Messaggio di Natale 1999

Date le precarie condizioni di salute di don Mario cui auguriamo un sollecito e completo ristabilimento, nel Natale di quest'anno 1999, il consueto MESSAGGIO si riduce ai minimi termini, e, se non potrà essere distribuito in ogni famiglia, sarà messo a disposizione nell'aula liturgica per chi lo vuol prendere e sarà comprensivo anche del Notiziario di domenica 26 dicembre. Per l'occasione i Sacerdoti porgono a tutti i parrocchiani i più fervidi auguri di

Buon Natale !!!

Carissimi parrocchiani,

in questa seconda metà di Dicembre 1999 ciascuno di voi, a modo suo, si predispone a "fare Natale". Quest'anno poi c'è chi prende sul serio l'imminente apertura dell'anno giubilare e chi, come sempre, è impegnatissimo a celebrare, sempre a modo suo, la fine dell'anno e l'inizio del nuovo, che non è solo anno, ma è secolo ed è millennio.

Un assommarsi di circostanze in pochi giorni da far perdere o da confondere il senso e l'importanza di ognuna. Noi, pur non sottovalutando il resto, siamo qui per convinzione, non solo in forza delle tradizioni, ad augurarvi anzitutto un buon Natale, o, per intenderci, ad invitarvi a fare Natale con noi.

Perché poi, per fare il resto ci sono tanti modi, ma per "fare Natale" c'è un modo solo: accogliere l'annuncio: Il "Dio con noi" è diventato "il Dio - uno di noi".

Dio e uomo sono ormai due in una sola carne. Dio ha valicato di sua iniziativa l'abisso che lo separava dall'uomo, si è mosso per lui e con lui si è con-fuso assumendone la stessa natura. Tutto questo definitivamente e per sempre. Dio è finalmente uno di noi in tutto, impegnato nella nostra storia, coinvolto nella nostra stessa avventura.

Ma allora, per questa presenza di Dio nel Gesù di Betlemme, acquistano nuovo senso e valore le nostre e le altrui vite, tutte, compresa quella dell'handicappato, del criminale, del tossicodipendente, dell'anziano infermo e del nascituro, e tutto della vita acquista valore: il corpo, la salute, il sesso, il lavoro, la cultura, il divertimento, la sofferenza, la malattia, la morte. Perciò questa vita è importante, checché ne pensino gli erodi moderni, che tendono a distruggerla per un nonnulla.

Il nostro augurio di Natale è che amiate la vita, la vostra, quella degli altri, la apprezziate, le facciate spazio perché possa germogliare, svilupparsi in pienezza e gioia. E per quanto, alla luce della fede, noi la consideriamo gestazione di una vita futura perfetta, già da ora sia data a tutti la possibilità di farla crescere nella serenità e nella pace.

I vostri Sacerdoti

Triplo Salto... Mortale

Banale il titolo, banali gli esempi a cui mi rifaccio: il circo o le gare di tuffo. Ma tutto ciò che può servire a dare una pallida idea della realtà, a suo modo torna utile.

L'evangelista Giovanni, a partire dal prologo del suo Vangelo, ci ha annunziato il primo "salto mortale" del Figlio di Dio con le parole: "E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi". Ce lo sentiremo ripetere nel Vangelo della terza Messa di Natale.

Questo Verbo che si fa carne, non uomo, anche se, in realtà, vuol dire che si è fatto uomo, sta a indicare la debolezza, la caducità, l'impotenza della carne umana e la distanza infinita che separa il Verbo da essa, distanza superata dall'amore infinito di Dio.

L'evangelista prepara così il terreno alle affermazioni eucaristiche che farà più tardi, quando dirà che è necessario mangiare "la carne del Figlio dell'uomo" per avere la vita eterna.

Intanto si afferma la realtà del tutto inimmaginabile: l'acrobazia divina che porta colui che "era presso Dio" e che "era Dio" lui stesso, a tuffarsi nella realtà umana.

A sua volta Paolo, rimeditando su questa avventura, oserà dire che l'immersione di Cristo nella miseria che intendeva redimere, comprendeva persino, in modo misterioso, il peccato: "Dio lo trattò da peccato" (2ª Cor 5,21)... "mandando il proprio Figlio in una carne simile a quella del peccato" (Rm 8,3).

Ma l'aspetto più interessante, suggeritore del titolo di questo trafiletto, è ciò che Paolo scrive alla comunità di Filippi e in modo particolare ai suoi dirigenti che cominciavano già a provare la tentazione del comando e del privilegio. E' per loro che propone l'esempio di Cristo e tesse un bellissimo inno (Fil 2,5-11) che a noi servirà sempre come perno della nostra conoscenza di Gesù.

È bene rileggere insieme queste righe fondamentali:

"(Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù)

il quale, pur essendo di natura divina

non considerò un tesoro geloso

la sua uguaglianza con Dio..."

Paolo descrive tranquillamente quello che già tutti i cristiani davano per scontato, cioè non pone tanto l'accento sul fatto che Dio si sia incarnato, anche se questo è il dato più fondamentale e strabiliante; gli interessa invece di sottolineare questo:

"... Ma spogliò se stesso

assumendo la condizione di uomo

e divenendo simile agli uomini..."

Egli cioè si meraviglia soprattutto che questo Uomo-Dio si sia spogliato dei privilegi che gli erano dovuti. E' un'incarnazione sociologica che Cristo accetta di fare volontariamente al contrario di certi responsabili della chiesa di Filippi ieri e di qualcun altro oggi. Intendiamoci: non è che Paolo dica che Dio facendosi uomo si spoglia in qualche modo della divinità; no assolutamente. Egli vuol solo affermare che Gesù di Nazareth, l'Uomo-Dio, avrebbe potuto presentarsi nella storia con la "gloria" che ha ora nel suo stato definitivo e che invece, spogliandosi dei suoi privilegi, si è immerso totalmente (con un secondo tuffo acrobatico) nella corrente umana.

Ma il seguente, che potrebbe in qualche modo definirsi il suo terzo, ultimo e fatale salto acrobatico senza rete sta nel fatto che

"... apparso in forma umana

umiliò se stesso

facendosi obbediente fino alla morte

e alla morte di croce..."

Dunque si è fatto uomo come gli altri, sottomesso a tutte le alienazioni umane, compresa la morte, e non una morte qualsiasi, ma la più ignominiosa, la morte di croce.

Solo dopo questa totale "incarnazione" nella miseria che intendeva redimere, dopo quello che noi abbiamo non del tutto scherzosamente definito un triplice salto mortale, si realizzò il risultato della "redenzione", quel definitivo momento che catapultò nella gloria il Cristo che si era umiliato fino all'estremo.

"... Per questo Dio l'ha esaltato...

(sì) che Gesù Cristo è il Signore...

nei cieli, sulla terra e sottoterra.

 

Natale ci ricorda l'avvio di questa sorta di acrobazia divina. Pasqua ce ne darà la conclusione nello sbocco finale della gloria.

 

1 Gennaio 2000

Riflessione sulla "Giornata mondiale della Pace"
(da "l'Avvenire" 14 dicembre 1999)

È stato calcolato che le guerre fecero cinque milioni di morti nel Settecento e sedici milioni di morti nel secolo scorso. Nel nostro secolo, così orgoglioso del suo "progresso" e della sua "modernità", la guerra ha fatto oltre cento milioni di morti. Di queste vittime quasi la metà sono state provocate nel cosiddetto terzo mondo, nella seconda metà del secolo, mentre noi europei eravamo convinti di attraversare un lungo periodo di pace.

Questo bilancio, tanto più assurdo e tragico soprattutto se messo a confronto con le enormi possibilità che l'economia e la scienza potrebbero oggi metterci fra le mani, è dovuto al fatto che la guerra nel nostro tempo è diventata guerra totale anche verso chi, come le donne e i bambini, era protetto dalla cavalleria di un tempo.

Ma particolarmente nel nostro secolo, alla guerra classica si è aggiunta la guerra civile. Non solo perché ogni guerra si è tinta di ideologia, tanto che si è potuto parlare di una grande "guerra civile europea" durata sin dopo la seconda Guerra Mondiale. Ma anche perché il nostro secolo è fra l'altro una lunga sequenza di genocidi e di crimini all'interno degli stessi stati. Sono stragi di popolazioni che cominciano all'inizio del secolo con il genocidio armeno in Turchia per finire, poco lontano, con i massacri di questi giorni in Cecenia. Violenze così nascoste e così indisturbate all'interno di uno stato, da poter essere minimizzate, ignorate, spesso addirittura spudoratamente negate.

Fin dall'indomani della seconda Guerra Mondiale, la politica ha cercato di costruire la pace affidandola agli equilibri, alla diplomazia, alle alleanze di quegli stessi stati che pure avevano fatto le guerre. Il che significava non di rado chiedere anche ai ladri di convertirsi in carabinieri.

Lentamente, seppure con grande difficoltà, ha cominciato ora a farsi starda una visione della pace meno precaria e più globale. Ciò che ieri sembrava ancora una predica natalizia, o un recitativo di encicliche pontificie, appare oggi straordinariamente la strada forse più percorribile ed efficace.

Da un lato i "costruttori di pace" si sono moltiplicati con crescenti decisioni personali, con la moltiplicazione del volontariato, con iniziative disinteressate e generose che ormai toccano gran parte dei punti caldi del mondo e che lavorano verticalmente a livello istituzionale, dalla scuola alle grandi organizzazioni internazionali. Si deve soprattutto a questa nuova realtà se i drammi più terribili del nostro tempo acquistano oggi una voce e trovano una prima mano che si offre.

D'altra parte, l'idea così tipica della dottrina sociale della Chiesa per cui lo Stato non è l'assoluto che sopprime la società civile al di sotto di sé e ignora la comunità mondiale che lo sovrasta, comincia ad essere accolta nel momento in cui il rispetto dei diritti umani appare ormai più importante della riverenza verso lo stato che li calpesta.

Nel suo messaggio per la prossima giornata della pace, il Papa ricorda queste realtà e ritorna sul tema del diritto alla "ingerenza umanitaria" anche all'interno degli stati dove si commettono crimini contro l'umanità perché là è legittimo e persino doveroso impegnarsi con iniziative concrete per disarmare l'aggressore.

Naturalmente l'intervento deve essere proporzionato alla pace che si deve raggiungere, deve essere legittimato da una organizzazione delle Nazioni Unite resa veramente rappresentativa, deve essere universalmente valido per chiunque si macchi di un attentato contro la dignità dell'uomo e di popolazioni intere.

L'esperienza ci mostra purtroppo che spesso una bilancia commerciale è più importante della bilancia della giustizia. La vecchia e cinica legge giornalistica per cui la morte di un europeo vale quanto quella di ventotto asiatici sembra valere anche per pesare la difesa della vita umana nelle varie parti del mondo. E soprattutto sembra che ancora una volta chi ha più armi abbia anche più licenza di uccidere.

Occasioni Artistiche da non perdere

Salone di Santa Croce a Quinto

Sabato 8 gennaio 2000

ore 21:00

 NON SARANNO FAMOSI

Rassegna a livello dilettantistico

di componimenti poetici inediti di canti, pitture, sculture,

senza classifiche né premi.

Ingresso gratuito

 


Chiesa di Santa Croce a Quinto

Venerdì 14 gennaio 2000

ore 20:45

CONCERTO SINFONICO

PER IL GIUBILEO

Musiche di Antonio Vivaldi

Orchestra:
Florence Sinphonietta

 

I biglietti d'invito per la partecipazione al concerto possono essere prenotati presso:

 


Poiché il ricavato della manifestazione sarà devoluto, dedotte le spese d'organizzazione, a favore dell'erigendo Centro Caritas di San Martino, i biglietti prenotati potranno essere ritirati previa offerta la cui entità minima sarà stabilita dal comitato organizzatore.

20 Dicembre 1999 4°incontro sul Giubileo

Condizioni per l'indulgenza e segni del Giubileo

Sempre partendo dalla distinzione tra colpa (rimessa gratuitamente mediante la Confessione) e pena (che chiama in causa l'impegno di ogni peccatore) don Arturo, ha cercato di far capire che nella remissione di quest'ultima, protagonista essenziale è la Chiesa che, dopo aver esercitato il ministero della riconciliazione ricevuta da Cristo (2 Cor 5,18) dispone di un tesoro immenso costituito dai meriti di Cristo, della Madonna e dei Santi che distribuisce a particolari condizioni (la Confessione, la Comunione, la preghiera secondo l'intenzione del Papa, l'attuazione di un'opera indulgenziata). A conferma di ciò sono state citate le formule assolutorie del rito latino e bizantino e si è indugiato sui segni del Giubileo: quelli costitutivi: il Pellegrinaggio, la Porta Santa, l'Indulgenza, cui, per volere del Papa, quest'anno si aggiungono: la Purificazione della memoria, la Carità, la Memoria dei martiri, e, a livello locale: l'erigendo Centro Caritas a Sesto.

Dopo quattro riunioni incentrate sul tema giubilare, la lettera inviata a tutte le famiglie e gli accenni che ne sono stati fatti ad ogni occasione propizia, pensiamo che le persone di buona volontà, spesso vittime in materia di informazioni alterate dei media, abbiano potuto farsi un'idea alquanto precisa del grande avvenimento che quest'anno si celebra nella Chiesa.

notiziario settimanale

 

26 Dicembre 1999 Santa Famiglia

 

Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele

Preghiera colletta

della settimana

O Dio, nostro creatore e Padre, tu hai voluto che il tuo Figlio, generato prima dell'aurora del mondo, divenisse membro dell'umana famiglia; ravviva in noi la venerazione per il dono e il mistero della vita, perché i genitori si sentano partecipi della fecondità del tuo amore, e i figli crescano in sapienza, pietà e grazia, rendendo lode al tuo santo nome.

Salmo

Responsoriale

Il Signore è fedele al suo patto.

Dal Vangelo secondo Luca (2,22-40)

22Quando venne il tempo della loro purificazione secondo la Legge di Mosè, portarono il bambino a Gerusalemme per offrirlo al Signore,23come è scritto nella Legge del Signore: ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore;24e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o di giovani colombi, come prescrive la Legge del Signore.

25Ora a Gerusalemme c'era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e timorato di Dio, che aspettava il conforto d'Israele; 26lo Spirito Santo che era sopra di lui, gli aveva preannunziato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Messia del Signore.

27Mosso dunque dallo Spirito, si recò al tempio; e mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per adempiere la Legge, 28lo prese tra le braccia e benedisse Dio:

29"Ora lascia, o Signore, che il tuo servo vada in pace secondo la tua parola; 30perché i miei occhi han visto la tua salvezza, 31preparata da te davanti a tutti i popoli, 32luce per illuminare le genti e gloria del tuo popolo Israele".

33Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui.34Simeone li benedisse e parlò a Maria, sua madre: "Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione 35perché siano svelati i pensieri di molti cuori. E anche a te una spada trafiggerà l'anima".

36C'era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuèle, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto col marito sette anni dal tempo in cui era ragazza, 37era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere.38Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme.

39Quando ebbero tutto compiuto secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nazaret.40Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era sopra di lui.

"Segno di contraddizione"

È difficile isolare un dettaglio in questa bella e complessa scena. Ci si può fermare alla luce che getta quasi furtivamente sull'infanzia di un fanciullo d'Israele, che, prima di manifestare il mistero della sua identità, obbedisce ai precetti della religione dei padri, lasciandosi presentare al tempio "come ogni maschio primogenito". Oppure si può puntare sulla "normalità" degli anni oscuri di Gesù, vissuti nella cerchia degli affetti familiari e delle usanze religiose d'Israele; oppure sul come la sua presenza "infantile" già susciti aspettative e profezie.

Però noi restiamo più impressionati e coinvolti dalla gravità che questa pagina assume al momento in cui Simeone, rivolto a Maria, parla di Gesù come "segno di contraddizione". A che cosa ha voluto alludere lo sappiamo: sempre e dovunque nei Vangeli Gesù contraddice ai criteri usuali del mondo. Perciò, anche se l'espressione può continuare a sorprenderci, essa appare necessariamente estensibile all'essenza del cristianesimo.

Per venti secoli esso continuerà a collocarsi come segno di contraddizione tra la mentalità evangelica e quella mondana sui vari terreni che vanno dalla realizzazione personale, alla concezione di famiglia, di educazione, di rapporti tra popoli e nazioni, di rispetto delle persone, insomma di tutela di tutti i diritti divini e i diritti umani.

Calendario della settimana 26 Dicembre 1999

Domenica 26

Santa Famiglia

  • ore 8:00 ~ 10:00 ~ 11:30 ~ 18:00 Santa Messa

Venerdì 31

  • ore 8:30 Santa Messa
  • ore 18:00 Santa Messa, canto del "Te Deum" e apertura del Giubileo a livello parrocchiale
  • ore 23:00 Presso la Badia Fiorentina, veglia di preghiera con il Cardinale Piovanelli, in attesa del 2000.

Sabato 1°

Gennaio 2000

Maria Santissima

Madre di Dio

Giornata Mondiale della Pace

  • ore 8:00 ~ 10:00 ~ 11:30 ~ 18:00 Santa Messa

Domenica 2

II Domenica

dopo Natale

  • ore 8:00 ~ 10:00 ~ 11:30 ~ 18:00 Santa Messa