Messaggio di Natale 1996

Natale di Cristo ~ Natale per tutti
don Mario e don Pasqua/e

I cristiani più sensibili, ma lo dovrebbero essere tutti, hanno vissuto i giorni dell'Avvento, ponendo essenzialmente attenzione ai segni del Dio che viene, cercando di togliere gli ostacoli che ne ritardano la venuta, con il cuore teso a preparare un'accoglienza vera e sincera. Lo hanno fatto nei modi più vari, cogliendo pure le molteplici occasioni offerte dalla Parrocchia e ascoltando la voce del cuore e della coscienza, quella che ti permette di individuare in ogni fratello, specie se debole, le fattezze del Dio più debole e più tenero che mente umana non avrebbe mai inventato: il Dio bambino.
Adesso arriva, e, a detta sua, da quando apparve per la prima volta, in quanto è bambino, egli è il più grande tra noi e ha già diritto di giudicarci. Lo farà con la stessa tenerezza che suscita, ma lo farà con serietà nei confronti di chi non si è preparato a riceverlo, nell'ambito della liturgia e nell'ambito della carità che dà credibilità alla liturgia stessa.
Natale è festa solo per chi ama. Da troppo tempo il messaggio di amore è diventato insipido a forza di essere svuotato di senso e mascherato di emotività. Occorre un cambiamento profondo di noi stessi, che metta da parte pregiudizi ed esclusioni e susciti la creatività di tutti in modo da garantire a ciascuno il rispetto della propria dignità e il posto che gli spetta.
A lui più che un presepe che spesso non ha più neppure l'apparenza di una mangiatoia, come quando utilizziamo la croce come ornamento, un vero posto di primato nei nostri cuori.
Ma poi è agli altri che lui ci invita a guardare. Ai milioni di profughi della Regione dei Grandi Laghi, dei denutriti che il mondo egoistico del "fai da te" sta producendo, dei bambini violentati e sfruttati, delle famiglie che si autodistruggono, degli emarginati da quella categoria gaudente che tende a restringersi staccandosi sempre più dall'immensa categoria sofferente. lui guarda lì e invita noi a guardare, perché se Natale è, è Natale per tutti; se Cristo nasce, nasce per tutti; e la salvezza, si sa per fede, comincia dal tozzo di pane spezzato per gli altri e si realizza col corpo di Cristo spezzato per tutti.
L'augurio sincero che i vostri sacerdoti vi rivolgono in questa occasione lieta e impegnativa è che ciascuno di voi vada incontro a tutti gli uomini di tutte le culture, condizioni, religioni allo scopo di trovare con loro ragioni di amare e far amare una vita degna di figli di Dio. Per questo Egli ci chiede di liberarci dall'attrazione dell'individualismo impazzito e di assumere disposizioni interne e comportamenti esterni fraterni con tutti.

 

Natale nostro
don Arturo

Dopo poco meno di 2000 anni in cui la cristianità celebra il Natale di Gesù, questo dovrebbe essere decisamente il nostro Natale.

Dire così non è distogliere la nostra attenzione dallo straordinario avvenimento del Figlio di Dio che si immerge nella realtà umana; è mettere in evidenza l'effetto che questa immersione ha prodotto e deve continuamente produrre: la nostra rinascita. Se Natale, come si è ripetuto più volte non è ne il compleanno di Cristo, ne la commemorazione di un fatto eccezionale e grandioso, ma è l'impatto misterioso del Figlio del Creatore con la Creazione che in un certo senso gli è sfuggita di mano e che egli vuoi recuperare nell'orbita della felicità salvezza, allora il Natale è nostro.

È nostro per una serie di ragioni concrete di cui la prima, più evidente, è che Lui si è fatto uno di noi. Realtà insospettabile per un Dio che da Tutto quale è, si fa un Nulla quali noi siamo. Che tra di noi, nullatenenti se non zavorra, nasca un Dio non è da poco: è il riscatto di tutta la nostra miseria e nullità.

Più incredibile ma vero è che Dio ha planato su una terra arcigna, piena di rovi e di sterpaglie, per nulla accogliente, manco per gli uomini che vengono ad abitarci, illusi di poterla cambiare in un giardino e trascorrervi una vita serena. Perché il mondo sarebbe bello se non ci fossero stati tanti suoi inquilini a guastarlo. Ma il paradosso che ci rende di diritto padroni del Natale è sapere che in Gesù Cristo, Dio è venuto ritorna nel mondo "per noi uomini e per la nostra salvezza". Tra i colmati di vantaggi che abbiamo usato spesso per autodistruggerci, tra i beneficiari di una terra meravigliosa resa in gran parte inabitabile per il nostro inquinamento spirituale e fisico, tra i chiamati ad essere fratelli e a condividere ciò che alcuni invece rivendicano solo per se nel loro egoismo sfrenato... in una realtà siffatta arriva il Figlio di Dio per ri-creare un mondo rovinato e salvarne i responsabili della sua rovina. Ma questo è un miracolo fantadivino, perché può essere frutto solo della fantasia di Dio. Ma in Dio, amore, potenza e fantasia possono fare ogni follia.

Perciò il Natale è nostro, e a celebrarlo è Lui in nostro onore, perché noi siamo i neonati alla sua vita, noi i fiocchi azzurri e rosa della sua casa. Una casa grande all'infinito, che abbraccia tutti quelli che accettano di essere salvati, che intendono rinascere, che hanno incontrato la vera vita.

Se fosse poesia soltanto, mi sentirei un bestemmiatore. Ma camminando con chi sta per riconoscere a Natale il suo Salvatore e sta per ritrovare la sua ancora di salvezza, sento che può e deve essere così. Il Natale è mio, è nostro, è il natale di chiunque cerca la Salvezza.

Questo han voluto evidenziare, con un eloquente simbolismo nell'aula liturgica, alcuni giovani della comunità, per affermare che Gesù Cristo è il nostro Salvatore ieri, oggi e sempre.

Camminando con la Chiesa Universale
nella nostra chiesa particolare di Santa Croce a Quinto

In virtù del Battesimo siamo tutti seguaci di Cristo per vocazione, anche se poi di fatto... Ma se siamo seguaci attenti non può sfuggirci il processo avviatosi nella Chiesa Cattolica per arrivare il più preparati possibile alla soglia del terzo millennio della grande avventura cristiana iniziata 20 secoli fa con Gesù di Nazareth.

Con questo Avvento e quindi con l'inizio del nuovo anno liturgico siamo entrati nel primo periodo annuale di preparazione, incentrato sul tema di Gesù Cristo unico Salvatore del mondo, ieri, oggi e sempre.

Con l'Avvento dell'anno prossimo la nostra attenzione di credenti sarà puntata sullo Spirito Santo e sull'azione che Egli svolge nella coscienza dei singoli e nel cammino della comunità cristiana; mentre con l'Avvento del 1998 inizieremo l'ultimo anno vigiliare del Grande Giubileo del 2000 rivolgendo il nostro amoroso interesse di figli al Padre celeste creatore e datore di ogni bene.

Così arriveremo sulla fine del 1999 alla soglia del Giubileo stesso che si aprirà con la Porta Santa la notte di Natale.

Un avvenimento epocale che dice già a tutti da adesso quanto sia importante giungervi con la voglia di cambiare il mondo e noi stessi se crediamo di vivere a livello comunitario e mondiale la storia della salvezza.

C'è un calendario più modesto anche per quanto riguarda la nostra specifica comunità parrocchiale ed è bene che i seguaci di Cristo che ne fanno parte con assidua o saltuaria presenza e impegno ne scandiscano i tempi.

Abbiamo celebrato a settembre, senza fasti esteriori, il nono anniversario della edificazione del nostro complesso parrocchiale e della consacrazione della nostra chiesa nuova.

Ci accingiamo nel settembre prossimo a festeggiarne il decimo anniversario.

Tutti d'accordo nella volontà di evidenziare un fatto così importante della nostra storia locale, anche perché il morbo ormai così diffuso della memoria corta non contagi nessuna categoria di persone, ma in particolare modo i giovani e i ragazzi che troppo poco o nulla sanno della faticosa ma anche sublime gestazione di una realtà di cui oggi a tutti è dato di godere i vantaggi.

Già se ne è parlato e se ne parlerà a livello di Consiglio Pastorale. Vorremmo che il discorso si aprisse a tutti e assumesse una duplice direzione:

Questo è il duplice scopo del nostro impegno nel decennio e su queste due direzioni ci dobbiamo muovere per essere anche in sintonia con lo spirito del Giubileo cui ci stiamo preparando con la Chiesa intera.

Si parla tanto di catechesi...
Qualche delucidazione tratta dai documenti ufficiali:

1. Che cos'è la catechesi?
"Nell'ambito dell'attività pastorale, la catechesi è quell'azione ecclesiale che conduce le comunità e i singoli cristiani alla maturità : della fede.

Per ogni Uomo aperto all'annuncio del vangelo, la catechesi è la via specifica per scoprire nella propria vita il progetto di Dio, per cercare il significato ultimo dell'esistenza e della storia, così da mettere la vita personale e sociale nella luce e sotto le esigenze del Regno di Dio, per conoscere il mistero della Chiesa come comunità di coloro che credono al Vangelo".

Direttorio Cat. Gen. n. 21

2. La catechesi come itinerario di fede

"Chi mosso dallo Spirito, si fa attento e docile alla parola di Dio, segue un itinerario di conversione a Lui, di abbandono alla sua volontà, di conformazione a Cristo, di solidarietà nella Chiesa, di vita nuova nei mondo. È itinerario che può comportare, nello stesso tempo, la letizia dell'incontro e la continua esigenza di ulteriore ricerca; la compunzione per l'infedeltà e il coraggio per la ripresa; la pace della scoperta e l'ansia di nuove conoscenze; la certezza della verità e il costante bisogno di nuova luce".

Rinnov. della Cat. n. 17

3. Dio uno e trino compagno di viaggio

"Lungo il cammino della fede, nessuno è solo. Dio stesso alimenta e conforta la riflessione e l'esperienza delle cose spirituali, mediante il suo Spirito presente nella Chiesa.

Egli sostiene ciascuno anche con la testimonianza di tutti i fratelli, guida con la "predicazione di coloro che con la successione episcopale hanno ricevuto un carisma sicuro di verità" e accoglie come offerta gradita le gioie e le fatiche del pellegrinaggio.

Così, nella pazienza e nella speranza, ciascuno porta con se il dono di Dio, come in fragili vasi fino a quando Dio stesso concederà nuovi cieli e nuova terra: "questa è la vita eterna: che conoscano te, unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo"".

Rinnov. della Cat. n 8

4. Il fine della catechesi

Il fine specifico della catechesi, nondimeno, rimane quello di sviluppare, con l'aiuto di Dio, una fede ancora germinale, di promuovere in pienezza e di nutrire quotidianamente la vita cristiana dei fedeli di tutte le età. Si tratta, infatti di far crescere, a livel'o di conoscenza e nella vita, il seme della fede deposto dallo Spirito Santo col primo annuncio ed efficacemente trasmesso col Battesimo.

La catechesi tende, dunque, a sviluppare la comprensione del mistero di Cristo alla luce della Parola, perché l'uomo tutto intero ne sia impregnato. Trasformato dall'azione della grazia in nuova creatura, il cristiano si pone così alla sequela di Cristo e, nella Chiesa, impara sempre meglio a pensare come lui, a giudicare come lui, ad agire in conformità con i suoi comandamenti, a sperare secondo il suo invito".

Cat. Tradendae n. 20

5. Rapporto essenziale catechesi - vita

La catechesi illumina le molteplici situazioni della vita, preparando ciascuno a scoprire e a vivere la sua vocazione cristiana nel mondo. Infatti, crescendo nella conoscenza di Cristo mediante la fede, ciascuno fa proprio il pensiero di Lui, i suoi giudizi, la sua volontà, la sua croce e la sua gloria, in una operosa vita di carità. D'altro lato, l'esperienza cristiana della vita conferma la fede e apre la coscienza a nuovo desiderio di conoscere e amare il Signore e di rendergli testimonianza.

Rinnov. della Cat. N. 33

 

A proposito di gruppi di ascolto
Gloria Frosali, Carlo Manetti, Lucia Tommasi

Chiunque fa parte della nostra parrocchia e condivide la vita che vi si svolge, prendendo a cuore le iniziative che vengono proposte e impiegando parte del suo tempo a realizzarle, non può non aver avvertito il fermento che sta animando tutta la nostra comunità intorno alla attività caldamente raccomandata dal nostro Vescovo, quella dei "Gruppi di ascolto".

Si tratta di nuclei di persone che si riuniscono per riflettere sul Vangelo, quest'anno quello di Marco. Lo leggono progressivamente, brano dopo brano, lo meditano insieme, ne discutono, lo applicano alla propria vita,

Se questo ha fatto nascere, almeno all'inizio, perplessità e punti di domanda in molti di noi, soprattutto riguardo ai problemi di organizzazione, di tempo e, diciamolo pure, di capacità, tuttavia ne abbiamo subito percepito l'utilità. Il Vescovo ha aperto una strada parallela e insieme complementare a quella della tradizionale catechesi per adulti svolta in Parrocchia. Nei gruppi che si sono formati tra famiglie non si tratta più di "ascoltare" una catechesi calata dall'alto da qualcuno che ne sa molto più di noi, ma di "riscoprire", con il metodo delle comunità di base, la verità di fede insieme ad altre persone che come noi hanno voglia di imparare a leggere il Vangelo e di scovarne i tesori per la nostra crescita cristiana. E così "l'esperimento" è partito, grazie all'incoraggiamento costante, ai consigli e agli insegnamenti del nostro parroco che periodicamente raduna i conduttori di questi gruppi di ascolto che cercano di assolvere il loro compito con modestia e discrezione, più preoccupati di sollecitare e ascoltare interventi che non di dettare indirizzi preconfezionati.

Queste caratteristiche, che ci sembrano i punti salienti del "nuovo metodo" di catechesi per gli adulti sono state valorizzate da quasi tutte le persone che vi partecipano, come risulta da una piccola indagine che alcuni di noi hanno svolto. Riportiamo fedelmente di seguito alcune delle domande che sono state rivolte e le risposte che ci sono state date,

 

1. Che cosa vi ha spinti a partecipare ai gruppi di ascolto nelle famiglie?

 

2. Avete trovato delle risposte adeguate alle vostre attese?

 

3. Che cosa è cambiato in voi, se qualcosa è cambiato?

 

4. Avete seguito i gruppi di catechesi in Parrocchia? In che cosa sono diversi?

 

5. Vorreste esprimere un vostro desiderio, e dare un consiglio a chi non partecipa a nessun tipo di catechesi?

 

Educare i figli

 

 

Un progetto per conoscerci e comunicare

Vera Grupelli

Nella primavera di quest'anno l'Assessore alla Famiglia e ai Problemi Sociali del Comune di Sesto Fiorentino ha incontrato, in due momenti distinti, nei quartieri di Neto e di Quinto, i rappresentanti delle organizzazioni operanti in ogni quartiere: circoli, parrocchie, misericordie, scuole, e alcuni responsabili del C.E.I.S. per elaborare un progetto che aiutasse le famiglie e le singole persone a conoscersi, capirsi, condividere e cercare insieme di aiutarsi nel cammino della vita e della crescita dei figli. C'è stato un primo incontro informativo nei locali del Centro Civico rivolto a tutte quelle persone che avevano raccolto l'invito, quindi si è passati alla formazione dei gruppi di sensibilizzazione sulla comunicazione, sotto la guida competente e discreta degli operatori del C.E.I.S..

Il lavoro dei gruppi è terminato alla fine di giugno e subito hanno fatto seguito una serie di incontri a tema: "I rapporti di coppia" a Quinto, "Bisogni e conflitti" al Neto conclusi a fine d'agosto.

Con il mese di settembre sono iniziati i gruppi di auto-aiuto e, contemporaneamente, un corso di formazione per conduttori frequentato quest'ultimo da persone residenti nel quartiere dichiaratesi disponibili, previa adeguata preparazione, a condurre e a continuare questo progetto. Dalla metà del mese di novembre sono partiti i gruppi di auto-aiuto guidati dai nuovi conduttori sotto la supervisione degli operatori del C.E.I.S., centro che gestisce anche (iniziativa contemplata nel progetto stesso) un centro di ascolto settimanale con la psicologa dottoressa Angela Lombardella che può essere liberamente contattata presso il Centro Prevenzione allo (055223328.

Questa è la storia di un progetto importante che non tutti conoscono, ma che costituisce una ricchezza accanto a tante altre opportunità che vengono offerte nel quartiere.

Dal mese di gennaio prenderà il via una nuova iniziativa che interesserà tutti, e in modo particolare le famiglie con i figli in crescita. Verranno studiate migliori forme per informare e sensibilizzare la cittadinanza. La sede sarà sempre il Centro Civico. Pubblichiamo di seguito una testimonianza fra le molte che ci sono state rese note:

"Avevo sentito parlare in famiglia che da qualche parte venivano fatti degli incontri per aiutare a conoscersi e a conoscere gli altri, ma sinceramente non vi ho prestato molta attenzione.

Mia moglie mi invitava a partecipare a questi incontri che lei aveva frequentato in primavera, ma io resistevo, Alla fine, più per compiacerla che per convinzione ho ceduto. Ho constatato con mia grande meraviglia che le persone, io compreso, se incoraggiate e stimolate con modi semplici sanno esprimere i propri stati d'animo, le caratteristiche personali sconosciute anche a se stessi e insieme si aiutano a guardarsi come in uno specchio. Mi sono accorto che per comunicare, oltre a conoscere se stessi occorre anche saper ascoltare cosa non molto facile per la verità. Mi sono trovato molto bene e continuerò l'esperienza perché mi sento già più disposto a comunicare. E tutto questo è successo a me "Super-orso"

Vittorio C."

Le Beatitudini del Natale

 

 

Dall'intervento di Bruno Forte

al convegno nazionale delle Caritas diocesane

Dieci istanze pastorali

  1. Caritas italiana, sii te stessa, fedele alle tue origini, fedele alla tua vocazione !
  2. Riconosci i tuoi limiti e adoperati per superarli;
  3. Sii umile ed evangelica;
  4. Servi la Chiesa, non servirti di essa;
  5. Stimola la conoscenza della carità con gli occhi della fede;
  6. Promuovi l'esperienza della carità ecclesiale in comunione con tutti;
  7. Sii coscienza evangelicamente critica della storia, con umiltà e amore;
  8. Combatti l'egoismo del "particulare" e promuovi la solidarietà della nazione;
  9. Fai crescere la carità di tutta la Chiesa e di tutti nella Chiesa in unità e pace;
  10. Sollecita l'attenzione alla mondialità e una lettura di fede della storia.

Se fossi un vaso...

Renato A.

Fra le tante suggestive immagini e situazioni che la Bibbia ci propone, ricorre in più punti l'esempio riportato dal profeta Geremia (18 1-12): paragona Dio ad un vasaio e il suo popolo all'argilla.

Il suo lavoro è di plasmarci sul tornio della vita per farci diventare dei vasi... inizialmente vuoti.... ma pronti a contenere il suo infinito amore per poter rifornire gli assetati.

Se non collaboriamo al suo operato bagnandoci di fede e di opere buone, egli non potrà far sì che si diventi tali.

Il Vasaio può far di noi ciò che vuole: vasi, piatti, bicchieri... ma nel rispetto della nostra libertà.

Potremmo diventare qualcosa di bello solo se ci trovasse disponibili alla conversione.

Questo Natale, ma dovrebbe avvenire tutti i giorni, lasciamoci "lavorare" dallo Spirito Santo: l'alternativa è rimanere.. argilla.

 

Un po' di humor

Messaggio... promozionale

-Vado a confessarmi dai frati a Monte Senario !

-Come mai lassù?

-Ho finito l'Alkermes...

-Che peccato !

-Appunto.

 

Matrimonio... al di là

Due fidanzati, a pochi giorni dalle nozze, hanno un terribile incidente in macchina.

Ben presto si ritrovano in Paradiso e ricevuto il regolamento e le disposizioni da san Pietro non si allontanano dalla dogana.

Il gran santo allora sbotta: - Cosa fate li impalati, andate!

-Stiamo aspettando un prete che ci sposi, sa com'è..., ci tenevamo tanto !

-State tre5chi, saranno mille anni che non ne vedo uno!

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