La nostra storia


I sacerdoti che si sono succeduti:

§         Don Lorenzo Cenati

§         Don Pasquale Ghilardi 

§         Don Carlo Cappi
Nell'ottobre del 1985 giunse don Carlo Cappi, il prete "tardivo" nel senso che ebbe la chiamata del Signore già in avanti con gli anni. Era ingegnere e portò in parrocchia lo strumento principe della moderna tecnologia: il computer. Ripartì nel 1989 per andare a svolgere la sua missione nella parrocchia di Galliano, in Mugello.

§         Don Gianni Malberti
L'anno 1981 è quello che vide fra noi don Gianni Malberti, un giovane sacerdote che dotato, sembra, di discreta avvenenza, fu subito indicato come "il prete bello". Passò fra noi come una meteora perché ripartì nel 1984, riuscendo tuttavia a far lievitare le bollette del telefono come mai nessuno, prima o dopo di lui, è mai stato in grado di fare.
Tracce di lui sono in quel di Castiglion della Pescaia e Puntala.

§         Don Renato Villa
Alla fine dell'anno 1979 fu l'anno in cui fece la sua apparizione in parrocchia don Renato Villa,  che nel 1980 fu anche l'anno del felice ingresso in parrocchia di don Pasquale Ghilardi, venuto in sostituzione di don Renato che era sempre in bilico fra il dedicarsi all'ascetismo degli eremiti e l'immergersi fra la gente per condividerne i problemi.

§         Don Mario Usubelli 1977 -

§         Don Lucio Gaspari 1970 - 1974

§          Don Giacomo Cagnoni 1969
Nato il 18 dicembre del 1933  è stato ordinato sacerdote il 28 giugno del 1965. Attualmente è parroco nella Parrocchia di Canapale - S. Maria Assunta nella diocesi di Pistoia

§         Don Giuseppe Magni 17 novembre 1966 - 1970

La storia in breve

La comunità di Santa Croce a Quinto è nata negli anni '60, avvicendando come luogo di culto, appartamenti, fondi e cappelline di famiglia...

Crescendo era sempre più indispensabile un ambiente unico, razionale, pratico, decoroso, e grazie a 30 anni di risparmi si realizzò la chimera.

Le mura della nuova chiesa sono state inaugurate nel 1987.

Dei tre parroci che si sono avvicendati in questi anni, due, don Giuseppe Magni e don Lucio Gaspari sono già passati al Signore con una morte che sembra davvero oblazione. Don Lucio è morto proprio sul campo, in quaranta giorni, stroncato da un male incurabile, ma il suo nome è per tutti una benedizione.

Anche don Pasquale, collaboratore per tanti anni di don Mario ha raggiunto recentemente la casa del Padre.

Quanto vale il loro sacrificio nella nascita e nello sviluppo della Chiesa?

Don Mario Usubelli, l'attuale parroco, insieme ai suoi collaboratori don Lorenzo e al fratello don Arturo, è convinto che vale tanto, anche perché una parrocchia posta sotto il titolo dell'esaltazione della Croce non può considerare neutro il suo nome.

Nella Bibbia il nome tocca sempre le radici più profonde dell'essere. Ed esaltare ha significati misteriosi.

Quindi nasce una Chiesa, a Quinto; nel senso più vero della parola.


In lungo.... Se avete tempo per leggere....

È stato don Roberto Chiostri, parroco di san Michele a Torri, a mostrare per primo uninteresse pastorale per gli abitanti della "zona limitrofa al Cimitero Comunale di Sesto Fiorentino". In tale modo veniva, infatti, definita quella che sarebbe diventata la nostra parrocchia in una lettera della Curia Arcivescovile di Firenze, datata 17 Agosto 1964, firmato dall'allora Vicario Generale Mons. Giovanni Bianchi e indirizzata a don Chiostri, oltre che al vicario foraneo di Sesto Fiorentino mons. Andrea Cassulo e al parroco di S. Maria a Quinto don Luigi Franchi.

Don Chiostri aveva inviato alla Curia una relazione, assente nella nostra documentazione, nella quale aveva evidenziato la necessità di una presenza pastorale in una zona di territorio in cui l'edilizia si andava espandendo rapidamente e il tessuto sociale era, in larga misura, formato da persone provenienti da altri luoghi e quindi poco legati da tradizioni comuni.

Per meglio comprendere il significato della definizione di "zona limitrofa al Cimitero", presumibilmente già usata da don Roberto nella sua relazione, è opportuno ricordare che all'epoca l'urbanizzazione della zona riguardava, oltre che naturalmente la via Gramsci - dalle Caserme al viale dei Mille - e lo stesso viale dei Mille, solamente la Via Puccini, parte delle vie Mascagni, Cilea e Rossini e alcuni nuclei in via del Termine. Infatti la zona fra le caserme e la via del Termine cominciava solo allora ad essere edificata.

La Curia, dunque, ritenuti validi gli argomenti esposti da don Roberto, gli risponde, pur ponendo una serie di condizioni, di "...accettare la tua offerta di collaborazione alla possibile soluzione del problema di erigere in quella località una nuova Parrocchia, considerando anche la tua conoscenza di situazioni e persone dell'ambiente".

A quell'epoca l'unica area sacra della zona è il Cimitero Comunale e don Chiostri ottiene dal Comune l'autorizzazione, datata 14 Settembre 1964, a celebrare la S. Messa festiva nella cappellaposta all'interno del Cimitero stesso a partire dal 1° Ottobre 1964, purché non vengano installati altoparlanti e non ne venga pregiudicato l'orario di apertura. Il 30 Settembre don Chiostri, accingendosi ad iniziare il nuovo servizio, invia all'Arcivescovo una lettera con la quale, nell'accettare le condizioni poste dalla Curia, implora la paterna benedizione dell'Arcivescovo che, rispondendo il 2 Ottobre 1964, ringrazia per la notizia e si augura che sia il felice inizio di una missione feconda e che si giunga presto alla costruzione di una nuova chiesa.

All'inizio della nostra storia, quindi, non c'è un parroco, non ci sono le mura di una chiesa e non esiste una comunità. Ci sono solamente le persone che abitano il quartiere ed un prete che vuol prendersene cura. Ed è quanto basta per gettare il seme di una nuova comunità che sia Chiesa.

È presumibile che l'uso della cappella del Cimitero per lo svolgimento delle funzioni religiose, abbia mostrato abbastanza presto l'inadeguatezza dell'ambiente e del luogo, rendendo evidente la necessità di costruire una nuova chiesa. Infatti nel periodo da ottobre 1964 al gennaio 1965 il processo per la formazione della nuova parrocchia va avanti e una relazione, che don Chiostri ha presumibilmente redatto nel gennaio 1965, ci informa che ne sono stati definiti i confini. Dal documento si apprende che il piano regolatore dell'edilizia che era in corso di discussione da parte del Consiglio Comunale, prevedeva l'insediamento di un nuovo complesso parrocchiale lungo la via Gramsci, di fronte all'edificio allora destinato a Macelli Pubblici. Il terreno individuato dal piano regolatore era, appunto, quello dove attualmente sorge la chiesa e nella relazione di don Chiostri è definito: "...posto in luogo dominante tutta la zona".

La stessa relazione ci informa che in attesa che il piano regolatore fosse approvato era stato acquistato, con la mediazione del Sig. Consigli Renzo, un parrocchiano abitante in via Puccini, tutto il piano terreno di un immobile in via Puccini 68, composto da una vasto salone, che sarà la chiesa provvisoria, e da altre cinque stanze da utilizzare come ufficio parrocchiale e "aule di dottrina". Anche l'acquisto di questa prima cappella ha una storia travagliata. Da una successiva relazione del 29 gennaio 1966 si apprende che l'acquisto del locale, fino ad allora adibito a laboratorio artigiano, fu concluso al prezzo di L. 11.200.000. Da una dichiarazione del venditore Luzzi Domenico, datata 13 febbraio 1965, si apprende che il pagamento avvenne in Curia, da parte di mons. Quercioli, nella seguente maniera:

per L.

9.200.000

- assegno bancario 612669 tratto sul C/C 28810/80 acceso presso il Credito Italiano di Firenze;

"" ""

2.000.000

- assegno bancario 2401818 tratto sul C/C 3702/56 acceso presso la Banca Toscana Agenzia R, di Firenze.

dall'allegato 10 si rileva che i fondi erano stati così reperiti:

per L.

10.000.000

- prestati dal Seminario Fiorentino;

"" ""

1.200.000

- offerti dal parrocchiano Serni Attilio, in cambio di un diritto di prelazione su un podere di un beneficio parrocchiale al quale il medesimo aspirava.

inoltre la comunità parrocchiale si accollava il costo della mediazione, pari a L. 300.000, e il Sig. Consigli accettava di dilazionare tale sua spettanza. Poiché la parrocchia non ha ancora la sua personalità giuridica, il bene immobile viene intestato alla parrocchia di san Martino, la Pieve di Sesto.

Con il primo seme della chiesa era nato anche il primo debito.

Nel frattempo la Curia Arcivescovile emette, in data 15 Marzo 1965, tre decreti che attestano rispettivamente la nascita della parrocchia di S. Croce a Quinto con territori tratti dalle parrocchie di S. Martino e di S. Maria a Quinto; i confini della medesima; la nomina di don Renzo Chiostri a Vicario Economo della chiesa stessa. Questo terzo documento, pur senza attribuire a don Chiostri la nomina di parroco, lo obbliga, comunque, a provvedere agli arredi sacri, a fare la catechesi, a curare l'amministrazione dei Sacramenti e molto altro ancora, come indicato nel dettagliato documento. Dall'allegato 10 si apprende, inoltre, che il costo degli adattamenti necessari a trasformare il laboratorio artigiano in luogo di culto, sia pure modesto, era stato di oltre un milione, offerto direttamente da don Chiostri e dai fedeli in occasione della Benedizione Pasquale delle abitazioni. Il 19 Marzo 1965, il Vicario Generale poté quindi inaugurare la prima Chiesa di S. Croce a Quinto. Nell'Aprile dello stesso anno due membri della Commissione Diocesana per l'Arte Sacra visitavano la cappella ed il 19 Aprile 1965, in una lettera, suggerivano a Don Chiostri tutta una serie di modifiche, che per motivi di economia e di semplicità ritenevano opportuno apportare alla struttura.

In quel periodo la situazione finanziaria era appena sufficiente a garantire il pagamento degli interessi sul prestito fatto dal Seminario, impegno che don Chiostri onorò per i primi 3 mesi (aprile, maggio e giugno 1965) con la somma di L. 50.000 mensili, ricavate dalle elemosine domenicali. Purtroppo nel giugno le offerte subirono una prima contrazione dovuta, si legge nella relazione all. 10-, ad una situazione economica contigente ed alla conseguente disoccupazione, che andava a colpire la popolazione della parrocchia, costituita in prevalenza da operai. Un altro duro colpo alle già magre finanze fu arrecato dalle conseguenze di un infortunio di cui don Chiostri rimase vittima il 10 luglio del 1965, mentre seguiva i lavori di restauro della parrocchia di S. Michele a Torri di cui era rimasto titolare.

Nell'incidente riportò la frattura della prima vertebra lombare e rimase, prima in ospedale poi a casa, ingessato, fino al 22 settembre del 1965. Poteva riprendere parzialmente servizio solo nel novembre. Quindi dal luglio cessava la corresponsione degli interessi per il prestito del Seminario, la cui restituzione in linea capitale era stabilito dovesse avvenire con la vendita di un terreno messo a disposizione per tale scopo dal parroco di Querceto, don Cortesi. L'operazione era prevista al termine della costruzione della chiesa di S. Giuseppe Artigiano il cui parroco, nell'attesa, officiava in una struttura prefabbricata eretta proprio sul terreno in questione. Non sappiamo se sia stato successivamente ripreso e come sia stato restituito il prestito. Una relazione di don Lucio Gaspari del 31 Agosto 1973 non ne fa cenno alcuno e quindi si presume che la pendenza fosse già stata risolta in qualche modo, senza l'intervento della nostra parrocchia, che deve avere attraversato, per alcuni anni a seguire, un periodo di gravi ristrettezze economiche

A tale proposito don Chiostri, sempre nella citata relazione, ci informa che, nel novembre del 1965, al suo rientro dopo l'incidente, le entrate si erano ridotte a un quarto rispetto ai mesi precedenti l'estate. Infatti con la sua assenza era cessato anche il servizio religioso al Cimitero, le cui offerte costituivano, allora, la maggior parte delle entrate della parrocchia. A riprova della cattiva situazione finanziaria troviamo un accorato appello di don Chiostri, posto a chiusura della sua relazione del 29 Gennaio 1966, con la quale egli evidenzia la necessità di procedere senza indugio alla vendita del terreno messo a disposizione del parroco di Querceto e chiude il documento con la speranza di poter tacitare il mediatore Consigli con il ricavato delle offerte per le Benedizioni Pasquali. Ad ulteriore conferma dello stato di indigenza, troviamo fra i documenti una dichiarazione con la quale il Cardinale Florit si impegna, anche per i suoi successori, a sollevare la nuova parrocchia dall'obbligo del versamento del contributo seminaristico e del cattedratico.

In tale situazione di disagio e benché il suo stato di salute non gli consentisse di continuare nella cura di due parrocchie, don Chiostri celebra ancora da solo le festività natalizie, ma la sua invocazione di aiuto non rimase inascoltata perché l'anno successivo, il 16 novembre 1966 giunge a S. Croce a Quinto il primo sacerdote della Comunità del Paradiso: don Giuseppe Magni. Il 17 novembre 1966 don Chiostri passa le "consegne" a don Giuseppe Magni e cessa pertanto il suo impegno per la parrocchia di S. Croce a Quinto, per la quale si era tanto prodigato. Nella nota apposta a pag. 3 del "libro cassa" del periodo "dichiara non esistere alcun debito e non esistere alcun credito". Dopo poco tempo don Giuseppe sarà raggiunto da una altro sacerdote del Paradiso: don Giacomo Cagnoni.

Nel frattempo la popolazione della parrocchia aveva raggiunto le 4.500 anime delle quali meno del 10% prendono parte alla vita religiosa, sia nella cappella di via Puccini sia in quella posta nella Villa La Fonte, una piccola struttura privata messa a disposizione dei sacerdoti per la celebrazione della S. Messa festiva ai fedeli della zona posta all'estremità opposta della parrocchia rispetto a via Puccini.

Dopo quattro di disagi, di una vita trascorsa nella cura delle anime in locali umidi e quasi malsani quali erano quelli della cappella di via Puccini, il doversi spostare da una cappella all'altra con qualsiasi tempo, non giovarono certo alle già precarie condizioni salute di don Giuseppe Magni che andarono sempre più peggiorando. Si giunse così al 15 settembre del 1970, quando arrivò, a sostituire don Giuseppe, un altro prete del Paradiso: don Lucio Gaspari. Sul "libro cassa" del periodo il passaggio delle responsabilità nella conduzione della parrocchia è effettuato molto semplicemente con una firma di don Giuseppe e di due parrocchiani: Luciana Piazzesi e Mario Mattei.

Seguirono alcuni anni nel corso dei quali vennero gettate le basi per lo sviluppo del progetto che porterà in seguito al raggiungimento della meta: la costruzione della nuova chiesa.

Il primo provvedimento adottato da don Lucio fu quello di separare la gestione delle entrate e delle uscite tenendo due distinti registri per i movimenti contabili rispettivamente uno della "Chiesa nuova ed opere parrocchiali" e l'altro della gestione ordinaria. Tale decisione fu deliberata in data 20 settembre 1970 in una riunione con i laici della Commissione Amministrativa ai quali fu fatto notare, come si legge nel verbale scritto di pugno da don Lucio alla pag. 7 e seg. del "libro cassa" della nuova chiesa, "...che talvolta potrebbe rendersi necessario il prelievo da tale specifico fondo, di sommenecessarie per sopperire alle necessità della chiesa e della cappellina attuale. Talora, infatti, le entrate ordinarie non bastano all'esercizio ordinario".

Le prime scritture sul riportate sul "Libro Cassa delle entrate e delle uscite riguardanti la costruzione della Chiesa e delle opere parrocchiali a S. Croce a Quinto" si riferiscono allo scorporo dal registro ordinario dei movimenti in entrata ed in uscita relativi alla chiesa nuova. La rilevazione viene effettuata retroattivamente con inizio dal 1 gennaio 1969 e termina al 30 settembre 1970. Le cifre riportate al nuovo registro risultano essere: L. 2.308.590 per le entrate e L. 220.000 per le uscite. Alla pag. 77 del libro relativo ai movimenti della chiesa ordinaria è allegato il prospetto dimostrativo che riporta il dettaglio delle cifre appena citate.

Fra le iniziative adottate si ricordano:

· l'azione di persuasione diretta all'allargamento della base dei fedeli che aderiscono alla così detta "sottoscrizione", che consiste nell'impegno di versare un importo fisso mensile;

· nel riferire al fondo per la chiesa nuova alcune tipologie di entrate, quali: la somma raccolta in chiesa alle S. Messe della prima domenica del mese, la metà delle offerte raccolte nel corso delle Benedizioni Pasquali, le somme ricavate dalla vendita della vendita della carta e dei cenci raccolti dai parrocchiani, le offerte che pervengono attraverso i salvadanai, le fiere di beneficienza e così via.

Gli anni 1971, 1972, 1973 videro il verificarsi di molti eventi, alcuni gioiosi altri che portarono tristezza. Fra i primi sono certamente da annoverare il riconoscimento della Parrocchia e la nomina di don Lucio a parroco. Infatti il 12 Luglio 1971 il Presidente della Repubblica, Giuseppe Saragat, firma il decreto che riconosce ufficialmente agli effetti civili la Parrocchia di S. Croce a Quinto e, nella stessa data, l'Arcivescovo Cardinale Ermenegildo Florit, con bolla a firma del vicario Giovanni Bianchi, investe don Lucio Gaspari dei doveri di Parroco della nostra Parrocchia. Il 21 Aprile 1972 lo stesso vicario firma il "diploma" ufficiale di tale investitura. Nello stesso anno, a Settembre, fu fatto un altro passo in avanti nella realizzazione del nostro sogno: l'acquisto della cappella di via Busoni.

Dobbiamo tenere presente, infatti, che nella zona del quartiere volta verso la via del Termine, il processo di edificazione era andato avanti e la popolazione era notevolmente aumentata, al punto che non fu più possibile utilizzare per il servizio della S. Messa la cappellina della Villa la Fonte. Poiché le nostre finanze non ci permettevano di sostenere la spesa per l'acquisto di un nuovo locale, fu deciso di interessare la Curia Arcivescovile perché ci fornisse un concreto aiuto per risolvere il problema. La richiesta fu accolta con favore e fu possibile acquistare, per essere destinato a cappella, un appartamento al piano terreno di un palazzo in costruzione in via Busoni al 6. Il prezzo pattuito fu di 14.000.000. Considerato che l'immobile era destinato ad accogliere al suo interno un grande numero di fedeli, fu richiesto al costruttore di attuare le necessarie modifiche strutturali perché fosse evitato il pericolo di cedimenti. Il 14 settembre 1971, presso il notaio Nizzi-Nuti, don Adorno Casini, nella sua qualità di Direttore dell'Ufficio Amministrativo Diocesano della Curia di Firenze, stipulava con la ditta Ligra, e a favore del Beneficio Parrocchiale di S. Maria a Cofferi, il preliminare di compravendita. Il pagamento della Curia fu rateizzato nel modo seguente:

per L.

5.000.000

- alla stipula del compromesso, con assegno 3130363 del Credito Italiano;

"" ""

3.000.000

- in data 26/10/1971 con assegno 3130392 del Credito Italiano;

"" ""

2.000.000

- in data 12/11/1971 con assegno America Express;

"" ""

2.000.000

- in data 4/1/1972 con assegno 3136847 del Credito Italiano.

l'importo di L. 2.000.000 mancante per raggiungere la cifra pattuita è presumibile sia stata pagato in data 30/8/71, e ciò in base ad una annotazione apposta sull'all.18/b dal venditore, Rufo Rodolfo, titolare della ditta LIGRA.

A questo punto della storia è opportuno fare una piccola digressione per spiegare alcuni eventi che procurarono non pochi grattacapi negli anni successivi.

Come abbiamo già detto, fino dal luglio 1971 la Parrocchia era stata riconosciuta civilmente. Tuttavia ciò non le consentiva di stipulare contratti perché non aveva ancora ottenuto il riconoscimento come "Ente Chiesa", cioè come organismo economico abilitato ad essere titolare del diritto di proprietà. Tale riconoscimento sarà ottenuto per decreto del Ministro dell'Interno datato 29 novembre 1986 e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 21 gennaio 1987.

Questo spiega perché il preliminare di acquisto della cappella di via Busoni fu fatto redigere a favore del Beneficio Parrocchiale di S. Maria Cofferi, nonché il motivo per cui, con il contratto definitivo, redatto fra l'altro solo il 9 Giugno 1979, l'immobile fosse intestato a don Renato Villa (all. 17/b). Il ritardo nella stipula del contratto e il fallimento del costruttore, decretato dal Tribunale in data 29/12/1981, determinarono il sorgere di un ulteriore problema: poiché il rogito notarile era stato stipulato in data compresa nei due anni precedenti il fallimento, c'era il concreto pericolo che il Tribunale fallimentare decretasse la revocatoria della vendita. Fortunatamente fu possibile raccogliere una serie di documenti che consentirono al curatore fallimentare di poter aderire ad una transazione con la quale la parrocchia, anche se chiamata a pagare una ulteriore somma di 3.000.000, poté evitare le conseguenze del fallimento e chiudere finalmente la vertenza. Il problema della intestazione, ma non, fortunatamente, del fallimento, si ripresentò nel 1973 quando, come diremo in seguito, si decise di investire i fondi raccolti per la Chiesa Nuova in un immobile da vendere successivamente, quando fosse iniziata la costruzione del nuovo complesso parrocchiale.

Il 1972 passò senza grossi scossoni e alla fine dell'anno la situazione finanziaria cominciava a mostrare segni di ripresa. La somma raccolta fino a quella data per la costruzione della Chiesa nuova ammontava a L. 10.976.530 delle quali erano state utilizzate L. 404.700, destinate in parte per le prime spese strettamente inerenti al progetto (disegni, documenti, viaggi e così via) ed in parte per approntare gli strumenti (circolari, volantini, acquisto salvadanai ecc.) per promuovere la raccolta di nuove offerte.

Si giunse in questo modo al 13 Giugno del 1973 quando nel corso della riunione della commissione amministrativa appositamente convocata, don Lucio esponeva le sue preoccupazioni per l'andamento al rialzo dell'inflazione, che andava lentamente svalutando il potere d'acquisto del nostro "gruzzolo", piccolo ma prezioso perché costituito dalle offerte dei fedeli, ed invitava la commissione ad esprimersi sulle modalità di un suo investimento, facendo presente che la Curia, interpellata in proposito, era favorevole all'acquisto di un appartamento da adibire ad abitazione dei sacerdoti. I Sigg. Urso, Cappelli e Porreca furono incaricati di ricercare nel territorio della parrocchia un quartiere che costituisse una idonea soluzione al problema prospettato. La scelta cadde su un appartamento di 4 stanze, al piano terreno dell'immobile posto al 8 della via Busoni, adiacente alla cappella acquistata in precedenza dalla Curia. Il prezzo fu stabilito in L. 18.500.000 dei quali 6 milioni con mutuo fondiario e 12 milioni in contanti. Il 30 agosto 1973 fu stipulato il preliminare di compravendita e versato un acconto di L. 2.500.000. Il saldo fu versato in data 27 settembre 1973. Nella riunione del 25 ottobre 1973 la Commissione Amministrativa prendeva atto che, in mancanza dell'Ente Chiesa, l'immobile sarebbe stato intestato al beneficio parrocchiale di S. Maria a Quinto (Quinto Alto), sia pure con tutte le cautele del caso suggerite dall'Ufficio Amministrativo Diocesano a salvaguardia dei nostri diritti. Nella stessa riunione la Commissione stabiliva in L. 45.000 il corrispettivo che i sacerdoti avrebbero dovuto versare al fondo Chiesa Nuova a titolo di affitto per l'appartamento.

I sacerdoti si trasferirono nella nuova e molto più accogliente abitazione e le stanze della cappella di via Puccini si resero disponibili per migliorare il servizio pastorale ai fedeli in particolare per i catechismo dei bambini. Inoltre l'entrata in esercizio della cappella di via Busoni determinò un considerevole miglioramento anche nel servizio religioso festivo.

 

Alla fine del 1973 le offerte raccolte per la Chiesa Nuova ammontavano a L. 16.108.809, delle quali erano state già spese L. 13.003.550.- È importante precisare che nelle entrate non era compresa la somma elargita dalla Curia per l'acquisto della Cappella di via Busoni.

L'acquisto dell'abitazione per i sacerdoti provocava anche la nascita del secondo debito, cioè la quota mutuata di L. 6.000.000 e col mese di gennaio 1974 se ne iniziò la restituzione con il pagamento della prima rata semestrale dell'importo di L. 313.805.

Nella riunione della Commissione amministrativa del 14 febbraio 1974 don Lucio chiese di riflettere se non fosse il caso di accettare la proposta della Soc. Ligra, che consigliava l'acquisto di un vano cantina da abbinare alla cappella che era stata trattata senza tale accessorio. Il prezzo richiesto di L. 2.000.000 sembrò ragionevole, anche in considerazione del fatto che quando fosse stato necessario alienare l'immobile la presenza della cantina ne avrebbe aumentato il valore. La proposta fu quindi approvata ma la spesa fu effettivamente sostenuta solamente due anni più tardi, nel 1976.

Una nota tristissima di quell'anno è costituita dal manifestarsi, fino dal mese di marzo, dei primi sintomi della terribile malattia che provocherà la morte di don Lucio. Il parroco fece la sua ultima registrazione sul Libro Cassa il 7 febbraio 1974 e ritornò alla casa del Signore il 28 Aprile 1974. La parrocchia rimase affidata a don Giacomo fino al gennaio del 1977 quando giunse fra noi il nuovo parroco: don Mario Usubelli.

Il rimanente periodo del 1974 e l'intero 1975 passarono senza che accadesse niente di particolare. La morte del parroco aveva lasciato un vuoto incolmabile e venne mancare la spinta e lo stimolo che avevano alimentato tutti durante la sua presenza. Tuttavia la Curia continuò ad attivarsi per quei problemi ai quali era stata interessata da don Lucio, in particolare per l'acquisizione del terreno su cui costruire la nuova chiesa.

La raccolta delle offerte continuava perché ormai era stata avviata su basi abbastanza consolidate: coloro che avevano preso l'impegno mensile continuavano a effettuare i loro versamenti, ed inoltre venivano destinate al fondo della nuova chiesa le offerte raccolte in particolari circostanze: la questue della prima domenica del mese, le offerte delle benedizioni delle case e delle S. Messe del periodo pasquale, la raccolta tramite i salvadanai, le questue e le offerte delle prime comunioni e delle cresime, quelle in suffragio dei defunti, quelle per i battesimi, il ricavato della vendita della carta e degli stracci e così via. La situazione finanziaria non era delle più floride ma l'andamento delle offerte induceva a guardare al futuro con un certo ottimismo, magari non tanto condiviso da don Giacomo che fu costretto ad attingere dalla Cassa della chiesa per il sostentamento proprio e della madre in quanto la "congrua" che la Curia gli aveva promesso, non era ancora stata erogata ad un anno dalla morte di don Lucio. Ne offre testimonianza un appunto di don Giacomo, datato 20 aprile 1975 e inserito nel libro cassa.

Finalmente nel giugno del 1976 giunse a conclusione la vicenda del terreno. La curia aveva trovato un accordo con i Sigg. Pecchioli, proprietari del terreno sul quale il piano regolatore prevedeva l'insediamento di una struttura religiosa. In base a tale accordo il proprietario cedeva il terreno necessario alla costruzione del complesso parrocchiale contro il pagamento di L. 13.000.000, avvenuto presumibilmente, qualche giorno dopo il 16 giugno 1966, data di rilascio degli assegni circolari del Monte dei Paschi intestati ai proprietari.

Questa era la situazione al 31/12/1976, qualche giorno prima che don Mario facesse il suo ingresso in parrocchia:

Offerte raccolte fino al 31/12/76

35.538.852

Spese per acquisto abitazione dei sacerdoti

12.500.000

Spese per acquisto cantine, notarili e di registro

3.582.547

Alla Curia per transazione terreno

13.000.000

Rate mutuo già pagate

1.518.233

Altre spese diverse

1.134.550

Totale già speso

31.735.330

Fondi disponibili

3.803.522

 

35.538.852

 

L'anno 1977 cominciava così sotto i migliori auspici: il nuovo parroco, con la sua esperienza, avrebbe certamente dato nuovo impulso alla marcia del progetto. La disponibilità del terreno avrebbe consentito finalmente di poter cominciare a mettere mano alla stesura del progetto che fu affidato agli architetti Zetti e Castellani, due eccellenti professionisti che operavano prevalentemente su Sesto Fiorentino.

Frattanto don Mario aveva istituito la Commissione per la Costruzione della Nuova Chiesa. Tale commissione, composta da laici in possesso di conoscenze tecniche in vari campi specialistici, aveva il compito di coadiuvare gli architetti nel seguimento dei lavori. Essenzialmente avrebbe reperito le ditte a cui affidare i lavori, valutato i preventivi, controllato i materiali e via dicendo. Intanto, nel corso del 1978 don Giacomo Cagnoni lasciò la parrocchia per continuare il suo ministero come parroco nella diocesi di Pistoia.

Finalmente, nel luglio del 1979 fu aperto il "passo" che, dalla via Gramsci, consentiva l'accesso al terreno della erigenda nuova chiesa. Per dare agli abitanti del quartiere un segno tangibile che, finalmente, si cominciava a vedere il risultato di tanti anni di lavoro e di speranze, fu sistemata sul terreno, una struttura realizzata in legno rustico, che fungeva da altare quando, in occasioni particolari e tempo permettendo, si celebrava la S. Messa all'aperto.

Alla fine dell'anno 1979 erano stati raccolti 65.930.521 ei fondi disponibili erano di 30.837.024. Questo fu anche l'anno in cui fece la sua apparizione in parrocchia don Renato Villa.

La comunità poteva finalmente vedere con i propri occhi che le cose cominciavano a muoversi concretamente. Tuttavia tutti noi dovemmo, ben presto,prendere atto che non era assolutamente il caso di tirare il classico respiro di sollievo. A quel punto, infatti, iniziò un estenuante periodo di docce fredde dovuto inizialmente ai tempi della Curia, che avendo altri cantieri aperti per altre parrocchie, procrastinava il rilascio del nullaosta per il nostro progetto. Superato anche questo scoglio, venne il travagliato rapporto con il settore urbanistica dell'amministrazione comunale che, con un comportamento molto singolare, sembrava volesse imporre, per la stesura del progetto, un architetto di propria fiducia, naturalmente a nostro carico. Per superare anche questo ostacolo la Curia fece valere tutta la propria autorità minacciando di scegliere il progetto fra quelli fatti elaborare allo scopo in un concorso internazionale.

In effetti gli anni 1980, 1981, 1982, 1983 passarono senza che il progetto facesse significativi passi in avanti. Le entrate continuavano ad affluire sia pure con un andamento altalenante dovuto forse alle oscillazioni del morale della gente che ogni tanto cadeva nello scoramento. Le spese si limitarono al pagamento delle rate del mutuo, salvo nel 1983, quando furono liquidate alcune notule dei professionisti che avevano curato le varie pratiche. Il 1980 fu anche l'anno del felice ingresso in parrocchia di don Pasquale Ghilardi, venuto in sostituzione di don Renato che era sempre in bilico fra il dedicarsi all'ascetismo degli eremiti e l'immergersi fra la gente per condividerne i problemi. E deve essere rimasto sempre nel dubbio, perché sembra abbia continuato a dedicarsi a entrambe le attività, anche dopo che lasciò la parrocchia, nel 1980, per svolgere la sua missione fra i terremotati della Basilicata. L'anno 1981 è quello che vide fra noi don Gianni Malberti, un giovane sacerdote che dotato, sembra, di discreta avvenenza, fu subito indicato come "il prete bello". Passò fra noi come una meteora perché ripartì nel 1984, riuscendo tuttavia a far lievitare le bollette del telefono come mai nessuno, prima o dopo di lui, è mai stato in grado di fare. Alla fine del 1983 la raccolta per la chiesa nuova era stata di L.157.181.700 di cui erano stati utilizzati L. 47.676.618.

Il 1984 che vede il grande avvenimento: l'inizio dei lavori. In data 23 settembre 1984 il Cardinale Piovanelli inaugurava l'apertura del cantiere con la posa della prima pietra. All'inizio dell'anno le disponibilità finanziarie erano di L.109.505.082 e al 31/12/1984 il saldo disponibile di L. 251.326.948. In 12 mesi erano stati raccolti oltre 164.000.000. I parrocchiani avevano fatto uno sforzo incredibile. Anche le spese, ovviamente, cominciarono a crescere. Pur senza spendere una lira per la muratura, nei tre mese che precedettero la fine dell'anno furono sostenuti costi per oltre 22.000.000.

Negli anni successivi i lavori proseguirono senza sosta ma anche la risposta della comunità fu pari all'impegno. Oltre agli aiuti che cominciarono ad arrivare dalla Curia, vi fu una partecipazione generosa anche da comunità lontane dalla nostra. Nelle registrazioni contabili delle "entrate" si rilevano spesso le causali "Amici di Roma", oppure "Amici di Firenze", "Amici di Bergamo". In particolare questi ultimi furono quelli che più degli altri ci hanno sostenuto nello sforzo compiuto per arrivare al termine del nostro impegno.

Nell'ottobre del 1985 giunse don Carlo Cappi, il prete "tardivo" nel senso che ebbe la chiamata del Signore già in avanti con gli anni. Era ingegnere e portò in parrocchia lo strumento principe della moderna tecnologia: il computer. Ripartì nel 1989 per andare a svolgere la sua missione nella parrocchia di Galliano, in Mugello.

Il 1986 passò senza grandi novità; i lavori procedevano con una certa alacrità e finalmente giunse il 1987, l'anno dell'esultanza.

Nel mese di settembre del 1987, a tre anni esatti dalla posa della prima pietra, fu celebrata, con la partecipazione del Cardinale, la S. Messa per la cerimonia della inaugurazione della nuova chiesa e delle opere parrocchiali. Molto ancora rimaneva da fare e lo sforzo continuò ancora negli anni seguenti, fino a tutto il 1991, quando la Commissione Amministrativa decise che non c'era più alcuna ragione pratica per tenere separata la gestione della chiesa ordinaria da quella chiesa nuova.

Al 31/12/91 erano stati spesi 2.591.902.344, dei quali altre la metà offerti dalla comunità parrocchiale.

La classificazione delle offerte, in relazione alla provenienza, mostra la seguente distribuzione:

Contributi della Curia

550.000.000

Vendita appartamento e cappelle

453.000.000

Amici di Bergamo

260.000.000

Offerte della comunità ed altre offerte

1.329.000.000

Aldo Cappelli