La nostra storia
I sacerdoti che
si sono succeduti:
§
Don Carlo Cappi
Nell'ottobre
del 1985 giunse don Carlo Cappi, il prete "tardivo" nel senso che
ebbe la chiamata del Signore già in avanti con gli anni. Era ingegnere e portò
in parrocchia lo strumento principe della moderna tecnologia: il computer.
Ripartì nel 1989 per andare a svolgere la sua missione nella parrocchia di
Galliano, in Mugello.
§
Don Gianni Malberti
L'anno
1981 è quello che vide fra noi don Gianni Malberti,
un giovane sacerdote che dotato, sembra, di discreta avvenenza, fu subito indicato come "il prete bello". Passò
fra noi come una meteora perché ripartì nel 1984, riuscendo tuttavia a far lievitare
le bollette del telefono come mai nessuno, prima o dopo di lui, è mai stato in
grado di fare.
Tracce di lui sono in quel di Castiglion
della Pescaia e Puntala.
§
Don Renato Villa
Alla
fine dell'anno 1979 fu l'anno in cui fece la sua apparizione in parrocchia don
Renato Villa, che
nel 1980 fu anche l'anno del felice ingresso in parrocchia di don Pasquale Ghilardi, venuto in sostituzione di don Renato che era
sempre in bilico fra il dedicarsi all'ascetismo degli eremiti e l'immergersi
fra la gente per condividerne i problemi.
§
Don Mario Usubelli 1977 -
§
Don Lucio Gaspari
1970 - 1974
§
Don Giacomo Cagnoni 1969
Nato
il 18 dicembre del 1933
è stato ordinato sacerdote il 28 giugno del 1965. Attualmente è parroco nella Parrocchia di Canapale - S. Maria Assunta
nella diocesi di Pistoia
§
Don Giuseppe Magni 17 novembre 1966 - 1970
La storia in
breve
La comunità di Santa Croce a Quinto è nata negli anni '60, avvicendando come luogo di culto, appartamenti, fondi e cappelline di famiglia...
Crescendo era sempre più indispensabile un ambiente unico, razionale, pratico, decoroso, e grazie a 30 anni di risparmi si realizzò la chimera.
Le mura della nuova chiesa sono state inaugurate nel 1987.
Dei tre parroci che si sono avvicendati in questi anni, due, don Giuseppe Magni e don Lucio Gaspari sono già passati al Signore con una morte che sembra davvero oblazione. Don Lucio è morto proprio sul campo, in quaranta giorni, stroncato da un male incurabile, ma il suo nome è per tutti una benedizione.
Anche don Pasquale, collaboratore per tanti anni di don Mario ha raggiunto recentemente la casa del Padre.
Quanto vale il loro sacrificio nella nascita e nello sviluppo della Chiesa?
Don Mario Usubelli, l'attuale parroco, insieme ai suoi collaboratori don Lorenzo e al fratello don Arturo, è convinto che vale tanto, anche perché una parrocchia posta sotto il titolo dell'esaltazione della Croce non può considerare neutro il suo nome.
Nella Bibbia il nome tocca sempre le radici più profonde dell'essere. Ed esaltare ha significati misteriosi.
Quindi nasce una Chiesa, a Quinto; nel senso più vero della parola.
In lungo.... Se avete tempo per leggere....
È stato don Roberto Chiostri, parroco di san Michele
a Torri, a mostrare per primo uninteresse pastorale
per gli abitanti della "zona limitrofa al Cimitero Comunale di Sesto
Fiorentino". In tale modo veniva, infatti, definita quella che sarebbe
diventata la nostra parrocchia in una lettera della Curia Arcivescovile di
Firenze, datata 17 Agosto 1964, firmato dall'allora Vicario
Generale Mons. Giovanni Bianchi e indirizzata
a don Chiostri, oltre che al vicario foraneo di Sesto Fiorentino mons. Andrea Cassulo e al parroco di S. Maria
a Quinto don Luigi Franchi.
Don Chiostri aveva inviato
alla Curia una relazione, assente nella nostra documentazione, nella quale
aveva evidenziato la necessità di una presenza pastorale in una zona di
territorio in cui l'edilizia si andava espandendo rapidamente e il tessuto
sociale era, in larga misura, formato da persone provenienti da altri luoghi e
quindi poco legati da tradizioni comuni.
Per meglio comprendere il significato della definizione
di "zona limitrofa al Cimitero", presumibilmente già usata da don
Roberto nella sua relazione, è opportuno ricordare che all'epoca
l'urbanizzazione della zona riguardava, oltre che naturalmente la via Gramsci - dalle Caserme al
viale dei Mille - e lo stesso viale dei Mille, solamente
A quell'epoca l'unica area
sacra della zona è il Cimitero Comunale e don Chiostri ottiene
dal Comune l'autorizzazione, datata 14 Settembre
All'inizio della nostra storia, quindi, non c'è un
parroco, non ci sono le mura di una chiesa e non esiste una comunità. Ci sono
solamente le persone che abitano il quartiere ed un prete che vuol prendersene
cura. Ed è quanto basta per gettare il seme di una nuova comunità che sia Chiesa.
È presumibile che l'uso della cappella del Cimitero
per lo svolgimento delle funzioni religiose, abbia
mostrato abbastanza presto l'inadeguatezza dell'ambiente e del luogo, rendendo evidente
la necessità di costruire una nuova chiesa. Infatti
nel periodo da ottobre 1964 al gennaio 1965 il processo per la formazione della
nuova parrocchia va avanti e una relazione, che don Chiostri ha presumibilmente
redatto nel gennaio 1965, ci informa che ne sono stati definiti i confini. Dal
documento si apprende che il piano regolatore dell'edilizia che era in corso di
discussione da parte del Consiglio Comunale, prevedeva l'insediamento di un
nuovo complesso parrocchiale lungo la via Gramsci, di fronte all'edificio allora destinato a Macelli
Pubblici. Il terreno individuato dal piano regolatore era, appunto, quello dove
attualmente sorge la chiesa e nella relazione di don
Chiostri è definito: "...posto in luogo dominante tutta la zona".
La stessa relazione ci informa
che in attesa che il piano regolatore fosse approvato era stato acquistato, con
la mediazione del Sig. Consigli Renzo, un
parrocchiano abitante in via Puccini, tutto il piano
terreno di un immobile in via Puccini 68, composto da
una vasto salone, che sarà la chiesa provvisoria, e da altre cinque stanze da
utilizzare come ufficio parrocchiale e "aule di dottrina". Anche l'acquisto di questa prima cappella ha una storia
travagliata. Da una successiva relazione del 29 gennaio 1966 si apprende che
l'acquisto del locale, fino ad allora adibito a
laboratorio artigiano, fu concluso al prezzo di L.
11.200.000. Da una dichiarazione del venditore Luzzi
Domenico, datata 13 febbraio 1965, si apprende che il pagamento avvenne in
Curia, da parte di mons. Quercioli, nella seguente
maniera:
|
per L. |
9.200.000 |
- assegno bancario n°
612669 tratto sul C/C n° 28810/80 acceso presso il
Credito Italiano di Firenze; |
|
"" "" |
2.000.000 |
- assegno bancario n°
2401818 tratto sul C/C n° 3702/56 acceso presso |
dall'allegato n° 10 si rileva che i fondi erano stati così reperiti:
|
per L. |
10.000.000 |
- prestati dal Seminario Fiorentino; |
|
"" "" |
1.200.000 |
- offerti dal parrocchiano Serni
Attilio, in cambio di un diritto di prelazione su un podere di un beneficio
parrocchiale al quale il medesimo aspirava. |
inoltre la
comunità parrocchiale si accollava il costo della mediazione, pari a L. 300.000, e il Sig. Consigli
accettava di dilazionare tale sua spettanza. Poiché la parrocchia non ha ancora
la sua personalità giuridica, il bene immobile viene
intestato alla parrocchia di san Martino,
Con il primo seme della chiesa era nato anche il
primo debito.
Nel frattempo
In quel periodo la situazione finanziaria era appena
sufficiente a garantire il pagamento degli interessi sul prestito fatto dal
Seminario, impegno che don Chiostri onorò per i primi
3 mesi (aprile, maggio e giugno 1965) con la somma di L.
50.000 mensili, ricavate dalle elemosine domenicali. Purtroppo nel giugno le
offerte subirono una prima contrazione dovuta, si legge
nella relazione all. 10-, ad una situazione economica contigente
ed alla conseguente disoccupazione, che andava a colpire la popolazione della
parrocchia, costituita in prevalenza da operai. Un altro duro colpo alle già
magre finanze fu arrecato dalle conseguenze di un
infortunio di cui don Chiostri rimase vittima il 10 luglio del 1965, mentre
seguiva i lavori di restauro della parrocchia di S. Michele a Torri di cui era
rimasto titolare.
Nell'incidente riportò la frattura della prima
vertebra lombare e rimase, prima in ospedale poi a casa, ingessato, fino al 22
settembre del 1965. Poteva riprendere parzialmente servizio solo nel novembre.
Quindi dal luglio cessava la corresponsione degli interessi per il prestito del
Seminario, la cui restituzione in linea capitale era
stabilito dovesse avvenire con la vendita di un terreno messo a
disposizione per tale scopo dal parroco di Querceto, don Cortesi. L'operazione
era prevista al termine della costruzione della chiesa di
S. Giuseppe Artigiano il cui parroco, nell'attesa, officiava in una struttura
prefabbricata eretta proprio sul terreno in questione. Non sappiamo se sia
stato successivamente ripreso e come sia stato
restituito il prestito. Una relazione di don Lucio Gaspari
del 31 Agosto 1973 non ne fa cenno alcuno e quindi si
presume che la pendenza fosse già stata risolta in qualche modo, senza
l'intervento della nostra parrocchia, che deve avere attraversato, per alcuni
anni a seguire, un periodo di gravi ristrettezze economiche
A tale proposito don Chiostri, sempre nella citata
relazione, ci informa che, nel novembre del 1965, al
suo rientro dopo l'incidente, le entrate si erano ridotte a un quarto rispetto
ai mesi precedenti l'estate. Infatti con la sua
assenza era cessato anche il servizio religioso al Cimitero, le cui offerte
costituivano, allora, la maggior parte delle entrate della parrocchia. A
riprova della cattiva situazione finanziaria troviamo un accorato appello di
don Chiostri, posto a chiusura della sua relazione del 29 Gennaio 1966, con la
quale egli evidenzia la necessità di procedere senza indugio alla vendita del
terreno messo a disposizione del parroco di Querceto e
chiude il documento con la speranza di poter tacitare il mediatore Consigli con
il ricavato delle offerte per le Benedizioni Pasquali. Ad ulteriore
conferma dello stato di indigenza, troviamo fra i documenti una dichiarazione
con la quale il Cardinale Florit si impegna, anche per
i suoi successori, a sollevare la nuova parrocchia dall'obbligo del versamento
del contributo seminaristico e del cattedratico.
In tale situazione di disagio e benché il suo stato
di salute non gli consentisse di continuare nella cura
di due parrocchie, don Chiostri celebra ancora da solo le festività natalizie,
ma la sua invocazione di aiuto non rimase inascoltata perché l'anno successivo,
il 16 novembre 1966 giunge a S. Croce a Quinto il primo sacerdote della
Comunità del Paradiso: don Giuseppe Magni. Il 17 novembre 1966 don Chiostri
passa le "consegne" a don Giuseppe Magni e cessa pertanto il suo
impegno per la parrocchia di S. Croce a Quinto, per la quale si era tanto prodigato. Nella nota apposta a pag. 3 del
"libro cassa" del periodo "dichiara non esistere alcun debito
e non esistere alcun credito". Dopo poco
tempo don Giuseppe sarà raggiunto da una altro sacerdote
del Paradiso: don Giacomo Cagnoni.
Nel frattempo la popolazione della parrocchia aveva
raggiunto le 4.500 anime delle quali meno del 10% prendono parte alla vita
religiosa, sia nella cappella di via Puccini sia in quella posta nella Villa
Dopo quattro di disagi, di una vita trascorsa nella
cura delle anime in locali umidi e quasi malsani quali erano quelli della
cappella di via Puccini, il
doversi spostare da una cappella all'altra con qualsiasi tempo, non giovarono
certo alle già precarie condizioni salute di don Giuseppe Magni che andarono
sempre più peggiorando. Si giunse così al 15 settembre del 1970, quando arrivò,
a sostituire don Giuseppe, un altro prete del Paradiso: don Lucio Gaspari. Sul "libro cassa" del periodo il
passaggio delle responsabilità nella conduzione della parrocchia è effettuato
molto semplicemente con una firma di don Giuseppe e di due parrocchiani:
Luciana Piazzesi e Mario Mattei.
Seguirono alcuni anni nel corso dei quali vennero gettate le basi per lo sviluppo del progetto che
porterà in seguito al raggiungimento della meta: la costruzione della nuova
chiesa.
Il primo provvedimento adottato da don Lucio fu
quello di separare la gestione delle entrate e delle uscite tenendo due
distinti registri per i movimenti contabili rispettivamente uno della
"Chiesa nuova ed opere parrocchiali" e l'altro della gestione
ordinaria. Tale decisione fu deliberata in data 20 settembre
Le prime scritture sul riportate
sul "Libro Cassa delle entrate e delle uscite riguardanti la costruzione della
Chiesa e delle opere parrocchiali a S. Croce a Quinto" si riferiscono allo
scorporo dal registro ordinario dei movimenti in entrata ed in uscita relativi
alla chiesa nuova. La rilevazione viene effettuata
retroattivamente con inizio dal 1 gennaio 1969 e termina al 30 settembre 1970.
Le cifre riportate al nuovo registro risultano essere: L.
2.308.590 per le entrate e L. 220.000 per le uscite.
Alla pag. 77 del libro relativo ai movimenti della
chiesa ordinaria è allegato il prospetto dimostrativo che riporta il dettaglio
delle cifre appena citate.
Fra le iniziative adottate si ricordano:
· l'azione di persuasione diretta
all'allargamento della base dei fedeli che aderiscono
alla così detta "sottoscrizione", che consiste nell'impegno di
versare un importo fisso mensile;
· nel riferire al fondo per la
chiesa nuova alcune tipologie di entrate, quali: la
somma raccolta in chiesa alle S. Messe della prima domenica del mese, la metà
delle offerte raccolte nel corso delle Benedizioni Pasquali, le somme ricavate
dalla vendita della vendita della carta e dei cenci raccolti dai parrocchiani,
le offerte che pervengono attraverso i salvadanai, le fiere di beneficienza e così via.
Gli anni 1971, 1972, 1973 videro il verificarsi di
molti eventi, alcuni gioiosi altri che portarono tristezza. Fra i primi sono
certamente da annoverare il riconoscimento della Parrocchia e la nomina di don
Lucio a parroco. Infatti il 12 Luglio 1971 il
Presidente della Repubblica, Giuseppe Saragat, firma
il decreto che riconosce ufficialmente agli effetti civili
Dobbiamo tenere presente, infatti, che nella zona del
quartiere volta verso la via del Termine, il processo di edificazione
era andato avanti e la popolazione era notevolmente aumentata, al punto che non
fu più possibile utilizzare per il servizio della S. Messa la cappellina della Villa
|
per L. |
5.000.000 |
- alla stipula del compromesso, con assegno n° 3130363 del Credito Italiano; |
|
"" "" |
3.000.000 |
- in data 26/10/1971 con assegno
n° 3130392 del Credito Italiano; |
|
"" "" |
2.000.000 |
- in data 12/11/1971 con assegno America Express; |
|
"" "" |
2.000.000 |
- in data 4/1/1972 con
assegno n° 3136847 del Credito Italiano. |
l'importo di L. 2.000.000 mancante per raggiungere la cifra pattuita è
presumibile sia stata pagato in data 30/8/71, e ciò in base ad una annotazione
apposta sull'all.18/b dal venditore, Rufo Rodolfo,
titolare della ditta LIGRA.
A questo punto della storia è opportuno fare una
piccola digressione per spiegare alcuni eventi che procurarono non pochi
grattacapi negli anni successivi.
Come abbiamo già detto, fino
dal luglio 1971
Questo spiega perché il preliminare di acquisto della cappella di via Busoni
fu fatto redigere a favore del Beneficio Parrocchiale di S. Maria
Cofferi, nonché il motivo per cui, con il contratto
definitivo, redatto fra l'altro solo il 9 Giugno
Il 1972 passò senza grossi scossoni
e alla fine dell'anno la situazione finanziaria cominciava a mostrare
segni di ripresa. La somma raccolta fino a quella data per la costruzione della
Chiesa nuova ammontava a L. 10.976.530 delle quali
erano state utilizzate L. 404.700, destinate
in parte per le prime spese strettamente inerenti al progetto (disegni,
documenti, viaggi e così via) ed in parte per approntare gli strumenti
(circolari, volantini, acquisto salvadanai ecc.) per promuovere la raccolta di
nuove offerte.
Si giunse in questo modo al 13 Giugno del 1973 quando nel corso della riunione della commissione
amministrativa appositamente convocata, don Lucio esponeva le sue
preoccupazioni per l'andamento al rialzo dell'inflazione, che andava lentamente
svalutando il potere d'acquisto del nostro "gruzzolo", piccolo ma
prezioso perché costituito dalle offerte dei fedeli, ed invitava la commissione
ad esprimersi sulle modalità di un suo investimento, facendo presente che
I sacerdoti si trasferirono nella nuova e molto più accogliente abitazione e le stanze della cappella
di via Puccini si resero disponibili per migliorare
il servizio pastorale ai fedeli in particolare per i catechismo dei bambini.
Inoltre l'entrata in esercizio della cappella di via Busoni determinò un considerevole miglioramento anche nel
servizio religioso festivo.
Alla fine del 1973 le offerte raccolte per
L'acquisto dell'abitazione per i sacerdoti provocava
anche la nascita del secondo debito, cioè la quota
mutuata di L. 6.000.000 e col mese di gennaio 1974 se
ne iniziò la restituzione con il pagamento della prima rata semestrale
dell'importo di L. 313.805.
Nella riunione della Commissione amministrativa del
14 febbraio 1974 don Lucio chiese di riflettere se non fosse
il caso di accettare la proposta della Soc. Ligra,
che consigliava l'acquisto di un vano cantina da abbinare alla cappella che era
stata trattata senza tale accessorio. Il prezzo richiesto di L. 2.000.000 sembrò ragionevole, anche in considerazione
del fatto che quando fosse stato necessario alienare l'immobile la presenza
della cantina ne avrebbe aumentato il valore. La
proposta fu quindi approvata ma la spesa fu
effettivamente sostenuta solamente due anni più tardi, nel 1976.
Una nota tristissima di quell'anno
è costituita dal manifestarsi, fino dal mese di marzo,
dei primi sintomi della terribile malattia che provocherà la morte di don
Lucio. Il parroco fece la sua ultima registrazione sul Libro Cassa
il 7 febbraio 1974 e ritornò alla casa del Signore il 28 Aprile 1974. La
parrocchia rimase affidata a don Giacomo fino al gennaio del 1977
quando giunse fra noi il nuovo parroco: don Mario Usubelli.
Il rimanente periodo del
1974 e l'intero 1975 passarono senza che accadesse niente di particolare. La
morte del parroco aveva lasciato un vuoto incolmabile e venne mancare la spinta e lo stimolo che avevano alimentato tutti durante la
sua presenza. Tuttavia
La raccolta delle offerte continuava perché ormai era
stata avviata su basi abbastanza consolidate: coloro che avevano preso l'impegno
mensile continuavano a effettuare i loro versamenti,
ed inoltre venivano destinate al fondo della nuova chiesa le offerte raccolte
in particolari circostanze: la questue della prima domenica del mese, le
offerte delle benedizioni delle case e delle S. Messe del periodo pasquale, la
raccolta tramite i salvadanai, le questue e le offerte delle prime comunioni e
delle cresime, quelle in suffragio dei defunti, quelle per i battesimi, il
ricavato della vendita della carta e degli stracci e così via. La situazione
finanziaria non era delle più floride ma l'andamento
delle offerte induceva a guardare al futuro con un certo ottimismo, magari non
tanto condiviso da don Giacomo che fu costretto ad attingere dalla Cassa della
chiesa per il sostentamento proprio e della madre in quanto la
"congrua" che
Finalmente nel giugno del 1976 giunse
a conclusione la vicenda del terreno. La curia aveva trovato un accordo
con i Sigg. Pecchioli,
proprietari del terreno sul quale il piano regolatore prevedeva l'insediamento
di una struttura religiosa. In base a tale accordo il
proprietario cedeva il terreno necessario alla costruzione del complesso
parrocchiale contro il pagamento di L. 13.000.000,
avvenuto presumibilmente, qualche giorno dopo il 16 giugno 1966, data di
rilascio degli assegni circolari del Monte dei Paschi intestati ai proprietari.
Questa era la situazione al 31/12/1976, qualche
giorno prima che don Mario facesse il suo ingresso in
parrocchia:
|
Offerte raccolte fino al 31/12/76 |
35.538.852 |
|
Spese per acquisto abitazione dei sacerdoti |
12.500.000 |
|
Spese per acquisto cantine, notarili e di registro |
3.582.547 |
|
Alla Curia per transazione
terreno |
13.000.000 |
|
Rate mutuo già
pagate |
1.518.233 |
|
Altre spese diverse |
1.134.550 |
|
Totale già speso |
31.735.330 |
|
Fondi disponibili |
3.803.522 |
|
|
35.538.852 |
L'anno 1977 cominciava così sotto i migliori auspici:
il nuovo parroco, con la sua esperienza, avrebbe certamente dato nuovo impulso
alla marcia del progetto. La disponibilità del terreno avrebbe consentito
finalmente di poter cominciare a mettere mano alla stesura del progetto che fu
affidato agli architetti Zetti e Castellani, due
eccellenti professionisti che operavano prevalentemente su Sesto Fiorentino.
Frattanto don Mario aveva istituito
Finalmente, nel luglio del 1979 fu aperto il
"passo" che, dalla via Gramsci,
consentiva l'accesso al terreno della erigenda nuova chiesa. Per dare agli
abitanti del quartiere un segno tangibile che, finalmente, si cominciava a
vedere il risultato di tanti anni di lavoro e di speranze, fu sistemata sul
terreno, una struttura realizzata in legno rustico, che fungeva da altare
quando, in occasioni particolari e tempo permettendo, si celebrava
Alla fine dell'anno 1979 erano
stati raccolti 65.930.521 ei fondi disponibili erano di 30.837.024.
Questo fu anche l'anno in cui fece la sua apparizione in parrocchia don Renato
Villa.
La comunità poteva finalmente vedere con i propri
occhi che le cose cominciavano a muoversi concretamente. Tuttavia tutti noi
dovemmo, ben presto,prendere atto che non era
assolutamente il caso di tirare il classico respiro di sollievo. A quel punto,
infatti, iniziò un estenuante periodo di docce fredde dovuto
inizialmente ai tempi della Curia, che avendo altri cantieri aperti per altre
parrocchie, procrastinava il rilascio del nullaosta per il nostro
progetto. Superato anche questo scoglio, venne il travagliato
rapporto con il settore urbanistica dell'amministrazione comunale che,
con un comportamento molto singolare, sembrava volesse imporre, per la stesura
del progetto, un architetto di propria fiducia, naturalmente a nostro carico.
Per superare anche questo ostacolo
In effetti gli anni
1980, 1981, 1982, 1983 passarono senza che il progetto facesse significativi
passi in avanti. Le entrate continuavano ad affluire sia pure con un andamento
altalenante dovuto forse alle oscillazioni del morale della gente che ogni
tanto cadeva nello scoramento. Le spese si limitarono al pagamento delle rate
del mutuo, salvo nel 1983, quando furono liquidate alcune notule dei
professionisti che avevano curato le varie pratiche. Il 1980 fu anche l'anno
del felice ingresso in parrocchia di don Pasquale Ghilardi,
venuto in sostituzione di don Renato che era sempre in bilico fra il dedicarsi
all'ascetismo degli eremiti e l'immergersi fra la gente per condividerne i
problemi. E deve essere rimasto sempre nel dubbio, perché sembra abbia
continuato a dedicarsi a entrambe le attività, anche
dopo che lasciò la parrocchia, nel 1980, per svolgere la sua missione fra i
terremotati della Basilicata. L'anno 1981 è quello che vide fra noi don Gianni Malberti, un giovane sacerdote che dotato, sembra, di
discreta avvenenza, fu subito indicato come "il
prete bello". Passò fra noi come una meteora perché ripartì nel 1984,
riuscendo tuttavia a far lievitare le bollette del telefono come mai nessuno,
prima o dopo di lui, è mai stato in grado di fare. Alla fine del 1983 la
raccolta per la chiesa nuova era stata di L.157.181.700 di cui erano stati utilizzati L. 47.676.618.
Il 1984 che vede il grande avvenimento: l'inizio dei
lavori. In data 23 settembre 1984 il Cardinale Piovanelli
inaugurava l'apertura del cantiere con la posa della prima pietra. All'inizio
dell'anno le disponibilità finanziarie erano di L.109.505.082 e al 31/12/1984 il saldo disponibile di L. 251.326.948. In 12 mesi erano stati raccolti oltre
164.000.000. I parrocchiani avevano fatto uno sforzo incredibile. Anche le spese, ovviamente, cominciarono a crescere. Pur
senza spendere una lira per la muratura, nei tre mese
che precedettero la fine dell'anno furono sostenuti costi per oltre 22.000.000.
Negli anni successivi i lavori proseguirono senza
sosta ma anche la risposta della comunità fu pari all'impegno. Oltre agli aiuti
che cominciarono ad arrivare dalla Curia, vi fu una partecipazione generosa
anche da comunità lontane dalla nostra. Nelle registrazioni contabili delle
"entrate" si rilevano spesso le causali
"Amici di Roma", oppure "Amici di Firenze", "Amici di
Bergamo". In particolare questi ultimi furono quelli che più degli altri
ci hanno sostenuto nello sforzo compiuto per arrivare
al termine del nostro impegno.
Nell'ottobre del 1985 giunse don Carlo Cappi, il
prete "tardivo" nel senso che ebbe la chiamata del Signore già in
avanti con gli anni. Era ingegnere e portò in parrocchia lo strumento principe
della moderna tecnologia: il computer. Ripartì nel 1989 per andare a svolgere
la sua missione nella parrocchia di Galliano, in Mugello.
Il 1986 passò senza grandi novità; i lavori
procedevano con una certa alacrità e finalmente giunse il
Nel mese di settembre del
Al 31/12/91 erano stati spesi 2.591.902.344, dei
quali altre la metà offerti dalla comunità parrocchiale.
La classificazione delle offerte, in
relazione alla provenienza, mostra la seguente distribuzione:
|
Contributi della Curia |
550.000.000 |
|
Vendita appartamento e cappelle |
453.000.000 |
|
Amici di Bergamo |
260.000.000 |
|
Offerte della comunità ed altre offerte |
1.329.000.000 |