PASQUA 2007

BUONA PASQUA!

 

Significa ancora qualcosa di consapevole e di responsabile augurarci la tradizionale “Buona Pasqua”? l’aggettivo “buona”, in genere, sia pure a livello inconscio, ha molti significati, per lo più, di fatto, di livello e di orizzonte limitato. Speriamo di stare meglio di salute, di guarire dai nostri acciacchi, di vivere e sopravvivere nel migliore dei modi possibili, vincendo le tristezze, superando le apprensioni, lasciandoci alle spalle i fallimenti interiori, familiari, affettivi, professionali e magari… vincendo… ad una lotteria…

“Buona Pasqua”! L’auguriamo a tutti quel giorno e tutti ce lo augurano. Ci sentiamo tutti un po’ meno estranei o indifferenti.

Gli auguri sono diventati una regola di buona educazione - spesso non mancano i regali - più che un momento di riflessione sincera sul mistero più inaudito della nostra fede. E allora bisogna che ci interroghiamo se al centro di questo diluvio di auguri, di doni, di svaghi, di relax, c’è almeno la percezione interiore di qualcosa di ben più grande e importante.

C’è da chiederci se Cristo risorto per il quale “non è vana la nostra fede” sia solo un rito da celebrare, una ricorrenza da rispettare o una verità su cui scommettere la nostra vita.

Se riflettiamo un istante dobbiamo riconoscere che la Buona Pasqua ad augurarla per primo e a darle un contenuto sostanzioso e veritiero è stato l’angelo dicendo alle donne che non cercassero “tra i morti colui che è vivo”. E poi le donne hanno augurato Buona Pasqua agli apostoli annunziando loro quel fatto sensazionale. Paolo nello stupendo discorso tenuto ai pagani dichiara solennemente “Dio lo ha risuscitato. In un certo senso quindi il primo augurio pasquale è stato rivolto dal Padre a Cristo. La “Buona Pasqua” era la pietra rotolata via dall’ingresso del sepolcro.

L’augurio di Buona Pasqua contiene allora un annuncio che dilata gli spazi della nostra speranza e dei nostri auspici. Troppe volte releghiamo la nostra speranza e i nostri auspici a dimensioni anguste e le confondiamo con un vago ottimismo, perdendo tempo a discutere se è più il bene che il male, se il futuro sarà più bello o più oscuro, se il bicchiere è mezzo vuoto o mezzo pieno. Cristo con la sua risurrezione non ci consola dicendoci che, dopo tutto, qualcosa dovrà pure andare nella direzione giusta, ma ci assicura che tutto è andato per il verso giusto, per lui e per noi. La sua vicenda e la nostra hanno avuto uno sbocco impensabile.

Le speranze umane si riducono ad auspici, al più a previsioni favorevoli. La speranza cristiana non ha bisogno di ascoltare il servizio meteorologico dell’aeronautica per sentire che i nuvoloni neri apparsi all’orizzonte verranno spazzati via. Mi guardo dentro e scopro che Qualcuno mi fa vivere al bello anche in mezzo alla tempesta, mi lascia nella pace anche nella bufera.

L’annuncio della Pasqua diventa l’augurio di Buona Pasqua e viceversa; l’augurio di Buona Pasqua diventa l’annuncio di Pasqua: diventa il passaggio di una notizia. Quella che l’angelo ha comunicato alle donne, le donne agli apostoli, la chiesa a te, te ai fratelli: Cristo è risorto, è vivo in mezzo a noi, è nostro compagno di vita, per sempre.

 

 

 

 

La Chiesa Fiorentina si interroga sui

CARISMI LAICALI

Riflessione dei consigli pastorali del Vicariato di Sesto Calenzano

 

 

La Chiesa di Firenze - sollecitata anche dal calo delle vocazioni e dal conseguente incremento dell’età media del clero - si sta interrogando sulle modificazioni alla pastorale che si renderanno necessarie per fronteggiare le situazioni che si verranno a determinare nei prossimi decenni.

I vicariati e le parrocchie - quindi anche la nostra comunità - sono invitati ad avviare una riflessione su questi problemi e a prendere coscienza delle risorse che sono costituite dai cosiddetti “carismi laicali” - ovvero dai doni che tutti i cristiani battezzati possono mettere a disposizione della comunità perché questa possa continuare a crescere e a svolgere i propri compiti anche in una situazione mutevole.

Già da alcuni anni - a partire dal Sinodo della Chiesa Fiorentina (1988-1992) - si avverte l’esigenza di una ”progettualità” dell’azione pastorale (norma 34) con l’obiettivo di “edificare una comunità eucaristica in cui tutti i battezzati sono soggetti consapevoli e attivi”. (n.119). A quindici anni da quel pronunciamento carico di speranza, non pare che si sia camminato molto… ma qualcosa di significativo è stato fatto - sia pure tra luci e ombre - come ad esempio la Catechesi parmanente degli adulti con la Parola di Dio che in molte case viene tutt’ora attuata con risultati solo apparentemente modesti. Anche gli uffici diocesani (per la catechesi, per la famiglia, per i giovani, ecc) hanno promosso e promuovono una molteplicità di iniziative che consentono -  a chi vuol partecipare - un cammino formativo che costituisce la premessa essenziale per una presenza e una azione laicale “consapevole e attiva”. In mancanza - per adesso almeno - di indicazioni più precise da parte della Diocesi, le parrocchie sono chiamate a “inventare” qualcosa, a sperimentare tutte le forme possibili di partecipazione che rendano le comunità più accoglienti, più capaci di attrattiva, più consapevoli del loro cammino e quindi più “comunione per la missione” e più “testimonianza della carità”.

La valorizzazione dell’azione dei laici nella vita quotidiana, nel lavoro e nella famiglia, nella politica e nel sindacato, nella carità e nel volontariato è un passo in parte già fatto, ma che necessita sempre di nuovo vigore: l’efficacia pastorale di una parrocchia non dipende tanto dal numero dei partecipanti alle attività promosse, alle conferenze o alle funzioni, ma primariamente dal livello di consapevolezza dei parrocchiani che vedono il Regno di Dio e la Vita Eterna realizzarsi nelle loro case, nella preghiera quotidiana in famiglia, nella coerenza delle scelte di vita, nelle relazioni di lavoro, nell’impegno sindacale e politico, nell’assistenza ai familiari e conoscenti che sono nella sofferenza, nella malattia o nella solitudine… L’obiettivo principale della pastorale - a ogni livello - dovrebbe essere quindi quello di favorire questa presa di coscienza, anche nelle modalità nelle quali viene proposta la partecipazione; nella scelta degli orari e dei luoghi dovrebbe trasparire l’attenzione a privilegiare la vita “feriale” e “domestica” rispetto a quella “parrocchiale”. La liturgia - come si può già notare - si apre all’accoglienza delle famiglie - anche all’accoglienza dei bambini e della loro vivacità spontanea (soprattutto alla messa delle 11.30!) Spesso i fedeli sono chiamati a partecipare a gesti, a canti, a movimenti, a salire all’altare, a svolgere servizi liturgici… sono tutti segni di un cammino che deve procedere sempre più spedito e trovare modalità sempre nuove per rivitalizzare il tessuto della comunità, mostrando la continuità tra l’azione liturgica “festiva” e la vita quotidiana.

Dovremo anzi divenire più coraggiosi nello sperimentare soluzioni nuove, modalità diverse e sempre più diffuse di partecipazione dei laici alle diverse attività comunitarie, anche in alcune azioni e responsabilità che tradizionalmente sono riservate ai sacerdoti. Lo spirito comunitario, più che la scarsità del clero, deve animare questi orientamenti, altrimenti  arriveremo a dover fare per forza quelle scelte che avremmo dovuto intraprendere con gioia, ispirati da una prospettiva di apertura all’azione dello Spirito che ogni giorno rinnova la Chiesa - corpo vivo del Signore Risorto - facendole riconoscere l’amore fantasioso e fedele del Padre

P. Aminti

 

 

Mi sarete testimoni (At 1,8)...

 

 

E’ la parola con cui Gesù si congeda dai suoi discepoli al termine della missione terrena che il Padre gli aveva affidato. Li aveva chiamati ad uno ad uno perché «stessero con lui» condividendo la sua con la loro vita per tre anni e per loro aveva pregato «come Tu mi hai mandato nel mondo anch’io li ho mandati nel mondo» (Gv 17,18).

Questa preghiera oggi Gesù la ripete al Padre per noi. È la preghiera che Gesù innalza perennemente al Padre ed è la parola che Gesù rivolge a noi attraverso la Chiesa. Nella “Nota pastorale” della Cei del 2004 è scritto: «Una pastorale tesa unicamente alla conservazione della fede e alla cura della comunità cristiana non basta più. È necessaria una pastorale missionaria, che annunci nuovamente il Vangelo, che vada incontro agli uomini e alle donne del nostro tempo testimoniando che anche oggi è possibile, bello, buono e giusto vivere l’esistenza umana conforme al Vangelo e, nel nome del Vangelo, costruire e rendere nuova l’intera società». E al convegno di Verona dell’anno scorso Benedetto XVI dirà: «Nel nome di Cristo recate a tutti l’annuncio della conversione e del perdono dei peccati, ma date voi per primi testimonianza  di una vita convertita e perdonata».

È una parola rivolta a noi, per ciascuno e per tutti, per tutte le comunità parrocchiali e per la nostra in particolare che è stimolata, in occasione del ventesimo anniversario della edificazione della sua chiesa, a diventare sempre più chiesa viva.

È una parola quindi non rivolta soltanto ai “responsabili” della Chiesa, sacerdoti e “addetti ai lavori”, cioè ai vari operatori pastorali, ma per ogni fedele che il Battesimo ha reso cristiano e la Cresima testimone.

È una parola che non riguarda il futuro, non è una indicazione per il domani perché è adesso la nostra ora, è adesso il nostro tempo, è adesso che dobbiamo percorrere il nostro tratto di strada.

È una parola che non vuole spaventare o scoraggiare la nostra debolezza che è tanta, perché «tutto possiamo in Colui che ci conforta».

E’ una parola diretta alla nostra comunità che deve nutrire un unico desiderio: che tutti conoscano Gesù Cristo e facciano esperienza di essere amati da Lui.

È questo lo stimolo che la Chiesa italiana continuamente ripete: uscire dallo spazio sacro e protetto per incontrare la gente dove vive, lavora, desidera, soffre e lotta, sogna, ama e spera, come Gesù che dopo 30 anni vissuti a Nazareth si immerge nella gente di Cafarnao per fare lievitare il Vangelo di Dio. L’ambiente in cui viviamo e che incontriamo è quello che è e a voler parlare di Gesù e del Vangelo si corre il rischio di non essere ascoltati e capiti, per la “distanza” che esiste tra la fede cristiana e la mentalità contemporanea. Che non è spesso contraria o ostile, ma disinteressata, indifferente, portata a vivere in un orizzonte verbalmente universale, ma praticamente angusto e gretto, come se Dio non esistesse. Hanno sentito parlare di Gesù e del Vangelo, ma si ritiene che non abbia nulla da dire e da dare al loro bisogno di vita e sogno di gioia. E allora il primo atteggiamento da assumere sarà quello di ascoltare, di accorgersi di quello che la gente desidera, chiede, sogna, di vedere come la gente sta vivendo. Non dovrebbe essere neppure tanto difficile, perché tra quella gente ci siamo anche noi, con le stese domande e preoccupazioni.

Se saremo capaci di “incrociare” le domande della gente, quello che desidera e spera, quello che fa peso sul suo cuore, ci riuscirà meno difficile”raccontare” quanto nella nostra vita ha voluto dire incontrare Gesù e il Vangelo, e quanta speranza ha suscitato in noi. E non sarà una… predica, ma una testimonianza di vita.

 

...testimoni credibili

La sollecitazione alla testimonianza fatta da Gesù ai suoi discepoli al momento di congedarsi da loro, trova un’eco fedele nelle parole che Paolo VI amava ripetere quando affermava che la Chiesa oggi ha più bisogno di testimoni che di maestri. E testimonianze davvero luminose e credibili sono quelle dei missionari martiri che anche nell’anno appena trascorso hanno pagato con la vita la loro fedeltà al Vangelo: 24 nel 2006 (che si aggiungono alla lunga litania dei testimoni degli anni precedenti) tre dei quali italiani:

1)     don Andrea Santoro “silenzioso e coraggioso servitore del Vangelo” impegnato a “portare Cristo e il Vangelo” attraverso “la via del dialogo fra le religioni”, ucciso mentre era raccolto in preghiera nella sua chiesa a Trabzon (Turchia)

2)     don Bruno Baldacci, ucciso nella sua parrocchia di Nostra Signora, nello stato di Bahia (Brasile) dopo una vita dedicata ai poveri e a strappare i giovani alla tossicodipendenza.

3)     Suor Lionella Sgorbati, colpita a morte mentre si recava all’ospedale in cui prestava servizio, da alcuni sicari che si erano appostati dietro una automobile. È morta ripetendo tre volte la parola “perdono”: parola che realizza il messaggio della sua vita.

Insieme ai missionari martiri è giusto ricordare anche quella figura di cui hanno parlato recentemente i mass-media: l’Abbè Pierre.

Con la sua morte, avvenuta a metà gennaio, all’età di 94 anni è stato detto che se ne è andato uno dei giganti della carità del XX secolo. Ma per il prete che ha incrociato spesso la sua vita con i potenti di turno, per l’amico dei senza tetto e dei fuori legge, “gigante della carità” è un’etichetta che va stretta. Personalità vulcanica e carismatica, a momenti controversa, questo sacerdote è stato un uomo dagli orizzonti grandi. Orizzonti talmente sconfinati, progetti talmente rivoluzionari da risultare spesso scomodi. Come nel caso di Raoul Follereau, siamo in presenza di un sovversivo dell’amore; uno capace di colpire i cuori con sciabolate che a distanza di anni fanno sanguinare: «La miseria giudica il mondo e rovina ogni possibilità di pace».

Fondando Emmaus – una rete di comunità oggi presente in tutto il mondo – l’Abbè Pierre ha realizzato un piccolo-grande miracolo: quello di donne e uomini considerati “scarti della società” – al pari dei cartoni, dei vestiti e dei ferri vecchi che da oltre mezzo secolo vanno raccogliendo per strada e negli scantinati – restituiti alla gioia di vivere. Il segreto dell’Abbè Pierre e di Emmaus è qui: in un amore dolce e gratuito, capace di vincere ogni solitudine, restituendo alle persone innanzitutto la stima per se stessi e la coscienza della propria umanità e dignità. «La livrea del povero è la dignità»: è una frase di don Tonino Bello che l’Abbè Pierre avrebbe sottoscritto. Ma promuovere la dignità del povero chiede anche di cambiare le “strutture del peccato”, di battersi contro l’ingiustizia. È l’impegno che la caritas deve tenere desto nella sua lotta contro l’ingiustizia e le “strutture di peccato”. Un impegno coniugato con l’attenzione e la risposta sollecita alle emergenze quotidiane, quelle che non sono “urlate” o denunciate dai mass-media, ma che continuamente ci provocano con il loro silenzio e il loro “sguardo”.

È bene in questa sede ricordare anche due “segni” che il Vicariato si Sesto ha promosso, incoraggia e sostiene con i suoi volontari:

1)     il Centro di Accoglienza San Martino che accoglie gli uomini in condizione di disagio abitativo e/o sociale;

2)     la Casa Santa Chiara: centro d’accoglienza residenziale per donne sole o con figli in situazione di disagio sociale e abitativo;

entrambi ubicati in Via Corsi Salviati, 18.

Sono segni profetici e preziosi – anche se inadeguati a rispondere ai bisogni e alle richieste – che educano la comunità cristiana ad essere testimone più fedele e credibile della fede che annuncia.

 

 

IL CATECHISMO “ALLARGATO”

Finalmente è accaduto. Erano anni ormai che desideravamo, per le famiglie che accompagnano i loro figli all’Eucaristia, un coinvolgimento vero, totale, fatto non solo di momenti di riflessione e di preghiera (sentiti quasi come obbligo in IV elementare) ma anche di situazioni “ludiche” che insieme,  potessero far vivere il sentimento della gioia nel cammino verso la conoscenza di Gesù.

Ed ecco che, un sabato al mese, noi catechiste insieme a don Giacomo, ci ritroviamo con le famiglie per vivere insieme momenti di autentica condivisione, sorpresi di quanto possa essere semplice ed utile ritrovarsi a “spendere” del tempo, oggi bene prezioso, e trascorrere un sabato pomeriggio lontano dalle “corse quotidiane” e più vicino al Signore.

Ogni sabato viene proposto un argomento su cui riflettere e ciascun gruppo, formato dai genitori, dai ragazzi e dai loro fratellini o sorelline più piccoli, sviluppa l’argomento con riflessioni, piccoli lavori manuali e giochi. In questo “progetto” sono coinvolti un gruppo di giovani famiglie incaricate di guidare la riflessione dei genitori (già da qualche anno si ritrovano e si confrontano in parrocchia) e i ragazzi delle scuole medie con i loro catechisti in qualità di animatori dei più piccoli. Alla fine, i tre gruppi si incontrano nel salone e si confrontano, comunicando ognuno il frutto del proprio impegno.

Capita, a volte, che i genitori vengano a ringraziarci per il “lavoro” di noi catechisti nell’accompagnare i loro ragazzi nel cammino verso Gesù. Di fatto, i protagonisti del catechismo sono proprio loro, i ragazzi che, come sempre accade,  ci insegnano, ogni anno, con la loro stessa esistenza, che la presenza di Lui è davvero tangibile.

M. Caggiano

 

 

 

 

“Ma quando il Figlio dell'uomo verrà, troverà la fede sulla terra?” Lc 18,8

In una recente trasmissione televisiva a quiz, molto seguita, veniva chiesto al concorrente di turno: quale personaggio dei Vangeli alla domanda di Gesù: “Chi dite che io sia?” rispose: “Tu sei il Cristo”. Questa domanda valeva 70 mila euro. Il concorrente poteva scegliere tra questi quattro nomi: Ponzio Pilato, Maria Maddalena, Pietro, Giovanni. Che domanda facile per un monte premio così alto, ho pensato. La mia sorpresa è stata allorché né il concorrente, né il pubblico chiamato ad aiutarlo hanno saputo rispondere. Allora il concorrente ha sfruttato un'ultima possibilità che il gioco televisivo gli accordava; telefonare ad un amico a casa. Quest'ultimo ha saputo infine rispondere solo collegandosi ad Internet e digitando la domanda nel motore di ricerca.   Un motore di ricerca ...che è andato al Catechismo!? Il “crescente analfabetismo religioso” largamente diffuso anche tra i credenti dovrebbe. fare riflettere tutti noi. Nell'anno scolastico 2005 la percentuale di studenti italiani che hanno deciso di non seguire l'ora di religione è salita .dall’11,7% al 37,6% e nelle famiglie aumentano i genitori che non mandano i figli in chiesa e impediscono loro di andare a dottrina (come si usa dire). Dottrina è vero significa insegnamento. Ma si insegnano cose che fanno bene: Amore, Carità, Speranza, chi è Gesù, essere figli di Dio, Risurrezione. Si insegna a rispondere a quella domanda del quiz, non per essere pronti per una trasmissione televisiva, ma ad una cosa più importante: dare significato alla propria esistenza.

Alcuni anni fa un giornalista raccolse gli strafalcioni di alcuni candidati alla maturità; ne citiamo alcuni: Chiostro: dove si vendono le bibite; Omelia: fidanzata di Amleto; Salmodìa: pesce; Rosario: giardino pieno di rose; Erodiade: re che voleva uccidere Gesù Bambino, e via di questo passo. La conoscenza religiosa di tanti, troppi  cristiani, si è fermata a quanto appreso negli anni dell’infanzia. Non è più sufficiente. I tempi in cui viviamo, pieni di grandi sfide e di attacchi, necessitano di una fede matura e pensata, a partire dall'ascolto partecipato detta Parola della Chiesa, dalla lettura delle Scritture e della Tradizione. Altrimenti tra non molti anni il mondo crederà vero quel che scrisse un alunno delle elementari: Gesù di cognome faceva Dio.

 

 

 

 

VERSO I VENT’ANNI

DELLA NOSTRA COMUNITA’

 

Questo inesorabile calendario ci ha già portato a contare fino al 19°, ma con una modesta spallata ci sta portando nel bel mezzo del 20°. Capite di che si tratta? Non sono già più 365 i giorni che ci separano dalla fatidica data del ventennale della nostra chiesa parrocchiale. Per cui si dovrebbe dare il via, se non alle celebrazioni, a qualcosa di serio che la debba preparare.

Si deve innanzi tutto fare uno sforzo di volontà, non per allungare i tempi dell’impegno (calendario e orologio non si possono comandare), ma per programmare qualcosa di diverso dal solito e farne appassionare tutti i membri della comunità. Penso che si debba “respirare” il clima del ventesimo dando vita a delle iniziative che contrastano un po’ con la tendenza accidiosa della ripetitività, proprio il contrario di quello che Dio vorrebbe da noi. Sì perché Dio è soprattutto fantasia e a lui piacciano i frutti della nostra creatività.

Perciò il primo compito è di pregare perché ci ispiri novità di atteggiamenti verso di lui e verso i compagni della nostra avventura terrena in quel di Quinto Basso e più precisamente in quel di Santa Croce a Quinto, dove la fantasia non è mai mancata, ma adesso ci si richiama a una mobilitazione più attiva, non fosse altro che perché a vent’anni non ci si può appellare a dei pretesti (si è troppo giovani o troppo vecchi). Vent’anni sono una data culmine per ogni persona che si rispetti, deve essere anche per la nostra chiesa.

I sacerdoti sono impegnati soprattutto sul fronte della preghiera, dell’istruzione religiosa, della sacramentalizzazione e della sensibilità verso i bisognosi.

Ma quello l’hanno sempre fatto e non si può dire: lo devono fare ancora di più, perché ci sono dei limiti, anche tanti limiti naturali. L’impulso l’hanno già dato e lo continueranno a dare. Ma occorre anche che tutti si lascino “stimolare”. È deciso che a livello di segno esteriore ci sarà il bel Crocifisso che richiederà forze attive per installarlo. E mi vedo già tutti i pensionati maschi darsi da fare come quando si collocò l’obelisco in Piazza San Pietro in una notte in cui Papa Sisto V aveva minacciato la pena di morte a chi avesse rotto il silenzio durante il lavoro, ma quando l’obelisco era pericolante ci fu chi alzò la voce gridando: acqua alle corde. E fu provvidenziale quel grido. Qui non si tratta di un’impresa storica come quella, ma non si vorrebbe che i soli pensionati non ce la facessero. Perciò meglio che vengano un po’ di giovani, non quelli appiccicati al computer ma quelli (pochi) che ancora conoscono la fatica fisica. Si dovrà forse ricorrere agli immigrati. L’importante è che è che non si vada a chiedere gli euro che non hanno. Eppure di euro c’è bisogno e di… tanti. Ciascuno offra quelli che può, almeno quando verrà in chiesa potrà dire: un pezzo di crocifisso è anche mio, senza sentirsi dire: oggi sarai con me in paradiso, visto che tutti ci credono, ma nessuno ha fretta.

don Arturo

 

 

ORARI SANTE MESSE

IN PARROCCHIA

Festiva: ore 8 ~ 10 ~ 11:30 ~ 18(*)

Prefestiva: ore 18

Feriale:  ore 8.30 ~  17.30(*)

Il mercoledì nella cappella del cimitero: ore 9.30(*)

(*): sospese nei mesi di luglio e agosto

 

 

 

Succede in parrocchia in questa settimana Santa

Domenica 1 aprile

Domenica delle Palme e della Passione del Signore

I VOLONTARI PORTANO AI MALATI E AGLI ANZIANI L’AUGURIO DI PACE E BENE

SIMBOLEGGIATO DALL’ULIVO BENEDETTO

Ø Ore 8       Santa Messa.

Ø Ore 10     All’esterno del complesso,
commemorazione dell’ingresso di Gesù

in Gerusalemme con i riti della Benedizione

degli ulivi e la Processione di Cristo Re ~ Santa Messa.

  Ø Ore 11:30 ~ 18   Santa Messa

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Lunedì 2

  Ø Ore 18 Santa Messa celebrata dal Cardinale Piovanelli che propone

una riflessione sul mistero della Passione – Morte e Risurrezione di Gesù

introducendoci al                triduo pasquale

  Ø Ore 19 di lunedì: ritiro degli adolescenti in preparazione alla Pasqua

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Martedì 3

  Ø Ore 18 Santa Messa celebrata dal Cardinale Piovanelli che propone

una riflessione sul mistero della Passione – Morte e Risurrezione di Gesù

  Ø Ore  21 Canto liturgico aperto a tutti

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Mercoledì 4          GIORNATA RISERVATA ALLE CONFESSIONI

Ø ore 10 ~ ore 18 ~ ore 21  celebrazioni penitenziali comunitari. A seguire

confessione personale

  Ø Ore 17: Via crucis per i ragazzi delle elementari e le loro famiglie

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Giovedì 5              Giovedì Santo   IN CŒNA DOMINI

AL MATTINO IN CATTEDRALE MESSA CRISMALE DEL VESCOVO COL PRESBITERIO DIOCESANO

Ø Ore 18     Concelebrazione eucaristica con il rito della lavanda dei piedi,

seguito dalla Adorazione Eucaristica fino alle ore 24.

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Venerdì 6              Venerdì Santo (Giorno di astinenza e di digiuno)

GIORNATA MONDIALE PER LE NECESSITÀ IN TERRA SANTA

AL MATTINO E AL POMERIGGIO I SACERDOTI SONO DISPONIBILI PER LE CONFESSIONI

  Ø Ore 18    Commemorazione della morte di Gesù con solenne liturgia

della adorazione della Croce e Comunione.

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Sabato 7               Sabato Santo    VEGLIA PASQUALE

AL MATTINO E AL POMERIGGIO I SACERDOTI SONO DISPONIBILI PER LE CONFESSIONI.

  Ø Ore 21:15 Celebrazione della Veglia Pasquale: liturgia della Luce, della Parola,

del Battesimo che viene conferito al giovane Gabriele GINEVRETTI,   dell’Eucarestia.

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Domenica 8                                      PASQUA

Ø Ore 8 ~ 10 (animata dai cantori) ~  11:30 ~ 18 Santa Messa.

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Lunedì  9                                           DI PASQUA

Ø   Ore 8.30 ~ 10 ~ 17.30   Santa Messa.