Messaggio di Settembre 1998

Dedicato alla preparazione della Missione Cittadina

che si svolgerà nella Quaresima del 1999


 

Nella celebrazione dell'undicesimo anniversario della Consacrazione della nostra chiesa, ci sembra ovvio rendere omaggio all'avvenimento, non ripercorrendo la storia del nostro passato come facemmo lo scorso anno in occasione del decennale, ma concentrandoci su un breve spaccato della nostra vita comunitaria che va dalla morte di don Pasquale (9 marzo '98) all'inizio del tempo pasquale dell'anno prossimo che conchiuderà la nostra Missione Cittadina. Dalla Pasqua di un sacerdote semplice e buono a quella che vorremmo fosse la Pasqua della nostra intera comunità evangelizzante e rievangelizzata.

Don Pasquale ci ha lasciato un prezioso ricordo di sé tracciandoci con la sua testimonianza di vita e il suo sereno incontro con la morte, quella strada di santità normale, percorribile da tutti, e ha dimostrato che senza segni clamorosi e gesti eclatanti, la sequela di Cristo è fatta di gioie semplici e di spine quotidiane, che, se accettate per amore suo, diventano i mezzi ordinari capaci di rendere possibile a tutti la piena salvezza.

E questo è Vangelo: lieta notizia per tutti i miti ed umili di cuore che non si sentono chiamati a mettersi in luce e a far parlare di sé, ma coltivano una grande sete di verità, di giustizia, di amore, da sentire che Gesù di Nazareth con le sue parole e i suoi atteggiamenti ha interpretato e continua a interpretare il loro modo quotidiano di vivere, di stare con gli ultimi e i deboli, di accarezzare i bambini e i malati, di confortare gli afflitti e i moribondi e ... di piangere sui morti.

 

Il tema centrale di questo numero "speciale" di Messaggio è pertanto quello dell'evangelizzazione: l'annuncio della lieta notizia.

Occorre un impulso nuovo che scuota tutti noi per farci ri-scoprire il vangelo di Cristo, farci riassaporare la sua perenne novità a cui purtroppo ci siamo tanto abituati da non sapercene stupire, convincere noi stessi e conseguentemente chi ci vive vicino che il cielo e la terra passeranno con tutte le loro chiacchiere, ideologie, tecnologie, ma la parola di Dio rimane, sempre nuova, valida e attuale.

Del resto è attraverso l'evangelizzazione che la Chiesa adempie la sua missione, la sua finalità, e realizza la sua ragion d'essere.

Per questo si è pensato che ci fosse bisogno di un momento forte di evangelizzazione per la chiesa di Cristo che è in Sesto Fiorentino ed è nata la proposta della Missione Cittadina anche in preparazione al Giubileo del 2000.

 

Missione cittadina a Sesto Fiorentino

Ai discepoli, testimoni della sua risurrezione, Gesù Cristo risorto e vivente ha comandato di evangelizzare tutte le genti. Tutti dunque possono essere evangelizzati; nessuno può rimanerne escluso in ragione della sua appartenenza religiosa più o meno intensa, della sua differente collocazione in materia di fede - dall'ateismo alla diversità di religione - e nenche della sua condizione morale.

Poiché l'evangelizzazione riguarda tutti, dal primo uomo a quello di tutti i post-moderni che verranno, non c'è motivo che la nostra comunità ne rimanga esclusa. La Missione Cittadina programmata per la Quaresima del 1999 e a cui siamo chiamati a predisporci fin d'ora, afferma questa elementare verità: anche noi, tutti noi, ciascuno di noi è direttamente interessato all'evangelizzazione.

Si, perché oggi siamo immersi nell'individualismo radicale per cui ciascuno vuole essere lui stesso creatore del senso della propria vita, ma intanto perde sempre più l'interesse per il senso del mondo e della storia, e persino quello della solidarietà di nazione, di cittadinanza, di classe. Ognuno è portato a pensare a se stesso e basta. I padri non trasmettono più, i figli non ereditano altro che i beni materiali, nessuno "custodisce la memoria", anzi di proposito la butta nella discarica in nome della pluralità, della diversità, della relatività. In questo clima di totale indifferenza verso ciò che non è l'"io, adesso, qui", si fa più impellente il bisogno e il dovere di una riscoperta del vangelo.

Ricordiamo tutti quando c'erano i militanti (atei e credenti, marxisti ed antimarxisti, ecc.) che cercavano di far trionfare la propria idea criticando, negando, rifiutando l'altrui posizione. Oggi, con la caduta delle grandi ideologie, nessuno più cerca di convincere l'altro, tranne i "membri delle sette" cioè i fondamentalisti di ogni tipo di fede. La grande massa è del tutto indifferente, pensa ai fatti suoi e anche politicamente o non si schiera, o, se lo fa, si colloca dalla parte che torna più comoda all'"io".

Tutti questi "indifferenti" sono i destinatari più bisognosi della missione, altrettanto poi lo sono gli incerti, i dubbiosi che dopo tante ricerche sono ancora esitanti sui valori autentici che diano senso alla loro vita e anche quegli adulti già battezzati che avendo sperimentato in occasione di un evento personale o familiare un risveglio di fede, vogliono fare un'esperienza cristiana in maniera più coinvolgente e significativa.

Infine ci sono quelli che questa esperienza, con alti e bassi di fervore, la stanno già vivendo a livello personale, familiare, comunitario, ma vorrebbero essere maggiormente motivati, stimolati, sostenuti, per poter essere a loro volta testimoni e coadiutori di chi, come i discepoli, ha ricevuto esplicitamente il mandato di evangelizzare.

A tutti questi si rivolge la Missione Cittadina e tutti vorrebbe vederli impegnati contemporaneamente come evangelizzatori e come evangelizzati.

"Verrà un giorno in cui gli uomini saranno così stanchi degli uomini, che basterà parlare loro di Dio per vederli piangere" già prevedeva il santo curato d'Ars. Per qualcuno potrebbe essere l'occasione.

 

Cosa evangelizzare?

Se evangelizzare significa recare il lieto annuncio, il cosa annunciare è di importanza fondamentale rispetto a chi e a come evangelizzare. Riserviamo pertanto un po' di spazio in più al contenuto dell'annuncio, pur preoccupandoci di non dilungarci.

 

In un mondo secolarizzato e tuttavia paradossalmente attraversato da un'inquietudine, da un'aspirazione religiosa diffusa e fragile, più superficiale che profonda, sì da dare spazio alle più strane e bizzarre forme di una presunta ma illusoria religiosità, occorre ricordare ciò che Gesù dice in Gv 6,28: "L'opera di Dio è questa: credere in colui che egli ha mandato".

Bisogna tener vivo il primato della fede, cioè "ripartire da Dio" come scrive il card.Martini e quindi non ridurre il cristianesimo a un comportamento etico, a una morale che detta buoni princìpi di onestà e di carità verso il prossimo e che come tale viene facilmente apprezzata anche dalla società civile perché le serve in quanto capace di fornire un "supplemento d'anima" alla legalità. Allora la tentazione dell'alleanza tra chiesa e società civile fa perdere alla fede il valore essenziale e la missione conferitale da Cristo: la religione è ridotta alle buone opere non all'adesione a Cristo Signore; la Chiesa è "semplice custode dell'etica" e resa incapace di rispondere alla "domanda di senso" che emerge dall'odierna profonda crisi spirituale.

Bisogna annunciare Cristo, figlio di quel Dio che è la causa, l'origine, il senso e lo scopo del vivere umano; arrivare a dire: "Dio è il mio tutto" e a far dire: "Dio mi basta".

Scrive il noto biblista G.F.Ravasi: "Dovremmo andare oltre le devozioni o la sociologia, oltre le cose secondarie e ritornare a parlare solo di Dio e della sua parola, di Cristo e del suo vangelo. Solo così il cuore di coloro che ci ascoltano lo convertiremo alla verità, alla giustizia e all'amore".

 

Questo comporta per il cristiano di vigilare ogni giorno e ogni notte sapendo che il Signore viene, che la salvezza è vicina, perché Lui è risorto da morte e ha vinto la morte per tutti e per sempre. Nella lettera pastorale 1998, il nostro arcivescovo facendo riferimento al vangelo di Marco dice di Gesù: "Riconosciuto Messia per le opere e le parole, viene proclamato figlio di Dio per la morte in croce" alludendo all'atto di fede compiuto dal centurione pagano ai piedi della croce.

Non si può continuare a fare della morte e dell'aldilà temi temibili che si è tentati di rimuovere o su cui non si sa che dire; occorre invece annunciare che il Signore ritorna nella gloria per portare a pienezza la salvezza ora sperata. Allora ci saranno finalmente la liberazione e il compimento della giustizia e della verità per tutti coloro che nella storia sono stati vittime, sono stati oppressi e afflitti, sono stati dei "senza voce".Tutti coloro che nel patire, nell'oppressione, nella morte, sono stati associati e assimilati al Crocifisso, saranno insieme a lui vittoriosi, viventi nella gloria. Noi crediamo alla vita eterna e per questo la annunciamo. Solo chi ha un motivo per morire, ha anche un motivo per vivere!

 

Ma annunciare la vita eterna, la vita in Dio per sempre, significa anche chiederci quale esperienza di salvezza ci è data di fare qui, ora. Non certo quella della felicità piena che ci è resa raggiungibile solo dopo la morte, né l'eliminazione del dolore e della ripugnanza fisica che la morte porta necessariamente con sé per noi che siamo stati creati per la vita, ma l'anticipazione, la caparra, la garanzia di una piena serenità attraverso l'ottenimento di quel perdono dei peccati che mediante la Chiesa noi riceviamo da Dio.

Non dovremmo mai dimenticare che tra i mandati dell'evangelizzazione consegnati dal Cristo risorto c'è l'annuncio della remissione dei peccati che Paolo chiama la "riconciliazione con Dio" (2 Cor 5,17), per cui il cristiano diventa "una nuova creatura".

Se si vuol uscire dall'equivoco e riconoscere in Cristo non solo un maestro, un profeta, un operatore di miracoli, occorre vederlo come il Figlio dell'uomo e il Figlio di Dio fattosi nostro salvatore, che attualizza l'evento pasquale nel quotidiano della nostra vita promettendo ai suoi ministri: "A chi rimetterete i peccati saranno rimessi" (Gv 20,23) e dando loro il potere di ri-versare il suo sangue nell'Eucarestia "per la remissione dei peccati" (Mt 26,28).

Questo è l'annuncio immediato che è fondamento della nostra salvezza e ci fa scoprire in Dio e nel suo immenso amore per l'uomo il "senso del tutto". Solo la realtà del perdono incondizionato rende credibile la paternità divina.

Perché l'importante non è la morale che predica che dobbiamo amare Dio e il prossimo. Questo sostanzialmente viene insegnato da tutte le religioni e specialmente dal cristianesimo. Ma la caratteristica della "lieta notizia" è l'annuncio che Dio ci ama indipendentemente da qualsiasi nostra condizione, perché ne siamo figli in virtù di Gesù Cristo. E il segno più grande dell'amore è il suo perdono "gratuito" sempre a nostra disposizione, perché Dio non si stanca mai di amarci e di perdonarci.

 

Come evangelizzare?

A prima vista si direbbe che i cristiani oggi sono in calo continuo e vertiginoso, le chiese si spopolano, l'ignoranza religiosa è colossale, i sacramenti sono sempre meno richiesti, la preghiera è svalutata, la morale è a livello d'anarchia. Ma mai come oggi si scoprono soggetti maturi nella fede o in sincera ricerca della verità.

È venuta meno la visibilità della chiesa e l'ambizione di una ricomposizione del mondo cattolico. Ma, se visto con occhio evangelico, tutto questo non è un male. Ne sono convinte soprattutto le persone che vivono a contatto con Dio e che guardano con fondato ottimismo ai tanti segni positivi che affiorano da un mondo che sembra, specialmente dai mezzi di informazione, aver perduto ogni àncora di riferimento.

L'evangelizzazione vera non ha casse di risonanza. Nasce dalla ricerca di intimità con Dio che trova la sua concretizzazione soprattutto nella preghiera. Una preghiera fiduciosa, costante, più fondata sull'ascolto della sua parola che non sulla moltiplicazione delle nostre. Tutto questo sta crescendo in maniera silenziosa e strisciante ma autenticamente vera.

Del resto il mondo non ha bisogno di una missione-conquista, ma di una testimonianza di vita autenticamente cristiana, una vita fondata sulla certezza dell'amore di Dio per noi, e perciò una vita fedele al Signore Gesù, una vita segnata dalla povertà, dalla gratuità, dalla libertà, dal rispetto per ogni persona e ogni idea, una vita giustificata "dalle ragioni della speranza".

E questo pone la Chiesa in condizione di minoranza, ma una minoranza che se è convinta e coerente è sale della terra, è lievito dell'intera società. Il sale e il lievito non si vedono nei cibi, ma danno loro il sapore o il fermento.

Abbandonata ogni ambizione di visibilità, i cristiani non devono cercare il loro successo, ma farsi annunciatori della novità di vita attraverso la loro testimonianza ed esserne trasmettitori attraverso il loro atteggiamento d'amore verso il mondo - verso questo mondo - in cui essi vivono.

Ciò è possibile oggi ai cristiani solo mediante il contatto personale, l'ascolto amoroso di chi lavora e di chi soffre accanto a loro, trasmettendo nei comportamenti la loro esperienza di fede in maniera "cellulare" secondo l'umile metodo del passa-parola che si presenta come proposta a chi è privo di speranza e in un mondo chiuso a riccio nel proprio egoismo impone a chi è alla ricerca della verità, l'interrogativo più semplice ma spontaneo: "chi te lo fa fare?"E la risposta non può essere che una sola: "l'amore che Dio ha per me".

Solo così la Chiesa vedrà aprirsi l'orizzonte di una adesione libera e spontanea alla speranza di salvezza che da Cristo ha ricevuto l'incarico di diffondere.

E allora ci sarà la vera Missione.

 

A chi tocca evangelizzare?

Se tutti abbiamo bisogno di essere evangelizzati cioè di riscoprire la nostra ragion di vita, il senso del nostro essere cristiano, è altrettanto vero che tutti siamo chiamati ad essere evangelizzatori dei nostri fratelli. Non avrebbe senso essere dei salvati per poi non diventare dei salvatori; anzi, il non fungere da salvatori - avendone ricevuto il mandato nel Battesimo stesso - potrebbe compromettere la nostra personale salvezza.

La pienezza di vita che parte da Cristo passa di mano in mano come fiume che lambisce le sue sponde e le rende vive e rigogliose.

Perciò la missione non può riguardare solo i sacerdoti e quel gruppo elitario di impegnati che han sempre collaborato con loro; questa è gente che pur avendo bisogno di un contatto permanente con le realtà cristiane, è già di per sé convinta e deve pur quotidianamente far forza a se stessa - spesso senza gratificazioni - per essere coerente e sensibile al diffuso bisogno di vangelo.

Ma se si ferma lì, la fede diventa cittadella riservata agli eletti e per nulla aperta al bisogno di salvezza del mondo. La missione di trasmetterla è di tutti. Si diceva: a livello "cellulare", per dire che ognuno diventa cellula viva di questo tessuto che è il Regno di Dio destinato a diffondersi in tutta la terra, ma più in particolare si può dire a livello familiare, condominiale, rionale, parrocchiale, cittadino: una raggiera che si diparte da Cristo e raggiunge tutti, non per irregimentare ma per proporsi a ciascuno rispettandone la libertà di accoglierla o respingerla.

Non è solo testimonianza, ma è anche dialogo-conversazione e soprattutto fedeltà alla terra, fatta, come si sa, di poveri e di peccatori. Ognuno è chiamato ad essere strumento di evangelizzazione trasmettendo il dono della fede ricevuta senza mercificarla, cioè senza misurarla in base al successo, al numero e alla qualità delle risposte che ottiene, perché non è sua e non ne riscuote la provvigione.

Questo concetto lo si è ribadito più volte negli incontri condominiali svolti nei mesi scorsi di maggio e giugno.

Il vangelo è di Cristo ed è Cristo, lui è la missione ed è il primo missionario inviato dal Padre; noi siamo tutti umili strumenti a sua disposizione che a lui prestiamo, onoratissimi, i piedi per avvicinarci a tutti, la lingua per annunciare a tutti, le mani per soccorrere tutti, la vita perché tutti l'abbiano in abbondanza, a costo, sì, di sacrificare la nostra, perché l'evangelizzazione è anche capace e tante volte lo richiede, di generare dei martiri.

 

Lo stile dell'evangelizzazione

Mutevole secondo i luoghi, i tempi, le persone, i contesti culturali, lo stile dell'evangelizzazione non può essere univoco, ma deve essere adattato a tutti questi fattori.

Pertanto non servono altre ricette che l'amore per Dio e per i fratelli. Bisogna essere degli "innamorati" del Regno di Dio. Vale quindi per lo stile ciò che Paolo canta della carità ed è superfluo per non dire presuntuoso aggiungere altro. "La carità è paziente, è benigna la carità; non è invidiosa la carità, non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell'ingiustizia, ma si compiace della verità. Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta" (1a Cor 13,4-7).


 

Anche per rispondere alla domanda ripetutamente rivoltaci nelle visite condominiali: "Cosa si fa in concreto?", ecco qui di seguito l'abbozzo del programma

Nel caso specifico della nostra città e in particolare della nostra comunità parrocchiale si è concordato di tradurre l'impegno dell'evangelizzazione attraverso la Missione Cittadina in varie iniziative che ora qui presentiamo. Di alcune siamo in grado di dare specificazione, mentre di altre no, perché non sono ancora ben definite e ne promuoveremo la pubblicizzazione non appena ci sarà possibile.

Cominciamo col dire che

 

 

A livello cittadino, per tutte le parrocchie della città di Sesto Fiorentino

 • Saranno promosse iniziative di carattere culturale e documentanti esperienze significative presentate da persone autorevoli ed esperte;

 • È in programma anche un cineforum con un calendario di films di alto livello artistico, informativo e formativo sui grandi temi esistenziali;

 • Ragazzi e giovani saranno interessati a un cammino comunitario di iniziazione alla fede adatto alla loro età e al loro modo di esprimersi e di recepire;

 • Sul piano religioso si cercherà di coinvolgere in maniera del tutto speciale movimenti e comunità religiose presenti nel territorio a sostegno spirituale della missione e a garanzia della sua efficacia;

 • Sul piano caritativo si studia la possibilità di realizzare un opera che dovrebbe testimoniare nel tempo un frutto visibile e concreto della missione.

  

Per quanto riguarda specificamente la nostra comunità, prendiamo atto di ciò che è già stato fatto, è in corso di svolgimento o verrà promosso:

 

• Da martedì 8 a venerdì 11 settembre: pellegrinaggio mariano a Lourdes inteso a pregare per la personale conversione dei partecipanti e per ottenere un sostegno spirituale dalla Madonna all'impegno missionario della nostra comunità;

 • La domenica 13 settembre alle ore 10:15 santa Messa al Cimitero per esprimere la nostra fiducia nella "intercessione" dei nostri fratelli e sorelle defunti, per la "fruttuosità" della Missione stessa;

 • Lunedì 14 settembre si celebra la festa "patronale" della nostra parrocchia: l'Esaltazione della santa Croce, ottima occasione per riflettere sul nostro sforzo di evangelizzazione e attingere dal sacrificio di Cristo le energie per attuarlo a nostro ed altrui vantaggio;

 • Da questa data viene distribuito in ogni famiglia questo numero speciale di Messaggio che nella sua brevità e facilità vuol dare le indicazioni base dell'impegno che vorrebbe coinvolgere tutti in quest'anno di Missione Cittadina e di vigilia del grande Giubileo del 2000. Tutti devono poter sapere, se lo vogliono e se compiono questo piccolo sforzo di lettura, quali sono le linee guida dell'attività cittadina e parrocchiale di quest'anno pastorale 1998/99;

 • Domenica 20 settembre: pellegrinaggio a Roma, luogo da cui si irradia oggi l'impresa missionaria sotto gli auspici degli apostoli Pietro e Paolo che hanno portato di persona l'annuncio di Cristo e lo hanno sigillato con il loro sangue;

 • Domenica 27 settembre è l'11° anniversario della Consacrazione della nostra Chiesa. Come già annunciato lo celebreremo nel ricordo affettuoso e riconoscente di don Pasquale che tanta passione e diligenza ha profuso per la costruzione dell'edificio prima, e poi per la sua manutenzione, dimostrando nel contempo un'attenzione premurosa verso l'ambiente e verso tutte le persone di cui è venuto a contatto. Il programma della festa è specificato alla fine di questo Messaggio;

 • Tra ottobre e novembre sono previsti quattro incontri culturali e formativi, vera "scuola di formazione" per coloro che vorranno svolgere il prezioso e delicato ruolo di animatore o messaggero nei vari condomini del quartiere. Questi incontri si alterneranno ad altrettanti momenti di preghiera;

 • Nella prima quindicina di ottobre un gruppo di famiglie e la parrocchia stessa sono impegnate ad ospitare i giovani che affluiranno a Firenze per il Convegno Internazionale dei Giovani in preparazione al Giubileo;

 • Nello stesso mese di ottobre e in quello di novembre si intendono proporre incontri per categorie specifiche (genitori, operatori sanitari, militari, educatori, pensionati, ecc.), e ambienti di lavoro;

 • Nel periodo di Avvento, in sintonia col programma diocesano, ci saranno adunanze di catechesi sul Vangelo di Giovanni, aperte a tutti e in particolare agli evangelizzatori;

 • Il giorno dell'Epifania verrà affidato il mandato a quanti si sono assunti l'impegno "evangelizzante";

 • Dopo le feste natalizie verrà distribuito in ogni famiglia il facile e profondo opuscolo del card.Biffi: "Gesù Cristo, unico salvatore del mondo" e si organizzeranno visite a qualche centro di spiritualità (es.Camaldoli, La Verna, ecc.) e a qualche luogo-esperienza (tipo Nomadelfia, Loppiano, ecc.);

  

Il 17 febbraio, Mercoledì delle Ceneri e quindi inizio della Quaresima, comincia strettamente parlando la Missione Cittadina che sarà caratterizzata da incontri condominiali e da particolari Celebrazioni in parrocchia, comprese quelle penitenziali, per concludersi solennemente la Domenica in Albis, cioè la domenica immediatamente successiva alla Pasqua (11 aprile 1999).

 

Non ci resta che rimettere tutta questa attività alla potenza e all'amore dell'augusta Trinità Divina e invocare l'intercessione di Maria Santissima perché lei apra i cuori di ognuno all'accoglienza e all'impegno che l'evangelizzazione domanda a credenti e a non credenti, tutti allo stesso modo figli di Dio e figli suoi.


 Sottovoce, agli... "evangelizzatori"

Questo incarico di Dio

che ci configura a Gesù

è dato ai piccoli e agli umili,

ai poveri di cuore,

a quelli che sono nel bisogno

perché il Regno dei cieli è loro.

Un giorno Gesù esultò di gioia

sotto l'azione dello Spirito Santo

e disse: "Ti benedico Padre

Signore del cielo e della terra

che hai nascosto queste cose

ai dotti e ai sapienti

e le hai rivelate ai piccoli".

La grazia di Gesù si manifesta

nella nostra debolezza

e attraverso la nostra debolezza.

Ma il grido che ne sale

può diventare

- è chiamato ad essere -

un grido d'amore

che ci apre agli altri

e a Dio.

Scendere la scala della presunzione

significa penetrare nelle tenebre

nel profondo del nostro essere,

avventurarsi nel fango

della nostra esistenza,

nelle zone d'ombra

del nostro essere

che nascondiamo a noi stessi.

È qui che tocchiamo la verità

delle nostre ferite interiori,

la nostra povertà fondamentale,

ed è qui che scopriamo

che tutte le nostre cosidette

"buone azioni" sono intaccate

da un desiderio di gloria.

Ma tocchiamo anche

nascosta più profondamente in noi,

la presenza di Gesù.

Gesù non è soltanto presente

nel povero che è esterno a noi,

è presente nel povero che è in noi.

Coraggio!

Jean Vanier


Domenica 27 settembre 1998

11° anniversario dell'inaugurazione del complesso parrocchiale

e della consacrazione della chiesa di santa Croce a Quinto

PROGRAMMA

Sabato 26 ore 18.00: Amministrazione della santa Cresima a un cospicuo gruppo

vigilia di adolescenti per le mani di mons.Claudio Maniago

Domenica 27 ore 08.00: santa Messa

ore 10.00: santa Messa

ore 11.30: Solenne Concelebrazione Eucaristica presieduta

da don Lorenzo Rossi per oltre trent'anni missionario in Brasile

ore 15.00: Caccia la tesoro nel perimetro del Quartiere e conclusione con "agape fraterna" in piazza della Costituzione

Lunedì 28 ore 18.00: Concelebrazione Eucaristica in suffragio di don Pasquale Ghilardi

l'indomani presieduta da mons.Lino Belotti, Vicario Generale della diocesi di

Bergamo e attuale Superiore del "Paradiso",

concelebranti i condiscepoli di don Pasquale e i sacerdoti del vicariato.

 


Il ricordo di don Pasquale Ghilardi:

inserto al numero speciale di settembre 1998