Letture e commento del giorno

Letture e commento del giorno
  1. In quei giorni, arrivarono a Cesarea il re Agrippa e Berenìce, per salutare Festo. E poiché si trattennero parecchi giorni, Festo espose al re il caso di Paolo: "C'è un uomo, lasciato qui prigioniero da Felice, contro il quale, durante la mia visita a Gerusalemme, si presentarono con accuse i sommi sacerdoti e gli anziani dei Giudei per reclamarne la condanna. Risposi che i Romani non usano consegnare una persona, prima che l'accusato sia stato messo a confronto con i suoi accusatori e possa aver modo di difendersi dall'accusa. Allora essi convennero qui e io senza indugi il giorno seguente sedetti in tribunale e ordinai che vi fosse condotto quell'uomo. Gli accusatori gli si misero attorno, ma non addussero nessuna delle imputazioni criminose che io immaginavo; avevano solo con lui alcune questioni relative la loro particolare religione e riguardanti un certo Gesù, morto, che Paolo sosteneva essere ancora in vita. Perplesso di fronte a simili controversie, gli chiesi se voleva andare a Gerusalemme ed esser giudicato là di queste cose. Ma Paolo si appellò perché la sua causa fosse riservata al giudizio dell'imperatore, e così ordinai che fosse tenuto sotto custodia fino a quando potrò inviarlo a Cesare".
  2. Benedici il Signore, anima mia, quanto è in me benedica il suo santo nome. Benedici il Signore, anima mia, non dimenticare tanti suoi benefici. Come il cielo è alto sulla terra, così è grande la sua misericordia su quanti lo temono; Come dista l'oriente dall'occidente, così allontana da noi le nostre colpe. Il Signore ha stabilito nel cielo il suo trono e il suo regno abbraccia l'universo. Benedite il Signore, voi tutti suoi angeli, potenti esecutori dei suoi comandi, pronti alla voce della sua parola.
  3. In quel tempo, quando si fu manifestato ai discepoli ed essi ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: «Simone di Giovanni, mi vuoi bene tu più di costoro?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pasci i miei agnelli». Gli disse di nuovo: «Simone di Giovanni, mi vuoi bene?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pasci le mie pecorelle». Gli disse per la terza volta: «Simone di Giovanni, mi vuoi bene?». Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli dicesse: Mi vuoi bene?, e gli disse: «Signore, tu sai tutto; tu sai che ti voglio bene». Gli rispose Gesù: «Pasci le mie pecorelle. In verità, in verità ti dico: quando eri più giovane ti cingevi la veste da solo, e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti cingerà la veste e ti porterà dove tu non vuoi». Questo gli disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E detto questo aggiunse: «Seguimi».
  4. Trovo che nell'unico pastore ci sono tutti i pastori buoni (Gv 10,14). Non è infatti vero che manchino i buoni pastori: essi si trovano nell'unico pastore. Gli altri, essendo divisi, sono in molti (…); se il Signore affidò il suo gregge a Pietro, era per dar valore all’unità in lui. Gli Apostoli erano molti, eppure fu detto ad uno solo: “Pasci le mie pecore”. (…) Nell'atto di affidare a lui, come a persona distinta, le proprie pecore, Cristo volle immedesimarlo con sé, sicché, consegnando a lui le pecore, il Signore restasse sempre il capo e Pietro rappresentasse il corpo, cioè la Chiesa (Col 1,18). (…) Cosa gli chiede prima di consegnargliele affinché non le riceva come uno straniero? “Pietro, mi ami tu?” E Pietro: “Sì, ti amo”. E di nuovo: “Mi ami tu?” E Pietro: “Sì, ti amo”. E per la terza volta: “Mi ami tu?” E Pietro: “Sì, ti amo” Gli conferma l'amore per rinsaldare l'unità. Dunque è solo Gesù che è il pastore nei suoi pastori, e loro lo sono in lui. (…) Non è infatti che preannunzi per l'avvenire tempi disgraziati che Dio dice attraverso il profeta: “Io stesso pascerò le mie pecore”, come non avesse a chi affidarle. Anche al tempo di Pietro, anche quando erano al mondo gli Apostoli, quell'unico Pastore nel quale tutti i pastori formano una unità disse: “E ho altre pecore che non sono di quest'ovile; anche queste io devo condurre; ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge e un solo pastore” (Gv 10,16). Tutti i pastori siano dunque nell'unico pastore ed emettano l'unica sua voce. (…) E in lui parlino tutti un unico linguaggio; non abbiano voci discordanti. “Vi esorto pertanto, fratelli, per il nome del Signore nostro Gesù Cristo, ad essere tutti unanimi nel parlare, perché non vi siano divisioni tra voi” (1Cor 1,10). Ecco la voce limpida, purificata da ogni scisma e da ogni eresia, che le pecore debbono ascoltare, seguendo il loro pastore che dice: “Le mie pecore ascoltano la mia voce ed esse mi seguono” (Gv 10,27).

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