Il Vangelo di Giovanni
Schede:
1ª; 2ª, 3ª,4ª; 5ª, 6ª,7ª;., 9ª,10ª; 11ª, 12ª,Tra le caratteristiche dovrebbe essere evidenziato almeno che questo Vangelo:
Impegno:
Procedere con costante continuità alla lettura del Vangelo di Giovanni ma progressivamente anche delle schede.
Seconda scheda
Che Cosa Cercate
Dopo il Prologo questa prima parte del racconto è distribuita in sette giorni, quattro dei quali presentano delle testimonianze e poi si passa al 7° con il segno di Cana.
1° giorno (1,19-28).
Il Battista che è pure presentato dai Sinottici, qui, interrogato ufficialmente, dice quel che non è, e poi si definisce "una voce che grida nel deserto", uno che "battezza in acqua", quindi predispone alla salvezza ma non la dà, una persona indegna di "sciogliere i calzari" al Messia che sta per presentare.
2° giorno (1,29-34).
Il Battista presenta al popolo "l'agnello di Dio che toglie i peccati del mondo" e "colui che battezza in Spirito Santo". Gesù toglie il peccato perché lo prende su di sé, o perché è l'agnello pasquale immolato per la salvezza di tutti, oppure ancora perché è colui che vince il peccato dall'interno, immettendo nel cuore una potenza trasformante.
3° giorno (1,35-42).
Il Battista presenta Gesù ai suoi discepoli e li indirizza a lui. È opportuno collegarsi con 3,22-30 per capire che oltre l'umiltà del Battista - puro testimone - c'è anche la preoccupazione di verso chi lo riteneva assai di più. Comincia poi la sequela di altri discepoli e Gesù che li invita a venire e a vedere. E il loro vedere andrà oltre ogni loro aspettativa.
4° giorno (1,43-51).
Sicché, mentre nei Sinottici è Gesù che chiama direttamente, qui ciascuno diventa strumento perché anche l'altro arrivi a conoscere Cristo, ognuno sotto angolature diverse, incomplete e certamente ancora lontane da un riconoscimento globale della personalità di Gesù. Natanaele è la personificazione dell'israelita onesto che è pronto a superare ogni pregiudizio e a lasciarsi conquistare dalla "novità" di Gesù.
Impegno:
Conversazione sui temi proposti nella seconda scheda
3. 1,35-37 La testimonianza di Giovanni il Battista spinge i suoi discepoli a seguire Gesù. Forse anche l'inizio della nostra sequela è stato segnato dalla testimonianza di alcuni cristiani o dalle sollecitazioni della comunità. Raccontiamo alle altre persone del gruppo quali sono state le persone che per noi sono stati questi testimoni necessari e in quali modi ci hanno guidato all'incontro personale con il Signore.
4. 1,38 Le prime parole che Gesù pronuncia nel Vangelo di Giovanni sono: "Che cosa cercate?" ( 1,38). È questa la domanda fondamentale a cui ogni uomo deve dare una risposta. Che cosa cerca ognuno di noi? Che cosa cerchiamo come comunità? Come famiglia? Quali sono le esigenze profonde insite nella nostra cultura? Quali sono i percorsi della nostra ricerca?
6. 1,39 "Trovare" e "dimorare" è l'approdo ultimo per chi ha cercato e seguito Gesù. Siamo entrati in questa comunione di vita con lui? Come? Raccontiamo agli altri la nostra "ora decima" in cui è avvenuto questo incontro che ha radicalmente cambiato la nostra vita.
7- 1,41.45 I primi discepoli di Gesù hanno portato il loro annuncio alle persone con le quali vivevano un rapporto di parentela o di amicizia. Pensiamo a quali sono le persone con le quali viviamo (parenti, amici, colleghi, vicini di casa...) e a quali sono i modi migliori per dar a ognuno di loro concretamente l'annuncio del Signore Risorto.
(*) N.B. I primi tre Vangeli sono detti "sinottici" dalla parola greca "synopsis"che vuol dire "visione d'insieme", in quanto i tre Vangeli hanno molta materia comune: dal contenuto alla disposizione cronologica dei fatti, dalle particolarità della lingua a quella dello stile. Ci sono però anche notevoli differenze tra loro e riguardano le finalità e i destinatari di ognuno oltre a tante altre particolarità. Il Vangelo di Giovanni invece si allontana totalmente da essi e ci offre una cornice di racconto totalmente diversa.
Terza scheda
Il primo dei segni: a Cana di Galilea
"Il terzo giorno" (come quando Dio si rivelò a Mosé e come quando Cristo risuscitò), ci fu uno sposalizio a Cana". Maria è presente per servizio. Gesù è invitato. Ogni invitato portava doni. Lo sposo ricambiava con l'ospitalità (circa una settimana) e il vino. Maria si accorge e segnala a Gesù :"Non hanno più vino", condizione di vergogna e imbarazzo. "Che ho da fare con te o donna?" interpretabile come: "Cara donna, perché mi coinvolgi? Non è ancora giunta la mia ora" Maria ha avuto una funzione speciale nel periodo dell'infanzia di Gesù, ne avrà un'altra importante "nell'ora decisiva" della morte cui Gesù fa riferimento. Nella vita pubblica di Gesù lei non deve interferire, se non per dire "fate quello che vi dirà". Le sei giare potevano contenere 500 litri. Gesù non le riempie miracolosamente di vino ma di acqua fino all'orlo, per poi trasformarla da acqua di purificazione (rituale della legge mosaica ormai inefficace) in vino di grazia, di salvezza e di gioia in abbondanza, sì che ce n'è per tutti e segna la continuità tra l'Antico e il Nuovo Testamento. Così si realizza il primo "segno" (v.11) l'unico senza commenti didattici.
Impegno:
Conversazione sui temi proposti nella 3ª scheda
2,1-12 Il segno di Cana ci presenta il superamento di un'ottica legalista di salvezza, di cui le giare della
purificazione sono simbolo, ed inaugura una nuova economia salvifica. Ci siamo aperti all'incontro con il Messia Gesù venuto nella storia o ancora la legge e la purificazione costituiscono il punto di riferimento per la nostra relazione con Dio ?
2,3 Maria intuisce la mancanza di qualcosa di necessario ed afferma con chiarezza: "non hanno vino". Sappiamo riconoscere cosa è necessario? A chi ci rivolgiamo per averlo? Il segno di Cana ci rivela che Gesù trasforma le nostre situazioni di crisi per la mancanza dell'essenziale. Abbiamo mai vissuto questa fiducia totale in lui come apportatore di salvezza?
Quarta scheda
Il tempio del suo corpo
In breve: dissacranti sembrano gli atteggiamenti e le parole di Gesù rispetto al tempio. In realtà l'episodio comunemente chiamato "purificazione del tempio" tende a restituirgli il suo decoro come casa del Padre di Gesù e nello stesso tempo a ridimensionarne l'importanza. D'ora innanzi il tempio sarà il suo corpo in cui inabita la Divinità. Non sarà più un centro di potere, né di carattere economico, ma il luogo in cui avviene l'incontro tra Dio e l'uomo. La prova sarà che, distrutto, sarà riedificato in tre giorni.
Impegno:
Conversazione sui temi proposti nella 4ª scheda
2,13-22 Gesù denuncia un rapporto di tipo puramente "commerciale" con Dio, basato sull'offrire per ottenere. Siamo capaci di vivere un rapporto d'intimità, fraternità e familiarità autentica con Dio a prescindere dalla realizzazione delle nostre attese ? Quando le nostre attese non sono soddisfatte come ci comportiamo? In che modo impostiamo il nostro quotidiano rapporto con Dio?
2,13-22 1I tempio era per gli ebrei il luogo della presenza di Dio tra il suo popolo. Gesù, verbo incarnato, realizza nel suo corpo questa presenza. Pensiamo ancora oggi al tempio cioè edificio sacro-chiesa, come solo luogo della presenza di Dio oppure siamo entrati nella logica della Nuova Alleanza in Cristo, unico tempio vivente nel quale si compie il nostro culto a Dio? Quali sono gli atteggiamenti e comportamenti che denotano l'adesione all'uno o all'altro di questi due modi dl pensare il rapporto con Dio?
Quinta scheda.È una fede imperfetta quella che nasce soltanto dai "segni". Gesù spiega a Nicodemo che occorre rinascere dall'alto (o di nuovo) per poter far parte del Regno. La generazione fisica (la vita) non serve a niente, se non c'è una rinascita dall'alto, se non ci si lascia trasformare dallo Spirito, se non "si diventa come bambini". Credere non è solo accettare un pacchetto di verità, ma seguire Gesù giungendo alla piena comunione con lui nel cammino della croce. Al vv. 16 c'è l'inno all'amore di Dio che manda il Figlio, alla fede di chi gli crede, al giudizio severo verso chi lo rifiuta come luce. Dal vv. 22 è invece ripresentato il Battista che, a differenza di Nicodemo, traduce la fede in amore e l'amore in riconoscimento della grandezza di Gesù e della propria indegnità.
Impegno:
Conversazione sui temi proposti nella 5ª scheda
3, 1-2 Nicodemo, ovvero il limite della comprensione umana di fronte al mistero di Gesù. Per lui Gesù è certamente un maestro venuto da Dio e per questo si reca da lui. Ma quando, nel corso del dialogo, Gesù gli parla della rinascita dall'alto, si sente spiazzato. Anche noi che ci accostiamo abbastanza spesso alla Parola di Dio, crediamo di conoscere Gesù. Ma lo conosciamo davvero? Cosa significa per noi "conoscere"? E questa "conoscenza" come incide nella nostra vita?
3,11-21 Dio ha inviato il suo Figlio nel mondo. A1 centro del monologo di Gesù ( 3,11-21) c'è la proclamazione del progetto d'amore di Dio per l'umanità realizzato in Gesù, il Cristo. Ci troviamo di fronte al nucleo essenziale della buona notizia; abbiamo ascoltato queste parole tante volte da considerarle quasi ovvie. Come si riflette nei criteri di giudizio, nella visione di noi stessi e nelle scelte pratiche della vita quotidiana la decisione di credere a questa verità basilare?
Sesta scheda
L'acqua viva
Gesù lascia la Giudea che considera la sua patria che non gli ha riservato successo e si dirige in Galilea "dovendo" passare per la Samaria. Sosta a Sicar presso il pozzo di Giacobbe e alla donna venuta ad attingere acqua chiede da bere. Di che cosa Gesù ha sete? La sua è una richiesta fatta per provocarne un'altra da parte della donna, che rappresenta tutti i samaritani e per poterle dire: "Se tu conoscessi il dono di Dio..." e offrirle così "l'acqua viva". La donna stenta a capire e l'evangelista gioca con ironia su questa ambiguità tra l'acqua materiale e quella che zampilla per la vita eterna.
Il Messia
( 4, 16-26)Il cibo di Gesù
( 4, 27-45)Impegno:
Conversazione sui temi proposti nella 6ª scheda
4,142 Nel Vangelo di Giovanni incontriamo Gesù che compie la sua opera di rivelatore dialogando con varie persona. Gesù cerca di farle crescere attraverso le loro difficoltà di comprensione. Viviamo oggi in una cultura caratterizzata spesso da conversazioni banali. Interroghiamoci su come far crescere la nostra capacità di dialogo profondo con gli altri
4, 23 "I veri adoratori adoreranno il Padre in Spirito e verità ". Con questo non si vuole indicare un'esperienza spiritualistica disincarnata, ma un culto che non è più legato a luoghi e tempi sacralizzati e che si compie nella persona di Gesù-Verità e nello Spirito Santo. Come comunità cristiana siamo consapevoli che il nostro culto a Dio deve coinvolgere tutta la nostra esistenza e non deve limitarsi alle celebrazioni liturgiche? Come è possibile per ognuno di noi e per la comunità cristiana superare questa divisione tra tempo-spazio sacro e tempo-spazio profano che tuttora portiamo con noi?
4, 37 "Altro è il seminatore, altro è il mietitore". La vita della Chiesa è fatta di chi predica e annuncia e di chi poi raccoglie i frutti, come avverrà ai primi discepoli che in Samaria raccoglieranno i frutti della predicazione di Gesù (At 8,1417). Oggi molto spesso nelle nostre comunità si è perso il senso dei due momenti; 1' ''efficientismo'' colpisce tutti i settori della vita cristiana e vogliamo direttamente raccogliere ciò che abbiamo seminato in una logica di mondanità che non è propria del cristiano. Cogliamo in profondità i valori di questo episodio e analizziamo i nostri comportamenti
Settima scheda
"Tuo figlio vive"
Ritorno a Cana. Incontro con l'ufficiale regio, pagano di Cafarnao che lo prega di andare da lui a guarire suo figlio. Gesù mette alla prova la sua fede prima con il rimprovero a tutti e poi con l'affermazione che il figlio "vive". Quest'uomo crede sulla parola e torna a casa; diventa così modello del vero credente perché aderisce senza chiedere prove. Alla notizia della guarigione reagisce con un atto di fede che coinvolge anche la sua intera famiglia. E così si realizza il secondo segno.
Impegno:
Conversazione sui temi proposti nella 7ª scheda
4, 46 I1 funzionario del re si trova in una situazione di estremo bisogno: suo figlio sta morendo. Percepiamo la sua ansia attraverso l'espressione della sua insistenza. Nel corso della vita ogni persona si trova, prima o poi, a vivere l'esperienza di essere toccata nelle relazioni fondamentali, per la malattia, la morte, il distacco dalle persone più care. Come abbiamo vissuto queste situazioni di sofferenza estrema? Come abbiamo reagito al profondo senso di impotenza che queste situazioni portano con sé?
4, 43-54 I1 funzionario regio, probabilmente un pagano, ci è presentato come modello di condotta rispetto ai giudei incapaci di una scelta di affidamento radicale. Anche oggi, spesso, quelli che noi definiamo "lontani" dimostrano di poter accogliere con radicalità l'annuncio cristiano. Quali provocazioni per la nostra vita di cristiani? Quali le caratteristiche del credente oggi?
3ª parte.Il pane moltiplicato nel deserto è solo il simbolo di quel "cibo" che non perisce, ma "dura per la vita eterna". All'uomo è richiesto solo di accoglierlo con fede. L'opera di Dio che l'uomo però compierà è solo credere in colui che egli ha mandato. I giudei contestano che Gesù discende come Figlio del Padre Celeste. E Gesù insiste nell'affermare che egli è "il pane vivo disceso dal cielo" fino a dire che "se non mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avrete in voi la vita" . Da lì molti discepoli lo abbandonano. E a quelli che restano si rivolge a dire che lui li ha scelti. Ma si può essere scelti e non arrivare a una fede che non si scandalizzi del mistero (v.Giuda).
Decima scheda.
Impegno
Conversazione sui temi proposti
nella 3ª parte della 9ª scheda
Gv 6,14-15
Come avviene anche in altri episodi, di fronte al segno compiuto da Gesù c'è il rischio di un fraintendimento della sua identità; molti si fermano al miracolistico senza aprirsi a Gesù come inviato e rivelatore di Dio. Cosa aiuta il credente a leggere nel segno, ma anche oltre il segno, l'identità? Cosa permette al credente di non avvicinarsi a Gesù solo perché appaga i bisogni dell'uomo, ma perché rivela la gloria del Padre'? Cosa e invece di ostacolo e come tale deve essere superato?
Gv 6, 28-29
"Che cosa dobbiamo fare per compiere le opere di Dio?" - chiede la folla a Gesù. Gesù risponde: "Questa e l'opera di Dio credere in colui che egli ha mandato" . Qui Giovanni sottolinea che ciò che da la salvezza e la fede in Gesù e non gli adempimenti legalistici o le opere che sembrano garantire un'autosalvezza all'uomo. Come pensiamo e viviamo il rapporto tra la fede e le opere? Cerchiamo di vantare meriti davanti a Dio per le opere buone da noi compiute? Come reagiamo di fronte a questo Dio che smonta tutti i nostri tentativi di salvarci da soli?
Gv 8, 1-11
1. I farisei stretti in un'ottica legalista vedono nell'adultera il peccato, Gesù vede la persona e il suo bisogno di salvezza al quale desidera rispondere. La nostra ottica e ancora influenzata dall'immagine di un Dio giudice più interessato a castigare il peccato dell'uomo che a offrirgli la salvezza e ridonargli pienezza di vita?
Gv 8, 1-11
2. Misericordia, delicatezza, richiamo ad essere severi e oggettivi nel giudicare non gli altri ma se stessi: questo l'atteggiamento di Gesù. Qual è il nostro comportamento dei confronti degli altri che sbagliano? Analizziamo casi concreti in cui abbiamo condannato qualcuno senza misericordia quali invece siamo stati capaci di guardare la persona con gli occhi di Gesù.
Undicesima e dodiscesima scheda.
(Gv 11, 17-27) Il personaggio centrale è Marta. A lei Gesù si rivela come "la Resurrezione e la Vita": "Chiunque vive e crede in me non morrà in eterno".
(Gv 11, 28-32) Maria pone le premesse per la risurrezione
(Gv 11, 33-44) Gesù espone la sua netta contrarietà alla morte e la vince.
(Gv 11, 45-54) L'epilogo del miracolo è che Gesù è condannato a morte dal Sinedrio.
(Gv 12, 1-8) L'unzione di Betana, vero atto di fede alla dignità messianica e divina di Gesù.
(Gv 12, 12-19) L'ingresso in Gerusalemme. Modesto trionfo da una parte (il popolo) e occasione dell'acuirsi dell'ostilità dell'altra (il Sinedrio). Ormai siamo al capolinea.
Impegno
Conversazione sui temi proposti
nella 11ª e 12ª scheda
Gv 9,2-3
"Rabbi, chi ha peccato, lui o i suoi genitori?, ... "Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma e così perché si manifestassero in lui le opere di Dio ' (Gv 9,2-3). Forse di fronte a questo modo di pensare dell'ambiente giudaico ci scandalizziamo a parole, ma anche noi colleghiamo in fondo la malattia e la morte al peccato. Si sente spesso dire: "Ma che male ho fatto?", "Che colpa ne ha se gli e successo questo?", "Non me lo meritavo". Cosa pensiamo davanti al dolore e ai drammi sia personali che collettivi (guerre, terremoti ecc.)? Siamo mai stati testimoni di una situazione di malattia o sofferenza in cui il male, pur rimanendo mistero insondabile, non ha avuto l'ultima parola, ma e stato occasione del manifestarsi della gloria di Dio?
Gv 9,13-38
Dopo aver ricevuto il dono delta vista da Gesù, colui che era nato cieco mette a fuoco progressivamente l'identità di chi lo ha guarito. Prima lo considera un "profeta"; poi qualcuno che è "da Dio"; infine, interpellato direttamente da Gesù, professa di credere net "Figlio dell'Uomo", cioè nel portatore escatologico delta salvezza. Vi e qui una presa di coscienza progressiva che porta alla fede piena. La nostra fede personale e dinamica come quella del cieco nato? Ci adagiamo in una routine spirituale Oppure cerchiamo di capire sempre meglio chi e Gesù per poterlo amare e testimoniare più profondamente?
9
I due segni (la guarigione del paralitico e quella del cieco nato) hanno molti punti in comune, ma la reazione dei due uomini diverge nettamente. Mentre il paralitico dopo la guarigione non raggiunge la fede esplicita in Gesù, tanto da parlare con i farisei quasi come un delatore, il cieco diviene testimone e difensore di colui che l'ha guarito, arrivando a parlare con i farisei, usando un elevato linguaggio teologico (Gv 9,31-33). A questa sua presa di posizione i giudei rispondono allontanandolo dalla sinagoga come un peccatore. Davanti al rischio del rifiuto o della solitudine in conseguenza alla testimonianza data con coerenza e fedeltà, qual è stata la nostra reazione, quella del paralitico o la scelta di libertà del cieco nato?
Gv 11 ,25-26
Troviamo una affermazione altissima di Gesù: "Io sono la risurrezione e la vita: chi crede in me anche se muore vivrà". Con il segno della risurrezione di Lazzaro Gesù si rivela come colui che vince la morte fisica e dona a chi ha fede in lui la vita eterna. La morte rappresenta per ogni essere umano un appuntamento ineludibile, di cui ci sforziamo di afferrare il senso. Cerchiamo di dire che cos'è per noi la morte, se e come la fede in Gesù Risurrezione e Vita ci aiuta a vincere paure e angosce e a cogliere il senso di una continuità tra ciò che siamo e ciò che saremo.
Gv 11 ,23
Gesù quando vide piangere Maria e piangere anche i giudei che erano venuti con Lei, si commosse profondamente, si turbo ... Gesù scoppio in pianto " (Gv 11,33) Quali reazioni suscita dentro di noi il fermarci a contemplate questo Gesù così profondamente umano?
Gv 11,49-52
Il discorso di Caifa ci spiega le motivazioni che hanno portato i capi giudei a decidere la morte di Gesù; sono le parole dell'interesse politico in cui non si esita a sacrificare il singolo per la ragione di stato. Nonostante l'intenzione di Caifa le parole pronunciate sono però a un discorso profetico attraverso il quale viene annunciato il senso ultimo e profondo della missione e morte di Gesù. Come vengono spiegate nelle nostre comunità (catechesi, omelie, ...) le ragioni storiche e teologiche della morte di Gesu? (cfr. Catechismo degli adulti. La verita vi farà liberi, cap. VI, pagg. 117-136)