Messaggio di Pasqua 1995


 

Pur nell'imminenza della Pasqua, fondamento essenziale della nostra fede e avvenimento centrale dell'anno liturgico, abbiamo ritenuto nelle circostanze attuali di dare maggiore spazio e rilievo su questo numero di Messaggio alla risonanza che ha avuto in noi alla risonanza che ha avuto in noi quel fatto straordinario che è stata la Visita Pastorale dell'Arcivescovo alla nostra comunità.

Crediamo di rendere con questo di rendere un contributo anche all'inciviltà dell'evento pasquale che non si attualizza solo attraverso la liturgia, elemento insostituibile della nostra vita cristiana, ma anche attraverso fatti che sono riflessi del medesimo, ha presenza tra noi di Sua Imminenza è stata quella personificante il Buon Pastore che dona la vita per il suo gregge, e che, Risorto, continua a guidarlo attraverso la successione degli Apostoli al traguardo della vita eterna.

Il Vescovo a Quinto

COSA HA LASCIATO DIETRO DI SÉ?

La Pasqua è la ragione del nostro vivere, nostro cioè di tutti, perché la Risurrezione di Cristo è garanzia della nostra stessa vita, e tutti, credenti e non, sentiamo di essere nati per vivere non per morire. Questo richiamo alla vita che è generalmente chiamato istinto di conservazione, è deposto in noi da Colui che alla vita ci ha chiamati e per la vita ci ha destinati. Il cammino di transizione da una fase all'altra della stessa vita è per il credente paragonabile ad una Quaresima fatta d'attesa, di speranza, di desiderio, d'amarezze, di delusioni, di passioni, di morte ma tutto in funzione e in vista della Vita.

Le nostre liturgie adombrano la Liturgia della vita e sboccano nel canto di Gloria a Dio che ci ha creati, accompagnati, salvati da un'estinzione che avrebbe tolto il senso dell'esistenza stessa.

All'inizio della Quaresima il brano evangelico di Matteo (Cap. VI) insisteva sui cardini fondamentali: l'amore, la preghiera, il sacrificio, ma soprattutto l'onestà di fondo, la rettitudine d'intenzione del nostro agire. Perché se noi fossimo ipocriti, edizione aggiornata dei vecchi farisei e tutto il bene (amore, preghiera, sacrificio) lo facessimo per un nostro immediato tornaconto, sprecheremmo la nostra esistenza, condannandola all'inutilità.

In questo senso ci è stata di incommensurabile utilità la Visita Pastorale del nostro Arcivescovo nell'immediata precedenza della Quaresima stessa. Una carica eccezionale.

Da lì si è potuto sentire il vibrare del cuore del Pastore unico e invisibile che è Cristo.

L'Arcivescovo si è reso non solo un suo portavoce ma una sua trasparenza.

Ci ha stimolati all'amore inteso come attenzione ad ognuno, dai vicini ai lontani, dai "normali" ai "diversi", dai "nostri" agli "immigrati" e tutto valorizzando l'incontro, la strada, l'occasione, il bisogno, nella convinzione che "l'uomo è più importante della Bibbia", perché chi incontra un altro uomo incontra Dio che non è una parola scritta ma una parola di carne. Ci ha inculcato pertanto una comunione di mente e di cuore con tutti, il cui modello non può essere che la Trinità, in cui l'amore fra Padre e Figlio si fa persona ed è lo Spirito Santo quindi, in concreto, la concordia tra noi, la valorizzazione dei carismi di ognuno.

Ci ha presentato la preghiera. Forse qualcuno si è sentito più coinvolto nelle belle liturgie da lui presiedute, ma chi gli è stato vicino è rimasto ancora più colpito dall'utilizzo che egli ha saputo fare d'ogni ritaglio dei molteplici appuntamenti per rifugiarsi in cappella e intrattenersi con Colui che gli dava la forza e la capacità d'immergersi con la sua grazia nella coscienza di ognuno.

Ci ha riscoperto il senso del sacrificio, anche quello del tempo libero, che libero non può essere mai se lo si "perde" nell'ascolto degli altri, per poterne cogliere i problemi personali e collettivi, e per adottare senza affanno una semplicità di vita che si traduce nell'adattamento alle varie situazioni e nella totale disponibilità per gli altri.

L'approvazione e l'invito a continuare nella strada intrapresa, attraverso le varie forme di missionarietà, di incentivazione ai gruppi d'ascolto, di catechizzazione permanente, di attenzione alla donna, ai malati, agli anziani, ai bambini, alle famiglie come luoghi privilegiati di evangelizzazione, ha coronato lo sforzo di preparazione che tutti avevamo fatto in vista dell'avvenimento.

Questo ci incoraggia prima ancora di farci esprimere "la nostra soddisfazione di vivere in questa comunità" e ci stimola a continuare, con l'aiuto di Dio e la benedizione del Pastore che sta davanti a tutto il gregge, a seguirlo nell'ardua strada della vita quotidiana per giungere con lui alla gloria della vita eterna.


Nei giorni dal 4 al 8 del mese di febbraio, l'Arcivescovo di Firenze, Cardinale Silvano Piovanelli, ha visitato la nostra comunità; fra i tanti validi aggettivi: interessante, gioioso, importante, con i quali definire questo episodio della parrocchia, se ne può usare uno, forse singolare: divertente. Si, perché, soprattutto per chi non ha potuto conoscere il Vescovo da vicino come me, è stato divertente scoprire che egli corrispondeva veramente, nei sui modi di presentarsi, a come era stato descritto. Divertente cioè è stato scoprire l'affettuosità e la sua confidenza che gli si esprimevano attraverso gesti semplici gesti, sorrisi sinceri, non di circostanza, i suoi abbracci, il posare le sue mani sulle spalle, così, appunto, in confidenza, come se fosse un amico, il suo interessarsi all'attività di noi giovani. Divertente è stato il pranzo domenicale da lui voluto per incontrare i neo cresimati e i giovani in generale.

Qualche cosa di più potevamo aspettarci dall'incontro che il cardinale ha avuto con le autorità e la gente del Quartiere nei locali messi a disposizione dal circolo ARCI (per una volta "Arci-vescovado"... N.d.R.). Molti interventi dei presenti erano interessanti, ma la serata ha stentato ad ingranare e mi è parso, opinione condivisa da altri, che si sia rimasti sul vago per quanto riguarda la vita del quartiere e i suoi problemi. È stato comunque piacevole constatare come realtà culturalmente diverse siano ormai giunte ad un sincero rispetto e stima reciproca.

Infine, dai giovani, un saluto al "giovane" Arcivescovo: "Arrivederci "Piova", alla prossima tua visita!".

Cristiano F.

 

Un Vescovo? Ce lo immaginavamo molto diplomatico, come se fosse una persona che ci avrebbe fatto pesare la sua "altezza", ma invece... eccolo qua, come se avessimo instaurato un rapporto amichevole con il nostro migliore amico: battute, risate, e con quella espressione così serena ci infondeva tanta tranquillità !!

Ci ha colpito molto il suo modo di parlare semplice e chiaro ed il suo gesticolare da persona "normale"!

Quella frase che diceva: "Il prossimo anno vi voglio vedere tutti insieme perché vi vedo molto affiatati", ci ha dato uno stimolo in più per continuare in questo nostro cammino!

Insomma un Vescovo così "spettacolare" non l'avevo mai visto !

I Neo-Cresimati

Domenica 5 febbraio noi ragazzi cresimati, uniti ai cresimandi, abbiamo partecipato ad un pranzo organizzato in occasione della Visita Pastorale. Alle ore 11:30 l'Arcivescovo Card. Piovanelli ha celebrato la Messa per le cresime dei ragazzi del '79. Al termine della liturgia, riuniti nel salone della chiesa, abbiamo conosciuto in maniera più approfondita il Vescovo Piovanelli. È stato sorprendente !! Silvano ha stupito le nostre aspettative !! Si è rivelato una persona scherzosa e disposta al dialogo con noi giovani. Questo ci ha permesso di superare il nostro imbarazzo iniziale dovuto alla non conoscenza diretta e personale del Cardinale e alla soggezione che il suo ruolo creava in noi.

La giornata si è conclusa quindi in modo piacevole con uno spettacolo a cui ha preso parte tutta la comunità. Possiamo infine dire che questo incontro con il Vescovo è servito ad arricchire la nostra personalità, perché non si è dimostrato un incontro formale, ma egli è riuscito ad arrivare nel profondo, dei nostri "poveri" cuori! Grazie Piovanelli !!

Gruppo dopo-Cresima

 

Chi ha avuto la fortuna di incontrare il Vescovo durante la Visita Pastorale nella nostra parrocchia, credo condividerà il mio entusiasmo. Già durante la fase preparatoria si respirava aria di attesa e di festa.

Il primo incontro, al termine della Messa di accoglienza, quando il Vescovo all'uscita della chiesa ha stretto la mano ed ha avuto una parola per ogni fedele, è stato veramente commovente. Poi nello svolgersi dei giorni che ha passato con noi, abbiamo sperimentato appieno la pastoralità della sua visita.

In ogni occasione ha parlato con profonda semplicità e cordialità, ma soprattutto ha saputo ascoltare: un ascolto attento e partecipato. Le sue risposte sono state sempre improntate a serenità e incoraggiamento. Ha lasciato nel cuore una grande pace e insieme la voglia di seguire quei suggerimenti pastorali, umani e sociali che lui ha saputo darci.

Vera

È difficile dire qualcosa che non sia già stato detto o notare qualcosa che qualcuno non ha notato. Il fatto è che questo Vescovo ha stupito tutti. Grandi, medi e piccoli. Tutti s'aspettavano un personaggio austero, pieno di carisma, irraggiungibile. Invece è stato fratello, amico, consigliere, babbo, saggio, divertente, paziente... e dottore al tempo stesso. Le sue omelie sono state fiabe per i piccoli e rivelazioni per i grandi. Chi ha avuto orecchie per intendere, ha inteso certamente. Ci ha stupito e... chissà che non si sia stupito anche lui di sé. Lo Spirito Santo ha certamente in lui un terreno molto fertile. Il nostro terreno è molto sassoso e spesso, inciampando, ci battiamo anche la bocca. I sassi delle nostre miserie non sono adatti a rendere fertile il nostro terreno e se non li togliamo ci nascerà ben poco. Tuttavia la vitalità dello Spirito Santo, annaffiato con amore e fede, chissà che non possa far germogliare in noi la speranza di riuscire a farci assomigliare se non proprio a Gesù... perlomeno al nostro Vescovo...

Renato

 

 

"Ma tu non muori mai?" in questi termini, tanto asciutti quanto spontanei, è risuonata l'ultima domanda che i ragazzi dei gruppi catechistici hanno indirizzato al Vescovo nell'incontro a loro destinato. È stato come stappare una bottiglia di spumante dopo averla agitata ben bene: con la freschezza che caratterizza i ragazzi di quell'età, per nulla intimoriti dall'uso del microfono, si sono alternati in un autentico fuoco di fila. Domande sull'abbigliamento, sulle abitudini, sul passato e sul futuro, domande non preconfezionate, ma pensate li per li dai ragazzi più grandi fino ai "piccolini della seconda elementare. E cosi, con i genitori (ai quali era riservato l'incontro successivo) a far da corona ai lati della sala e con don Mario. preoccupato del rispetto dei tempi previsti a sbarrare sorridente la via del microfono ad altri aspiranti intervistatori, è giunta la domanda riportata all'inizio. Con la stessa affabile espressione ton la quale aveva accompagnato tutte le risposte date in precedenza, il Cardinale Piovanelli ha colto lo spunto per approfondire, con un linguaggio chiarissimo per tutti il significato che la morte assume alla luce del sacrificio di Cristo. Chi scrive è rimasto colpito dalla rapidità con la quale si è stabilito un profondo rapporto tra il Cardinale e i ragazzi. Il tutto è apparso determinato certamente dalla spontaneità e dell'entusiasmo dei bambini, ma anche dalla capacità (non certo comunissima) di entrare in estrema sintonia con loro.

Il fatto è che in quell'oretta (Eminenza me lo consenta), mi è sembrato di vedere il migliore dei nonni!

Enrico B.

 

In occasione della Visita Pastorale la Comunità ha consegnato al Vescovo 10.000.000 di lire a sostegno delle scuole di alfabetizzazione promosse dai sacerdoti fiorentini missionari in Brasile, a Salvador Bahia.

Questa somma è il frutto della mostra artigianale, dei salvadanai dei bambini e delle offerte dei fedeli.

La comunità cerca di essere sempre attenta ai bisogni interni ed esterni ad essa rispondendo con generosità alle richieste che vengono fatte e ci pare di poter dire che a questo spirito di solidarietà e condivisione si vanno educando anche i ragazzi e i giovani. Abbiamo infatti ascoltato, con sincero compiacimento, nel pomeriggio di festa trascorso con il Vescovo domenica 5 ottobre che i giovanissimi delle medie hanno fatto l'adozione a distanza di due ragazzi della Croazia e cercano di allacciare con loro un rapporto di amicizia attraverso lettere e messaggi, che gli stessi impegnano parte del loro già limitato tempo libero visitando e rallegrando gli anziani ricoverati a Villa Solaria.

Lo stesso sincero compiacimento abbiamo provato apprendendo che gli studenti delle scuole superiori di Sesto Fiorentino hanno voluto consegnare al Vescovo, in occasione dell'incontro avuto all'Istituto "Calamandrei" una somma di denaro sempre in aiuto all'azione missionaria fiorentina in Brasile...

Certo il cammino verso "l'educazione alla mondialità" è... lungo: i nostri piccoli pani sono (già) in questa direzione...

La caritas parrocchiale

 

 

Nell'attesa del Grande Triduo Pasquale

Talvolta la Chiesa ci va stretta, ci appare come un organismo rigidamente strutturato, la cui Le citazioni hanno un carattere scolastico, ma talvolta sono necessarie. Quella breve, dal Concilio (S.C.), che facciamo, è per dare un fondamento non tanto a ciò che stiamo dicendo, ma a quanto stiamo vivendo ogni domenica e soprattutto nella Settimana Santa ormai prossima. Leggiamola attentamente:

"Ogni settimana, la Santa Madre Chiesa, nel giorno a cui ha dato il nome di "domenica", fa la memoria della Risurrezione del Signore, che, ogni, ogni anno unitamente alla sua beata Passione, celebra a Pasqua, la più grande della solennità... Il Triduo Pasquale della Passione e della Risurrezione del Signore ha inizio dalla Messa del giovedì Santo (in coena Domini), ha il fulcro nella Veglia Pasquale, e termina con i vespri di Risurrezione"

La Pasqua, occorre ricordare, vuol dire: "Passaggio". La Pasqua è nata in un contesto di pastori che festeggiava il passaggio dell'inverno alla primavera, assicurato e protetto dall'offerta di una primizia che non poteva essere altro se non un agnello.

È proseguita in un ambiente di contadini, secondo l'evoluzione di Israele, che festeggiava lo stesso passaggio di stagione, che era anche il passaggio dal riposo invernale al lavoro estivo, offrendo un primizia alla terra: il pane azzimo, cioè senza lievito, perché il lievito non era altro che impasto di farina del pane precedente non cotto; ora, se si offriva una primizia non si poteva offrire il vecchio, ma solo ciò che è primo, nuovo.

Ma questa gente di Israele è gente "religiosa". La festa che fa coincidere questi due passaggi dovrà essere "sacralizzata", che vuol dire "celebrata", nel ricordo del più grande avvenimento della storia: il passaggio della schiavitù egiziana alla libertà, il passaggio dal non essere popolo al diventarlo.

Per tutto questo, Israele celebra la Pasqua, offrendo agnello e pane azzimo e cantando ciò che Dio ha fatto per lui, l'intervento divino nella sua storia.

Anche Gesù celebra la festa del suo popolo e nell'ultima Pasqua da lui celebrata aggiunge un valore nuovo al "passaggio". Poiché egli non muore di morte naturale, poiché egli non muore in una data qualsiasi, ma in occasione della festa più grande degli ebrei, si può dire che egli liberamente dona la vita. Ma poiché l'unico modo per salvare la è perderla per gli altri, lo ha insegnato lui, la morte non è più morte ma risurrezione perché la vita che si offre non è tolta ma trasformata in dono. Dunque morte e risurrezione vanno pensate insieme. La morte passa alla risurrezione in Gesù attraverso l'offerta, il Sacrificio. È questo regalo che Gesù fa di sé che provoca ora l'intervento del Padre e crea il "passaggio" dalla morte alla risurrezione.

La dinamica pasquale implica tre momenti: morte e risurrezione provocata dal sacrificio.

Questi tre elementi sono tutti contenuti nel grande Triduo: l'offerta gratuita nel sacrificio del Giovedì Santo, la morte nel Venerdì Santo, la Risurrezione nella Domenica di Pasqua.

Apprestarsi a celebrarlo vuol dire per noi apprestarsi a un ulteriore "passaggio" dal peccato alla grazia, dall'egoismo all'amore, dalla vita per sé alla vita per gli altri: il passaggio della conversione, che ci conduce un giorno all'ennesimo ma definitivo passaggio: dalla vita terrena a quella eterna, con Cristo morto e risorto.