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Pastore buono: è il titolo più disarmato e disarmante che Gesù abbia dato a se stesso. Eppure questa immagine non ha in sé nulla di debole o remissivo: è il pastore forte che si erge contro i lupi, che ha il coraggio di non fuggire; il pastore bello nel suo impeto generoso; il pastore vero che si frappone fra ciò che dà la vita e ciò che procura morte al suo gregge.

Il pastore buono che nella visione del profeta «porta gli agnellini sul seno e conduce pian piano le pecore madri» (Isaia 40,11), evoca anche una dimensione tenera e materna che, unita alla fortezza, compone quella che papa Francesco chiama con un magnifico ossimoro, una «combattiva tenerezza» (Evangelii gaudium 88).

Che cosa ha rivelato Gesù ai suoi? Non una dottrina, ma il racconto della tenerezza ostinata e mai arresa di Dio. Nel fazzoletto di terra che abitiamo, anche noi siamo chiamati a diventare il racconto della tenerezza di Dio. Della sua combattiva tenerezza.

Qual è il comportamento, il gesto che caratterizza questo pastore secondo il cuore di Dio? Il Vangelo di oggi lo sottolinea per cinque volte, racchiudendolo in queste parole: il pastore dà la vita. Qui affiora il filo d'oro che lega insieme tutta intera l'opera ininterrotta di Dio nei confronti di ogni creatura: il suo lavoro è da sempre e per sempre trasmettere vita, «far vivere e santificare l'universo» (Prece eucaristica III).

Dare la vita non è, innanzitutto o solamente, morire sulla croce, perché se il Pastore muore le pecore sono abbandonate e il lupo rapisce, uccide, vince.

Dare la vita è l'opera generativa di Dio, un Dio inteso al modo delle madri, uno che nel suo intimo non è autoreferenzialità, ma generazione..

Un Dio compreso nel senso della vite che dà linfa ai tralci; del seno di donna che offre vita al piccolo; dell'acqua che dà vita alla steppa arida. Io offro la mia vita significa: vi offro una energia di nascita dall'alto; offro germi di divinità, per farvi simili a me (noi saremo simili a lui, 1 Gv 3,2 nella II Lettura)

Solo con un supplemento di vita, la sua, potremo battere coloro che amano la morte, i tanti lupi di oggi.

Perché anche noi, discepoli che vogliono, come lui, sperare ed edificare, dare vita e liberare, siamo chiamati ad assumere il ruolo di "pastore buono", cioè forte e bello, combattivo e tenero, del gregge che ci è consegnato: la famiglia, gli amici, quanti contano su di noi e di noi si fidano.

"Dare vita" significa contagiare di amore, libertà e coraggio chi avvicini, di vitalità ed energia chi incontri. Significa trasmettere le cose che ti fanno vivere, che fanno lieta, generosa e forte la tua vita, bella la tua fede, contagiosi i motivi della tua gioia.

Padre Ermes Ronchi

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Tre sono gli aspetti che vengono coinvolti dalla venuta del Signore risorto: uno intellettuale (“aprì loro la mente all'intelligenza delle Scritture”), uno affettivo (“per la grande gioia”) e uno operativo (“Di questo voi siete miei testimoni”). Sono tre aspetti essenziali della fede, perché Gesù non resti un “fantasma”, un essere evanescente, ma diventi, per ciascuno di noi, un commensale, un compagno di viaggio. L’aspetto intellettuale anzitutto: nel nostro mondo iper-specializzato, in cui sono necessari vent’anni di studio per ottenere una qualifica, lasciamo la fede nel mondo dell’approssimativo e dell'infantile. Quante cene ho passato discutendo con adulti che mi parlavano di fede con tre cognizioni imparate al catechismo delle elementari! Quanti sensi di inferiorità ho visto in cristiani incapaci di rendere conto della speranza che è in loro! Il Signore ci apre la mente all’intelligenza delle Scritture: dedichiamo tempo a leggere e capire la Parola, a renderla viva nella nostra vita. Questa lettera d’amore che è la Bibbia troppo spesso giace impolverata nel fondo dei ripiani delle nostre librerie! Abbiamo il coraggio dell’ascolto, del capire, come i discepoli di Emmaus che in quel crepuscolo ricevettero da Cristo stesso la spiegazione delle Scritture. Un secondo aspetto viene coinvolto dalla presenza del Cristo: quello affettivo; i discepoli provano una grande gioia, quasi un turbamento, nel vedere il Signore. Ne stiamo parlando molto in questi giorni: la fede non può rimanere su di un piano di adesione esteriore (“conosco” la fede) ma deve necessariamente coinvolgere il nostro cuore, i nostri affetti. Finché non saremo conquistati dalla bellezza e dalla gioia che scaturisce dalla presenza del Cristo, non potremo veramente dirci cristiani. Infine l’aspetto della testimonianza, della concretezza, del contagio: la fede diventa testimonianza. Attenti: niente crociate con il crocifisso in mano, per carità, ma la capacità di rendere ragione del nostro comportamento. Il Signore è venuto per portarci la pace interiore, il perdono che è la profonda riconciliazione con noi stessi e con gli altri. Lasciamoci raggiungere senza paura: il Signore ancora oggi ci ripete: “sono proprio io!”

Tu sei vivo in mezzo a noi, Signore, e ci doni la pace perché anche noi la portiamo al mondo. A te onore e gloria, Signore Gesù vivente nei secoli!

Paolo Curtaz

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È la domenica di Tommaso e di una beatitudine che sento mia: Beati quelli che non hanno visto eppure credono! Le altre le ho sentite difficili, cose per pochi coraggiosi, per pochi affamati di immenso. Questa è una beatitudine per tutti, per chi fa fatica, per chi cerca a tentoni, per chi non vede, per chi ricomincia. Siamo noi quelli di cui parla Gesù, noi che non abbiamo visto eppure di otto giorni in otto giorni continuiamo a radunarci nel suo nome, a distanza di millenni e a prossimità di cuore; di noi scrive Pietro: «voi lo amate pur senza averlo visto». Otto giorni dopo venne Gesù, a porte chiuse. C’è aria di paura in quella casa, paura dei Giudei, ma soprattutto paura di se stessi, di come lo avevano abbandonato, tradito, rinnegato così in fretta. Mi conforta pensare che, se anche trova chiuso, non se ne va. Otto giorni dopo è ancora lì: l’abbandonato ritorna da quelli che sanno solo abbandonare.

Viene e sta in mezzo a loro. Non chiede di essere celebrato, adorato. Non viene per ricevere, ma per dare. È il suo stile inconfondibile. Sono due le cose che porta: la pace e lo Spirito.

Pace a voi. Non un semplice augurio o una promessa futura, ma una affermazione: la pace è a voi, vi appartiene, è già dentro di voi, è un sogno iniziato e che non si fermerà più. Io vi porto questo shalom che è pienezza di vita. Non una vita più facile, bensì più piena e appassionata, ferita e vibrante, ferita e luminosa, piagata e guaritrice. La pace adesso.

Soffiò e disse loro: ricevete lo Spirito Santo. Su quel pugno di creature, chiuse e impaurite, scende il vento delle origini, il vento che soffiava sugli abissi, che scuote le porte chiuse: ecco io vi mando!

Scende lo Spirito di Gesù, il suo segreto, il suo mistero, ciò che lo fa vivere, il suo respiro stesso: vivrete di ciò di cui vivo io. Lo ha sperimentato Paolo: non son più io che vivo, è Cristo che vive in me. Lo ha comunicato a tutti: Voi siete già stati risuscitati con Cristo (Col 3,1). Già risorti adesso, per un’eternità che già mette le sue prime gemme. In quel soffio Gesù trasmette la sua forza: con lo Spirito di Dio voi farete le cose di Dio. E la prima delle cose da Dio è il perdono.

Tommaso, metti qua il tuo dito nel foro dei chiodi, stendi la mano, tocca! Le ferite del Risorto, feritoie d’amore: nel corpo del crocifisso l’amore ha scritto il suo racconto con l’alfabeto delle ferite, indelebili ormai come lo è l’amore.

Gesù che non si scandalizza dei miei dubbi, ma mi tende le sue mani. A Tommaso basta questo gesto. Non è scritto che abbia toccato. Perché Colui che ti tende la mano, che non ti giudica ma ti incoraggia, è Gesù. Non ti puoi sbagliare!

padre Ermes Ronchi

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Gesù entra a Gerusalemme, non solo un evento storico, ma una parabola in azione. Di più: una trappola d'amore perché la città lo accolga, perché io lo accolga. Dio corteggia la sua città, in molti modi. Viene come un re bisognoso, così povero da non possedere neanche la più povera bestia da soma. Un Dio umile che non si impone, non schiaccia, non fa paura. «A un Dio umile non ci si abitua mai» (papa Francesco).

Il Signore ha bisogno dell’asino, ma lo rimanderà qui subito. Ha bisogno di quel puledro d'asino, di me, ma non mi ruberà la vita; la libera, invece, e la fa diventare il meglio di ciò che può diventare. Aprirà in me spazi al volo e al sogno.

E allora: Benedetto Colui che viene nel nome del Signore. È straordinario poter dire: Dio viene. In questo paese, per queste strade, in ogni casa che sa di pane e di abbracci, Dio viene, eternamente incamminato, viaggiatore dei millenni e dei cuori. E non sta lontano.

La Settimana Santa dispiega, a uno a uno, i giorni del nostro destino; ci vengono incontro lentamente, ognuno generoso di segni, di simboli, di luce. La cosa più bella da fare per viverli bene è stare accanto alla santità profondissima delle lacrime, presso le infinite croci del mondo dove Cristo è ancora crocifisso nei suoi fratelli. Stare accanto, con un gesto di cura, una battaglia per la giustizia, una speranza silenziosa e testarda come il battito del cuore, una lacrima raccolta da un volto.

Gesù entra nella morte perché là è risucchiato ogni figlio della terra. Sale sulla croce per essere con me e come me, perché io possa essere con lui e come lui. Essere in croce è ciò che Dio, nel suo amore, deve all'uomo che è in croce. Perché l'amore conosce molti doveri, ma il primo è di essere con l'amato, stringersi a lui, stringerlo in sé, per poi trascinarlo in alto, fuori dalla morte.

Solo la croce toglie ogni dubbio. Qualsiasi altro gesto ci avrebbe confermato in una falsa idea di Dio. La croce è l'abisso dove un amore eterno penetra nel tempo come una goccia di fuoco, e divampa. L'ha capito per primo un pagano, un centurione esperto di morte: costui era figlio di Dio. Che cosa l'ha conquistato? Non ci sono miracoli, non risurrezioni, solo un uomo appeso nudo nel vento. Ha visto il capovolgimento del mondo, dove la vittoria è sempre stata del più forte, del più armato, del più spietato. Ha visto il supremo potere di Dio che è quello di dare la vita anche a chi dà la morte; il potere di servire non di asservire; di vincere la violenza, ma prendendola su di sé.

a visto, sulla collina, che questo mondo porta un altro mondo nel grembo. E il Crocifisso ne possiede la chiave.

padre Ermes Ronchi

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dalla Domenica delle Palme alla Domenica "In Albis" - S. Pasqua 2018

 

Quale volto di Gesù, quale volto di Chiesa son o espressi dalla Veglia Pasquale?

La veglia è come il restauro del volto della Chiesa. E' una riscoperta e una rivelazione/manifestazione agli altri. Nella Veglia c'è la conversione del nostro sguardo sull'umanità e su noi. Acquistiamo occhi differenti con cui guardare la storia per vivere il presente e il futuro. Quale volto di Chiesa ci annuncia?

 

I- La Veglia annuncia una Chiesa col volto di sposa che veglia nella notte per attendere l'arrivo dello Sposo.

E' un annuncio fatto col corpo: si sottrae tempo al sonno. Il sonno è simbolo della morte. Vegliare è annunciare la resurrezione, la vittoria della vita sulla morte.

In questa notte che custodisce il segreto della resurrezione di Gesù la Chiesa veglia per diventare annuncio vivente della Pasqua.

 

II- Nella Veglia la Chiesa si riconosce come popolo in cammino. Un cammino dal buio alla luce.

L'assemblea liturgica in quella notte è fisicamente in cammino. La Chiesa nella notte della storia cammina alla luce di Cristo attendendo il compimento. La Veglia come Chiesa in cammino ci fa ritornare alla esperienza dell'Esodo: siamo come allora gli ebrei , un popolo in cammino la cui vita dipende da Dio. Ogni sedentarizzazione è pericolosa. La Veglia ne è l'antidoto. La Veglia pasquale è un canto messo sulla bocca della Chiesa perchè non si dimentichi di essere popolo in cammino :infatti in questa notte cantiamo "Exultet"

 

III-Nella Veglia si manifesta il volto della Chiesa in ascolto. ( Dei Verbum: La chiesa si riconosce come popolo in religioso ascolto della Parola di Dio).

Nella liturgia della parola la Veglia è un cammino attraverso la storia dell'umanità. informe La ricchezza della Parola di Dio nella Veglia ci dice che il senso della Chiesa è di essere in ascolto della Parola. Questo è l'ultimo lavoro che ci è chiesto nella notte della storia: chiedersi, rimanendo nella storia, in ascolto: cosa Dio ha da dire in questo momento?

 

 

ARAZZI

 

1- Gen 1,1-2

 

" In principio Dio creò il cielo e la terra. La terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l'abisso e lo Spirito di Dio aleggiava sulle acque. Dio disse : "Sia la luce!" E la luce fu. Dio vide che la luce era cosa buona e Dio separò la luce dalle tenebre...."

 

Dal desiderio di Dio per ciò che è buono e bello origina l'azione creatrice di astri, terra, piante, animali, uomo e donna. Nell'arazzo si alternano luce e tenebre. Il dinamismo creatore anima ancora la terra feconda e ridente e la dispone come ambiente accogliente per gli uomini. Il mare mosso lievemente riflette la luce d'argento e d'oro che riceve dall'alto. Al centro il chiarore sospeso dell'alba e del tramonto, che apre alla contemplazione della delicata azione dello Spirito, simboleggiato dal gabbiano che si libra su tutto il creato infondendogli vita.

 

2- Gen 22, 1-18

 

"Dio mise alla prova Abramo e gli disse "Abramo!" Rispose "Eccomi!" Riprese "Prendi tuo figlio, il tuo unigenito che ami, Isacco, va nel territorio di Moria e offrilo in olocausto su di un monte che ti indicherò." Abramo si alzò di buon mattino....arrivarono al luogo che Dio gli aveva indicato; Qui Abramo costruì l'altare, collocò la legna, legò suo figlio Isacco e lo depose sull'altare, sopra la legna. Poi Abramo stese la mano e prese il coltello per immolare suo figlio. Ma l'angelo del Signore lo chiamò dal cielo e gli disse "Abramo, Abramo!" Rispose "Eccomi! L'angelo disse "Non stendere la mano contro il ragazzo e non fargli niente! Ora so che tu temi Dio e non mi hai rifiutato tuo figlio, il tuo unigenito".

 

Al centro la figura del giovane Isacco, sulla legna per il sacrificio. L'onda che si vede a destra, dai colori ramati, rappresenta Abramo col braccio alzato per colpire il Figlio. Quanto deve essergli costato obbedire al comando del Signore!

L'onda luminosa a sinistra rappresenta l'angelo del Signore che ferma la mano di Abramo e che promette benedizioni per lui e tutta la sua discendenza e tramite essa a tutte le popolazioni : "Saranno benedette per la tua discendenza tutte le nazioni della terra, perché tu hai obbedito alla mia voce"

Adoriamo il mistero del Padre che ha accolto il dono della vita che Gesù, suo figlio unigenito, ha fatto per la salvezza di tutti gli uomini.

 

 

3- Es 14,15-15,1.

 

Il Signore disse a Mosè "perché gridi verso di me? Ordina agli Israeliti di riprendere il cammino. Tu intanto alza il bastone, stendi la mano sul mare e dividilo, perché gli Israeliti entrino nel mare all'asciutto....Allora Mosè stese la mano sul mare e il Signore durante tutta la notte respinse il mare con un forte vento d'oriente, rendendolo asciutto; le acque si divisero. Gli Israeliti entrarono nel mare, sull'asciutto, mentre le acque erano per loro un muro a destra e a sinistra.

 

In questo arazzo si rivive il dramma di chi aveva come unica prospettiva una morte certa : davanti le acque minacciose invalicabili, dietro i carri lanciati dal Faraone per sterminare. Ma Dio sa creare una strada di speranza anche là dove non sembra possibile.

Anche oggi ci sono persone che si mettono in viaggio scappando da situazioni di morte. A noi la responsabilità di saper inventare strade nuove di accoglienza.

 

 

4 - Is 54, 5-14

 

Tuo sposo è il tuo creatore, Signore degli eserciti è il suo nome; tuo redentore è il santo d'Israele, è chiamato Dio di tutta la terra. Come una donna abbandonata e con l'animo afflitto ti ha il Signore richiamata... "per un breve istante ti ho abbandonata, ma ti riprenderò con immenso amore... Ora è per me come ai giorni di Noè, quando giurai che non avrei riversato più le acque sulla terra... Anche se i monti si spostassero e i colli vacillassero non si allontanerebbe da te il mio affetto né vacillerebbe la mia alleanza di pace" Dice il Signore che ti usa Misericordia.

 

L'arcobaleno ci ricorda l'amore fedele e tenace di Dio per ognuno di noi. Egli non ci lascia mai, dovunque noi ci siamo andati a cacciare. Con ciascuno Egli è disposto a far brillare un'Alleanza di Misericordia e di Speranza.

 

5 - Is 55, 1-11

 

O voi tutti assetati, venite all'acqua. chi non ha denaro venga ugualmente, comprate e mangiate senza denaro, e, senza spesa, vino e latte. ... Porgete l'orecchio e venite a me, ascoltate e voi vivrete. Cercate il Signore mentre si fa trovare..... Come la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza aver irrigato la terra, senza averla fecondata e fatta germogliare.... così sarà della Parola uscita dalla mia bocca, non ritornerà a me senza effetto, senza aver operato ciò che desidera e senza aver compiuto ciò per cui l'ho mandata.

 

Tornare al centro del proprio essere. Scavare alla ricerca della sorgente sotterranea che si dilata quieta sotto il ribollire dello sconvolgimento magmatico. Cercare il punto di ancoraggio e di fiducia trovato il quale si possono anche accettare i mutamenti, le tempeste, imparando ad assecondare le trasformazioni. Quieta presenza in noi del Signore da riscoprire scavando attraverso fango, sassi, detriti. Facendo spazio. Dilatando l'attenzione. Affinando la sensibilità. Rinnovando la memoria. Affidandosi ad una esperienza. Limpida sorgente in grado di attraversare tutti gli strati oscuri, pesanti ed opprimenti per scaturire in novità di vita fresca, dissetante, rigenerante. Nutriti nel profondo per essere generati ad una nuova nascita. Come Nicodemo riappellati a lasciarci intimamente rigenerare da una voce conosciuta, da una presenza amicale che ci parla di un amore immenso che ci precede ci accompagna e ci guida, sanando ogni nostra ferita con la pioggia abbondante della sua consolazione. Fino a scoprirci piccola goccia di un mare immenso di Misericordia.

 

 

6 - Baruc 3,9-34

 

Colui che sa tutto, conosce la Sapienza e l'ha scrutata con la sua intelligenza..colui che manda la luce ed essa corre, l'ha chiamata, ed essa gli ha obbedito con tremore. Le stelle hanno brillato nei loro posti di guardia e hanno gioito; Egli le ha chiamate ed essa hanno gioito:"Eccoci!", e hanno brillato di gioia per colui che le ha create... Egli ha scoperto ogni via della sapienza e l'ha data a Giacobbe, suo servo, a Israele, suo amato. Per questo è apparsa sulla terra e ha vissuto fra gli uomini.

 

Dio comprende in sé la Sapienza, con la quale ha creato l'universo. Essa era presente fin dal principio della creazione e gioiva nel formare il mondo e tutti gli esseri viventi. Così gioisce per ogni persona che nasce e dà a ciascuno la possibilità di conoscerla e possederla. Cristo stesso è la personificazione della Sapienza, e si accompagna al nostro cammino perché impariamo a desiderarla. Quando noi la chiediamo in dono, Egli stesso si dona a noi e ce la partecipa.

 

 

7 - Ezechiele 36, 16-28

 

.."Vi prenderò dalle nazioni, vi radunerò da ogni terra e vi condurrò sul vostro suolo. Vi aspergerò con acqua pura e sarete purificati. Io vi purificherò da tutte le vostre impurità e dai vostri idoli, vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno spirito nuovo, toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne. Porrò il mio Spirito dentro di voi e vi farò vivere secondo le mie leggi e vi farò osservare e mettere in pratica la mie norme... voi sarete il mio popolo e io sarò il vostro Dio".

 

Se offriamo a Dio il nostro cuore Lui lentamente inizia un processo di trasformazione. Toglie da noi tutto ciò che è pesante, freddo, rotto, immobilizzato e ci apre all'inedito del Suo Spirito. Ci conduce per vie nuove, ci moltiplica le forze, ci dà la capacità di portare sulle nostre spalle situazioni impreviste e dolorose. Ci libera dalle nostre paure, dalla nostra grettezza, dal nostro peccato e ci rende capaci di amare al di là di ciò che sembrava impossibile; ci dona il suo stesso amore, la sua stessa forza; ci dona ali di aquila per volare in alto. Fa della nostra vita la Sua Vita, già da oggi ci fa entrare nella Vita Eterna.

8 - Rm 6, 3-11

 

Se siamo morti con Cristo, crediamo che anche vivremo con Lui, sapendo che Cristo risuscitato dai morti non muore più, la morte non ha più potere su di lui... Così anche voi consideratevi morti al peccato, ma viventi per Dio in Cristo Gesù.

 

Nelle tempeste della nostra vita possiamo tenere fisso lo sguardo su Gesù, sui suoi gesti, sulle sue parole. Così facendo possiamo iniziare a intravedere una realtà ulteriore, che ci manifesta il sogno di Dio su di noi.

Dio da sempre sogna che ciascun uomo possa comprendere la propria dignità di figlio atteso, accolto, amato, chiamato a partecipare pienamente alla comunione trinitaria, inviato ad annunciare al mondo il Suo amore. Là dove il Padre che è luce e calore di Vita sempre si dona al Figlio che è fonte di acqua viva; dove il Figlio ama il Padre e vive per manifestare a tutti la tenerezza dell'amore del Padre verso tutti con un amore che arriva fino al dono della propria vita; dove lo Spirito Santo, che è l'amore che si scambiano Padre e Figlio, si fa vicino a noi e ci raccoglie da tutte le nostre dispersioni, incompletezze e insufficienze per ricostruirci secondo l'originale progetto di bene pensato ed amato da Dio fin dalla fondazione del mondo. Soffia su noi la Vita che già oggi è eterna perché è partecipazione alla Sua vita. questo soffio divino presente in noi si ravviva con la partecipazione alla Eucarestia e ci rende capaci già oggi di trasmettere a chi incontriamo la Sua tenera accoglienza e il Suo tenace amore misericordioso.

 

 

9 - Gv 20,1-18

 

Il primo giorno della settimana, Maria di Magdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro.....

... Maria stava all'esterno, vicino al sepolcro, e piangeva....

...si voltò indietro e vide Gesù, in piedi; ma non sapeva che fosse Gesù. Le disse Gesù: "Donna perché piangi, chi cerchi?". Ella, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: "Signore, se l'hai portato via tu, dimmi dove l'hai posto e io andrò a prenderlo". Gesù le disse: "Maria!" Ella si voltò e gli disse in ebraico "Rabbunì!" che significa "Maestro!". Gesù le disse: "Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre, ma và dai miei fratelli e dì loro:" Salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro". Maria di Magdala andò ad annunciare ai discepoli :" Ho visto il Signore!" e ciò che aveva detto.

 

 

Nel buio Maria si mette in cammino. Essa pur avendo amato Gesù con più forza e fedeltà degli altri è ancora al buio: non ha capito il senso profondo di ciò che è accaduto. Nel buio del suo dolore per la perdita del maestro amato trova la forza per andare a prendersi cura del suo corpo, per l'ultima volta. Si aspetta la morte, ma trova l'assenza del cadavere. La grotta che doveva essere piena di morte ora custodisce solo delle bende. Piange l'assenza di un cadavere e scopre una presenza che la chiama per nome, le dà un annuncio di vita e le affida una missione di annunciare un prossimo incontro. Il potere della morte è svuotato. Allora lascia lì l'olio profumato e corre ad annunciare una nuova Speranza.

 

Nel silenzio dell'alba in un giardino inizia un tempo nuovo, come una nuova creazione che è offerta di vita nuova per gli uomini e inizio di una nuova creazione cui partecipa anche la natura con lo sbocciare dei fiori. Inizia l'ottavo giorno, giorno senza fine, giorno dell'adempimento del piano della salvezza voluto da Dio. E' tempo di dare inizio ad una nuova realtà. Il muro di separazione che divideva i popoli è distrutto in Gesù Cristo e anche su di esso ridono i fiori di glicine, fiori dell'amicizia. L'annuncio di Maria raggiunge oggi anche ciascuno di noi :"Ho visto il Signore!" e apre il nostro cuore ad una gioia senza tramonto.

Indirizzo e contatti

Siamo a Sesto Fiorentino (Fi)

  • Via Antonio Gramsci 691
  • +39 055-442753
  • santacroceaquinto[at]gmail.com

Orari S. Messe

Giorni feriali: 8:30 ~ 17:30

Mercoledì: 9.30 al Cimitero maggiore di Sesto

Sabato e vigilia di festa: 18:00

Domeniche e festivi: 8:00 ~ 10:00 ~ 11:30 ~ 18:00

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