Messaggio di Settembre 1997


MA ESISTE DAVVERO LA COMUNITÀ CRISTIANA?

A guardare al microscopio della critica preconcetta e "fiorentina", parrebbe proprio di no. Tensioni forti, personalismi esasperati, malintesi enfatizzati dalla stampa, sembra che rendano arduo il riconoscere i lineamenti della comunione.

Eppure la comunità esiste perché esistono i sacramenti che la fondarlo.

"Una la fede, uno il battesimo, una l'eucaristia..." Uno il Cristo che è tutto in tutti.

La storia della Chiesa è innanzitutto attraversata da una tensione: uomini di fede e di speranza si trovano di fronte ad altri uomini che hanno l'ossessione della catastrofe.

Siamo sinceri, anche noi abbiamo i nostri pessimismi, i nostri integrismi, le nostre apocalissi. Bisogna credere che la potenza del male è presente: gli ultimi tempi pare che ne diano lezioni indubitabili; ma bisogna stare saldi sulla roccia incrollabile della fede e sulle promesse del Signore.

In una comunità cristiana vera, colui che aspira a vivere il Discorso della Montagna, bisogna che diventi compagno dei poveri.

Qualcuno si è chiesto: ma dove sono i poveri? Dappertutto sulla terra.

In molte città del mondo, come a Calcutta o a Dakka, esistono luoghi visibili dove si muore; ma nella civiltà occidentale, molti giovani si trovano in veri luoghi di morte invisibile.

Esteriormente assomigliano a tutti gli altri: studiano, imparano, lavorano, ma non sanno dove affondare le loro radici.

Molti giovani, anche se assetati di una vita spirituale, sono invasi da un dubbio sottile. I progetti di una società elaborati dalle generazioni precedenti, li sconcertano.

Alcuni sono segnati da abbandoni umani, raggiunti da fratture, da rotture familiari, fino nel profondo del loro essere. Non sanno più che cosa serve vivere, si chiedono se la vita ha ancora un senso.

Anche loro sono i poveri della terra.

In occidente, il cuore di molti giovani muore di abbandono.

Vi sono poi persone anziane che, senza mancare di nulla materialmente conc1udono la vita nell'isolamento, come se non dovessero fare altro che attendere la morte.

Molte donne e uomini pensano di non valere nulla, di non aver fatto niente. E tuttavia sanno ascoltare senza giudicare, capire tutto degli altri.

Sanno amare e sanno soffrire. In loro c'è la limpida fiducia.

Chi bacerà le loro mani consumate, per ringraziarli di aver preparato delle strade?

Anche loro sono i poveri della terra. Ad ogni età e ad ognuno di noi, Dio affida qualcuno da ascoltare e accompagnare fino alle sorgenti del Dio vivente. Ecco il compito delle donne e degli uomini che vivono e lavorano insieme.

Sappiamo bene che il Vaticano II, parlando della Chiesa, ha messo in evidenza la categoria di "popolo di Dio".

Non è una scelta che si rifà a legami di sangue, di cultura, ad opzioni personali. La chiesa non si identifica in "quel popolo"; ma si sostanzia del materiale umano del popolo in mezzo al quale essa vive.

Oggi si parla tanto di movimenti e di associazioni, di gruppi di spiritualità e di approfondimento teologico. Bene, la sottolineatura del valore dei gruppi, dei movimenti e delle associazioni merita attenzione in ordine alla vita culturale, spirituale e alla comunione. La Missione e la testimonianza del servizio possono dare un bel contributo alla crescita della comunità cristiana.

Ma essi aiutano la comunità non quando prescindono o si pongono in alternativa alla parrocchia, ma quando convergono e si mettono a servizio delta comunità Parrocchiale. Sia pure conservando la loro specificità e legittima autonomia.

Ben vengano tutti, ma se non rivive la parrocchia non cresce e non cambia la Chiesa, non cambiano la società e il mondo.

La parrocchia costituisce di fatto, ancor oggi la prima, insostituibile forma di comunità ecclesiale.

Alla domanda iniziale mi pare di aver dato risposta. Voi avete una chiesa bella, nuova, accogliente; ma soprattutto, da molti anni, siete una chiesa bella e accogliente "luce sul candelabro perché illumini quelli che sono in casa".

Ve ne siamo riconoscenti.

Ajmo Petracchi,

Vicario Generale

Ricordare

Mentre il tempo scorre, e lo sappiamo a quale velocità, noi ci si ferma a ricordare i fatti di dieci, di venti, di trenta anni fa. Il verbo "ricordare" è suggestivo perché indica un riportare al "cor", cioè all'anima, nell'interiorità, facendo sì che gli eventi rivivano e ci riscaldino, ci sostengano, ci scuotano e ci consolino, insomma ci facciano continuare il percorso dell'esistenza.

Ma ricordare significa anche per chi non c'era e non può far leva sulla propria memoria - i più giovani e i neo-insediatisi - collocare dentro il proprio "cor" un po' di quella necessità avvertita, di quella operosità vivace, di quella ansiosa attesa, di quell'entusiasmo frenetico che a partire dalla metà degli anni sessanta creò il clima adatto alla realizzazione di un'impresa culminata dieci anni fa: il nuovo complesso parrocchiale di Santa Croce a Quinto.

In occasione della inaugurazione ufficiale, contestuale alla Consacrazione della chiesa don Silvano Nistri allora parroco di Colonnata, ora pievano di San Martino a Sesto scriveva su "Toscana oggi" un articolo che amiamo riportare nelle sue parti più importanti e che molti ameranno rileggere

Una chiesa che nasce dalla comunità

A Quinto Basso, domenica 27 settembre il cardinale Silvano Piovanelli, Arcivescovo di Firenze, consacra la nuova Chiesa e inaugura il complesso parrocchiale che è ormai interamente concluso.

Una struttura moderna dignitosissima: tre blocchi molto lineari, saldati insieme con sobrietà, dove trovano posto, rispettivamente, una spaziosa aula delle celebrazioni, la casa con gli uffici per i sacerdoti, la cappella feriale con le aule catechistiche e la sala parrocchiale.

La progettazione, anche nella ricerca del segno, ha puntato tutto sulla semplicità, sulla dignità, sull'autenticità.

E non era facile. Il territorio dive sorge il complesso è molto bello. Si tratta di una classica zona collinare fiorentina...

Qui in questo paesaggio di grande qualità, doveva essere adagiato il complesso parrocchiale e gli architetti Zetti e Castellani, i progettisti, hanno cercato di farlo entrando nello spazio in punta di piedi, senza squilli di tromba, senza concessioni alla retorica.

Il quartiere di Quinto Basso è nato in pieno boom edilizio: palazzoni tirati su come birilli, col laccio al collo della ferrovia a sud e dalla provinciale a nord, e le caserme militari come nucleo al centro.

Ebbene, in questi anni, il quartiere si è anche urbanisticamente riscattato. Un quartiere strano, a metà fiorentino e a metà sestese, ma già con una sua precisa fisionomia, le sue piazze, la sua vita. Il complesso parrocchiale viene a conclusione di un lungo processo di formazione e di maturazione e diventa, anche visibilmente, punto di riferimento: per eccellenza il segno di aggregazione di una comunità che c'è.

La Comunità va subito messa al primo posto. Il complesso parrocchiale di Quinto basso nasce e si conclude in tre anni, con una rapidità e una linearità anche esecutive che sembrano miracolose. La concessione edilizia è del 1984.

Qual è stato il segreto? Va detto subito che il mecenate non c'è: non c'è un ricco patrono. Il merito va attribuito esclusivamente alla comunità parrocchiale che è riuscita a fare quasi subito tutto da sé, superando difficoltà, malintesi, oneri finanziari che avrebbero scoraggiato chiunque, burocrazie infinite. Poi la comunità parrocchiale con i suoi preti della comunità del Paradiso, sacerdoti bergamaschi che da più di vent'anni hanno la responsabilità pastorale del quartiere.

Preti missionari nel senso più vero della parola, disponibili ad aiutare diocesi povere di vocazioni e a buttarsi in situazioni di emergenza. Vi giunsero nel novembre del '66. Allora disponevano di un o scantinato in via Puccini, il nucleo occidentale del quartiere. Successivamente fu aperto un altro servizio nella zona orientale.

Qui, in questa Chiesa domestica, con tanta fedeltà - fedeltà che significa presenza, disponibilità, accoglienza, fraternità - intorno ai pilastri essenziali della liturgia, della catechesi, della carità è venuta edificandosi, è venuta camminando la comunità cristiana di Quinto basso: la Chiesa...

Dei tre parroci che si sono avvicendati in questi anni, due, don Giuseppe Magni e don Lucio Gaspari sono già passati al Signore con una morte che sembra davvero oblazione. don Lucio è morto proprio sul campo, in quaranta giorni, stroncato da un male incurabile ma il suo nome è per tutti una benedizione.

Quanto vale il loro sacrificio nella nascita e nello sviluppo della Chiesa?

Don Mario Usubelli, l'attuale parroco, insieme ai suoi collaboratori don Pasquale e don Carlo, è convinto che vale tanto, anche perché una parrocchia posta sotto il titolo dell'esaltazione della Croce non può considerare neutro il suo nome.

Nella Bibbia il nome tocca sempre le radici più profonde dell'essere. Ed esaltare ha significati misteriosi.

Quindi nasce una Chiesa, a Quinto Basso; nel senso più vero della parola.

 

La memoria risveglia l'impegno

Si è iniziato a lavorare per dar vita a una comunità cristiana che trovasse poi nella unificazione delle due cappelle provvisorie di via Puccini e via Busoni e soprattutto degli abitanti di queste zone un nuovo modo di fondersi e di convivere: la parrocchia in muratura, vale a dire il centro parrocchiale che include il tempio e la struttura ad esso collegate.

Nella storia del popolo di Dio antico e nuovo, il tempio ha sempre avuto un profondo significato. Attraverso di esso Israele affermava la sua identità e unità, vedeva nel tempio il centro dell'universo attorno al quale si sarebbero radunati tutti i popoli della terra, contemplava soprattutto in esso l'abitazione terrena del suo Dio. Perciò il tempio era uno solo; neanche a Dio si concedeva di avere la doppia casa.

Nel Nuovo Testamento i templi, le chiese si sono moltiplicate. Ad esse si guarda sì come abitazione di Dio che si dà tutto a tutti e si rende presente sacramentalmente tanto nell'artistica basilica quanto in una disadorna capanna di una comunità tribale. Ma i templi, le chiese sono soprattutto luogo di assemblea, di convocazione del popolo di Dio che ne ascolta la Parola, celebra il Sacrificio e gli altri riti, riceve i Sacramenti, prega. E così la Chiesa e diventata la casa di tutti in cui Cristo unigenito del Padre e nostro fratello si rende presente.

Ci voleva una chiesa così anche per la parrocchia "nuova" di Santa Croce a Quinto Basso.

Il 23 settembre 1984 sotto una pioggia torrenziale memorabile e con enorme afflusso di gente entusiasta, ma ancora perplessa, dall'Arcivescovo Mons. Silvano Piovanelli, fu posata la prima pietra della nuova Chiesa.

In essa fu deposta e sigillata la pergamena con il seguente testo:

La Chiesa

dedicata alla Santa Croce

che sorgerà su questa pietra

vuole essere:

il segno della comune fede in Dio

Padre del nostro Salvatore Gesù Cristo

e di tutti noi nello Spirito;

il frutto dei sacrifici e delle privazioni

del popolo di Quinto Basso

e di tante persone di buona volontà;

un incitamento alle generazioni future

a perseverare nella fede e nella carità.

Già dall'aprile del 1987 si comincia a fare uso del nuovo e incompleto edificio per occasioni straordinarie quali la Messa della Domenica delle Palme, la veglia pasquale, la Messa di Pasqua e la prima Messa di don Stefano Grossi.

A settembre dello stesso anno (IV Domenica, il 27) l'inaugurazione e la Consacrazione: un rito stupendo a coronamento dei sogni e delle attese di quanti si erano impegnati all'estremo della loro fiducia e delle loro forze, nonché della loro generosità economica.

Poi comincia la sequenza degli anniversari celebrati ogni anno con solennità, con segni e presenze significative.

Don Arturo, fratello di don Mario e parroco di Bondo Petello tanto prodiga d'aiuti e d'amicizia, presiede la celebrazione nel primo anniversario (1988), condecorata dalla presenza della Corale di Santa Maria Maggiore di Bergamo diretta dal maestro Mons. Giuseppe Pedemonti. Lo stesso presiederà la celebrazione del secondo anniversario con la benedizione delle tre campane offerteci dalla stessa Parrocchia.

Poi si succederanno nel 1990 Mons. Lino Belotti coordinatore della Comunità missionaria del Paradiso accompagnato dalla sopracitata corale di Bergamo che eseguirà in anteprima l'Inno alla Croce, a quattro voci del maestro Pedemonti, e don Arturo che, nel '91, benedirà i nuovi confessionali.

L'immagine della Madonna del pittore sestese Piero Nincheri era stata benedetta dal nostro Arcivescovo già nell'ottobre del '90 e collocata all'interno dell'aula liturgica, mentre nel '91 era stata celebrata la presenza venticinquennale in zona dei Sacerdoti del Paradiso di Bergamo. Aveva presieduto Mons. Lino Belotti coordinatore della Comunità, ed erano presenti il Vicario episcopale Mons. Chiaroni e i sacerdoti del Vicariato; a condecorare il solenne rito era intervenuta la corale "T.L. da Victoria" di Roma diretta dal maestro Mons. Valentino Miserachs.

La concelebrazione del quinto anniversario nel '92 è presieduta dal sacerdote novello don Luigi Usubelli nipote del Parroco e accompagnata dal Coro dell'Immacolata di Bergamo diretto dal maestro Mons. Egidio Corbetta. Per l'occasione saranno benedette le nuove panche.

Siamo nel '93, sesto anniversario. Ci onora a presiedere il neovescovo ausiliare di Livorno Mons. Vincenzo Savio, salesiano bergamasco.

Nel settimo anniversario (1994) sono presenti don Arturo e don Luigi Usubelli; il primo benedice l'immagine mariana collocata in un tabernacolo all'esterno del complesso e il secondo presiede la concelebrazione.

Nel 1995 celebriamo l'ottavo anniversario con l'intervento di Mons. Aymo Petracchi, Vicario generale della nostra diocesi che presiede la solenne liturgia eucaristica.

Lo scorso anno il tutto si svolge in tono dimesso. La solennizzazione è rimandata a quest'anno, decimo Anniversario, però nulla è trascurato.

La concelebrazione è presieduta da don Arturo che, dimessosi dalla sua parrocchia, presterà qui il suo aiuto per gran parte dell'anno pastorale, e nel pomeriggio verrà eseguito un bel concerto per tromba ed organo (Mirko Rabitti e Stefano Ulivi).

Ed eccoci ora alla celebrazione del nostro annunciato e atteso decennio.

Il segno e strumento di comunità c'è: un edificio rivelatosi necessario e funzionale; i problemi economici assillanti non esistono più, tranne quelli, non trascurabili dell'ordinaria manutenzione; i collaboratori sono cresciuti (qualcuno è già in Paradiso a godersi il meritato premio); i sacerdoti addetti alla comunità sono ancora quelli e, purtroppo, invecchiati; alcuni si sono alternati all'insegna della provvisorietà; la popolazione è cresciuta, non tanto per un incremento demografico quanto per l'ingresso in zona di tante famiglie.

La comunità cristiana quanto è cresciuta nella sequela di Cristo?

È l'interrogativo cui siamo chiamati a rispondere in questo decimo anniversario dell'inaugurazione di un sogno divenuto realtà, ma a cui deve accompagnarsi l'impegno di ognuno a coinvolgersi e a coinvolgere.

Come già dicevamo nel notiziario del 29 giugno m.s.:

"A Dio piacendo, settembre ci rivedrà ricompattati ed entusiasticamente pronti a celebrare con la dovuta solennità il decennale dell'inaugurazione e della consacrazione della nostra chiesa-edificio cui farà seguito un impulso nuovo nella ripresa di tutte le attività della chiesa-comunità dei credenti.

La celebrazione del decennio non sarà pertanto un ricordo convenzionale o una nostalgica commemorazione. Se pure evidenziata da alcune novità di abbellimento - arredamento sagrestia, sistemazione pavimentazione adiacente - già decise da tempo e per cui si auspica uno sforzo di generosità da parte di tutti, avrà come motto:

"Dalla memoria all'impegno"

Sarà ricordando, cioè riportando sul cuore gli avvenimenti del passato, che chiederemo grazie a Dio e impegneremo noi stessi per rilanciare il nostro sforzo catechetico, liturgico, missionario e caritativo, perché il tempo a venire sia sempre di crescita e non di stasi.

Il nostro ricordo diventi "memoriale" in senso biblico, cioè attualizzazione efficace di quel che è stato, perché ogni giorno, ogni anno di vita sia per noi e per la comunità non un accumulo di nostalgie, ma un risveglio di energia per nuove tappe fino al traguardo del Regno.

 

Quel giorno dieci anni fa

e quelle parole del Cardinale

Il cantico delle ascensioni, attribuito al re David, il Salmo 121, era il canto dei pellegrini che arrivavano in vista di Gerusalemme. È il mio canto ora che posso contemplare la vostra bella chiesa e il complesso funzionale ed accogliente delle opere parrocchiali, ora che posso vedervi qui raccolti come popolo santo di Dio.

Quale gioia, quando mi dissero:

"Andremo alla casa del Signore".

E ora i nostri piedi si fermano

alle tue porte, Gerusalemme!

Quale gioia!

Una gioia e una commozione grandissima, mentre penso alla lunga attesa, alle difficoltà della progettazione e alle lentezze burocratiche che l'hanno accompagnata; mentre penso alla tenacia, alla pazienza, alla costanza del vostro parroco, dei suoi collaboratori, di voi tutti; mentre penso alla generosità di tantissime persone della parrocchia al di fuori della parrocchia, anche di luoghi assai lontani dalla nostra toscana mentre penso allo sforzo meraviglioso con cui avete lavorato da quel non lontano e piovosissimo 23 settembre 1984 allorché fu posta la prima pietra ed ammiro la coralità con cui avete fatto tutto.

Quale gioia!

Una gioia ancora più profonda se, dopo aver contemplato la costruzione salda e compatta, rifletto che, come alla casa di Dio in Gerusalemme salivano insieme le tribù del Signore, così qui converranno le famiglie, le famiglie e di questa comunità, gli uomini e le donne di questa parrocchia di Quinto Basso.

E qui troveranno il luogo dove si proclama la Parola di Dio, perché essa sia annunciata ad ogni uomo; il luogo della Presenza eucaristica di Gesù, perché Egli diventi per tutti il Pane che nutre per la vita eterna; un luogo per adorare affinché dovunque si adori, uno spazio determinato e circoscritto per lodare insieme il nome del Signore perché in ogni luogo veri adoratori adorino il Padre in spirito e verità.

Quale gioia!

Se in questo edificio sacro, splendido le nella sua linearità e armonia, io vedo il segno della comunità che vi si raccoglie.

Diventate quello che siete. Siete l'edificio di Dio, siete il tempio del Signore: Siate fondati sulla pietra angolare che è Cristo, forti e compatti nella fede, aprendovi interamente alla verità di Dio.

Siate aperti e larghi nella carità facendovi accoglienti per tutti i fratelli a cominciare dagli ultimi.

Siate colmi delle promesse di Dio, pronti sempre a rendere ragione della speranza che è in voi.

Per questo siate uniti, compattati dallo Spirito Santo, conservate le vostre particolarità, non distruggete i vostri personali carismi, ma legate tutto con la carità, siate uniti gli uni agli altri nell'amore, come il vostro edificio la cui bellezza e armonia nasce dalla varietà che è raccolta in organica unità.

Nessuna comunità può essere tempio santo di Dio se non è costruita dallo Spirito Santo. E lo strumento che lo Spirito adopera per costruirci così, come luogo in cui si manifesta la gloria di Dio, è la croce.

Santa Croce a Quinto. Un titolo antico, bello, significativo. Un titolo forte, che costituisce un programma.

Contemplate la croce per impararvi l'Amore di Colui che non ci ha amati per scherzo, ma ha donato la vita accettando sino in fondo il disegno del Padre. Con san Paolo, il cuore di ciascuno dica: Egli mi ha amato e ha offerto se stesso per me !

Portate la croce: la vostra, sapendo che ognuno compie nella sua carne quello che manca alla passione del Cristo per la salvezza del corpo che è la Chiesa (ponete i malati al centro della vostra attenzione, circondateli di tenerezza, riconoscete in loro una particolare presenza di Gesù), portate la croce degli altri facendovi cirenei di ogni "Cristo" che cammina nella vita oppresso da un carico che non può essere portato da solo. Tutto questo nella concretezza delle situazioni.

Contemplate la croce, portate la croce per essere, voi, la croce: una croce viva in cui ognuno ha, unito agli altri, il suo posto; una croce viva che e la gloria di Dio manifestata al mondo: la vittoria della vita sulla morte, la vittoria dell'amore sull'egoismo, la vittoria della comunione sull'individualismo, la vittoria della gioia sulla tristezza.

Fulget crucis .mysterium: risplenda in voi il mistero della croce del Signore !

Ognuno che passi per strada e veda la Chiesa di santa Croce a Quinto, possa fare l'esperienza, se Dio lo vuole, di una comunità parrocchiale che nella propria vita, a livello individuale e comunitario, fa l'esperienza della croce insanguinata e luminosa di Cristo, cui è la lode e la gloria nei secoli dei secoli, Amen.

 

Fare parrocchia per conto suo ...

In Toscana i proverbi li sanno tutti, e anche i modi di dire sono molto diffusi. Se si vuole indicare un gruppo di persone che si isola dagli altri per fare quello che vuole, si dice che "fa parrocchia per conto suo". Fino a qualche tempo fa questo modo di dire era calzante perché i parroci e le comunità mancavano di sollecitazioni e di occasioni per verificare il loro cammino comune all'interno della Chiesa locale e quindi procedevano in modo quasi del tutto autonomo .... "per conto suo".

Dopo il Sinodo Diocesano, con le sue innovazioni di metodo, soprattutto con le esperienze dei gruppi di ascolto, questa realtà è stata fortemente mutata, almeno per le comunità, i gruppi e le persone che si sono lasciate coinvolgere. Forse adesso ci si potrebbe lamentare che le parrocchie ricevono anche troppi stimoli a collaborare con gli Uffici Diocesani, con gli organismi Vicariali, con un numero sempre maggiore di richieste di partecipazione ad attività di progettazione e di coordinamento. Per stare dietro a tutte le richieste, alle riunioni, cicli di conferenze, corsi di formazione e attività varie (anche nella nostra Parrocchia se ne sono tenute molte negli ultimi anni!) sembra quasi che le comunità dovrebbero trascurare la pastorale ordinaria....

Si dovrà cercare un certo equilibrio, ma le parrocchie, se vogliono, possono oggi trovare nei Vicariati e nella Diocesi dei punti di riferimento importanti per impostare la loro azione pastorale in un modo sempre meno legato a personalismi e più saldamente ancorato a una realtà di Chiesa dinamica. Così potrà crescere nei fedeli (e nei parroci) la consapevolezza di essere parte attiva in un itinerario di crescita che si sta snodando con apparente lentezza, ma che dal Sinodo a oggi non ha mancato di produrre frutti, basti pensare ai gruppi familiari di catechesi degli adulti mediante la lettura dei Vangeli...

Paolo Aminti

Due lustri, ma non li dimostra ...!!

Auguri vivissimi da parte del Centro Civico numero 3 per il decimo anniversario della Parrocchia di Santa Croce a Quinto.

Per la Parrocchia questi sono stati dieci anni in salita, di continuo miglioramento, mentre per il Centro Civico, che esiste solamente da un anno e mezzo, questo periodo è stato più semplice da vivere perché ha trovato una comunità già formata in cui inserirsi è stato un lavoro difficile far "legare" un quartiere in cui le varie componenti erano separate fra loro: Chiesa, Misericordia, Consiglio Circoscrizionale, M.C.L., A.R.C.I., Associazione Anziani.

La Parrocchia è stata, secondo noi, la "sarta" che è riuscita a cucire queste varie realtà in una trama ricca e bella.

Il Centro Civico numero 3 è pertanto riconoscente alla Parrocchia di Santa Croce per l'aiuto materiale e per i preziosi consigli che ha ricevuto all'inizio del suo cammino, quando ancora esso era una realtà non ben definita per nessuno.

Grazie quindi a questa "sorella maggiore" che aiutato il Centro Civico ad entrare nella comunità di Quinto e, mentre spegnete le 10 candeline, non soffiamo con voi e ci auguriamo di continuare a lavorare insieme per una per una crescita collettiva, per il bene di tutti!

Andrea Santoni

Colonne Portanti

Per limitarci ad un osservatorio che, abbracciando d'un solo sguardo un decennio, non può indulgere a osservare i particolari, torna ovvio e inevitabile puntare l'occhio sugli aspetti più essenziali che caratterizzano la vita di una comunità cristiana e la fanno essere tale. C'è pericolo che qualcuno dica: sono le cose di sempre. Ed è vero: ma questo non ci squalifica, anzi segna una nota di vanto, Catechesi, liturgia, carità, missionarietà sono le colonne portanti dell'edificio ecclesiale, si dovrebbero dire le pietre miliari del cammino comunitario se non ci fosse pericolo di insinuare l'idea che esse vengano in successione. No, camminiamo insieme: debbono.

Catechesi

La Catechesi rappresenta da sempre l'impegno principale della parrocchia, perché è da una permanente offerta di conoscenza religiosa che si può sperare in un impegno attivo di crescita per sé e per la comunità a livello di tutti i settori. Essa pertanto interessa ogni fascia di età, ma per ognuna presenta le sue difficoltà. Ne sanno qualcosa: catechisti, giovani e adulti, è faticoso e problematico interessare i bambini, i ragazzi, gli adolescenti, i giovanissimi, coinvolgerli in una sorta di gioiosa avventura, come quella di scoprire e fare propri i valori religiosi spesse volte non supportati da una adeguata preparazione dei genitori e meno ancora da un clima ambientale favorevole. Ma non sono mai mancate le persone generose che si sono fatte carico di questo impegno, non certo con ambizioni di prestigio, anzi con la totale disponibilità ad essere sostituite da altre, perché si facciano avanti.

Logicamente poi, per non dire prima, va affrontato il problema di "formare" queste persone; ciò che si è fatto e si continua a fare contestualmente alla spinta che si sta dando in questi ultimi anni a tanti laici volenterosi, perché attraverso i gruppi d'ascolto, secondo lo stile sinodale, possa far avanzare una catechesi agli adulti, secondo il programma indicato dalla diocesi.

Nei tempi forti come l'Avvento e la Quaresima ci si riserva di organizzare incontri di interesse fondamentale e livello parrocchiale.

Giova anche ascoltare la voce di qualcuno per qualche verso direttamente interessato in qualche aspetto di questo sforzo comunitario.

Esperienza sinodale e gruppo di ascolto

Quante volte mi fu chiesto di partecipare al "Sinodo" che si svolgeva a casa di una mia carissima amica, e quanti rifiuti a tali inviti. Non so dirvi il perché di tutti quei no. Forse per mancanza di interesse, o forse per paura di mettere a nudo i miei pensieri con persone a me estranee.

Ma un giorno, a casa di questa mia amica, incontrai colei che, durante le prime citate riunioni, spiegava il Vangelo. Rimasi colpita dalle sue parole sagge e semplici, piene di fraterno amore verso il prossimo. Così sotto suo invito e con gioia di questa mia cara amica decisi di partecipare al Sinodo.

Che meraviglia quando scoprii che per merito di questa signora ero riuscita e cominciavo a comprendere le parole del Vangelo! Sembrava scritto apposta per rispondere alle mie domande. A tutto ciò si aggiunse lo stupore nel constatare come nel leggere il Vangelo e parlare dei miei dubbi potesse unirmi fraternamente a quelle persone che prima avevo giudicato estranee.

È un'esperienza che auguro di fare a tutti mentre io aspetto con gioia che arrivi settembre per ricominciare i nostri incontri.

Maria Pesci

 

Sono al quarto anno di frequenza nei gruppi sinodali.

I primi due devo dire erano un po' pesanti, pieni di domande e di risposte; il terzo e il quarto invece sono stati tutta un altra cosa. L'anno scorso abbiamo letto insieme a Lucia, l'animatrice sinodale, tutto il vangelo di Matteo e quest'anno tutto quello di Marco.

Vorrei dire che sono stati entrambi molto belli e istruttivi, perché più approfonditi e spiegati e poi... dal Vangelo c'è sempre tutto da imparare. Gli incontri quindicinali sono stati sempre bellissimi, il gruppo che frequento è composto da tutte donne che prima non conoscevo o solo di vista ma che ora invece si è trasformato in preziose e piacevoli amicizie. Tutte le volte che ci riuniamo nel nome del signore è una grande gioia.

È proprio vero, ne sono convinta, dove c'è Lui c'è pace, amore, fraternità.

Gabriella Pierguidi

 

Catechista

Mi capita spesso di tornare indietro nel tempo con il pensiero, così indietro da perdersi nella mente. Ero giovane allora, madre di due bambini per i quali volevo contribuire a costruire un centro parrocchiale dove potersi ritrovare, pregare, giocare.

Quante raccolte di carta, di stracci e ferro nella mia piccola Mini Minor! Quanti bambini stipati dentro quella macchinetta da una cappella all'altra!

Di alcune cose ho nostalgia, forse perché mi ricordano la gioventù. Di altre ho un ricordo piacevole, ma senza nostalgia, anche perché sono cose in divenire che sto vivendo ancora, magari in maniera meno dinamica.

Poi l'emozione della posa della prima pietra, poi la trepidazione del vederla crescere, poi la gioia di vederla finita, infine l'intima e comunitaria partecipazione alla consacrazione.

Oggi non mi sembra vero che siano già passati dieci anni! Sarebbe impossibile ricordare tutte le cose fatte e vissute in questi anni.

Per quanto mi riguarda l'esperienza di catechista svolta in questi anni, mi ha permesso di ripercorrere il cammino della mia fede fino dall'infanzia, arricchendola e purificandola insieme ai bambini, ai ragazzi, ai giovani che di volta in volta mi venivano affidati.

Vera Grupelli

 

Quando don Mario mi ha chiesto di essere una delle animatrici dei gruppi di catechesi per adulti sul Vangelo di Marco ho subito pensato che fosse una cosa più grande di me.

Don Mario mi esortava a parlare con chi già aveva fatto questa esperienza, per avere consigli e informazioni ed io mi ci sono rivolta senza però essere per niente convinta (... io non ho una preparazione di base, ho difficoltà ad allacciare rapporti con persone che non conosco, cosa racconto alle persone che raccoglieranno l'invito, non mi conoscono e non verrà nessuno...)

Chi già aveva fatto questa esperienza mi ha accolto venendomi incontro con il fascicolo delle schede preparate dalla Diocesi di Firenze tra le mani: mi aspettava!!!

Mi ha incoraggiato con parole che venivano dal cuore pienamente convinta di quello che cercava di farmi capire; mi ha suggerito che nella peggiore delle ipotesi se proprio non riuscivo a trovare niente da dire a coloro che intervenivano, mi sarebbe venuto in aiuto Lui, il Signore, che sempre ci aiuta e ci guida

Mi aspettavo di uscire scoraggiata da quel colloquio e di riuscire a decidere di non accettare l'incarico che mi veniva richiesto, invece mi sentivo sempre davanti ad un impegno più grande di me, ma non riuscivo a rifiutarlo di fronte a tanto entusiasmo trasmessomi.

I1 gruppo si è formato, piccolo ma costante e fedele agli appuntamenti, con la partecipazione preziosa della persona "già esperta" che mi aveva realmente convinto.

Confesso che durante i primi incontri, il pensiero che in casa mia, con noi che leggevamo il Vangelo e cercavamo di meditarlo, ci fosse il Signore presente, pronto a darmi una mano in caso di difficoltà mi ha spaventato o meglio emozionato non poco.

Finiti gli incontri, ho sentito la mancanza dei momenti passati all'ascolto della spiegazione da parte di don Mario, dei momenti trascorsi a casa mia nella preparazione della scheda, della lettura e della riflessione semplice fatta insieme.

Sono stata arricchita da questa esperienza e spero lo siano state anche le persone che hanno partecipato con me a tutto questo.

Grazie MARGHERITA di avermi convinto !

Hai lasciato un vuoto grande e ci hai insegnato tanto, con la tua semplicità e il tuo comportamento.

Elisabetta Ghiozzi

La liturgia

La liturgia non è certo più concepita come routine di celebrazioni formali e ripetitive. Non che lo fosse prima, ma certo che la chiesa nuova ha offerto occasione e stimolo e spazio per mettere in evidenza che essa è il calco perfetto che la Chiesa, in unione con Cristo suo Capo, rende a Dio, attraverso il Sacrificio Eucaristico, l'amministrazione dei Sacramenti, ecc. "Fonte e culmine della vita cristiana", non può essere riservato a un gruppo di "addetti ai lavori", deve assumere un carattere plebiscitario, di partecipazione attiva, vivace, interessante, ma soprattutto coinvolgente nel mistero che non solo si celebra, ma si attiva. Alcuni passi in questa direzione sono stati fatti, anche attraverso l'assegnazione a gruppi veri del compito di animare la Messa festiva delle 11:30. Sembra poco ed è poco, ma se si pensa nel contempo anche alla decorosità con cui si svolgono tutti i riti, alla spiegazione alla devozione bigotta ma attenta e viva che si respira nell'assemblea, si capisce che qualcosa è stato fatto ma tanto altro resta da fare, come ad esempio: un maggior rispetto e ... ascolto della Parola di Dio che precede nel tempo e nell'importanza quello che è detto come commento del sacerdote, una partecipazione maggiore al canto, all'intervento spontaneo nella preghiera dei fedeli, il tocco in più che solo la fantasia di chi è innamorato di Dio può suggerire; per tutto e per tutti c'è spazio, purché non si cada nella banalità. Leggiamo cosa ne pensano alcuni nostri fratelli di fede.

Al Seminario Minore

Quando don Mario mi ha detto di voler inserire nel "Messaggio" qualche parola sulla Liturgia, il mio pensiero è andato agli incontri che su questo tema sono stati fatti al Seminario Minore lo scorso inverno.

Nel primo ci fu detto che la Liturgia è azione di Cristo che agisce con e per la sua Chiesa, articolata in tutti i suoi membri.

Su questa definizione ho riflettuto perché, nel momento in cui l'ho ascoltata mi sono sentita subito valorizzata dal Signore che nella Liturgia non vuole agire "per" me (e sarebbe già tanto perché Egli agisce sempre per amore), ma vuol fare qualcosa "con" me. Chiede da me una collaborazione attiva; ha voluto avere bisogno di me perché lo aiutassi a rendere visibili i segni che fanno memoria dei gesti di Cristo, che li fanno rivivere.

Nella Liturgia non un uomo qualunque, ma Cristo stesso ci chiama a "concelebrare", a celebrare con Lui per la nostra Comunità e per tutta la Sua Chiesa.

Se gli incontri sulla Liturgia dovessero continuare, consiglio a tutti di parteciparvi, perché capire di più la Liturgia è come vivere di più, con più gioia, è come gustare di più la vita perché sentiamo di più quanto e grande, vero, libero e misericordioso l'amore che il Signore continuamente ci dona.