Messaggio di Settembre 1995


 

Si riprende...

don Mario

E' proprio di ogni cristiano, e quindi della grande famiglia di cui fa parte, la Chiesa, e delle sue singole articolazioni: le diocesi e le parrocchie, fare consuntivi alla fine di un ciclo temporale e fare progettazioni all'inizio di un altro. Lo consigliamo alle singole persone, lo cerchiamo di fare nella nostra comunità parrocchiale. Per essa il ciclo temporale più idoneo è l'anno pastorale il cui impegno inizia a settembre e continua fino a giugno, proprio come l'anno scolastico, con una legittima pausa estiva, che deve servire non tanto a smaltire la stanchezza, quanto a fare spazio alla riflessione e progettazione per il periodo che ne segue. È per questo che da alcuni anni prima dell'estate ci si riunisce in due o più serate per raccogliere proposte ed abbozzare miglioramenti, con un occhio rivolto a quanto si è fatto e l'altro a quello che si intende fare, per non essere solo... ripetitivi, ma... progressivi.

Anche se a realizzare questo bilancio consuntivo e preventivo ci siamo ritrovati non tanto numerosi, come già rilevato dal notiziario domenicale del 25 giugno, ciò che è emerso non è per nulla sottovalutabile. Poteva essere più ricco di pareri, lo è stato quanto basta per fare un'analisi obiettivamente positiva del lavoro svolto ma anche per denunciare i limiti e per suggerire linee orientative per il futuro.

S'è preso coscienza che il cammino compiuto finora è stato tutt'altro che vano, ma la coscienza serena non è sinonimo di coscienza soddisfatta: il traguardo è sempre più in là delle mete raggiunte. E guai se non lo fosse: ci sentiremmo degli arrivati, che pertanto si siedono, si compiacciono di se stessi e cessano di mirare più in alto.

Riprendere ogni anno il cammino non significa ripercorrerlo allo stesso modo, perché questo indicherebbe che giriamo su noi stessi, significa invece progettare nuovi itinerari, nuovi mezzi, nuovi metodi. Diventa allora indispensabile chiederci: quanti siamo, chi siamo, che possibilità abbiamo e come possiamo mettere a miglior utilizzo queste possibilità?

Si è constatato che i componenti della nostra comunità sono molto eterogenei: uniti, si suppone, in un impegno di onestà e rettitudine, hanno un grado diverso di vissuto di fede, di conoscenza religiosa, di sensibilità spirituale, di interesse per il regno di Dio, e di conseguenza, di apertura missionaria, caritativa, sociale. Un tempo, a livello economico, si parlava di un'Italia a due velocità, ma quando si parla di vita cristiana occorre rendersi conto che ogni cristiano ha la sua velocità, per non parlare di chi è in eterna stasi e da lì non si muove.

È chiaro allora che coloro che si responsabilizzano al bene comunitario, dai preti a tutti quelli che intendono collaborare, devono preoccuparsi di garantire ad ogni membro della comunità, senza far violenza alla coscienza di alcuno, una formazione minima di base (attraverso l'accostamento alla Parola di Dio), un indirizzo metodologico possibilmente comune, un'incentivazione a riflettere e proporre autonomamente e in gruppo, a riferire esperienze, ad aumentare la comunicazione e l'interazione tra i vari ambiti pastorali che sono la catechesi, la liturgia, la carità.

A proposito di questi ambiti bisognerà: per la catechesi diversificare i progetti di itinerari per le diverse età e coinvolgere maggiormente i genitori; per la liturgia passare dalla semplice suddivisione dei compiti ad un'autentica animazione e conseguentemente al collegamento tra liturgia e vita quotidiana (di cui lo stesso foglio domenicale dovrebbe essere eco); per la carità, formare degli operatori anche a sostegno del costituendo centro di ascolto cittadino oltre che per rispondere alle situazioni strettamente locali.

Ci rendiamo conto che non è poco. Per ora pensiamo di iniziare con un breve corso di preparazione, guidato da don Stefano, per un approccio corretto alla Parola di Dio, mediante un lavoro in gruppi e confronto dei risultati sulla falsariga del lavoro sinodale. Poi, come sempre, da cosa nasce cosa. Se ci sarà coinvolgimento, coscientizzazione, impegno approfondito ed esteso, potranno fiorire tante rose, si spera.

 

 

Certo ogni rosa ha le sue spine, comporta sacrifici, ha i suoi costi di fatica, di tempo. Ma non s'è mai sentito dire che qualcuno abbia buttato via le rose perché avevano le spine.

Nessuno, spero, sprecherà queste occasioni.

 

Autorevoli indicazioni

 Le indicazioni dell'Arcivescovo contenute soprattutto nella sua più recente lettera pastorale "Prodigatevi nell'opera del Signore" stupiscono per la loro concretezza e semplicità. Chi se ne rende conto si sente stimolato a seguirle. È quello che tenteremo di fare anche noi.

La concretezza è rilevabile nei consigli che riguardano il metodo da seguire per percorrere "una strada di comunione per la missione".

Si ritiene a ragione che una pastorale incisiva può aversi solo creando nella comunità parrocchiale dei piccoli gruppi aperti ai cristiani di tutti i ceti. In essi ci si raccoglie intorno alla Parola di Dio. "Il sacerdote è il necessario punto di riferimento" dei gruppi stessi e di chi accetta di animarli. L'incarico di animatore, viene ancora una volta ribadito, non comporta specializzazioni, ma una certa dose di umiltà e di volonterosità.

L'umiltà di capire che bisogna mettere un po' di tempo, ma non troppo, per lasciarsi aiutare e per confrontarsi con gli altri animatori, ma anche umiltà per capire che il maestro non è l'animatore ma è lo Spirito Santo che attraverso la Parola di Dio suscita nel cuore dei membri di ogni gruppo risonanze particolari e diversificate, tutte da prendere in considerazione per "camminare insieme".

La volonterosità sta nel non lasciarci scoraggiare di fronte alle prime difficoltà, ma prendere stimolo dalle medesime per farne ricerca di approfondimento e nel contempo di unità.

Ma poi, dicevo, le indicazioni offerte dalla lettura brillano anche per la loro semplicità. L'Arcivescovo sa che le nostre comunità non sono università teologiche, né monasteri per anime mistiche. Sono agglomerati di persone più o meno ricche di buona volontà alla ricerca di una verità che soddisfi i loro interrogativi più profondi su Dio, su Cristo, sulla Chiesa, sul senso della vita e della morte, della fatica e del dolore, della gioia e della speranza.

E ci mette in mano il Vangelo di Matteo, i cui passi più significativi ascolteremo nelle celebrazioni eucaristiche del prossimo anno, ma ai quali verremo introdotti dai nostri incontri di gruppo, semplici e così scanditi: un cordiale saluto tra amici che hanno deciso di parteciparvi, una preghiera iniziale, la lettura del testo in esame, una sintetica ambientazione del brano fatta dall'animatore, uno scambio di riflessioni a ruota libera, rispettosa e rispettata, qualche proposta a livello pratico, se è possibile, e una preghiera conclusiva, preferibilmente spontanea.

I gruppi dovrebbero non essere superiori a dieci persone, radunarsi in un giorno liberamente fissato con scadenza variabile da gruppo a gruppo, nella casa di qualcuno dei componenti, occupare i mesi di novembre-dicembre e febbraio-marzo, per un totale di dieci, dodici incontri con un corredo assai poco dispendioso: il Vangelo di Matteo possibilmente nella stessa versione per tutti i membri.

Non è una cosa complicata o riservata ad addetti ai lavori. È alla portata di tutti. I vostri sacerdoti si aspettano un'adesione... "massiccia" di animatori e di candidati a far parte dei gruppi. La crescita sarà adeguata al passo di ognuno.

Il resto lo farà lo Spirito Santo.

Che benedica la nostra comunità.

 

Valorizzare la Confessione

Quando si provvide alla realizzazione dei confessionali e... in tante altre occasioni si è parlato e scritto sulla Confessione, ma allo stato attuale non si nota una crescita di valorizzazione di questo sacramento fondamentale per la vita cristiana, che non è vita da perfetti, ma di peccatori in cammino penitenziale, tesi verso una sempre maggiore consapevolezza del bisogno di perdono e di aiuto da parte di Dio che si serve anche di questo sacramento per condurci alla salvezza.

In materia, all'inizio di un nuovo anno intendiamo precisare che:

  1. i sacerdoti, salvo impegni urgenti, sono sempre disponibili per le confessioni ad ogni ora del giorno.

A titolo indicativo, gli orari più opportuni sono:

Ma ripetiamo: ogni momento è buono, tranne, naturalmente, durante le Messe festive.

Come si vede, è tutta una questione di riscoperta del valore della Confessione e di buona volontà da parte dei fedeli di farne uso.

  1. Da quest'anno si inizia ad ammettere alla prima Confessione i bambini della terza elementare, con adeguata preparazione allargata anche ai genitori. Ferma restando la Prima Comunione in quarta elementare, si farà così in modo di dare la dovuta rilevanza al Sacramento della Confessione, finora troppo assorbito dall'importanza eccessivamente mondana attribuita alla Prima Comunione. Un modo anche questo per far riflettere più gli adulti che i bambini sulla perenne validità di questo sacramento.
  2. E proprio per adulti e ragazzi ogni sabato, cominciando da sabato 23 settembre (vigilia della festa dell'8° anniversario della consacrazione della nostra chiesa), alle ore 16 si svolge in chiesa una liturgia penitenziale che vuole essere, con ascolto della Parola di Dio, preghiera ed esame di coscienza, un aiuto a ben prepararsi alla Confessione individuale che ne seguirà.

 

Fiori d'arancio

Alcuni matrimoni recentemente celebrati hanno avuto una risonanza tale da far ritenere che questo sia un anno inflattivo di fiori d'arancio. Ma statisticamente non è vero. Sono più vere invece alcune constatazioni che fanno piacere e annotazioni a margine che dovrebbero indurre a riflettere.

Alcune coppie sono cresciute (impegnandosi) nella comunità, e la comunità ha risentito della gioia del loro traguardo raggiunto; magari c'è stato anche un risvolto d'apertura conviviale a tutti i partecipanti al rito e questo ha giovato a far sentire l'avvenimento all'intera comunità senza discriminazioni. Bello e positivo.

Anche altre coppie han capito finalmente che le disposizioni dell'autorità ecclesiastica in materia di celebrazioni non solo, antipatici diktat ingiustificabili, ma delle più ragionevoli normative dettate dal senso d'appartenenza alla parrocchia. Diverse coppie han capito che non ha senso sposarsi in ambienti non propri solo per ragioni emotive o comunque poco consistenti, quando si scopre il senso del far parte o dell'entrare a far parte di una comunità. Purtroppo non è che si sia formata ancora una mentalità di questo genere però questi segni stanno ad indicare che potrebbe farsi strada.

Meglio la convinzione che l'imposizione.

Ci sono segnali anche di una visione del sacramento meno consumistica e meno mondana. Un discorso che vale anche per la Prima Comunione. Perché tanta dispendiosità nei fiori, negli abiti, nel riso sfacciato, nei lauti pranzi e costosi regali, nei viaggi esotici e nell'arredamento dell'appartamento? Perché tanto disturbo di fotografie e cineoperatori da far sembrare spettacolo ciò che invece è realtà sublime e profonda, mistero di fede e avvenimento di grazia?

Quale percentuale di questo lusso inutile e a volte sfacciato viene messo in conto per soccorrere i poveri?

Gioia e festa sono più che legittime, ma gli sprechi alla faccia dei più poveri fanno del sacramento una realtà che perde tutta la sua religiosità a favore di una esibizione egoistica di vanità. E questa è fede?

Si sa già in partenza che richiami del genere hanno il valore di voce che grida nel deserto... ma se qualcuno di recente ha ben capito, c'è da sperare che altri seguiranno. E sarà per loro, per tutti un segno di maturità.

 


LE TREDICI SPOSE

Sposa smaniosa: poco riposa.

Sposa gelosa: vita penosa.

Sposa stizzosa: rompe ogni cosa.

Sposa bambina: vita meschina.

Sposa matura: calma e sicura.

Sposa all'antica: ama e fatica.

Sposa distratta: casa disfatta.

Sposa per forza: peggio che scorza.

Sposa socievole: casa piacevole.

Sposa arrendevole: pace durevole.

Sposa irritabile: lite interminabile.

Sposa elegante: conto gigante.

Sposa normale: sei un capitale.


Settimo ... ottimo.. anzi..

Ottavo anniversario !

In occasione dell'imminente celebrazione dell'ottavo anniversario della consacrazione della Nuova Chiesa, è opportuno, mi sembra, riassumere le fasi prenatali, il germoglio e la fioritura della nostra comunità. Lo faccio per chi ha vissuto queste fasi con partecipazione diretta a livello attivo e affettivo perché non se ne dimentichi e perché tutti quelli che, o perché troppo giovani, o perché alquanto disimpegnati, o perché da poco tempo arrivati nel Quartiere, siano edotti, in termini di pura cronaca non trionfalistica degli eventi di questo periodo così significativo per la nostra comunità.

Da anni si era cercato di dare una configurazione territoriale e giuridica a questa zona della periferia di Firenze nell'ambito spazioso del comune di Sesto Fiorentino.

Ma soprattutto già si lavorava per dar vita a una comunità cristiana che trovasse poi nell'unificazione delle due cappelle provvisorie di via Puccini e di via Busoni e soprattutto degli abitanti di queste zone un nuovo modo di fondersi e di convivere: la parrocchia.

Ed è nata così la Parrocchia "nuova" di Santa Croce a Quinto Basso.

Il 23 settembre del 1984, sotto una pioggia torrenziale memorabile e con enorme afflusso di gente entusiasta, ma ancora perplessa, fu posata la prima pietra della nuova chiesa dall'Arcivescovo Mons. Silvano Piovanelli.

Già dall'aprile del 1987 si comincia a fare uso del nuovo e incompleto edificio per occasioni straordinarie quali la Messa della Domenica delle Palme, la veglia pasquale, la Messa di Pasqua e la prima Messa di don Stefano Grossi.

A settembre dello stesso anno (IV domenica, il 27) l'inaugurazione e la Consacrazione: un rito stupendo a coronamento dei sogni e delle attese di quanti si erano impegnati all'estremo della loro fiducia e della loro forze, nonché della loro generosità economica.

Poi comincia la sequenza degli anniversari celebrati ogni anno con solennità, con segni e presenze significative.

Don Arturo, fratello di don Mario e parroco di Bondo Petello tanto prodiga d'aiuti e d'amicizia, presiede la celebrazione nel primo anniversario, condecorata dalla presenza della Corale di Santa Maria Maggiore di Bergamo diretta dal maestro Mons. Giuseppe Pedemonti. Lo stesso presiederà la celebrazione del secondo anniversario con la benedizione delle tre campane offerteci dalla stessa Parrocchia.

Poi si succederanno Mons. Lino Belotti coordinatore della Comunità missionaria del Paradiso accompagnato dalla sopracitata corale di Bergamo che eseguirà in anteprima l'Inno alla Croce, e don Arturo che, nel '91, benedirà i nuovi confessionali.

La concelebrazione del quinto anniversario nel '92 è presieduta dal sacerdote novello don Luigi Usubelli nipote del Parroco e accompagnata dal Coro dell'Immacolata di Bergamo diretto dal Maestro Mons. Egidio Corbetta. Per l'occasione saranno benedette le nuove panche.

Siamo al '93, sesto anniversario. Ci onora a presiedere il neovescovo ausiliare di Livorno Monsignor Vincenzo Savio, salesiano bergamasco.

Nel settimo anniversario sono presenti don Arturo e don Luigi Usubelli e benedicono l'immagine mariana collocata all'esterno del complesso.

Quella interna, del pittore sestese Piero Nincheri era stata benedetta dal nostro Arcivescovo già nell'ottobre del '90, mentre nel '91 era stata celebrata la presenza venticinquennale in zona dei Sacerdoti del Paradiso di Bergamo. Aveva presieduto Mons. Lino Belotti coordinatore della Comunità, ed erano presenti il Vicario episcopale Mons. Chiaroni e i sacerdoti del Vicariato; a condecorare il solenne rito era intervenuta la corale "T.L. da Victoria" di Roma diretta dal Maestro Mons. Valentino Miserachs.

Ora siamo all'ottavo anniversario. Il segno e strumento di comunità c'è: un edificio rivelatosi necessario e funzionale; i problemi economici assillanti non esistono più, tranne quelli, non trascurabili dell' ordinaria manutenzione; i collaboratori sono cresciuti (qualcuno è già in Paradiso a godersi il meritato premio); i sacerdoti addetti alla comunità sono ancora quelli e, purtroppo, invecchiati; alcuni si sono alternati all'in-segna della provvisorietà; la popolazione è cresciuta, non tanto per un incremento demografico quanto per l'ingresso in zona di tante nuove famiglie.

La comunità cristiana quanto è cresciuta nella sequela di Cristo?

È l'interrogativo cui siamo chiamati a rispondere in questo 8° anniversario dell'inaugurazione di un sogno divenuto realtà, ma a cui deve accompagnarsi l'impegno di ognuno a coinvolgersi e a coinvolgere.

Ci auguriamo che l'intervento di Mons. Aimo Petracchi Vicario generale della nostra Diocesi invitato a presenziare e a presiedere alla celebrazione di questa ricorrenza possa, con l'aiuto dello Spirito Santo, infondere nei nostri animi una nuova carica di vigoria e di entusiasmo sincero.

 

AVANTI TUTTA !!!

A metà settembre, esattamente giovedì 14 ricorre la festa liturgica della Esaltazione della Santa Croce, cui la nostra Parrocchia è dedicata. Pertanto, noi la evidenziamo con una celebrazione serale (ore 18:00) con l'intendimento di farla "sentire" a tutta la comunità come la ricorrenza patronale dalla quale attingere stimolo alla attività pastorale di cui si è all'inizio della ripresa annuale. Non ci sono iniziative esteriori, c'è l'invito a una partecipazione comunitaria e la coincidenza con la distribuzione di questo numero de "Il Messaggio" avente lo scopo di risvegliare in tutti la volontà di riprendere il cammino dopo la pausa estiva a onore e gloria di Colui che dalla santa Croce riversa benedizioni e grazie nel nostro gioioso impegno della sequela di lui.

Dalla festa della santa Croce prende avvio tutta l'attività catechistica.