Letture e commento del giorno

Letture e commento del giorno
VANGELO DEL GIORNO
  1. Trascorso ad Antiochia un pò di tempo, Paolo partì di nuovo percorrendo di seguito le regioni della Galazia e della Frigia, confermando nella fede tutti i discepoli. Arrivò a Efeso un Giudeo, chiamato Apollo, nativo di Alessandria, uomo colto, versato nelle Scritture. Questi era stato ammaestrato nella via del Signore e pieno di fervore parlava e insegnava esattamente ciò che si riferiva a Gesù, sebbene conoscesse soltanto il battesimo di Giovanni. Egli intanto cominciò a parlare francamente nella sinagoga. Priscilla e Aquila lo ascoltarono, poi lo presero con sé e gli esposero con maggiore accuratezza la via di Dio. Poiché egli desiderava passare nell'Acaia, i fratelli lo incoraggiarono e scrissero ai discepoli di fargli buona accoglienza. Giunto colà, fu molto utile a quelli che per opera della grazia erano divenuti credenti; confutava infatti vigorosamente i Giudei, dimostrando pubblicamente attraverso le Scritture che Gesù è il Cristo.
  2. Applaudite, popoli tutti, acclamate Dio con voci di gioia; perché terribile è il Signore, l'Altissimo, re grande su tutta la terra. Dio è il re di tutta la terra, cantate inni con arte. Dio regna sui popoli, Dio siede sul suo trono santo. I capi dei popoli si sono raccolti con il popolo del Dio di Abramo, perché di Dio sono i potenti della terra: egli è l'Altissimo.
  3. In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: « In verità, in verità vi dico: Se chiederete qualche cosa al Padre nel mio nome, egli ve la darà. Finora non avete chiesto nulla nel mio nome. Chiedete e otterrete, perché la vostra gioia sia piena. Queste cose vi ho dette in similitudini; ma verrà l'ora in cui non vi parlerò più in similitudini, ma apertamente vi parlerò del Padre. In quel giorno chiederete nel mio nome e io non vi dico che pregherò il Padre per voi: il Padre stesso vi ama, poiché voi mi avete amato, e avete creduto che io sono venuto da Dio. Sono uscito dal Padre e sono venuto nel mondo; ora lascio di nuovo il mondo, e vado al Padre».
  4. Siamo gli ambasciatori della Chiesa. Ora, qual è la qualità fondamentale per un ambasciatore? essere abile? essere potente? avere una grande fortuna? avere credito? brillare per i suoi talenti personali? essere "persona grata" presso il sovrano a cui è inviato? Tutto ciò è utile e necessario; tutte queste qualità contribuiranno senza dubbio al successo della sua azione, ma saranno insufficienti e sterili, anzi devieranno dal fine perseguito, se l'ambasciatore non si identificherà prima, il più perfettamente possibile, con le intenzioni e i sentimenti del sovrano che lo invia, con gli interessi del paese che rappresenta. La Chiesa ci manda al Re dei re, al trono di Dio. Dobbiamo quindi identificarci con le sue vedute e le sue volontà; la Chiesa ci affida i suoi interessi, che sono quelli delle anime, quelli dell'eternità. Non è una questione banale! Prendiamo dunque nel nostro cuore tutti i bisogni, tutte le necessità della vita, le angosce delle anime che soffrono, i pericoli di coloro che sono in questo momento nella morsa del demonio, le sollecitudini di coloro che devono dirigerci; affinché tutti possano ricevere l'aiuto di Dio. (...) Pensate, infatti, a ciò che dice Nostro Signore stesso: "In verità vi dico: qualunque cosa chiederete al Padre mio nel mio nome, ve la darà" (Gv 16,23). Affidatevi a questa promessa, chiedete molto, chiedete con fiducia, e il Padre, "dal quale proviene ogni dono perfetto" (cfr. Giacomo 1,17), aprirà le sue mani per riempire ogni anima di benedizioni. Perché non siamo noi a pregare, a intercedere in questo momento; è la Chiesa, è Cristo, il nostro Capo, il Sommo Pontefice che prega in noi e che è davanti al Padre suo per perorare la causa delle anime che ha redento (Eb 9,24; 7,25).
  5. Mentre Paolo era a Corinto, una notte in visione il Signore gli disse: "Non aver paura, ma continua a parlare e non tacere, perché io sono con te e nessuno cercherà di farti del male, perché io ho un popolo numeroso in questa città". Così Paolo si fermò un anno e mezzo, insegnando fra loro la parola di Dio. Mentre era proconsole dell'Acaia Gallione, i Giudei insorsero in massa contro Paolo e lo condussero al tribunale dicendo: "Costui persuade la gente a rendere un culto a Dio in modo contrario alla legge". Paolo stava per rispondere, ma Gallione disse ai Giudei: "Se si trattasse di un delitto o di un'azione malvagia, o Giudei, io vi ascolterei, come di ragione. Ma se sono questioni di parole o di nomi o della vostra legge, vedetevela voi; io non voglio essere giudice di queste faccende". E li fece cacciare dal tribunale. Allora tutti afferrarono Sòstene, capo della sinagoga, e lo percossero davanti al tribunale ma Gallione non si curava affatto di tutto ciò. Paolo si trattenne ancora parecchi giorni, poi prese congedo dai fratelli e s'imbarcò diretto in Siria, in compagnia di Priscilla e Aquila. A Cencre si era fatto tagliare i capelli a causa di un voto che aveva fatto.

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