Anche quest’anno Gesù nasce in un mondo tutt’altro
che pacificato. Quella pace che gli angeli della capanna di Betlemme hanno
augurato «agli uomini che Dio ama» come dono della sua nascita, non ha ancora
“convertito” il cuore di tutti, non è diventata condizione universale di vita e
di speranza. Sono tanti i luoghi dove pace non c’è, o
perché sconvolti dalla guerra, o perché immersi in situazioni di estrema
povertà e ingiustizia. Pace, infatti, non può essere definita solo “assenza
dalla guerra”, ma come “opera della giustizia”, frutto, cioè,
di un ordine impresso da Dio nell’umana società. E tra i luoghi più tormentati
c’è proprio la Terra dove nacque Gesù e quella vicina ad essa.
Luminarie e alberi
addobbati, doni e cenoni difficilmente riusciranno a far dimenticare questa
dolente realtà. Un’occasione in più, allora, per trasformare
la breve sosta natalizia della fatica del lavoro, in un momento di riflessione
per recuperare quello che il Natale deve significare per i cristiani, per
viverlo, insieme alla famiglia, nel calore di un cuore desideroso di far pace:
anzitutto con se stessi per poter intessere rapporti davvero pacifici con gli
altri. Odio, terrorismo e guerre sono il frutto
più nefasto di cuori e di menti che non hanno gustato il sapore della pace, che
sono anzitutto in conflitto con se stessi.
Natale, allora, è Gesù
che nasce. È il farsi presente di Dio nella storia degli uomini. È il dono
della salvezza per tutti. Un evento assolutamente decisivo
per l’umanità. Dono che poi ha all’origine una cornice di estrema semplicità, di grande povertà e debolezza. Natale
è un bimbo, il Figlio di Dio, che nasce nel grembo di una donna, Maria, in una
grotta, non avendo i genitori trovato nel loro
cammino, un luogo più “conveniente”. Una grotta per la nascita del Messia è una
situazione del tutto inattesa e imbarazzante per chi
ne sognava l’arrivo in una nube di potenza e di gloria.
Ma è, questa, una indicazione
chiara che troverà poi una specie di codificazione nella “magna charta del Regno”, in quel “manualetto”
per i discepoli di Cristo che è il discorso della montagna, nel cui preambolo
Gesù, spiazzando tutti, proclama “beato” non il ricco, il forte e potente, ma
il povero, il mite, chi ama la pace e persegue la giustizia. E
così via. Nulla a che vedere, non tanto con la luci e
festa in sé, che fanno da cornice anche piacevole alla memoria di quella
nascita, ma con la mentalità che spesso la sottende ed è la ostentazione, il
consumo scriteriato, lo sperpero, la ricerca del piacere ossessivo, il
divertimento fine a se stesso, che rivelano il vuoto interiore e creano
sconcerto e… disperazione.
Per questo auguriamo a tutti un Natale interiormente diverso, che incida, nel suo
annuale ripetersi, ogni volta sempre più profondamente nella nostra vita.
REGALIAMO UN PO’ DI NOI STESSI
Il periodo natalizio è
tradizionalmente contrassegnato dalla grande corsa dei
regali, che coinvolge tutti: cosa regalare quest’anno
agli amici, al nonno, ai nipoti, alla sorella, ecc…? È una corsa all’acquisto
che suscita diversi stati d’animo: vi è chi la vive con disagio e insofferenza,
se non di ribellione e chi si tuffa volentieri nella ressa dei negozi così
colmi di “tentazioni” in questi giorni sì da soddisfare al massimo la sete di
“shopping” che tanto è di moda. Altri ancora oscillano tra la condiscendenza
alla tradizione e l’irritazione verso un obbligo da cui amerebbero
essere sollevati. Chi è credente poi può avvertire tutto ciò in conflitto con
la propria coscienza. Quale significato possiamo trovare
nella tradizione di fare i regali? Ha ancora senso farli? Possiamo farli?
Il regalo, il dono costituisce da sempre, nel linguaggio
umano, un gesto capace di costruire relazioni. Attraverso un gesto concreto,
noi riusciamo, meglio che non con le parole, a trasmettere il nostro desiderio
di relazione e di amicizia. Andando in profondità il
primo regalo fattoci è stato proprio quello dei nostri genitori, quando ci
hanno dato la vita: un bel miracolo di regalo!
La vita viene donata ancora
attraverso i gesti del nutrimento: il cibo dato dalla madre e il pane procurato
dal padre hanno il senso di vita donata. Il gesto del donare, pertanto, ha in
sé un valore fortemente positivo. Attraverso un dono,
meglio che con tante parole, dimostriamo la nostra riconoscenza e gratitudine,
amicizia…
Perché tuttavia un regalo arrivi veramente al cuore
dell’altro e sia quel gesto di comunione che vorremmo,
occorre fare un altro passaggio, ben più autentico: quello di donare un po’ di
noi stessi. Se, infatti, donare un’agenda, una sciarpa, un paio di scarpe, può
essere facile, più impegnativo risulta il
coinvolgimento personale. Il dono, senza il coinvolgimento personale, conta
poco, anzi può essere il “segnale” con cui diciamo implicitamente all’altro di
non domandargli più nulla. Ti dono qualcosa perché voglio donarti nulla di me.
Siamo allora rinviati alla domanda sull’autenticità della relazione personale:
desidero davvero donarti qualcosa di mio in termini di attenzione,
tempo, presenza, comprensione, dialogo, affetto? È più facile correre ad
acquistare un pacchetto alla Esselunga,
o spendere un pomeriggio o una serata con te ad ascoltarti? Cosa
mi costa di più? Se il regalo che ti ho fatto è stato
solo un pretesto per non spendermi in prima persona, allora è stato un regalo
“sbagliato”, fatto più per evitarti che per incontrarti. Solo il regalo che
esprime autentico desiderio di vicinanza, presenza, amicizia, non sarà un
“rito” vuoto, qualcosa da fare “perché tocca”, ma autentica relazione che si
vuole approfondire e… dilatare.
Come sarà il nuovo anno?
Quale futuro ci aspetta?
Che cosa deve ancora succedere? È la domanda che ci facciamo
spesso davanti alle immagini sconcertanti dei telegiornali che ogni giorno
scorrono davanti ai nostri occhi.
Sembra
che gli uomini abbiano dimenticato la pietà e si comportino come le belve,
pronti a sbranarsi per un pezzo di pane o per un fazzoletto di terra. Vittime innocenti, visi di bambini straziati dalla violenza, madri
che piangono i loro figli, morti in nome di un ideale o senza sapere il perché.
Guerre, distruzioni, bombe cosiddette intelligenti che seminano morte, conflitti interminabili e puntualmente dimenticati...
Queste
o simili potrebbero essere le parole che leggiamo nel
Vangelo di Luca al capitolo 21 e che la liturgia ci ha fatto ascoltare qualche
domenica fa. Eppure – Gesù ci dice – questo non è
ancora la fine, il tempo non è ancora giunto. E non
sta a noi sapere quando verrà, nonostante la nostra corsa agli oroscopi si
faccia, come ogni fine d’anno, sempre più frequente. “Quanto a quel giorno e a quell’ora, nessuno li conosce, neanche gli angeli del cielo
e neppure il Figlio, ma solo il Padre” (Mc 13,32).
Quello
di Gesù è un monito a non spaventarci di quello che vediamo e viviamo, e a
farne un pretesto per chiuderci nel nostro comodo ad ammirare le belle pietre
del tempio, le nostre belle case, i nostri bei bambini.
Essere consapevoli di quello che succede attorno a noi non deve portarci
a fingere che tutto vada bene e nemmeno che la catastrofe sia imminente.
La
disperazione, come l’indifferenza e la superficialità, sono atteggiamenti che
Gesù ci chiede di allontanare per metterci con fiducia nelle mani sapienti del
Padre.
È
per questo motivo che Gesù – sempre nel Vangelo di Luca 21-14 – ci dice che non
abbiamo bisogno di preparare la nostra difesa, ci basta perseverare. Che bella parola! Perseverare significa mantenersi fermi nei
propositi, continuando a camminare sulla strada che Gesù ha tracciato con la
sua vita; significa fare le cose di sempre con lo spirito del discepolo. Non ci
viene chiesto di salvare il mondo da soli!
Ma c’è
una certezza in mezzo a tutto questo: “Nemmeno un capello del vostro capo
perirà”. Allora comprendiamo come la fiducia in Dio, che è Padre e che “non
toglie mai una gioia ai figli, se non per darne loro una più certa e più
grande” (A. Manzoni) sia la
strada attraverso la quale passare per superare la “tribolazione”.
Quando la
notte un bambino si sveglia piangendo, basta la voce della mamma o del babbo a
rassicurarlo e quell’abbraccio nel quale egli chiede
di essere tenuto lo tranquillizza e lo fa dormire sereno, così dovrebbe essere
la nostra fiducia nel Padre: “Io sono tranquillo e sereno come un bimbo
svezzato in braccio a sua madre, come un bimbo svezzato è l’anima mia” (Salmo
130).
Fare
nostra questa preghiera è imparare a guardare e ad affrontare in modo giusto il
futuro e a riempire il nostro augurio, spesso ripetitivo formale e vuoto, di
saggezza, positività e verità..
Viene riportato un articolo apparso sul
bollettino di una parrocchia bergamasca. Riflette una
situazione presente in tante parti e può recare un contributo chiarificatore e
una risposta ai rilievi dettati da un malinteso pluralismo e rispetto verso le
varie culture e religioni.
«[…] La presenza nel
nostro paese di un significativo numero di persone che
non credono in Dio o che appartengono a una religione non cristiana non ci può
lasciare indifferenti nella nostra fede. Anche perché le
troviamo vicino a noi nel lavoro, nel divertimento, nelle istituzioni
pubbliche, a scuola, in ospedale. La loro presenza deve interrogare la
nostra vita e stimolarci ad approfondire la nostra fede, a tenere aperto il
dialogo con loro, a testimoniare e proporre il Vangelo.
Dobbiamo educarci a
stare da cristiani nel pluralismo. Stare nel pluralismo non può però
significare rinuncia alla nostra identità. L'identità dei
cristiani fa riferimento a Gesù Cristo. Al Vangelo accolto e
manifestato. Alla partecipazione alla vita della comunità
cristiana. Alla testimonianza della carità di Dio.
Tacere del
Natale... è proprio rispetto?
In nome del rispetto del
pluralismo non possiamo però mettere da parte la nostra cultura. La cronaca ha
portato in piazza la vicenda di un paese a noi vicino, con la storia di un
progetto per una “cappella” al cimitero, priva però di croce... per rispetto
delle altre religioni. In alcuni paesi di varie parti d'Italia si è ripetuto
quanto già accaduto in passato, dove, a motivo della presenza di qualche alunno
non cristiano, è stato escluso il Presepio dalle scuole ed è stata omessa ogni
spiegazione del senso cristiano del Natale; ci si è limitati a parlare di Babbo
Natale, di festa dell'albero, di festa dell'inverno. Con tutto il riguardo
dovuto alla libertà di insegnamento dei docenti, mi
permetto di esprimere un netto dissenso. E' questo il modo migliore di educare
al rispetto del pluralismo religioso e culturale? I ragazzi, cristiani e non
cristiani, non hanno il diritto di conoscere il senso principale che la festa
ha presso il popolo italiano? Eventualmente, anziché mettere al bando le feste
cristiane, non sarebbe più utile ricordare accanto ad esse
anche qualche ricorrenza di altre religioni? In una società pluralista, i
cittadini devono conoscersi per quello che sono e rispettarsi reciprocamente.
Così è accaduto anche che alcune figure istituzionali hanno
omesso l'augurio di Natale, perché fa riferimento al cristianesimo e si
sono limitati ad augurare il buon anno. Cose che sono capitate e capiteranno se
per laicità si intende mettere il bavaglio a tutte le
culture, per far passare che cosa? Una cultura senza segni
religiosi e senza differenze: un frullato, che fa perdere il colore e il buon
gusto dei frutti tipici della macedonia, per servire un omogeneizzato che
spersonalizza ogni frutto. I frutti ci sono tutti, ma il risultato è
un'altra cosa.
La laicità dello Stato
non consiste nell'ignorare il fatto religioso e nel cercare di relegarlo nel
privato, ma nel tutelare la libertà religiosa e culturale di tutti, nel mettere
le differenze in grado di interagire tra loro e di convivere pacificamente
sulla base dei diritti fondamentali dell'uomo.
In tale prospettiva
appare perfettamente legittimo anche l'insegnamento della religione cattolica
nella scuola pubblica. Non si tratta di catechesi direttamente rivolta a
suscitare l'assenso di fede, ma di istruzione sul
cattolicesimo come fenomeno culturale, come elemento fondamentale del
patrimonio civile del popolo italiano, indispensabile per capire la storia, la
letteratura, l'arte, il costume. Il cristianesimo di per
se stesso apre al confronto e alla convivenza pacifica con le altre posizioni
religiose e culturali. Se educare significa introdurre l'alunno alla percezione
e interpretazione della realtà e alla consapevole e libera presa di posizione
nei confronti di essa, sicuramente di grande rilievo è
il contributo che può venire dall'insegnamento della religione cattolica nella
scuola.
Solo conoscendo la
propria religione, del resto, si può fare il dialogo serio con le altre. Le
religioni non sono tutte uguali; né hanno lo stesso valore. Meno ancora si può
pensare che la verità non esista e che ci siano solo opinioni e forme di espressione varie e provvisorie. L'ignoranza religiosa
non giova né al dialogo né all'autentica libertà.
I
simboli cristiani non offendono l'islam
Richiamo questi pensieri
perché ce ne ricordiamo quando il termometro delle tensioni sale e soprattutto
per invitare a non lasciarsi sorprendere dai luoghi comuni o dalle leggende
metropolitane che ci fanno dire che i Presepi offendono i musulmani. Al
riguardo ecco la dichiarazione di Izzedin
Elzir, presidente della comunità islamica di Firenze
e della Toscana: “La comunità islamica non ha niente contro il Presepe: è
un'espressione della fede dei nostri amici cristiani, che non ci offende e che
noi rispettiamo.
Togliere il Presepe o
altri simboli cristiani, come il crocifisso, dalle
scuole e dagli ambienti pubblici, come forma di rispetto per la presenza di
alunni o di persone musulmane, è un gesto che viene fatto con buona intenzione
dagli insegnanti, ma non tiene conto del rispetto che l'Islam ha per le altre
religioni. Da parte nostra non c'è nessun fastidio nel vedere il Presepe nelle
scuole frequentate dai nostri bambini, negli ospedali o negli uffici pubblici:
piuttosto anche noi chiediamo, questo sì, che ci sia lo stesso rispetto verso i
simboli della nostra religione.
Accettare l'altro non
vuol dire cancellare se stessi e la propria identità;
la libertà religiosa non si costruisce cancellando le religioni ma accettando
le differenze. La pace si costruisce nel rispetto reciproco, imparando a
conoscere le tradizioni e i simboli degli altri, senza per questo rinunciare ai
propri”.»

Il tuo
Cristo è ebreo e la tua democrazia è greca.
La tua
scrittura è latina e i tuoi numeri sono arabi.
La tua
auto è giapponese e il tuo caffè è brasiliano.
Il tuo
orologio è svizzero e il tuo walkman è coreano.
La tua
pizza è italiana e la tua camicia è hawaiana.
Le tue
vacanze sono turche, tunisine o marocchine.
Cittadino
del mondo, non rimproverare il tuo vicino
di essere… straniero
il cammino dei gruppi di catechesi secondo la
proposta della Diocesi Fiorentina 
Per il sedicesimo anno consecutivo, la Diocesi Fiorentina propone un camino di catechesi basato sulla Parola di Dio, da svolgere preferibilmente nelle case, con modalità “familiari”. Ci si può chiedere il perché di tanta insistenza… ma la risposta è fin troppo semplice! La Parola di Dio è scritta perché noi la leggiamo, trovandovi il “cuore” di Dio che ci rivolge messaggi di amore che ci vogliono commuovere e trasformare progressivamente.
Il fatto che dopo tanti anni nella nostra comunità ci sia ancora un buon numero di gruppi di catechesi ci conferma che la strada intrapresa dalla Diocesi è quella giusta! Quest’anno l’argomento è un po’ difficile, ma San Paolo è tra i personaggi più noti del nuovo testamento e la sua influenza sugli sviluppi del cristianesimo si può paragonare a quella di Platone o di Socrate nello sviluppo della filosofia classica; si tratta quindi di uno dei fondamenti del nostro essere cristiani e Chiesa ancora oggi.
Il messaggio di Paolo
è ancora valido oggi per noi che crediamo solo a ciò che si
tocca?
Lo scopo di Paolo, nella lettera ai Romani non è tanto quello di spiegare il contenuto del Vangelo, quanto piuttosto quello di richiamare i cristiani ai fondamenti della loro identità, in altri termini:
- che cosa significa per i credenti l’annuncio del Vangelo di Cristo?
- Quali sono le conseguenze dell’annuncio del Vangelo?
Paolo desidera arrivare al cuore del Vangelo e combattere così la pericolosa tentazione di sostituire il Vangelo con la legge, con le sicurezze che derivano dalle nostre “opere buone”, dalle nostre “osservanze” o dalle nostre “devozioni”.
Per ciascuno di noi la Bibbia diventa un libro vivo: nonostante gli errori, possiamo rendere la Parola viva, operante nelle scelte di vita. Possiamo collaborare perché la luce che ci raggiunge illumini altri uomini e attui in loro la forza della Benedizione Divina. Possiamo diventare fonte di benedizione per gli altri se ci fidiamo della Parola, se ci affidiamo a lei.
“Io infatti non mi vergogno del Vangelo poiché è potenza di Dio
per la salvezza di chiunque crede… è in esso che si rivela la giustizia di Dio
di fede in fede, come sta scritto. Il giusto vivrà mediante la fede.” (Romani
1,16-17).
La Fede soltanto – l’abbandono all’amore del Padre, la stabilità e la perseveranza nell’affidare la nostra vita alla Sua volontà di bene – ci dice S.Paolo – ci rende “giusti”, cioè simili a come Dio ci vuole, a come Dio ci ha pensati e amati fin da prima della creazione del mondo…
Questa la
bella notizia, il vangelo che stiamo scoprendo!
Dato che non ci troviamo solo in Chiesa e a un solo orario… ciascuno può scegliere il giorno, l’ora e il luogo dove gustare queste parole d’amore che ci sono rivolte da Dio… non abbiamo scuse, se vogliamo, c’è un posto anche per ciascuno di noi! Basta chiedere in Parrocchia o a qualcuno degli animatori dei gruppi!

Briciole di vita
Oggi è una giornata no.
Mi sento stanca e mi pare di vedere tanti problemi, in me e intorno a me. Ho
voglia di quiete, invece tutto si muove e anch'io mi devo affrettare per non
fare tardi al lavoro. Mi sento quasi estranea alle azioni che compio, mi vorrei
sedere e farmi coccolare, ma tutti vanno di fretta.
Penso a Te. So che mi vuoi bene, ma avrai
pure Tu il Tuo daffare, con i 7 miliardi che siamo nel
mondo. Mi concentro intensamente e penso alla mia capacità di amare. Se
qualcuno non è un po' speciale non riesco neppure a
distinguerlo dagli altri, figuriamoci ad amarlo! E io
non sono per niente speciale. Mi concentro ancora, sui miei studenti, e mi
chiedo se li amo davvero, uno per uno... Mi sento
delusa.
Apro il Vangelo e leggo la parabola della
pecorella smarrita (Lc.15,1-7): "...lascia le
novantanove nel deserto e va dietro a quella perduta... Ritrovatala
se la mette in spalla tutto contento...".
Ti prego, per oggi fammi essere quella
pecorella che hai preso sulle spalle.
Sono appena tornata da una visita alla mia
vicina di casa. E' anziana, sola e non sta bene. Queste tre cose insieme
l'hanno resa fragile e un po' smarrita. Si è messa a piangere, chiedendosi il
perché della sua sofferenza inutile e a fondo perduto. E
nel suo pianto ho visto, come in un lampo, convogliati i "gemiti e le
sofferenze di tutta la creazione" (Rm.8,22).
Lo so, il dolore è un mistero, ma non può essere a fondo perduto. Sono sicura
che ogni lamento è ascoltato e raccolto dal Padre. Lo hai detto Tu: "Perfino
i capelli del vostro capo sono tutti contati" (Mt.10,30)
e "neppure uno di essi andrà perduto" (Lc.21,18). Hai anche chiamato "beati gli
afflitti perché saranno consolati" (Mt.5,4).
E' bello essere consolati dalle Tue
Parole.
E' una giornata bellissima, il sole è
caldo, l'aria è pulita. Sto camminando per una viuzza di campagna da sola e
osservo il ciglio della strada. E' un brulicare di vita: erba, fiori di campo,
insetti che ronzano, farfalle che volano...
Anch' io sento la vita
che esplode dentro. Sono felice. Penso alle Tue Parole: "Osservate come
crescono i gigli di campo... neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva
come uno di loro... e gli uccelli del cielo... e l'erba del campo... Se Dio veste così l'erba del campo... non farà assai più per
voi?"( Mt.6,26-34).
Un
grazie sgorga irrefrenabile e mi sembra che il sole sia ancora più luminoso.
Oggi alla
televisione solo brutte notizie. Sarà perché, come dicono tutti, quelle belle
non fanno notizia. Rimane comunque il dato certo che
nel mondo ci sono contraddizioni stridenti e scandalose che mettono a dura
prova la fede. Insieme alla consapevolezza che dobbiamo lavorare per migliorare
le cose, s'insinua anche la sensazione di far parte di un gigantesco e perverso
ingranaggio, capace di stritolare qualunque tentativo di bene. Che possiamo fare noi, piccoli uomini senza potere? Cosa posso fare io?
Mi passa davanti la
Tua vita, piena di problemi, in un mondo, forse allora più di
ora, pieno di problemi. Come Dio avresti potuto
spazzarli via in un baleno, ma hai preferito compiere il Tuo viaggio per le
strade della Palestina comportandoti da uomo. Lo hai fatto per insegnarci la
via? "Io sono la via, la verità, la vita" (Gv.14,6).
"Se aveste fede quanto un granellino di senapa...( Lc.17,6)".
Insegnami a percorrere le mie strade come Tuo discepolo del secondo millennio.
Rileggo queste
righe e mi sento tanto fortunata per essere nata dopo di Te ed aver conosciuto
il Tuo Vangelo. Quella notte di 2007 anni fa sei nato piccolo tra i piccoli e
da allora non ci hai più abbandonato. Sei rimasto con noi
pronto a far parte della vita di ciascuno, attraverso la presenza viva della
Tua Parola, della Chiesa, dei Sacramenti, dei testimoni di bene. Come
faceva l'umanità prima del Natale? Dove cercava Dio?
Come attingeva la speranza? Se ci penso intensamente
mi gira la testa... Sei nato di notte, all'insaputa di tutti, in un mondo
indifferente e all'apparenza sempre uguale. Eppure da
quella notte è cambiato tutto, perché l'immensità di Dio è entrata nella
finitezza umana. Tra poco è di nuovo Natale. Infondi in noi qualche altra
briciola del Tuo infinito mistero.
Calendario delle
proposte pastorali
e delle
celebrazioni natalizie
|
Venerdì 21 |
Giornata dedicata alle confessioni ØOre 10:00 ~ 16:00 ~ 18:00 ~ 21:00 Celebrazioni penitenziali comunitarie con possibilità della Confessione personale. |
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Sabato 22 |
ØOre 18:00 Santa Messa
festiva. ØOre 21:00 Canti natalizi di pace: a eseguirli sono i fedeli piccoli, giovani, adulti della comunità |
|
Domenica
23 IV domenica di Avvento |
A conclusione dell’Avvento di fraternità, su proposta del Centro missionario diocesano e della Caritas diocesana, si intende sostenere l’iniziativa “accendiamo una luce
in Uganda” promuovendo una colletta straordinaria ØOre 8:00 ~ 10:00 ~ 11:30 ~ 18:00 Santa Messa |
|
Lunedì 24 |
I
Sacerdoti durante la giornata sono disponibili per le Confessioni ØOre 24:00 Santa Messa Natalizia della notte. |
|
Martedì 25 Santo Natale |
ØOre 8:00 Santa Messa Natalizia dell’Aurora. ØOre 10:00 ~ 11:30 ~ 18:00 Santa Messa Natalizia del Giorno. |
|
Mercoledì 26 Santo Stefano |
ØOre 8:00 ~ 10:00 ~ 18:00 Santa Messa. |
|
Giovedì 27 |
ØOre 18-19: Momento di adorazione eucaristica |
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Sabato 29 |
ØOre 18:00 Santa Messa
festiva ØOre 19:00 Nel salone parrocchiale, per iniziativa del Circolo “Gli amici della lirica” si proietta l’opera “La Vedova Allegra” di F. Lehar. Viene fatta una interruzione per la condivisione della cena (vedi i particolari in bacheca) |
|
Domenica 30 Festa della santa Famiglia |
ØOre 8:00 ~ 10:00 ~ 11:30 ~
18:00 Santa Messa. Si invitano
gli sposi presenti alle varie celebrazioni liturgiche ad esprimere comunitariamente il rendimento di grazie al Signore per il dono della loro unione coniugale e a rinnovare i propri impegni di amore fedele. |
|
Lunedì 31 |
ØOre 18:00 Santa Messa di ringraziamento a chiusura dell’anno e fraterno saluto beneaugurale a Suor Silvana Gallerini che riparte per la Missione nella Repubblica Centrafricana. |
|
Martedì 1 Gennaio Maria SS Madre di Dio |
Giornata mondiale della pace Tema del messaggio del Papa: “Famiglia umana, comunità di pace” ØOre 8:00 ~ 10:00 ~ 11:30 Santa Messa
ØOre
17:30 Recita del santo Rosario ØOre 18:00 Santa Messa |
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Domenica 6 Festa della
Epifania
|
Giornata
mondiale dell’infanzia missionaria Giornata del
dono con offertorio comunitario I fedeli presenti alle celebrazioni sono
invitati a compiere comunitariamente il gesto offertoriale in segno di solidarietà verso i poveri
vicini e lontani e a sostegno delle iniziative promosse dalla Parrocchia ØOre 8:00 ~ 10:00 ~ 11:30 ~ 18:00 Santa Messa. |