Messaggio di Pasqua 1997


Luce Pasquale

Dio non finirà mai di stupirci per il suo amore. Dopo averci mandato suo Figlio per poter arricchirci, con il Battesimo, della dignità di figli, vedendoselo rifiutato e ucciso, ce lo restituisce risorto.

E così Gesù si fa definitivamente vicino ai peccatori, ai poveri, ai malati, ai falliti e ai dimenticati della storia, a tutti.

La risurrezione non costituisce soltanto un trionfo per Gesù, ma è causa della nostra salvezza.

Oggi si assiste ad un indebolimento della speranza: delusioni, frustrazioni, timori di mali imminenti, paure del domani, tendono a fare l'uomo più talpa che aquila, cosicché senza il coraggio della speranza, la vita si blocca nell'istante da consumare con avidità, quando non si paralizza nella noia e nell'insignificante o non retrocede addirittura nel baratro del rifiuto di vivere, specie tra i giovani. La risurrezione di Gesù è la grande "risposta" di Dio, risposta che è insieme anche "proposta", invito cioè a ricevere da Dio stesso, tramite Gesù, il senso della vita e della morte, per assumere di conseguenza uno stile nuovo di vivere, quello di "figli di Dio" anzi, come si esprime Luca, di "figli della risurrezione". Questa proposta è stata da noi o da chi per noi accettata nel momento in cui abbiamo ricevuto il Battesimo; ne riconfermiamo l'accettazione soprattutto quando riceviamo gli altri sacramenti specie la Riconciliazione, e la traduciamo concretamente nella vita quando ci scrolliamo di dosso la tristezza e la rassegnazione, per aprirci al coraggio della speranza. Esso ci induce a vivere un rapporto sempre più stretto con Dio e di maggior solidarietà con coloro che con la filiazione divina sono stati resi nostri fratelli. Al Padre sta a cuore unicamente la nostra riuscita, cioè la nostra salvezza, e Dio è glorificato quando noi viviamo la nostra vita come suoi figli e fratelli fra noi. E noi siamo felici soltanto quando raggiungiamo questa meta. Tutto il resto - denaro, successo, piacere - è un surrogato che non sazia, tant'è vero che non se ne ha mai abbastanza.

Certo, il messaggio cristiano contenuto nel Battesimo costituisce, come si è visto nelle catechesi quaresimali e nel ritiro spirituale al Querceto, una sfida alla diffusa tentazione di autosufficienza e alla rivendicazione di libertà che è poi l'espressione del nostro egoismo.

Ma la luce pasquale illumina la nostra situazione umana, le riconosce una dignità unica, di gran lunga superiore alle effimere esaltazioni che il mondo riserva ai suoi miti di turno.

Il Cristo è risorto e fa risorgere per non morire più.

don Mario e don Pasquale

"Ribattezzarsi" in vista del Giubileo

Il Battesimo è uno di quei sacramenti che si possono ricevere una volta sola, perché inesauribile nella sua efficacia. La Chiesa però ce lo richiama e ci consente di farlo rivivere nel suo splendore in occasioni particolari, come nella Veglia Pasquale, nel Battesimo di ogni nuovo cristiano, nella Confessione e nel Giubileo.

Già carica del significato di sempre che ne fa la ragion d'essere della nostra fede, la causa della nostra salvezza e il culmine dell'anno liturgico, quest'anno, il primo del triennio di preparazione al Giubileo del 2000, la Pasqua diverrà per tutta la Chiesa un appuntamento d'obbligo per riconoscere in Cristo Risorto il Salvatore e rendergli grazie per aver applicato a noi questa salvezza.

A onor del vero ne stiamo parlando e vi ci stiamo preparando dall'inizio dell'anno pastorale nei gruppi di ascolto in cui, a questa riscoperta di Gesù nostro Salvatore ci lasciamo guidare dall'evangelista Marco; e in particolare in questa Quaresima, in cui attraverso sei catechesi, una giornata di riflessione comunitaria e un pomeriggio di discussione, abbiamo scelto di individuare nel Battesimo rivisitato e rivissuto l'occasione attuale per riprofessare la nostra fede a livello personale e comunitario. Fede nel Dio che ci ha creato e che, dopo il tradimento umano, ci ha mandato suo Figlio per recuperarci al suo amore mediante la sua morte e risurrezione. Fede nel Dio che attraverso Gesù, ha fondato la Chiesa cui ha affidato sia il compito di introdurci nella vita divina facendoci diventare suoi figli con il Battesimo, sia il ministero della Riconciliazione per rimediare di volta in volta ai nostri ulteriori tradimenti che consumiamo con il peccato.

Fede nel Dio che ha ordinato al suo popolo, quello di Israele, e rinnova al nuovo popolo, la Chiesa, il Giubileo, ovvero l'anno di riconciliazione generale in cui tutti siamo chiamati a restaurare, come se si fosse alla nascita di un mondo nuovo, i nostri rapporti con Lui e tra noi, dirimendo ogni ragione di rottura che nel corso degli anni e della storia tendono a radicalizzarsi in tribalismi, nazionalismi, razzismi, disparità economiche culturali religiose.

Senza questa fede nella universale figliolanza da Dio e fratellanza tra noi è inevitabile purtroppo il crearsi e moltiplicarsi di squilibri, capaci solo di ridurre la terra a un campo di sterminio, dove trionfa la legge del più forte e i diritti dei deboli vengono sistematicamente calpestati.

Per questo nella Veglia Pasquale, che è la madre di tutte le veglie, si benedice e si asperge con acqua, ricordando tra le altre le acque del diluvio, per evidenziare questa nascita di un mondo nuovo, del quale entrano a far parte i nuovi cristiani, ma vi si reintroducono anche i non più nuovi che, in certo senso, si "ribattezzano" riprofessando solennemente la fede e rinnovando le loro rinunce e promesse battesimali. E tutto questo avviene nell'ambito di una comunità che celebra e riceve, facendo perire quanto in lei non è degno di vivere e facendo riemergere "creature rinnovate".

Poiché la fede è consegna della propria vita a Gesù Cristo, credere avviene nell'intimo, ma battezzarsi o farsi "ribattezzare" è celebrazione collettiva. Nel Battesimo la Chiesa si costituisce e allo stesso tempo si assume la responsabilità di essere per il mondo arca della salvezza veleggiante sulle acque del diluvio. E allora ogni singolo e ogni comunità devono interrogarsi sull'effettiva realtà di un Giubileo che nel Battesimo e nello Spirito Santo rinnova la faccia del mondo, ripudiando da sé ogni ingiustizia e ricreando nella riconciliazione quei "cieli e terra nuovi" cui tende l'intera umanità, dopo la drammatica esperienza dei crimini personali e sociali da cui è attraversata.

La Pasqua è anche nostra

Come ho avuto modo a Natale di ribadire che esso non era solo il Natale di Cristo, ma in senso allargato eppur vero il natale di tutti, così insisto nel dire che Pasqua non è l'onda lunga di una realtà avvenuta altrove e in altri tempi.

La risurrezione che attualizziamo nella liturgia pasquale è sicuramente la sua, di Cristo; ma essa è estesa a ciascuno di noi dalla sua potenza e dalla sua bontà.

E la fatica di vivere - quel peso squisitamente personale che può rendere dolorosa la mia e l'altrui vita - quella è roba nostra.

Ma poiché Gesù vuol salvarla dal non-senso, deve prenderla dove essa è: cioè da dosso della mia e tua esistenza, impastata con il nostro sangue e la nostra carne.

Egli per essere la nostra salvezza, non ci basta che sia intervenuto mille volte finora: deve caricarsi di ciò che ci schiaccia adesso, e fare ora - 1997 - la sua Pasqua con noi. E allora noi facciamo la Pasqua con Lui, completando, come dice san Paolo, quello che manca alla sua passione, ma ancor meglio, risorgendo anche noi con Lui, come Lui.

"La croce di Cristo ha voluto essere il dolore di ciascuno, e il dolore di ciascuno è diventato la croce di Dio". Così ha scritto Mario Pomilio nel suo "Quinto Evangelio". Ma è altrettanto vero che la sua risurrezione diventa la nostra risurrezione e da subito, non solo dopo la morte.

La vita fisica ha un suo binario con un capolinea che non sappiamo quando, dove, come, ma c'è. La vita spirituale, che è più nostra della stessa vita fisica, scorre su un binario che in parte coincide, subisce frenate e deragliamenti che il Risorto, se noi vogliamo, ripara, rimettendola in sesto, ma poi va oltre e non conosce capolinea di sorta, scorre per l'eternità.

don Arturo

Fatti e commenti

Padre Genesio e il ritiro

Ho lasciato a casa preoccupazioni e ansie e ho partecipato alla giornata di ritiro comunitario presso il monastero del Querceto. Mi sono detta: "Se il Signore mi offre questa occasione, mi aiuterà con le persone che lascio per un giorno da sole". E sono andata. Non è successo niente di irreparabile a coloro che ho lasciato. Io mi sono sentita incoraggiata dalle parole, a volte severe, di padre Genesio; sono riuscita a staccarmi dalla corsa frenetica di tutti i giorni; sono riuscita a guardarmi dentro giudicandomi con serenità. Ho potuto godere della pace che il convento emana, sono stata a contatto con la natura passeggiando fra gli ulivi del parco, le margherite e gli anemoni appena sbocciati. Alla sera, stanca per la giornata "diversa" ma rinvigorita nello spirito, ho ritrovato tutti i miei problemi di sempre. Ho avuto molto da questa giornata e dovrò, con l'aiuto del Signore, riuscire a darne un po' a chi mi sta vicino.

Elisabetta G.

Una settimana di esercizi in miniatura, una pausa contemplativa nello svolgersi rumoroso della nostra vita.

Di padre Aldo colpisce la capacità di sondare le profondità della Parola, di scandagliarne i fondali e soprattutto la capacità di porre ciascuna anima, nella sua nudità, a confronto con quella Parola.

Donatella P.

 

Se senti il bisogno di staccare dalle consuete occupazioni quotidiane non tanto per sprofondare nell'"otium" ma per lavorare finalmente al vero bene della tua persona - intesa come anima e corpo -, la giornata comunitaria è un'occasione da non perdere. È una domenica in cui hai modo di dedicarti all'ascolto e alla meditazione della Parola di Dio, di riassaporare il gusto che si era un po' scipito della preghiera, di sperimentare quella fraternità di cui noi cristiani parliamo spesso per luoghi comuni. E lo stesso pensiero che ebbe Pietro sul monte Tabor ti attraversa la mente: "Facciamo tre tende...qui si sta bene". Ma è solo la tentazione di un momento. E poi il giorno dopo ti rendi conto di aver ricevuto un'iniezione di energia, ti sei rinnovato nelle tue convinzioni, senti che le tue azioni sono più motivate e sperimenti in te stesso la bellezza di essere cristiano.

Gloria F.

In occasione del ritiro comunitario ho trascorso una giornata di tranquillità e pace interiori cercando di verificare in me stesso, nei miei pensieri e nelle azioni di tutti i giorni "cosa significa diventare e vivere da discepoli del Signore". Certo nella realtà quotidiana vediamo il bene ed il male mescolati in maniera impressionante, vediamo compiere orrendi delitti per motivi sempre più futili o addirittura senza motivo. Del resto rimaniamo gioiosamente colpiti da chi fa del bene senza un immediato interesse materiale: abbiamo un disperato bisogno di bene e di giustizia. Vi sono persone che per i soldi lavorano tutta una vita e quando li hanno li sprecano follemente. Giovani che a vent'anni sono divorati dall'alcool e dalla droga ed altri che si sobbarcano a tanti sacrifici per aiutare chi soffre. Intorno a noi vediamo violenza e generosità estreme, il bene e il male mescolarsi in un impasto dal quale viene fuori il cemento che tiene insieme il mondo: un mondo in cui si intrecciano speranza e disperazione, impegno e disimpegno, gente che gode e gente che soffre, esempi di mitezza e esempi di violenza agghiacciante. Il discepolo del Signore vive in questa realtà, non crede che il denaro giustifichi o risolva tutto, anzi. Spera solo nel Signore e confida nella sua Parola.

Remido B.

La Catechesi

Definirei la catechesi di don Arturo biblica, dottrinale, liturgica, morale e anche esistenziale, ma questo solo in un secondo momento, quando il fedele, rimasto solo, può interiorizzare il messaggio. Il Battesimo - questo il tema affrontato nella sua ricchezza di significato, di effetti che produce, di eloquenza dei segni, di impegni che domanda - mi è apparso nuovo sotto molti profili. Il suo tradimento attraverso il peccato e il suo "recupero" attraverso il sacramento della Riconciliazione ha offerto motivi di riflessione collegati all'imminenza del triduo pasquale. C'è da augurarsi di poter "sfruttare" questo maestro ancora in altre occasioni.

Donatella P.

L'attesa in frammenti

Caro Lorenzo,

tra qualche settimana ti accosterai anche tu, per la prima volta, al sacramento dell'Eucarestia. Sii consapevole che quell'azione è un qualcosa di veramente grande, è un sostegno del quale potrai fruire per tutta la tua vita. Cammina con noi, Lorenzo, e con tutta la comunità cristiana verso quel Gesù che si è donato per ognuno di noi. Gesù non si incontra alla conclusione di un ragionamento: è una presenza viva che, da quel giorno in poi, saprai sempre dove poter trovare. Affidati con certezza a Lui a cominciare dai tuoi verdi anni, cercalo e vai avanti sereno.

Mamma e Babbo

Caro Marco,

prego il tuo angelo custode che ti faccia ricordare spesso che, ricevendo Gesù nel tuo cuore, potrai sempre averlo vicino e ti potrai sempre rivolgere a lui per riceverne aiuto.

Mamma

Caro Giovanni,

tra poche settimane riceverai la tua Prima Comunione, e io e mamma siamo tanto orgogliosi di questo tuo importante appuntamento! La Comunione è un "segno" dell'amore che unisce il Padre con il Figlio e con lo Spirito Santo. Facendosi pane Dio ti vuole comunicare che intende abitare con te, in te per renderti partecipe della Sua vita, per renderti capace di amare come Lui ci ama. Per adesso questo grande mistero, questa cosa nascosta, non puoi comprenderlo del tutto, ma certamente puoi intuire che stai facendo un passo importante, che poi dovrà essere seguito da tanti altri passi quotidiani, tutti diretti verso la conoscenza di Lui. Questo cammino, come le gite che fai con gli scouts, richiede un alimento sostanzioso: la Comunione, il pane disceso dal Cielo, che è il cibo necessario per sostenerti lungo la via della tua vita. Tutta la nostra famiglia si unisce a te nella preghiera di ringraziamento per il dono che ti fa il Signore e ti invita a custodirlo con fedeltà nel tuo cuore di ragazzo in gamba.

Mamma e Babbo

Caro Marco,

prego Gesù perché volga il suo sguardo affettuoso su te e su tutti questi bambini e perché entrando in te e in tutti loro possa essere sempre con voi, non solo il giorno della Prima Comunione: così come lo è stato nel cuore di Maria, prima di venire al mondo, ma anche dopo con la sua presenza amorosa. Glielo chiedo per amore di Sua e comune Madre Maria.

Mamma

C'è sempre più bisogno di volontariato

Né le istituzioni laiche, pur benemerite che siano, né quelle di ispirazione religiosa, con la loro carica ideale che però risente della stanchezza oltre che dei limiti dei cristiani, potranno mai risolvere il problema dei bisogni urgenti degli uomini, siano essi di natura fisica e spirituale, economica e morale.

In ogni ambito di questi bisogni si fa urgente la necessità di personale volontario, generoso e motivato, che abbia a cuore il bene della gente, bene che passa attraverso quello dell'indi-viduo, personale volontario che miri sempre e soprattutto al bene della persona più che a quello del sistema, della struttura, della istituzione.

Questo personale è chiamato a ispirarsi a sincera filantropia anche se non si sente di far diretto riferimento ai valori cristiani della fede e della carità. Un motivo in più per sentirsi stimolati a un impegno così utile e necessario lo devono sentire coloro che si richiamano a quella fraternità universale che deriva dalla convinzione che siamo tutti figli di Dio e testimoni sulla terra di quell'amore che il Padre celeste riversa su tutte le umane creature, privilegiando le più deboli.

Non sorprende pertanto la constatazione dell'esistenza di un volontariato cristiano molto numeroso in tutti i campi dove c'è da fare del bene; stupisce invece che molti cosiddetti cristiani, non diano sufficiente testimonianza di comunione fra loro e siano incapaci di superare quelle meschinità che possono in parte compromettere la loro benefica azione.

Non stupisce più di tanto che questo avvenga in associazioni laiche o che di "pio" hanno solo l'aggettivo, ma che dimostrano tanta ritrosia ad avere riferimenti e collegamenti con la realtà cristiana che deve mirare unicamente al bene globale della persona, senza alcuna pretesa di proselitismo religioso o politico.

Per il credente il volontariato caritativo è sacramento, cioè segno visibile e concreto della benevolenza gratuita e della tenerezza paterna di Dio che fa piovere sui buoni e sui cattivi senza discriminazioni e senza attese di ricompensa. Occorre diffonderlo con opera persuasiva, sostenerlo, incoraggiarlo.

È la grande risorsa del mondo, è la carezza di Dio che si china su ogni bisognoso e lo fa sentire importante per lui, anche se emarginato da quel mondo in cui l'egoismo e l'indifferenza sono diventati metastasi. don Mario

 

Ai malati

(dopo l'11 febbraio: Giornata del Malato)

"Non stiamo qui a presentare l'antologia dei nostri dolori. II Risorto e il capo del nostro sindacato. Oggi il mondo corre sui binari dell'efficienza: produrre, produrre... Scivola sulle strade a scorrimento veloce del produrre sempre di più, il binario dell'efficienza... E allora ci si chiede: che cosa stiamo a fare noi malati? Siamo macchine che non servono più? mendicanti in cerca di pietà? No, non e cosi. La sofferenza tiene spiritualmente in piedi il mondo. Gesù e in mezzo a noi. Siamo fieri di questa vocazione... Da una parte c'è Lui, dall'altra lei, Maria, "Salus infirmorum", che mette la mano sulla fronte senza aver bisogno di termometri... Introdurre Maria nei propri affari.... Fatela diventare non solo coinquilina di casa vostra, ma anche la persona a cui voi confidate per prima tutti i vostri progetti..."

†Tonino Bello

Le tribolazioni della coscienza di fronte allo Spirito Santo come tributo di salvezza. (?!)

Segua il filo logico chi vi riesce...

L'anima si confonde in noi fra compromessi ammessi e non ammessi, sempre ammesso che uno vada almeno a Messa...

Si, perché se no parrebbe proprio assente la volontà di compiacere a Lui per compiacersi noi.

Per compiacere a Lui bisogna non piacersi noi quando falliamo nel tentativo di far del bene.

Bisogna dis-piacersi, non piacersi, nel capir ciò che a Lui non è piaciuto. Capita che ci facciamo degli sconti, oppure preferiamo pagare il conto più salato nel mercato di un'altra piazza apparentemente più facile da raggiungere. Ma va bene fare così? È possibile autoregolamentarsi? Il catechismo, la catechesi, il catecumenato... non ci han per caso menato il can per l'aia quando eravamo piccoli ? Eravamo distratti, indolenti, poco attenti, forse anche i catechisti non erano all'altezza... già. Noi eravamo più bassi !

Ma come facevano, e come fanno, ad essere all'altezza quando si ha a che fare con ragazzi di diverse estrazioni, culture, di genitori furbi e no, che han studiato o poveretti che non han potuto avere quell'equilibrio di affetti e di educazione saggia protesa a far degli uomini e non persone insicure, estroverse o introverse, con dei complessi che di musicale produrranno solo urla, come se i figli fossero sordi, senza pensare che gli orecchi si chiuderanno per istinto di conservazione, e non sarà servito a nulla urlare... E allora, ci sta che accada che ci siano situazioni, cose e fatti mal intesi, su cui per pigrizia non abbiam fatto mai chiarezza e ci si ritrova nella penombra, con la paura della Luce.

Lo Spirito Santo ci guiderebbe tanto volentieri in tutte le occasioni. E di occasioni per chiederglielo Lui ce ne dà tante. Capita a volte di non voler capire ciò che ci vuol dire. Ma c'è dello scritto! un Testo che fa testo. C'è il Vangelo. Parola di Dio. Per chi crede, non ci sono previsioni del tempo che reggano: non ci piove!

E allora le nostre soluzioni per i dubbi dell'anima li possiamo trovare lì?

- Penso di si.

Ma abbiamo noi voce in capitolo per interpretarlo nel modo più opportuno?

- Certamente no !

Cerchiamo di non avere questa pretesa. Lasciamoci ammaestrare da chi è stato ordinato a tale incarico: il prete. Il prete sa. Lui può avere la pretesa.

Questo bistrattato strano essere, ormai purtroppo in via di estinzione, andrebbe interpellato se non spesso, almeno quando il sentore di tribolazioni nell'anima ci pervadono. Oracolo della nostra anima e giusto interprete (il dentro del prete) dello spirito della legge di Dio ci può indicare la via giusta, sia essa impervia o liscia, in salita o in discesa, lasciamo che sia il nostro "vigile", lasciamo che ci guardi dentro per darci aiuto, per metter dei pesi dalla parte giusta, per farci stare in equilibrio. Da fuori può veder meglio di noi da che parte pendiamo...

Certo è un uomo, con dei poteri particolari, ma pur sempre un uomo. Un uomo da amare, da dargli fiducia. Non diamogli l'impressione di andar da lui per avere l'assoluzione e buonasera. L'assoluzione è una firma di benestare al nostro pentimento, d'accordo, ma ciò che non di meno conta sono i propositi, i consigli per stare in equilibrio, l'impegno a non cadere più. Lui ci parla ispirato dallo Spirito Santo a cui s'appella per concederci il perdono.

Quando sentiamo le campane di una chiesa, non suonano solo per dirci l'ora esatta. Lo fanno per indicarci la via per andare a trovarle. Per dirci che la chiesa è l'origine della provenienza di quel suono e che se volessimo respirare un po' di Spirito Santo, quello è il posto più adatto.

Per offrire le tribolazioni della nostra coscienza a Dio, non teniamole per noi. Il fermo posta è nel confessionale di una qualsiasi chiesa. Questa corrispondenza porta Luce, ci toglie dal torpore della nostra vita, ci offre la possibilità di donarci, ci apre gli occhi, ci apre agli altri, ci insegna e ci fa capire che l'ignoranza non è a... Messa !

Renato A.

 Verso il decennale

È una corsa a passi veloci perché il tempo scorre inarrestabile: arriveremo presto al prossimo settembre, cioè al traguardo del decimo anniversario di inaugurazione dell'edificio parrocchiale. Dal parlare al prepararvisi, dal dire occorre subito passare al fare. Ci siamo proposti di celebrare una festa adeguata e per quell'occasione di provvedere all'arredamento decoroso e definitivo della sagrestia, nonché alla sistemazione di quella parte esterna all'edificio che guarda verso monte Morello. Non solo: vogliamo contemporaneamente dimostrare la nostra sensibilità missionaria, sostenendo con iniziative spirituali e economiche la missione di Suor Silvana, cui, come comunità parrocchiale, ci siamo "gemellati". Il nostro orientamento fattivo dalla Pasqua in poi dovrà esprimersi con queste iniziative per i cui costi finanziari ci rivolgiamo ancora una volta alla generosità dei nostri parrocchiani, che, nonostante la crisi economica e tutto l'impegno dimostrato negli anni trascorsi, non lasceranno mancare questa ulteriore testimonianza di legame affettivo a quella costosa struttura che con tanti sacrifici han saputo realizzare, curare e abbellire e di cui godono con loro anche quelli che sono venuti dopo, i giovanissimi e i neoinsediatisi.