15,31).
Accostando i due brani si chiariscono le parole di Gesù. Come il figlio è parte
essenziale del padre che per il figlio lavora e vive in un libero rapporto,
così dobbiamo impostare le nostre relazioni con il prossimo, in particolare con
i poveri. Gesù ci fa capire che essi sono parte di noi, che a loro dobbiamo pensare e riferire il nostro stile di vita, ma nello stesso tempo
dobbiamo anche imparare a dire come il padre al figlio maggiore "è ben
giusto far festa e darsi alla gioia" (Lc. 15,32), magari sprecando il
vitello più grasso o sprecando l'olio più profumato e prezioso che abbiamo,
solo per compiere un puro atto di amore.
Dunque
l'aspetto contemplativo e quello attivo (missionario) nella vita del cristiano
non devono essere posti in contraddizione. Anzi, essi si alimentano
vicendevolmente, come appare evidente meditando la vita di Gesù e dei santi.
Dalla preghiera e dalla liturgia si attinge la linfa vitale che, attraverso la
nostra opera attiva entra in circolazione nel mondo; d'altra parte la
testimonianza ci riporta a Lui, nel quale ogni comportamento trova la sua unità,
e il cerchio si chiude.
Per
tornare al problema iniziale che ha innescato questa riflessione, poiché
viviamo anche di segni e la liturgia
(voluta da Cristo) ne è una espressione, abbiamo la gioia e il dovere di
lodare e "fare festa" per il Signore anche attraverso di essi.
A
questo proposito si racconta che un giorno per caso l'Arcivescovo di Torino
entrò nella chiesa della "Piccola Casa della Provvidenza" istituita
da S. Giuseppe Cottolengo. La trovò così nitida, con l'altare ornato e
profumato di fiori che chiese: "Che festa è oggi?"
Il santo rispose: "Nessuna festa facciamo
oggi: ma qui, in chiesa, è sempre festa".
Sull'importanza
e il significato degli arredi e dell'arte sacra si esprime anche la Chiesa,
nella Costituzione Conciliare Sacrosanctum Concilium sulla sacra liturgia:
"l'arte sacra ha per sua natura relazione con l'infinita bellezza divina
ed è orientata a Dio e all'incremento della sua lode e della sua gloria"
(N.122) e per questo si deve "allontanare dalla casa di Dio quelle opere
d'arte insufficienti, mediocri o false nell'espressione artistica"
(N.124).
A
sintesi di tutto è particolarmente esplicativa la testimonianza di S. Giovanni
Maria Vianney, il santo Curato d'Ars. La sua figura incarna la perfetta armonia
tra i due aspetti della vita cristiana. Egli è famoso per il rigore e la
povertà con cui ha scelto di condurre la propria esistenza per vivere come i
contadini più poveri del suo villaggio: mangiava solo patate lesse e dormiva su
un'asse di legno coperta di pagliericcio. Eppure diceva: "Mai il tempio
del villaggio potrà essere così sontuoso e magnifico come lo desidero" e
curava senza risparmio gli arredi sacri. Ma la sua frase
più famosa su questo tema è: "La mia vecchia sottana s'accorda con una
bella casula".
Lasciamoci
animare da questo spirito guardando il crocifisso di Pio Fedi.
Gloria F
Riportiamo
il testo della comunicazione ufficiale che è stata diffusa all’inizio del nuovo
anno liturgico
Vent’anni: è l’età simbolo
della giovinezza
Con l’Avvento si apre per la chiesa un anno nuovo; lo
sanno bene coloro che si dedicano a particolari compiti come l’impegno
liturgico, missionario, caritativo, catechistico, ecc. Ma c’è una circostanza
che riguarda tutta intera la nostra comunità. In quest’anno di grazia i fedeli
di Santa Croce a Quinto celebrano il 20° anniversario della dedicazione della
loro chiesa e della inaugurazione del loro complesso parrocchiale.
Non è mancato spazio alla riflessione sulle iniziative
proposte a livello spirituale e… anche esteriore, per ricordare lo sforzo che
quel progetto che sembrava “folle”, ha implicato da parte di un numero notevole
di persone, di cui già molte scomparse.
Volendo ricordarle tutte davanti al Signore e,
possibilmente alla nostra memoria riconoscente, si è convenuto di utilizzare l’occasione
per realizzare nella nostra chiesa dedicata alla Santa Croce un segno visibile
e impegnativo e… prezioso che qualificasse l’edificio stesso: un bellissimo
crocifisso in marmo, opera dello scultore fiorentino Pio Fedi.
Non è mio compito illustrare la bellezza, la finezza
dell’opera. A me il semplice (e complesso) compito di chiedere a tutti i
fedeli, anche a quelli che forse potevano nutrire delle perplessità sulla
natura dell’opera e sul suo costo, due cose:
La prima è di approfondire la conoscenza
della centralità di Cristo crocifisso e risorto per la nostra fede. E questo
cercheremo di farlo promovendo lungo l’anno pastorale momenti di riflessione
teologica sul mistero della Croce e momenti di preghiera personale e
comunitaria.
La seconda è di sollecitare tutti i
fedeli a sostenere, secondo le proprie possibilità, l’onere finanziario che
l’acquisto dell’opera comporta, creando o moltiplicando iniziative utili allo
scopo, un po’ come si è fatto in occasione della costruzione della chiesa. Così
facendo si potrebbe procedere all’acquisto dell’opera senza compromettere
quelle iniziative di carattere caritativo e missionario che lungo la “storia”
ventennale sono state promosse.
Insieme possiamo essere e offrire segno di speranza per il
mondo e realizzare tante opere che con ragione potremmo definire “mirabilia
Dei”. Tra di esse ci sia lecito annoverare il nostro bel complesso parrocchiale
che continua a suscitare nei fedeli di tante altre comunità stupore e
ammirazione.
Questo annunzio e questo invito, semplice nella
forma, ma importante nel contenuto, mi piace farlo al “capodanno liturgico”,
come augurio, come auspicio e come… spinta.
Gli Amici della Lirica
nella Sala della Comunità don Lucio Gaspari, organizzano per
Domenica
7 gennaio alle ore 20:00
“Opera con
Cena”
Una cena di beneficenza il cui ricavato andrà al fondo per l’acquisto
del crocifisso marmoreo di Pio Fedi, opera segno
del nostro XX anniversario che celebreremo a Settembre 2007.
La cena, -preparata e servita a tavola da volontari-,
sarà alternata nelle varie portate da cantanti lirici professionisti che
eseguiranno dal vivo arie di opere accompagnate al pianoforte.
Per
questa serata di beneficenza il contributo previsto è di 25€ a persona. È indispensabile
la prentazione: potrete rivolgervi a don
Giacomo 0557965069
Decalogo per gli
italiani
1. Fuggi
la malinconia, che ti spinge a ripiegarti su di te e sul presente, invece di
farti osare qualcosa di nuovo e di bello per tutti.
2. Scegli
la via della pazienza, sapendo accettare i sacrifici veramente necessari,
personali e collettivi, come si fa in ogni famiglia dove il bene di ciascuno è
il bene di tutti.
3. La tua
pazienza sia attiva: non arrenderti agli insuccessi, non accontentarti di ciò
che già sei, ma impegnati a rendere la vita più giusta e bella per tutti, con
audacia, generosità, intelligenza e creatività.
4. Abbi il
coraggio di pensare in grande: non essere nostalgico del passato, prigioniero
del presente e senza sogni per il futuro, ma cerca di sognare e di far sognare
tutti perché il sogno cominci a diventare realtà.
5. Se sei
un politico, ama il bene comune più che l’interesse della tua parte e non farti
guidare da alcun pregiudizio, ma obbedisci sempre alla verità.
6. Se hai
responsabilità di governo, a qualunque livello, considera i bisogni dei poveri
come loro diritti nei tuoi confronti.
7. Se sei
un giovane, scommetti sul futuro del tuo paese impegnandoti a dare il meglio di
te con tutto il tuo coraggio e la tua intelligenza; se sei adulto, considera
ogni spesa per far studiare i giovani come l’investimento. più urgente e
necessario, che non andrà perduto.
8. Guarda
al mondo intero come la casa di tutti: custodisci l’ambiente, accogli lo
straniero, impegnati perché siano garantiti i suoi diritti e sia formato ai
doveri che reggono la nostra convivenza civile.
9. In ogni
cosa cerca l’equità: chiedi più sacrifici a chi più ha e offri maggior sostegno
a chi ha di meno; difendi sempre i più deboli, se puoi facendoti voce di chi
non ha voce.
10. Se
credi in Dio, affida al Signore con tutto il tuo cuore il presente e il futuro
del tuo paese, l’Italia, e la tua vita intera, chiedendogli che sia spesa il
più possibile per il bene di tutti.
Bruno Forte

|
Domenica 24
IV Domenica di Avvento |
Ore
8:00 ~ 10:00 ~ 11:30 Santa Messa È soppressa la messa vespertina Ore
24:00 Santa Messa Natalizia della notte. |
|
Lunedì 25 Santo
Natale |
Ore
8:00 Santa Messa Natalizia dell’aurora Ore
10:00 Santa Messa animata
dai cantori Ore
11:30 ~ 18:00 Santa Messa Natalizia del giorno |
|
Martedì 26 santo Stefano |
Ore
8:30 ~ Ore10:00 Santa Messa Ore
18:00 Santa Messa. |
|
Mercoledì 27 san Giovanni Apostolo ed Evangelista |
Ore
8:30 e 17:30 Santa Messa. |
|
Giovedì 28 ss Innocenti martitri |
Ore
8:30 e 17:30 Santa Messa. Ore
18:00 : 19:00 Momento di adorazione
eucaristica. |
|
Sabato
30 |
Ore
18:00 Santa Messa festiva. |
|
Domenica 31 III Domenica di Avvento Santa Famiglia |
(*) In tutte le
varie celebrazioni eucaristiche si invitano gli sposi ad esprimere
comunitariamente il rendimento di grazie al Signore per il dono della loro
unione coniugale e a rinnovare i propri impegni di amore fedele. Ore
8:00 ~ 10:00 ~ 11:30 Santa Messa. Ore
18:00 Santa Messa di ringraziamento a chiusura dell’anno. |
|
Lunedì 1 gennaio 2007 Divina Maternità di Maria |
Giornata
Mondiale della Pace Tema del messaggio
del Papa: “Persona umana: cuore della pace” Ore
8:30 ~ 10:00 ~ 11:30 ~ 18:30 Santa Messa. |
(*) A tutti gli sposi della famiglia
parrocchiale,
Per una felice coincidenza l’ultimo giorno del 2006 è
domenica ed è la festa della Santa famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe. La
felice coincidenza può essere avvertita come una carezza affettuosa per tutte
le famiglie, specie per quelle provate dalla sofferenza fisica o morale.
Oggi sembra che tutti vogliano difendere la
famiglia, tutti pare vogliano metterla al centro della propria attenzione.
La chiesa non ha la pretesa di risolvere tutti le
problematiche e le difficoltà della famiglia di oggi, ma vuole offrire una mano
per reggerla nella sua stanchezza e accompagnarla nel suo meraviglioso e
insieme arduo cammino.
Con questo spirito e in questa luce la comunità
parrocchiale sollecita tutti gli sposi a partecipare all’Eucarestia di domenica
31 dicembre nella quale viene data loro l’opportunità di ringraziare il Signore
e di riconoscere davanti a Lui e ai fratelli le reciproche debolezze della vita
coniugale e familiare oltre che rinnovare quegli impegni di amore e di
donazione assunti nel giorno delle loro nozze.
Il gesto penitenziale e di rendimento di grazie
potrà essere compiuto in tutte le celebrazioni della festività: sabato ore 18,
domenica ore 8 ~ 10 ~ 11:30 ~ 18.
In attesa si rinnovano gli auguri fraterni.