Messaggio di Natale 1998

Questo numero in un certo senso speciale del Messaggio contiene oltre agli auguri, alcune riflessioni sul Natale, tutte sostanziose anche se non tutte apparentemente tali, ma insieme tiene presente l'imminente prospettiva della Missione Cittadina che si svolgerà in Quaresima. Allo scopo vengono ripresentate le sintesi delle quattro catechesi svoltesi in ottobre-novembre e le impressioni ricavate da ascoltatori laici presenti alle riunioni per categoria realizzate a novembre-dicembre.
Segue infine il programma delle feste natalizie. Vogliamo sperare che tutti leggano con interesse le varie parti del ciclostilato e ne traggano profitto.

Il Natale e la Missione

Un numero sempre crescente di cristiani, oggi, pensa che in fondo tutte le religioni si equivalgono. Sempre più spesso si sente affermare, in nome della tolleranza, che "l'essenziale è credere in Dio. Che poi sia quello cristiano, o Allah, o un altro ancora, poco importa".

È chiaro che una convinzione di questo genere annulla in partenza tutto quello che per secoli abbiamo chiamato l'impegno missionario della Chiesa e dei cristiani nel mondo, e in qualche modo vanifica tutti gli sforzi compiuti per l'evangelizzazione dei popoli, spesso sigillati dal sangue di tanti martiri e magari oggi declassati a inopportuna ingerenza nelle culture religiose altrui.

Con il più profondo rispetto per tutte le religioni e le fedi che si differenziano da quella cristiana e immuni dalla tentazione di voler imporre agli altri

quello che noi crediamo in virtù della Rivelazione che abbiamo ricevuto in dono da Dio, diciamo subito che il Natale smentisce apertamente questo concetto che purtroppo non cessa di farsi strada anche nelle convinzioni di tanti cristiani.

Lo sottolinea tutto il Vangelo, ma soprattutto il brano che leggeremo o ascolteremo alla terza messa natalizia, il brano che abbiamo già avuto modo di prendere in esame quest'anno, iniziando la lettura del vangelo di Giovanni: "In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio."

La festa della nascita di Gesù è anche la rivelazione del mistero di un Padre che, adombrando col suo Spirito una vergine, ci ha donato il proprio Figlio: "Dio da Dio, Luce da Luce, Dio vero da Dio vero". Ciò in cui i cristiani credono non è un'astratta divinità, ma tre Persone che eternamente sussistono e di cui una - il Verbo - si è fatta uomo. Altrimenti Gesù è solo un profeta come tanti, che hanno arricchito la storia dell'umanità.

Questo mistero centrale della fede cristiana è rimasto per molti un "teorema celeste"; il prologo di Giovanni è la negazione più esplicita di questa indeterminatezza: "in principio" non è l'oscura nebulosa del sacro, ma il dialogo di amore delle Persone divine, che ne sottolinea al tempo stesso la differenza e la compenetrazione: "E il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio".

Così è nell'amore: si può essere una cosa sola non "malgrado", ma proprio "in quanto" si è diversi. L'amore autentico suppone la differenza.

Questo suppone i volti distinti di Persone che, nel momento stesso in cui chiamano degli uomini e delle donne a condividere il loro amore, li invitano non ad annullarsi o a equipararsi in una vaga galassia del sacro, ma a valorizzare la propria irripetibile individualità, riconoscendo e partecipando alla vita di un Dio unico e vero in tre Persone uguali e distinte, di cui una si è fatta in tutto simile a noi per introdurci nell'orbita amorosa dell'Uno e Trino.

Le altre concezioni religiose, tutte, devono limitare il coinvolgi- mento della divinità nella storia umana, all'invio di profeti, che, per quanto rispettabili, se lo sono, rimangono pur sempre e soltanto uomini. Quella cristiana può parlare di un Dio che, pur restando nel suo imperscrutabile mistero, ha tanto amato il mondo da mandare il suo stesso Figlio, la sua Parola fatta carne (non un profeta!) e può parlare di un Dio che continua a vivere nella Chiesa e ad animare la storia grazie al suo Spirito.

Forti di questa fede, guardiamo al Natale per quello che è nell'ottica del vero credente; crescerà la gioia, la gratitudine, ma anche lo stimolo per un impegno evangelizzatore che, in prospettiva dell'imminente Missione Cittadina, predichi sui tetti il privilegio di accogliere il Dio fatto bambino.

È l'augurio dei vostri sacerdoti

 

Ascoltando il Messaggio Natalizio

Torna il Natale con il suo forte richiamo alla pace, alla fraternità, all'accoglienza e anche con la sua suggestione di luci, di musiche, di poesia.

Torna il Natale e insieme, per ogni cristiano e ogni comunità ecclesiale, l'annuncio più grande che mai sia risuonato sulla terra: "Ecco vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo Signore" (Lc 2,10-11). È un annuncio che ci siamo sentiti ripetere tante volte, tante quanti sono i Natali nel tempo che il Signore ci ha concesso di vivere. È un annunzio che ogni anno dovrebbe trovare cuori più attenti, più permeabili, più disposti a farlo risuonare nelle profondità del cuore e della mente. È un annuncio che quest'anno deve essere particolarmente "accolto" nella mente e nel cuore perché possa diventare la spinta propulsiva a quell'"andare" che ha costituito la consegna affidata da Gesù ai suoi apostoli prima del suo ritorno al Padre. "Andate", così si è "congedato" Gesù dai suoi e quell'imperativo "andate" trasmesso mediante gli apostoli alla sua Chiesa, è ancora lì, attuale, per ognuno di noi. Fa parte della nostra identità cristiana.

"Andate... " a dire che Dio è Padre di tutti e che ci chiama a formare un'unica famiglia di fratelli, i figli che Egli ama.

"Andate... " a liberare dalla schiavitù degli idoli, a perdonare come ha fatto Gesù, il primo "Inviato". A essere segno e testimonianza di giustizia, pace, fraternità. "Andate..." ad annunziare che il Salvatore è venuto e continua a venire per chi è disposto ad accoglierlo.

Forse la consuetudine di un discorso ormai... scontato rischia di appannare il fascino di un annunzio e di appiattire l'urgenza dell'invio.

Vorremmo che questo non succedesse.

C'è chi effettivamente parte per terre e popoli lontani e chi rimane nel suo ambiente: gli uni e gli altri ugualmente responsabili dell'evangelizzazione di un mondo che ha bisogno di Cristo e, alla sua maniera, lo attende e lo invoca. L'insicurezza in cui si vive, l'assenza quasi totale di riferimenti sicuri e affidabili, lo smarrimento e il vuoto di valori, l'angoscia per il futuro, il disprezzo della vita e della dignità umana sono, a loro modo, una invocazione di salvezza e di redenzione, sono una richiesta di liberazione, una implorazione di aiuto, una confessione della propria impotenza.

È in questa realtà tanto complessa e piena di contraddizioni che il cristiano, dopo aver recepito dentro di sé l'annunzio natalizio e aver fatto almeno una limitata esperienza della sua verità e autenticità, è chiamato a vivere la sua vocazione missionaria battesimale, a dare ragione della propria fede, testimoniare e annunciare nella quotidianità della vita la bella notizia di Gesù.

Vivere la missione è offrire a tutti gli uomini e le donne del nostro tempo l'occasione e l'opportunità di fare un'esperienza personale di Cristo, che "facendosi carne e ponendo la sua tenda in mezzo a noi" ha potuto rivelare il volto "paterno e materno" di Dio a tutta l'umanità, togliendola dall'angoscia e dandole le ali della speranza. Se è vero che Gesù è nato, è morto ed è risorto per tutti e che lo Spirito Santo può per vie misteriose far arrivare la salvezza al cuore di ognuno, "le moltitudini - scrive il Papa nella enciclica "Redemptoris Missio" - hanno diritto di conoscere la ricchezza del mistero di Cristo, nel quale tutta l'umanità può trovare in pienezza ciò che cerca a tentoni sull'uomo e il suo destino, sulla vita, la morte, la verità..." Per questo le parole di San Paolo ai Romani sono sempre attuali "Come essi potranno credere in Lui se non c'è chi l'annunci?".

È ambizione augurarsi che anche nella nostra comunità qualcuno, uomo o donna, giovane o adulto, abbia la forza di lasciare tutto per scegliere Dio e la missione "ad gentes"?

È utopico pensare che la Missione Cittadina che riceve il suo significato proprio dall'annuncio natalizio, raggiunga lo scopo di lasciarsi "trafiggere" da questo annuncio, al punto da "contagiare" a cerchi centrifughi, il cuore di ognuno, raggiungere le famiglie, i condomini, le istituzioni, gli ambienti di lavoro, la comunità civile e religiosa e favorire lo sbocciare di vocazioni missionarie a tempo "pieno"?

don Mario


Le 4 Catechesi sulla Missione

1. Trinità e Missione

Si è svolta lunedì 19 ottobre, davanti a un cospicuo afflusso di pubblico e a guida di don Stefano Grossi, la prima della quattro conversazioni in programma sul cui tema siamo stati invitati a ritrovarci in preghiera lunedì 26.

Il relatore, partendo dall'Antico Testamento, ci ha invitato a riflettere su questa apparente anomalia: È Dio che va alla ricerca dell'uomo, non viceversa, e lo ha fatto inizialmente rivelandosi ad alcuni uomini: Noé, Abramo, Mosé e i vari profeti, allargando progressivamente questo "andare gratuito verso gli altri" cioè la Missione, dai figli di Abramo a tutti i popoli della terra. Quindi per quanto l'uomo si illuda o affermi di essere alla ricerca di Dio, di fatto la sua ricerca non è che risposta all'iniziativa divina.

Questa iniziativa trova il suo compimento nel dono che il Padre ci fa nel suo Figlio Gesù, il quale innanzitutto svela l'esistenza del Padre, il suo volto misericordioso che perdona, che supera ogni discriminazione, che vuole tutti salvi.

Di per se stesso il Figlio si immerge nella situazione umana, svela ciò che è intimo ad ogni uomo e lo aiuta a realizzarsi pienamente come tale.

Nello stesso tempo promette e dona lo Spirito Santo che agirà attraverso la Chiesa per realizzare l'unità nel rispetto e nella valorizzazione delle diversità, consentirà a ciascuno di sviluppare i propri carismi al servizio della comunità, accompagnerà il cammino di tutta l'umanità a divenire un'unica famiglia, essendo già presente e operante in ogni cultura o religione e chiamando tutti ad assumersi le proprie responsabilità di fronte al futuro stesso del genere umano e del cosmo in cui vive.

Lo scarno riassunto che qui se ne fa non sostituisce l'interesse e lo stimolo che deriva dal contatto diretto col relatore e non ne può cogliere ovviamente tutti i dettagli, le sfumature, gli interrogativi che ne possono nascere.

2. Cristo primo ed unico missionario

Una sala affollata ha accolto lunedì 9 novembre padre Aldo Genesio alle ore 18 per la conversazione in programma. Minore l'afflusso alle 21.

D'attualità il tema già oggetto di riflessione nell'incontro con i responsabili dei gruppi di ascolto (il Prologo del Vangelo secondo Giovanni), sempre profonde e interessanti le osservazioni non solo all'intero brano ma anche ai collegamenti con i due capitoli successivi. Difficile riassumere.

Ma da quel Verbo che era nel Padre ma distinto dal Padre e Dio pure esso, alla presenza delle sue orme in tutto il creato perché nulla è stato fatto senza di lui, si è proceduto all'identificazione in lui della Vita che è poi la Luce degli uomini, con il dramma delle tenebre che la rifiutano.

Ma clamoroso è il fatto che chi l'accoglie è rigenerato da Dio e ne diventa Figlio. A che serve avere di tutto nella vita e non essere rigenerati da Dio attraverso Gesù? Occorre allora credere che il Verbo si è fatto carne perché noi ricevessimo questo dono, pegno di quella gratuita salvezza che Giovanni Battista ha annunciato con la sua testimonianza e il suo battesimo.

Ma occorre andar oltre un battesimo di acqua che è solo la raccolta di un grido di aiuto, occorre essere battezzati in Spirito Santo da colui che è venuto da agnello per togliere il peccato del mondo.

È lui solo che salva, gli altri sono tutti strumenti. Anche Giovanni è solo una voce che dà fiato alla Parola, ma è solo la Parola fatta carne che salva, cambiando l'acqua della tristezza nel vino della gioia (cfr. Nozze di Cana), rigenerando l'uomo a qualsiasi età (cfr. Dialogo con Nicodemo), trasformando in missionaria una donna di facili costumi (cfr. Samaritana). Saranno diversi i segni di questa imprevedibile potenza del Verbo; culmineranno nella morte-risurrezione che dà anche alla nostra Missione la garanzia che, non per merito nostro ma per la potenza di Dio, ci sarà un'efficacia che andrà oltre la curiosità del "Rabbì, dove abiti?" e alla risposta "Venite e vedrete" potrà seguire il riconoscimento e la professione di fede ("Rabbì, tu sei il figlio di Dio!") e il cambiamento di vita (la nostra "ora decima"), inizio della sequela.

3. La Missione è nella natura stessa della Chiesa e dei cristiani

La sera di lunedì 16 novembre, don Arturo ha aperto la sua conversazione con un accenno, non una definizione, all'essenza stessa della Chiesa voluta da Cristo come "comunità alternativa" rispetto a tutte le altre forme di aggregazioni umane che al centro hanno interessi, valori o persone che non possono dare né garanzie di salvezza, né garanzie di perenne continuità.

Però poi è partito dall'uomo che, a differenza dell'animale, si definisce con le sue libere scelte, scelte che per ciascuno dovrebbero diventare una missione, essendo frutto di un'esigenza personale e sociale, dato che nessun uomo è venuto al mondo per caso.

Non essendo i primi a vivere questa missione, conosciamo esperienze di progresso, di regressione e di distruzione e possiamo puntare la nostra attenzione su Gesù che si offre come guida e sulla Chiesa da lui fondata e assistita perché realizzi il progetto di salvezza per tutti gli uomini.

Questa è l'evangelizzazione. La missione di evangelizzare si svolge in forme varie e necessariamente adattabili alle situazioni.
Secondo l'enciclica "Redemptoris Missio" ci sono al mondo persone e gruppi umani dai quali Cristo e il suo Vangelo non sono conosciuti (e lì si svolge più propriamente la missione ad gentes), ci sono comunità che dimostrano fervore di fede e devono irradiare la loro testimonianza nel proprio ambiente, e ci sono gruppi di battezzati che hanno perso il senso vivo della fede e non si riconoscono nemmeno più come membri della Chiesa. Lì occorre una nuova evangelizzazione.

Per volontà di Cristo la missione non sta solo nell'annuncio e nella testimonianza, ma si traduce concretamente in questa vita con l'esercizio della riconciliazione tra uomo e Dio e tra uomo e uomo.

Il potere divino che Cristo ha partecipato alla Chiesa di rimettere i peccati diventa anche rivelazione del volto di un Padre che non si limita a "cancellare" i peccati, ma perdona chi li ha commessi rigenerandoli alla grazia, cioè riammettendoli alla figliolanza da Lui.

Nell'aldilà, sulla base di questa premessa, la fede ci garantisce una pienezza di vita nella gloria di quella Trinità che è la causa efficiente della Missione e ne diventa il traguardo.

Nel DNA della Chiesa pertanto, c'è la missionarietà, per cui non si può parlare di Chiesa se non in termini missionari e il cristiano è tale solo se in varietà di forme vive e sente di essere missionario.

4. Come annunciare Cristo oggi?

Don Carlo Matulli, ricco della propria esperienza pastorale soprattutto acquisita tra gli emigranti, il 30 novembre u.s. ha suscitato interesse negli ascoltatori rispondendo al problematico interrogativo: "Come annunciare Cristo oggi?", e ha iniziato descrivendo gli aspetti positivi e negativi del mondo d'oggi nelle sue varie componenti, compresa quella religiosa.

A queste realtà noi cristiani dobbiamo rispondere accettando ed amando questo che è il nostro mondo. È inutile limitarsi ad esserne spettatori e a criticarle. Ci dobbiamo con esse confrontare, cercare di capirle, ben sapendo che fondamentalmente, ciò che al cristiano viene prioritariamente richiesto è di dimostrare con coerenza e fedeltà la sua adesione a Cristo, cercando soprattutto di imitarlo nell'amore, comprensione, perdono, dedizione ai più bisognosi.

Ma allora, ed è questo un particolare impegno, bisogna che i cristiani cerchino sempre più di conoscere Cristo e di fidarsi di Lui. In un tempo di globalizzazione anche in termini religiosi, non si può collocare ad esempio ogni religione sullo stesso piano e tantomeno crearci idoli sostitutivi del Dio vero a cui si finisce per sacrificare in parte o del tutto la nostra dignità di persone.

Conoscere Cristo ed entusiasmarsi di lui che è per noi Via, Verità e Vita, non significa arrogarsi il monopolio della verità, ma rispettarla ovunque essa sia e riconoscere che noi stessi siamo ancora lontani dall'averla completamente approfondita e scoperta in Cristo.

Perciò tutto va valorizzato con sano realismo, esaminato con benevola disposizione e apertura, testimoniato nella sua possibilità di essere fatto nostro in funzione di una crescita che è possibile a tutti gli uomini di buona volontà, purché sappiano svestirsi di quei pregiudizi negativi che bloccano in partenza ogni sforzo autentico di comunione.


Pierino e Gesù bambino

Pierino non ricorda se gli hanno fatto festa quando è nato, però quest'anno è contento di fare festa a Lui che nasce, ma non perché è diverso e più importante, ma perché lo vede tanto simile a sé. Se avesse dovuto scriverlo lui il Vangelo non avrebbe fatto come Matteo e Marco o come Luca e Giovanni, e neppure avrebbe imitato quegli scrittori tardivi che hanno riempito l'infanzia e la giovinezza di Gesù con tanti fatterelli curiosi ma anche un po' ridicoli e incredibili. No, a lui sarebbe piaciuto riferire le "cose vere" che riguardavano questo Gesù, a partire dalla sua infanzia, fino su su. Difatti dice:

"Come fai ad essere amico di uno che non sai neanche com'era fatto? Biondo o bruno, alto o basso, bello o brutto, magro o cicciottello? Ci voleva poco a dirlo. So appena che era molto povero, ma sua mamma non lo buttò nel cassonetto.

E poi cosa ci voleva a raccontare qualcosa del suo carattere, delle sue abitudini di vita? Se sapessi che si metteva le dita nel naso o si mangiava le unghie, che s'annoiava durante le prediche della sinagoga, che nascondeva qualche attrezzo di lavoro al suo Giuseppe, che rispondeva un po' seccato quando sua madre gli faceva interrompere i giochi per mandarlo a prendere una brocca di acqua, ecco, se io sapessi questo, me lo sentirei più amico, perché più simile a me.

Sì, lo so che lui s'è fatto bambino e ragazzo, adolescente e giovanotto in tutto uguale agli altri fuorché nel peccato, ma non è peccato grattarsi il naso o sbadigliare in chiesa o fare uno scherzo a papà o far capire a mamma che scoccia, però obbedirle lo stesso. Peccato è non pregare, non andare a catechismo, far perdere la pazienza a papà e mamma, tradire gli amici, dire parolacce e bugie, non avere pietà per i poveri, insultare quelli a cui non puoi dar torto".

Poi di Gesù vorrebbe sapere come rideva, perché piangeva, a cosa giocava, come lo trattavano i suoi compagni, come li trattava lui, cosa gli gustava di mangiare a tavola, e, da giovanotto, se gli piacevano le ragazze, certamente le avrà rispettate tutte, dice, ma avrà avuto anche lui i suoi gusti... e che tipo di musica gradiva di più, se gli piaceva ballare, fare la macarena o il karaoke, mangiare frutta e pasticcini, poveri di zucchero ma ricchi di amore.

E insiste: "Quante cose vorrei sapere. Ma quando guardo i bimbi sfollare in ressa per un uragano che travolge tutto, quando li vedo ingoiati da una palude, pigiati su un gommone o alla ricerca di cibo in un immondezzaio, ho tanta paura di vederlo ridotto come uno di loro, che dico: meglio sia vissuto allora e io non ne sappia nulla.

Perché poi c'è una cosa che so e che vorrei non sapere: come è morto. Per fortuna non c'erano al tempo suo le cineprese, così io oggi, pur sapendo che è morto in croce e che la croce era un orribile supplizio, preferisco non vederlo in faccia. Guardo i vari crocifissi e sono tutti diversi. Meglio così: non c'è quello vero. Almeno so che Gesù in croce non era come nessuno di loro. Era piuttosto come i tanti... crocifissi della terra, le persone che soffrono e muoiono e ci richiamano nel dolore il suo volto. Allora io, quando mi commuovo per loro, sono contento di non vederlo ma di commuovermi per lui, perché lui si assomiglia a tutti, ma nessuno s'assomiglia a lui".

Don Arturo


INCONTRANDO...

I volontari...

Don Andrea Bigalli vice direttore della Caritas Diocesana, la sera di giovedì 12 novembre, prende il Vangelo ed inizia a leggere la parabola del "buon samaritano". Non mi meraviglio, perché questo è un classico dell'area del volontariato, però ci sono alcune riflessioni che mi colpiscono. Ad esempio: i primi due viandanti che tralasciano il soccorso non sono i cattivi che ci sono stati spesso descritti, ma solo due persone che rispettano alla lettera la legge ebraica, la quale affermava che toccare un cadavere, ed il viandante assalito poteva esserlo, porta a contrarre delle impurità che li allontana da Dio.

Il samaritano, ritenuto ai suoi tempi un individuo molto lontano da Dio, invece, intuisce che il soccorso gli consente di realizzarsi come persona, strumento di un più grande disegno del Signore.

Questa nota mi fa comprendere a pieno il valore di quel saluto, purtroppo ormai in disuso, con cui i confratelli delle Misericordie erano soliti salutare l'assistito: "che Dio te ne renda merito".

Terminata la lettura don Andrea sintetizza il tutto affermando che il mondo del volontariato è quello che ben prima delle istituzioni avverte l'inadeguatezza di talune leggi, e pertanto è portato a violarle (vedi il problema dell'immigrazione clandestina), ma pronto a passare la mano quando la situazione è normalizzata, per rivolgere la sua attenzione ad altre situazioni di disagio.

Inoltre il samaritano che la mattina si preoccupa di lasciare del denaro per le necessità del ferito, ci evidenzia che il volontariato, per essere tale, non può limitarsi a gestire il contingente, ma anche studiare e proporre soluzioni durature per ogni situazione che possa presentarsi. La parabola, come già detto, più volte mi è stata proposta, ma da quella sera ritengo che sia divenuta un mio piccolo patrimonio spirituale.

Damiano Chiostri

I genitori dei ragazzi delle medie...

Il Cardinale Piovanelli, il 13 novembre, si è presentato in veste di "insegnante" davanti ad un cospicuo gruppo di padri, madri, nonne, nonni, per aiutare tutti nel difficile compito di educare i propri figli e nipoti, in un'epoca in cui essere "maestri" nel vero senso della parola, è molto difficile. Ci ha letto il brano del Vangelo di Luca (2,41-52) nel quale si narra il viaggio di Gesù con i suoi genitori a Gerusalemme, quando Egli aveva dodici anni ed essi lo persero di vista. Gesù era in mezzo ai dottori della legge, già intento a "occuparsi delle cose del Padre suo". Dal brano si possono trarre molti spunti utili per educare bene i figli. Ecco quelli che ricordo:

Giuseppe e Maria hanno una loro linea di condotta ben precisa, che seguono sempre, senza ripensamenti (erano soliti andare ogni anno a Gerusalemme, per la festa di Pasqua).

Quando ritengono che l'età e la maturazione del figlio siano quelle adatte, lo conducono con loro (se in una famiglia c'è un'usanza, quando i figli sono in grado di comprenderla, vi si devono adeguare).

Se un figlio è causa di sofferenza, gli si possono chiedere spiegazioni (anche se è il Figlio di Dio), con pacatezza ma anche con fermezza, derivante dall'autorità che si ha su di lui.

È normale che talvolta i figli assumano atteggiamenti in contrasto con la linea dei loro genitori, per affermare la propria personalità.

Non occorre preoccuparsi solo della crescita fisica dei propri figli, ma anche di quella intellettuale e spirituale ("E Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini").

Concludendo il Cardinale ci ha detto che per essere veri educatori di figli e nipoti bisogna essere coerenti, severi ma comprensivi, sinceri e pronti a perdonare gli errori

 Rita Giocondi

Il personale medico e paramedico

non mi aspettavo una serata così piacevole oltre che interessante, qual è stata poi quella col Prof. Passaleva del 18 novembre: una persona così affabile che a me che lo incontravo per la prima volta sembrò di conoscerlo da tempo: una bella figura d'uomo e di medico, per tralasciare tutti gli altri suoi titoli, dal sorriso accattivante e dai modi eleganti, che mi hanno subito conquistata. Ma soprattutto quel mercoledì potei ascoltare da lui una conversazione che, rifacendosi a brani del nuovo codice deontologico dei medici, di recente pubblicazione, li completava alla luce della fede. Così, dopo un'introduzione riguardante l'origine dell'universo e la creazione, supportata da riferimenti all'enciclica papale "Fides e ratio", la riflessione toccò temi scottanti come la difesa della vita fin dal suo concepimento, la fecondazione artificiale, l'eutanasia; temi che l'uomo, spesso, stravolgendo le leggi della natura, interpreta ed aggira attraverso le sue norme, giustificandole nel nome di un falso interesse per l'umanità. Questi i tanti punti su cui soffermarsi a riflettere e per i quali l'obiezione di coscienza rimane punto di forza per il credente. Il concetto fondamentale che credo di aver colto durante la serata è questo: il principio del massimo rispetto per la persona non solo deve essere al centro della professione sanitaria, ma, per noi cristiani è un dovere primario vedere nella creatura che ci si presenta davanti ogni giorno e si rimette a noi con fiducia, il volto di Dio.

Se terremo questo sempre bene impresso nella nostra mente, allora tutto quello che la deontologia ci dice, non solo verrà da sé, ma sarà rafforzato dal nostro impegno cristiano verso l'altro che soffre. In definitiva: mettersi completamente a disposizione del malato per dargli la confortante certezza che prima che un semplice nome, per noi egli è un fratello.

Tutto questo mi torna spesso alla mente durante il mio lavoro e credo di averne fatto tesoro. Che dire ancora? Un grazie al Signore per aver illuminato, con questa bella serata, il nostro cammino professionale.

Paola Tavilla

Gli anziani

Dopo un veloce accenno agli aspetti innegabilmente poco attraenti della vecchiaia (senso di inutilità, di solitudine, di paura del futuro) superabili solo con la ricerca e valorizzazione dei contatti umani, don Carlo Matulli parlando ai pensionati il giorno 2 dicembre, si è soffermato a lungo su "Gli aspetti positivi della terza età".

Avendo più tempo a disposizione, l'anziano può fare ciò che prima non gli era stato possibile, sviluppare altri interessi, ampliare la propria cultura con lavori di artigianato, viaggi, volontariato, donando agli altri ciò che ha imparato e che sa fare.

Importante è riflettere sulla vita trascorsa per arrivare a quella che la Bibbia chiama "saggezza", cioè arrivare a capire ciò che veramente vale nella vita, come l'amore, l'amicizia, l'onestà, l'accoglienza, il perdono, la capacità di stare in silenzio, di sapersi meravigliare di fronte alle cose belle, di uscire da sé per ascoltare gli altri, di trasmettere anche ai giovani un po' della propria serenità.

I giovani non hanno bisogno solo di lavoro, di cose materiali, ma di vedere negli anziani persone contente, anche se lente nel fare le cose, capaci di entusiasmarsi, nonostante abbiano un fisico stanco, convinti che c'è nel mondo del bene, che ci sono persone che si vogliono bene, che si stimano.

Gli anziani possono dimostrare che si può essere felici anche con pochi soldi, che si può andare incontro alle malattie e alla morte con serenità, in quanto queste cose fanno parte della vita. Per i giovani facciano ciò che è possibile fare, ma non è educativo essere sempre disponibili per loro.

Di fronte ad atteggiamenti di insofferenza, di rifiuto nei confronti dell'anziano da parte dei giovani, è necessario saper ascoltare per capirne il motivo e trasmettere il messaggio che ognuno è importante per gli altri.

Luigina Ciabatti

Gli insegnanti

Don Stefano Grossi ha intrattenuto la categoria dei docenti la sera dell'11 dicembre sul tema: "Il fondamentalismo nelle sue espressioni, oggi".

Per "fondamentalismo" si intende la corrente teologica conservatrice nata all'interno della religione protestante negli USA nella seconda metà dell'800. La parola "fondamentalismo" deriva da "fondamenti": infatti chi è "fondamentalista" in qualsiasi religione, significa che guarda ai "fondamenti" della propria religione, cioè ai testi sacri, cercando di tornare alle origini e alle radici della propria fede.

Tutto questo può diventare e diventa pericoloso per quelle persone e quei gruppi che non sanno attingere dai "fondamenti" quei proncipi ispiratori che poi devono essere adattati alle persone, alle circostanze, ai contesti culturali. Ed è da questo "inadattamento" che nascono quelle forme aberranti e criminose di cui purtroppo sentiamo parlare, anche se a volte il pretesto religioso fa da mascheratura a ragioni economiche, nazionaliste e politiche.

Il fondamentalismo è contro la modernità, l'autonomia della ragione, la pluralità delle interpretazioni dei testi sacri; ogni credente ha dentro di sé alcuni atteggiamenti fondamentalisti. Negli USA e in Inghilterra i fondamentalisti fanno un uso massiccio dei mezzi d'informazione (i telepredicatori) per diffondere la loro corrente di pensiero. Le caratteristiche principali del fondamentalismo sono la coerenza, la semplicità e l'univocità; la coerenza però rischia di diventare ottusità mentale se non si mettono mai in discussione le premesse di partenza. La semplicità, valore positivo, rischia di diventare semplificazione dei problemi; e negazione dei medesimi con gravissime conseguenze.

Gli insegnanti, verso i quali era indirizzata questa conferenza, devono perciò cercare di sviluppare nei propri discenti la capacità di pensare autonomamente, di riflettere, di trarre conclusioni dal proprio pensiero per evitare il conformismo, la passività, la mancanza di fantasia.

Rita Giocondi


La Giornata Comunitaria

Il 13 dicembre un gruppo di persone della nostra comunità, guidate da don Mario, ha aderito all'invito, rivolto a tutti, di trascorrere insieme la domenica. Ci hanno accolto le Suore del Pozzino, nel loro ambiente ordinato, sereno e luminoso che ha contribuito a creare quel clima di pace, gioia e comunione che caratterizza, per quanto ci ricordiamo, queste "giornate comunitarie". Lo scopo di ritrovarsi insieme non è stato quello di trascorrere una domenica diversa dalle altre né tantomeno di sottrarsi alla routine degli impegni quotidiani; bensì di usufruire di un momento di riflessione e di sintesi sulla nostra vita cristiana, a livello del nostro rapporto personale con il Signore e del nostro vivere in comunità, che quest'anno è impegnata nell'importante compito della Missione Cittadina.

La mattina abbiamo meditato sulla Parola del Signore dal Vangelo secondo Giovanni (1,35-51) e (15,1-17). Durante il momento di condivisione delle nostre riflessioni, molto semplicemente e con piena libertà chi ha voluto ha espresso le sue idee, i suoi problemi, le sue aspettative, le risonanze che la meditazione del Vangelo ha suscitato in lui. Il culmine della giornata è stata le celebrazione della Santa Messa. È seguito un momento di fraterna condivisione del cibo che ciascuno aveva portato da casa.

Nel pomeriggio si è letto la lettera del cardinale Giacomo Biffi "Gesù Cristo, unico Salvatore del mondo", che è anche il tema centrale della nostra Missione Cittadina, di cui naturalmente abbiamo parlato a lungo. Dopo la recita dei Vespri, ciascuno è tornato alle sue occupazioni abituali, arricchito però da una esperienza cristiana in più e con tanta voglia di perseverare e crescere nella propria fede. È un'esperienza che fa bene e che ti fa sentire bene.

G.Frosali - G. Puccetti

A mani vuote

Il Natale non è una bella fiaba, però a volte i racconti insegnano molto di più di tanti "discorsi impegnati"!
I Magi hanno fatto inginocchiare i loro cammelli presso un pozzo d'acqua, appena fuori della città di Betlemme. É l'ora della sera, quando le donne escono ad attingere acqua. Noemi, una ragazzina svelta, sui dodici anni, arriva con la sua anfora sulle spalle. Non ha mai visto dei cammelli così riccamente bardati; certamente quei signori sono dei principi. Posta l'anfora per terra, la ragazzina s'aggira tra i cammelli, ne sfiora con le dita i finimenti dorati. Uno dei Magi, Baldassarre, le sorride. Noemi si sente incoraggiata a fare qualche domanda. Viene così a sapere che i Magi hanno compiuto un lungo viaggio, dall'Oriente, per andare ad adorare un bambino fuori dal comune, la cui nascita è stata preceduta dal sorgere di una stella. Gaspare gliela indica e aggiunge:
"Stiamo andando a portare i nostri doni al bambino".
Noemi, al sentire parlare di doni, non può trattenere la curiosità e domanda:
"Che cosa gli porterete ?".
I Magi, gentilmente, aprono i loro scrigni e le mostrano l'oro, l'incenso e la mirra.
"Che meraviglia!- esclama la ragazzina- Se gli portate tutto questo, deve essere proprio un bambino speciale !".
"È un bambino che lo merita", dice Melchiorre.
"Posso venire anch'io a vederlo?".
I Magi annuiscono.
"Già...ma io non ho niente da portare!" pensa Noemi. Subito però si rasserena: nessuno s'aspetta niente da una ragazzetta povera come lei. Questi ricchi signori, è giusto che portino dei doni, ma lei non deve stare a preoccuparsi. Tanto non la noteranno nemmeno. E così Noemi s'avvia dietro i Magi con le mani vuote e il cuore leggero. Appena entrati in Betlemme, ecco sbucare da una strada due amici di Noemi, Debora e Ismaele.
"Noemi, la sai la gran novità?- Chiede Debora- Alcuni pastori, l'altra notte, hanno sentito gli angeli annunciare che nella città di Davide è nato un salvatore. Noi stiamo andando a vederlo! Io gli porto in dono queste uova e Ismaele della lana. Vieni anche tu!".
"Ma io non ho nulla...".
"Allora ciao, noi andiamo".
Noemi corre verso casa.
"Mamma, mamma, hai sentito? A Betlemme è nato un salvatore! Voglio andare a visitarlo, e tu devi darmi qualcosa da portare in dono".
"Senti, Noemi, io non ho tempo da perdere con queste storie. È nato un salvatore? Bene, vedremo che cosa saprà fare. Io intanto sono qui, come ieri, a rompermi la schiena per cercare di portare avanti tutta questa famiglia, dopo che vostro padre è morto. E tu datti un po' da fare; hai portato l'acqua?".
L'acqua! E chi ci pensava più?
"Mamma, ho scordato l'anfora al pozzo, ma vado subito a prenderla, non preoccuparti!".
"Ecco, lo vedi a che servono queste fantasie? A farti perdere la testa. Vai presto a prendere l'acqua, svelta, perché poi devi aiutarmi ad impastare la pasta".
Noemi esce di casa, ma non è colpa sua se le gambe non la portano al pozzo.
Eccola lì davanti alla grotta dove è nato il bambino. I Magi sono appena arrivati e aprono i loro scrigni. Ci sono anche Debora e Ismaele, una vecchietta tutta curva e qualche pastore e tutti hanno tra le mani un dono.
Noemi si tiene in disparte, piena di vergogna e nasconde le mani dietro la schiena. Ma così non riesce proprio a vederlo, il bambino! Forse, se si sporgesse un poco, solo un poco...
È bastato quel poco perché la mamma del bambino la vedesse e le facesse cenno di venire avanti. Per prevenire qualsiasi domanda,
Noemi, rossa in volto, dice:
"Ma io non ho nulla...".
La mamma insiste, e quando Noemi è davanti a lei, dolcemente, le prende le mani, le stende davanti al suo bambino e dice:
"è venuto sulla terra per cercare queste. È venuto a ricolmare i poveri di beni".
Noemi corre ad attingere l'acqua per la mamma, mentre dal suo cuore orma zampilla gioia.

don Lorenzo

Qualcosa di nuovo ?

Nella nostra parrocchia è nato un nuovo gruppo d'ascolto, un po' particolare. Infatti è composto da ragazzi e ragazze sopra i diciotto anni. I nostri animatori sono don Lorenzo e Alessandra Magi. Abbiamo detto un po' particolare perché effettivamente è stato un gruppo proposto da noi giovani, che sentivamo l'esigenza di crescere nel nostro cammino spirituale. Essendo la maggior parte di noi impegnata nella catechesi dei bambini e dei ragazzi, ci siamo resi conto che se non "camminavamo" anche noi, tutto ciò che donavamo ai ragazzi erano sempre "le stesse cose". Con questo non vogliamo certo dire che la conversione delle persone a noi affidate dipende da noi! Anzi ci rendiamo sempre più conto di essere soltanto degli strumenti nelle Sue mani, sia nei momenti difficili che in quelli belli. Da questo gruppo d'ascolto ci aspettiamo di avere una conoscenza più profonda del Vangelo (di Giovanni quest'anno) e di imparare a condividere in modo più vero e spontaneo la bellissima esperienza della Vita.

Sara e Cecilia

Celebrazioni e iniziative natalizie

Domenica 20

IV di Avvento

Giornata conclusiva dell'Avvento di fraternità. Si promuove una colletta straordinaria a sostegno della proposta missionaria diocesana: un'autoambulanza per l'ospedale del Sacro Cuore a Obudu, in Nigeria, che dipende dal punto di vista finanziario, totalmente dalla Diocesi di Firenze e deve rispondere alle esigenze di una popolazione di un milione e mezzo di abitanti.
Martedì 22
Mercoledì 23
Giovedì 24 Al mattino e al pomeriggio i sacerdoti sono disponibili per le confessioni.
Venerdì 25

Santo Natale

Sabato 26

Santo Stefano

Domenica 27

Sacra Famiglia

Lunedì 28
Giovedì 31
Venerdì 1° gennaio

Maria Madre di Dio

Giornata della Pace
Domenica 3

Iª del mese

Si raccolgono le offerte per il mantenimento del complesso parrocchiale.
Mercoledì 6

Epifania del Signore

Giornata del Dono. Offertorio comunitario
Domenica 10

Battesimo di Gesù

L'orario della Santa Messa: giorni feriali ore 8:30 e ore 17:30; prefestivi ore 18:00; festivi ore 8:00 - 10:00 - 11:30 - 18:00