Significa ancora qualcosa di
consapevole e di responsabile augurarci la tradizionale “Buona Pasqua”? l’aggettivo “buona”, in genere, sia pure a livello
inconscio, ha molti significati, per lo più, di fatto, di livello e di
orizzonte limitato. Speriamo di stare meglio di salute, di guarire dai nostri
acciacchi, di vivere e sopravvivere nel migliore dei modi possibili, vincendo
le tristezze, superando le apprensioni, lasciandoci alle spalle i fallimenti
interiori, familiari, affettivi, professionali e magari… vincendo… ad una
lotteria…
“Buona Pasqua”! L’auguriamo a tutti quel giorno
e tutti ce lo augurano. Ci sentiamo tutti un po’ meno
estranei o indifferenti.
Gli auguri sono diventati una regola di buona educazione - spesso non
mancano i regali - più che un momento di riflessione sincera sul mistero più
inaudito della nostra fede. E allora bisogna che ci interroghiamo
se al centro di questo diluvio di auguri, di doni, di svaghi, di relax, c’è
almeno la percezione interiore di qualcosa di ben più grande e importante.
C’è da chiederci se Cristo risorto per il
quale “non è vana la nostra fede” sia solo un rito da
celebrare, una ricorrenza da rispettare o una verità su cui scommettere la
nostra vita.
Se riflettiamo un istante dobbiamo
riconoscere che la Buona Pasqua ad augurarla per primo e a darle un contenuto
sostanzioso e veritiero è stato l’angelo dicendo alle donne che non cercassero “tra
i morti colui che è vivo”. E
poi le donne hanno augurato Buona Pasqua agli apostoli annunziando loro quel
fatto sensazionale. Paolo nello stupendo discorso tenuto ai pagani dichiara
solennemente “Dio lo ha risuscitato”. In un
certo senso quindi il primo augurio pasquale è stato rivolto dal Padre a
Cristo. La “Buona Pasqua” era la pietra rotolata via dall’ingresso del
sepolcro.
L’augurio di Buona Pasqua contiene allora
un annuncio che dilata gli spazi della nostra speranza e dei nostri auspici.
Troppe volte releghiamo la nostra speranza e i nostri auspici a dimensioni
anguste e le confondiamo con un vago ottimismo,
perdendo tempo a discutere se è più il bene che il male, se il futuro sarà più
bello o più oscuro, se il bicchiere è mezzo vuoto o mezzo pieno. Cristo con la
sua risurrezione non ci consola dicendoci che, dopo tutto,
qualcosa dovrà pure andare nella direzione giusta, ma ci assicura che tutto è
andato per il verso giusto, per lui e per noi. La sua vicenda e la nostra hanno
avuto uno sbocco impensabile.
Le speranze umane si riducono ad auspici,
al più a previsioni favorevoli. La speranza cristiana non ha bisogno di
ascoltare il servizio meteorologico dell’aeronautica per sentire che i nuvoloni neri apparsi all’orizzonte verranno
spazzati via. Mi guardo dentro e scopro che Qualcuno mi fa vivere al bello anche
in mezzo alla tempesta, mi lascia nella pace anche nella bufera.
L’annuncio della Pasqua diventa l’augurio
di Buona Pasqua e viceversa; l’augurio di Buona Pasqua diventa l’annuncio di
Pasqua: diventa il passaggio di una notizia. Quella che
l’angelo ha comunicato alle donne, le donne agli apostoli, la chiesa a te, te
ai fratelli: Cristo è risorto, è vivo in mezzo a
noi, è nostro compagno di vita, per sempre.
La Chiesa
Fiorentina si interroga sui
CARISMI LAICALI
Riflessione dei
consigli pastorali del Vicariato di Sesto Calenzano
La Chiesa di Firenze -
sollecitata anche dal calo delle vocazioni e dal conseguente incremento
dell’età media del clero - si sta interrogando sulle modificazioni alla
pastorale che si renderanno necessarie per fronteggiare le situazioni che si
verranno a determinare nei prossimi decenni.
I vicariati e le parrocchie - quindi anche la
nostra comunità - sono invitati ad avviare una riflessione su questi problemi e
a prendere coscienza delle risorse che sono costituite dai cosiddetti “carismi
laicali” - ovvero dai doni che tutti i cristiani battezzati possono mettere a
disposizione della comunità perché questa possa continuare a crescere e a
svolgere i propri compiti anche in una situazione mutevole.
Già da alcuni anni - a partire dal
Sinodo della Chiesa Fiorentina (1988-1992) - si avverte l’esigenza di una ”progettualità” dell’azione
pastorale (norma 34) con l’obiettivo di “edificare una comunità
eucaristica in cui tutti i battezzati sono soggetti consapevoli e attivi”.
(n.119). A quindici anni da quel pronunciamento
carico di speranza, non pare che si sia camminato molto… ma qualcosa di significativo è stato fatto - sia pure tra luci e ombre -
come ad esempio la Catechesi parmanente degli adulti
con la Parola di Dio che in molte case viene tutt’ora
attuata con risultati solo apparentemente modesti. Anche gli uffici diocesani
(per la catechesi, per la famiglia, per i giovani, ecc) hanno promosso e
promuovono una molteplicità di iniziative che
consentono - a chi vuol partecipare - un
cammino formativo che costituisce la premessa essenziale per una presenza e una
azione laicale “consapevole e attiva”. In mancanza - per adesso almeno - di indicazioni più precise da parte della Diocesi, le
parrocchie sono chiamate a “inventare” qualcosa, a sperimentare tutte le forme
possibili di partecipazione che rendano le comunità più accoglienti, più capaci
di attrattiva, più consapevoli del loro cammino e quindi più “comunione
per la missione” e più “testimonianza della carità”.
La valorizzazione dell’azione dei
laici nella vita quotidiana, nel lavoro e nella famiglia, nella politica e
nel sindacato, nella carità e nel volontariato è un passo in parte già fatto,
ma che necessita sempre di nuovo vigore: l’efficacia
pastorale di una parrocchia non dipende tanto dal numero dei partecipanti alle
attività promosse, alle conferenze o alle funzioni, ma primariamente dal
livello di consapevolezza dei parrocchiani che vedono il Regno di Dio e la Vita
Eterna realizzarsi nelle loro case, nella preghiera quotidiana in famiglia,
nella coerenza delle scelte di vita, nelle relazioni di lavoro, nell’impegno
sindacale e politico, nell’assistenza ai familiari e conoscenti che sono nella
sofferenza, nella malattia o nella solitudine… L’obiettivo principale della
pastorale - a ogni livello - dovrebbe essere quindi quello di favorire
questa presa di coscienza, anche nelle modalità nelle quali viene proposta la
partecipazione; nella scelta degli orari e dei luoghi dovrebbe trasparire
l’attenzione a privilegiare la vita “feriale” e “domestica” rispetto a quella
“parrocchiale”. La liturgia - come si può già notare - si apre all’accoglienza
delle famiglie - anche all’accoglienza dei bambini e della loro vivacità
spontanea (soprattutto alla messa delle 11.30!) Spesso i fedeli sono chiamati a
partecipare a gesti, a canti, a movimenti, a salire all’altare, a svolgere
servizi liturgici… sono tutti segni di un cammino che deve procedere sempre più
spedito e trovare modalità sempre nuove per rivitalizzare il tessuto della comunità, mostrando la
continuità tra l’azione liturgica “festiva” e la vita quotidiana.
Dovremo anzi divenire più coraggiosi
nello
sperimentare soluzioni nuove, modalità diverse e
sempre più diffuse di partecipazione dei laici alle diverse attività
comunitarie, anche in alcune azioni e responsabilità che tradizionalmente sono
riservate ai sacerdoti. Lo spirito comunitario, più che la scarsità del clero,
deve animare questi orientamenti, altrimenti
arriveremo a dover fare per forza quelle scelte che avremmo
dovuto intraprendere con gioia, ispirati da una prospettiva di apertura
all’azione dello Spirito che ogni giorno rinnova la Chiesa - corpo vivo del
Signore Risorto - facendole riconoscere l’amore fantasioso e fedele del Padre
P. Aminti
Mi sarete
testimoni (At 1,8)...
E’ la parola con cui Gesù si
congeda dai suoi discepoli al termine della missione terrena che il Padre gli
aveva affidato. Li aveva chiamati ad uno ad uno perché «stessero con lui»
condividendo la sua con la loro vita per tre anni e per loro aveva pregato «come
Tu mi hai mandato nel mondo anch’io li ho mandati nel
mondo» (Gv 17,18).
Questa preghiera oggi Gesù
la ripete al Padre per noi. È la preghiera che Gesù innalza perennemente al
Padre ed è la parola che Gesù rivolge a noi attraverso la Chiesa. Nella “Nota
pastorale” della Cei del 2004 è scritto: «Una
pastorale tesa unicamente alla conservazione della fede e alla cura della
comunità cristiana non basta più. È necessaria una pastorale missionaria, che
annunci nuovamente il Vangelo, che vada incontro agli
uomini e alle donne del nostro tempo testimoniando che anche oggi è possibile,
bello, buono e giusto vivere l’esistenza umana conforme al Vangelo e, nel nome
del Vangelo, costruire e rendere nuova l’intera società». E
al convegno di Verona dell’anno scorso Benedetto XVI dirà: «Nel nome di Cristo
recate a tutti l’annuncio della conversione e del
perdono dei peccati, ma date voi per primi testimonianza di una vita convertita e perdonata».
È una parola rivolta a noi,
per ciascuno e per tutti, per tutte le comunità parrocchiali e per la nostra in
particolare che è stimolata, in occasione del ventesimo anniversario della edificazione della sua chiesa, a diventare sempre più
chiesa viva.
È una parola quindi non
rivolta soltanto ai “responsabili” della Chiesa, sacerdoti e “addetti ai
lavori”, cioè ai vari operatori pastorali, ma per ogni
fedele che il Battesimo ha reso cristiano e la Cresima testimone.
È una parola che non
riguarda il futuro, non è una indicazione per il
domani perché è adesso la nostra ora, è adesso il nostro tempo, è adesso che
dobbiamo percorrere il nostro tratto di strada.
È una parola che non vuole
spaventare o scoraggiare la nostra debolezza che è tanta, perché «tutto
possiamo in Colui che ci conforta».
E’ una parola diretta alla
nostra comunità che deve nutrire un unico desiderio: che tutti conoscano Gesù
Cristo e facciano esperienza di essere amati da Lui.
È questo lo stimolo che la
Chiesa italiana continuamente ripete: uscire dallo spazio sacro e protetto per
incontrare la gente dove vive, lavora, desidera, soffre e lotta, sogna, ama e
spera, come Gesù che dopo 30 anni vissuti a Nazareth si immerge
nella gente di Cafarnao per fare lievitare il Vangelo
di Dio. L’ambiente in cui viviamo e che incontriamo è
quello che è e a voler parlare di Gesù e del Vangelo si corre il rischio di non
essere ascoltati e capiti, per la “distanza” che esiste tra la fede cristiana e
la mentalità contemporanea. Che non è spesso contraria o
ostile, ma disinteressata, indifferente, portata a vivere in un orizzonte
verbalmente universale, ma praticamente angusto e gretto, come se Dio non
esistesse. Hanno sentito parlare di Gesù e del Vangelo, ma si ritiene che non
abbia nulla da dire e da dare al loro bisogno di vita e sogno di gioia. E allora il primo atteggiamento da assumere sarà quello di
ascoltare, di accorgersi di quello che la gente desidera, chiede, sogna, di
vedere come la gente sta vivendo. Non dovrebbe essere neppure tanto difficile,
perché tra quella gente ci siamo anche noi, con le stese domande e
preoccupazioni.
Se saremo capaci di
“incrociare” le domande della gente, quello che desidera e spera, quello che fa peso sul suo cuore, ci riuscirà meno
difficile”raccontare” quanto nella nostra vita ha voluto dire incontrare Gesù e
il Vangelo, e quanta speranza ha suscitato in noi. E
non sarà una… predica, ma una testimonianza di vita.
...testimoni
credibili
La sollecitazione alla
testimonianza fatta da Gesù ai suoi discepoli al momento di congedarsi da loro,
trova un’eco fedele nelle parole che Paolo VI amava ripetere quando affermava
che la Chiesa oggi ha più bisogno di testimoni che di maestri. E testimonianze davvero luminose e credibili sono quelle dei
missionari martiri che anche nell’anno appena trascorso hanno pagato con la
vita la loro fedeltà al Vangelo: 24 nel 2006 (che si aggiungono alla lunga
litania dei testimoni degli anni precedenti) tre dei quali italiani:
1) don Andrea Santoro “silenzioso e coraggioso
servitore del Vangelo” impegnato a “portare Cristo e il Vangelo” attraverso “la
via del dialogo fra le religioni”, ucciso mentre era raccolto in preghiera
nella sua chiesa a Trabzon (Turchia)
2) don Bruno Baldacci, ucciso nella sua parrocchia di Nostra Signora,
nello stato di Bahia (Brasile) dopo una vita dedicata ai poveri e a strappare i giovani alla tossicodipendenza.
3) Suor Lionella Sgorbati,
colpita a morte mentre si recava all’ospedale in cui prestava servizio, da
alcuni sicari che si erano appostati dietro una automobile.
È morta ripetendo tre volte la parola “perdono”: parola che realizza il
messaggio della sua vita.
Insieme
ai missionari martiri è giusto ricordare anche quella figura di cui hanno
parlato recentemente i mass-media: l’Abbè Pierre.
Con
la sua morte, avvenuta a metà gennaio, all’età di 94 anni è stato detto che se ne è andato uno dei giganti della carità del XX secolo. Ma
per il prete che ha incrociato spesso la sua vita con i potenti di turno, per
l’amico dei senza tetto e dei fuori legge, “gigante
della carità” è un’etichetta che va stretta. Personalità vulcanica e
carismatica, a momenti controversa, questo sacerdote è
stato un uomo dagli orizzonti grandi. Orizzonti talmente sconfinati, progetti
talmente rivoluzionari da risultare spesso scomodi.
Come nel caso di Raoul Follereau, siamo in presenza di un sovversivo dell’amore; uno capace di
colpire i cuori con sciabolate che a distanza di anni fanno sanguinare: «La
miseria giudica il mondo e rovina ogni possibilità di pace».
Fondando
Emmaus – una rete di comunità oggi presente in tutto
il mondo – l’Abbè Pierre ha
realizzato un piccolo-grande miracolo: quello di donne e uomini considerati
“scarti della società” – al pari dei cartoni, dei vestiti e dei ferri vecchi
che da oltre mezzo secolo vanno raccogliendo per strada e negli scantinati –
restituiti alla gioia di vivere. Il segreto dell’Abbè
Pierre e di Emmaus è qui: in un amore dolce e gratuito, capace di
vincere ogni solitudine, restituendo alle persone innanzitutto la stima per se
stessi e la coscienza della propria umanità e dignità. «La livrea del povero è
la dignità»: è una frase di don Tonino Bello che l’Abbè
Pierre avrebbe sottoscritto. Ma
promuovere la dignità del povero chiede anche di cambiare le “strutture del
peccato”, di battersi contro l’ingiustizia. È l’impegno che la caritas deve tenere desto nella sua lotta contro
l’ingiustizia e le “strutture di peccato”. Un impegno
coniugato con l’attenzione e la risposta sollecita alle emergenze quotidiane,
quelle che non sono “urlate” o denunciate dai mass-media, ma che continuamente
ci provocano con il loro silenzio e il loro “sguardo”.
È
bene in questa sede ricordare anche due “segni” che il Vicariato si Sesto ha promosso, incoraggia e sostiene con i suoi
volontari:
1) il Centro di Accoglienza
San Martino che accoglie gli uomini in condizione di disagio abitativo e/o
sociale;
2) la Casa
Santa Chiara: centro d’accoglienza residenziale per donne sole o con figli in
situazione di disagio sociale e abitativo;
entrambi
ubicati in Via Corsi Salviati, 18.
Sono
segni profetici e preziosi – anche se inadeguati a rispondere ai bisogni e alle
richieste – che educano la comunità cristiana ad essere testimone più fedele e
credibile della fede che annuncia.
IL CATECHISMO “ALLARGATO”
Finalmente è accaduto.
Erano anni ormai che desideravamo, per le famiglie che accompagnano i loro
figli all’Eucaristia, un coinvolgimento vero, totale, fatto non solo di momenti
di riflessione e di preghiera (sentiti quasi come obbligo in IV elementare) ma
anche di situazioni “ludiche” che insieme,
potessero far vivere il sentimento della gioia
nel cammino verso la conoscenza di Gesù.
Ed ecco che, un
sabato al mese, noi catechiste insieme a don Giacomo,
ci ritroviamo con le famiglie per vivere insieme momenti di autentica condivisione,
sorpresi di quanto possa essere semplice ed utile ritrovarsi a “spendere” del
tempo, oggi bene prezioso, e trascorrere un sabato pomeriggio lontano dalle
“corse quotidiane” e più vicino al Signore.
Ogni sabato viene proposto un argomento su cui riflettere e ciascun
gruppo, formato dai genitori, dai ragazzi e dai loro fratellini o sorelline più
piccoli, sviluppa l’argomento con riflessioni, piccoli lavori manuali e giochi.
In questo “progetto” sono coinvolti un gruppo di giovani famiglie incaricate di
guidare la riflessione dei genitori (già da qualche anno si ritrovano e si
confrontano in parrocchia) e i ragazzi delle scuole medie con i loro catechisti
in qualità di animatori dei più piccoli. Alla fine, i
tre gruppi si incontrano nel salone e si confrontano,
comunicando ognuno il frutto del proprio impegno.
Capita,
a volte, che i genitori vengano a ringraziarci per il “lavoro” di noi
catechisti nell’accompagnare i loro ragazzi nel cammino verso Gesù. Di fatto, i
protagonisti del catechismo sono proprio loro, i ragazzi che, come sempre
accade, ci insegnano,
ogni anno, con la loro stessa esistenza, che la presenza di Lui è davvero
tangibile.
M. Caggiano
“Ma quando il Figlio dell'uomo
verrà, troverà la fede sulla terra?” Lc 18,8
In una recente
trasmissione televisiva a quiz, molto seguita, veniva
chiesto al concorrente di turno: quale personaggio dei Vangeli alla domanda di
Gesù: “Chi dite che io sia?” rispose: “Tu sei il Cristo”. Questa domanda valeva
70 mila euro. Il concorrente poteva scegliere tra questi quattro nomi: Ponzio Pilato, Maria Maddalena, Pietro, Giovanni. Che domanda
facile per un monte premio così alto, ho pensato. La
mia sorpresa è stata allorché né il concorrente, né il pubblico chiamato ad
aiutarlo hanno saputo rispondere. Allora il
concorrente ha sfruttato un'ultima possibilità che il gioco televisivo gli
accordava; telefonare ad un amico a casa. Quest'ultimo
ha saputo infine rispondere solo collegandosi ad Internet e digitando la
domanda nel motore di ricerca. Un
motore di ricerca ...che è andato al Catechismo!? Il “crescente analfabetismo
religioso” largamente diffuso anche tra i credenti dovrebbe. fare
riflettere tutti noi. Nell'anno scolastico 2005 la percentuale di studenti
italiani che hanno deciso di non seguire l'ora di religione
è salita .dall’11,7% al 37,6% e nelle famiglie aumentano i genitori che non
mandano i figli in chiesa e impediscono loro di andare a dottrina (come si usa
dire). Dottrina è vero significa insegnamento. Ma si insegnano cose che fanno bene: Amore, Carità, Speranza,
chi è Gesù, essere figli di Dio, Risurrezione. Si insegna
a rispondere a quella domanda del quiz, non per essere pronti per una
trasmissione televisiva, ma ad una cosa più importante: dare significato alla
propria esistenza.
Alcuni anni fa
un giornalista raccolse gli strafalcioni di alcuni
candidati alla maturità; ne citiamo alcuni: Chiostro: dove si vendono le
bibite; Omelia: fidanzata di Amleto; Salmodìa: pesce;
Rosario: giardino pieno di rose; Erodiade: re che voleva uccidere Gesù Bambino,
e via di questo passo. La conoscenza religiosa di tanti, troppi cristiani, si è fermata a quanto appreso
negli anni dell’infanzia. Non è più sufficiente. I tempi in cui viviamo, pieni di grandi sfide e di attacchi, necessitano di
una fede matura e pensata, a partire dall'ascolto partecipato detta Parola
della Chiesa, dalla lettura delle Scritture e della Tradizione. Altrimenti tra
non molti anni il mondo crederà vero quel che scrisse
un alunno delle elementari: Gesù di cognome faceva Dio.
VERSO I VENT’ANNI
DELLA NOSTRA
COMUNITA’
Questo inesorabile
calendario ci ha già portato a contare fino al 19°, ma con una modesta spallata
ci sta portando nel bel mezzo del 20°. Capite di che si tratta? Non sono già
più 365 i giorni che ci separano dalla fatidica data del ventennale della
nostra chiesa parrocchiale. Per cui si dovrebbe dare il via,
se non alle celebrazioni, a qualcosa di serio che la debba preparare.
Si deve innanzi tutto
fare uno sforzo di volontà, non per allungare i tempi dell’impegno (calendario
e orologio non si possono comandare), ma per programmare qualcosa di diverso
dal solito e farne appassionare tutti i membri della comunità. Penso che si
debba “respirare” il clima del ventesimo dando vita a delle iniziative che
contrastano un po’ con la tendenza accidiosa della ripetitività,
proprio il contrario di quello che Dio vorrebbe da noi. Sì perché Dio è
soprattutto fantasia e a lui piacciano i frutti della nostra creatività.
Perciò il primo compito
è di pregare perché ci ispiri novità di atteggiamenti
verso di lui e verso i compagni della nostra avventura terrena in quel di
Quinto Basso e più precisamente in quel di Santa Croce a Quinto, dove la
fantasia non è mai mancata, ma adesso ci si richiama a una mobilitazione più
attiva, non fosse altro che perché a vent’anni non ci
si può appellare a dei pretesti (si è troppo giovani o troppo vecchi). Vent’anni sono una data culmine
per ogni persona che si rispetti, deve essere anche per la nostra chiesa.
I sacerdoti sono impegnati
soprattutto sul fronte della preghiera, dell’istruzione religiosa, della sacramentalizzazione e della
sensibilità verso i bisognosi.
Ma quello l’hanno sempre fatto e non si può dire: lo devono fare ancora
di più, perché ci sono dei limiti, anche tanti limiti naturali. L’impulso
l’hanno già dato e lo continueranno a dare. Ma occorre
anche che tutti si lascino “stimolare”. È deciso che a livello di segno
esteriore ci sarà il bel Crocifisso che richiederà
forze attive per installarlo. E mi vedo già tutti i pensionati maschi darsi da fare come quando si collocò l’obelisco in
Piazza San Pietro in una notte in cui Papa Sisto V aveva minacciato la pena di
morte a chi avesse rotto il silenzio durante il lavoro, ma quando l’obelisco
era pericolante ci fu chi alzò la voce gridando: acqua alle corde. E fu provvidenziale quel grido. Qui non si tratta di
un’impresa storica come quella, ma non si vorrebbe che
i soli pensionati non ce la facessero. Perciò meglio che
vengano un po’ di giovani, non quelli appiccicati al computer ma quelli (pochi)
che ancora conoscono la fatica fisica. Si dovrà forse ricorrere agli
immigrati. L’importante è che è che non si vada a chiedere gli euro che non
hanno. Eppure di euro c’è bisogno e di… tanti.
Ciascuno offra quelli che può, almeno quando verrà in chiesa potrà dire: un
pezzo di crocifisso è anche mio, senza sentirsi dire:
oggi sarai con me in paradiso, visto che tutti ci credono, ma nessuno ha fretta.
don Arturo
ORARI
SANTE MESSE
IN
PARROCCHIA
Festiva: ore 8 ~ 10 ~ 11:30 ~ 18(*)
Prefestiva: ore 18
Feriale:
ore 8.30 ~ 17.30(*)
Il mercoledì nella cappella del cimitero:
ore 9.30(*)
(*): sospese nei mesi
di luglio e agosto
Succede in
parrocchia in questa settimana Santa
Domenica 1 aprile
Domenica delle
Palme e della Passione del Signore
I VOLONTARI PORTANO AI MALATI E AGLI ANZIANI
L’AUGURIO DI PACE E BENE
SIMBOLEGGIATO DALL’ULIVO BENEDETTO
Ø Ore 8 Santa Messa.
Ø Ore 10 All’esterno del complesso,
commemorazione dell’ingresso di Gesù
in
Gerusalemme con i riti della Benedizione
degli
ulivi e la Processione di Cristo Re ~ Santa Messa.
Ø Ore
11:30 ~ 18
Santa Messa
——————————————————————————————————
Lunedì 2
Ø Ore 18 Santa Messa
celebrata dal Cardinale Piovanelli che propone
una riflessione
sul mistero della Passione – Morte e Risurrezione di Gesù
introducendoci
al triduo pasquale
Ø Ore 19 di lunedì: ritiro
degli adolescenti in preparazione alla Pasqua
——————————————————————————————————————
Martedì 3
Ø Ore 18 Santa Messa celebrata
dal Cardinale Piovanelli che propone
una
riflessione sul mistero della Passione – Morte e Risurrezione di Gesù
Ø Ore 21 Canto liturgico aperto a tutti
——————————————————————————————————–
Mercoledì 4 GIORNATA RISERVATA ALLE CONFESSIONI
Ø ore 10 ~ ore 18 ~ ore 21 celebrazioni penitenziali comunitari. A seguire
confessione
personale
Ø Ore
17: Via crucis per i ragazzi delle elementari e le loro famiglie
——————————————————————————————————
Giovedì 5 Giovedì Santo IN
CŒNA DOMINI
AL MATTINO IN CATTEDRALE MESSA CRISMALE
DEL VESCOVO COL PRESBITERIO DIOCESANO
Ø Ore 18 Concelebrazione eucaristica con il rito
della lavanda dei piedi,
seguito
dalla Adorazione Eucaristica fino alle ore 24.
——————————————————————————————————
Venerdì 6 Venerdì Santo (Giorno
di astinenza e di digiuno)
GIORNATA MONDIALE PER LE NECESSITÀ IN TERRA SANTA
AL
MATTINO E AL POMERIGGIO I SACERDOTI SONO DISPONIBILI
PER LE CONFESSIONI
Ø Ore
18 Commemorazione della morte di Gesù
con solenne liturgia
della adorazione della Croce
e Comunione.
——————————————————————————————————
Sabato 7 Sabato Santo VEGLIA
PASQUALE
AL MATTINO E AL
POMERIGGIO I SACERDOTI SONO DISPONIBILI PER LE CONFESSIONI.
Ø Ore
21:15 Celebrazione della Veglia Pasquale: liturgia
della Luce, della Parola,
del
Battesimo che viene conferito al giovane Gabriele GINEVRETTI, dell’Eucarestia.
———————————————————————————————
Domenica 8 PASQUA
Ø Ore 8 ~ 10
(animata dai cantori) ~ 11:30 ~ 18 Santa Messa.
——————————————————————————————
Lunedì 9 DI PASQUA
Ø Ore 8.30 ~ 10 ~
17.30 Santa Messa.