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La Parola è un dono. L’altro è un dono

Cari fratelli e sorelle,

la Quaresima è un nuovo inizio, una strada che conduce verso una meta sicura: la Pasqua di Risurrezione, la vittoria di Cristo sulla morte. E sempre questo tempo ci rivolge un forte invito alla conversione: il cristiano è chiamato a tornare a Dio «con tutto il cuore» (Gl 2,12), per non accontentarsi di una vita mediocre, ma crescere nell’amicizia con il Signore. Gesù è l’amico fedele che non ci abbandona mai, perché, anche quando pecchiamo, attende con pazienza il nostro ritorno a Lui e, con questa attesa, manifesta la sua volontà di perdono (cfr Omelia nella S. Messa, 8 gennaio 2016).

La Quaresima è il momento favorevole per intensificare la vita dello spirito attraverso i santi mezzi che la Chiesa ci offre: il digiuno, la preghiera e l’elemosina. Alla base di tutto c’è la Parola di Dio, che in questo tempo siamo invitati ad ascoltare e meditare con maggiore assiduità.

[…]

Cari fratelli e sorelle, la Quaresima è il tempo favorevole per rinnovarsi nell’incontro con Cristo vivo nella sua Parola, nei Sacramenti e nel prossimo. Il Signore – che nei quaranta giorni trascorsi nel deserto ha vinto gli inganni del Tentatore – ci indica il cammino da seguire. Lo Spirito Santo ci guidi a compiere un vero cammino di conversione, per riscoprire il dono della Parola di Dio, essere purificati dal peccato che ci acceca e servire Cristo presente nei fratelli bisognosi. Incoraggio tutti i fedeli ad esprimere questo rinnovamento spirituale anche partecipando alle Campagne di Quaresima che molti organismi ecclesiali, in diverse parti del mondo, promuovono per far crescere la cultura dell’incontro nell’unica famiglia umana. Preghiamo gli uni per gli altri affinché, partecipi della vittoria di Cristo, sappiamo aprire le nostre porte al debole e al povero. Allora potremo vivere e testimoniare in pienezza la gioia della Pasqua.

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Dio ha creato la donna perché tutti noi avessimo una madre

Papa Francesco ha messo in guardia i fedeli dallo sfruttare le donne, atteggiamento questo che “distrugge l’armonia di Dio“, e, al contempo, ha invitato a non considerare la donna solo dal punto di vista funzionale, ma ad aprire gli occhi e allargare gli orizzonti, riconoscendo il vero valore delle donne: “senza la donna non c’è l’armonia nel mondo“, è questo il grande dono che Dio ha fatto all’uomo ponendo affianco a questi la donna.

Prendendo spunto dalla narrazione della Creazione, il Vescovo di Roma ha sottolineato come “quando non c’è la donna, manca l’armonia“. Uomo e donna “non sono uguali“, ha detto il Papa indicando come questa distinzione non sia dovuta alle differenti funzioni dei due o alla superiorità dell’uno sull’altro.

La differenza fondamentale risiede nel fatto che “la donna è per portare armonia. Senza la donna non c’è armonia. […] È lei che porta quella armonia che ci insegna ad accarezzare, ad amare con tenerezza e che fa del mondo una cosa bella”.

Da questo deriva una prima conseguenza, trattare male una donna, sfruttarla, è un atto contro Dio, “è distruggere l’armonia che Dio ha voluto dare al mondo“, ha detto Francesco. Non si tratta dunque di un semplice crimine secondo la società civile, ma di un atto gravissimo contro Dio e contro la Creazione.

“Questo è il grande dono di Dio: ci ha dato la donna“, ha concluso Papa Francesco aggiungendo anche una nota personale, “la donna è l’armonia, è la poesia, è la bellezza. Senza di lei il mondo non sarebbe così bello, non sarebbe armonico. E a me piace pensare – ma questa è una cosa personale – che Dio ha creato la donna perché tutti noi avessimo una madre“.

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Papa Francesco ha invitato i cristiani a ripetere, in modo sicuro e deciso, ogni giorno della propria vita la preghiera “Dio mi ama. Sono sicuro che Dio mi ama. Sono sicura che Dio mi ama.“: è su questa sicurezza che dobbiamo fondare la nostra speranza, una speranza che non delude mai, neppure nei momenti più difficili, perché Dio non ci lascia mai soli, neppure per un istante.

Nella lettera ai Romani, San Paolo ci dice che la speranza non delude. Il motivo è che questa si fonda sulla base più solida che esista: l’amore che Dio ha per noi e che è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato.

Così possiamo esultare e gioire, perché mediante la fede ci rendiamo conto che Dio è sempre presente nella nostra vita; che tutto è opera del suo amore.

Se nella fede accogliamo il suo disegno di salvezza, che avviene per mezzo di Suo Figlio Gesù Cristo, allora siamo in pace con Dio e sperimenteremo la libertà. Ma è una pace che si vive anche in mezzo a preoccupazioni, fallimenti e sofferenze.

La speranza è un dono che ci aiuta a sperimentare che, anche nei momenti più duri e difficili, Dio ci ama e mai non ci lascia soli neppure per un attimo.

La speranza è un dono meraviglioso di Dio siamo chiamati a farci suoi “canali” per tutti. In tal modo, come figli di Dio, impariamo a consolarci e a sostenerci gli uni gli altri. Lo Spirito Santo vi ricolmi con la sua pace e la sua gioia.

 

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«O Signore, fa che io comprenda quale grande pace e sicurezza ha il cuore che non desidera cosa alcuna di questo mondo. Infatti, se il mio cuore brama di ottenere i beni terreni, non può essere né tranquillo né sicuro, perché cerca di avere quello che non ha o di non perdere quello che possiede» (san Gregorio Magno). 

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Voi siete il sale della terra

Nel Vangelo di questa domenica, che viene subito dopo le Beatitudini, Gesù dice ai suoi discepoli: «Voi siete il sale della terra … Voi siete la luce del mondo» (Mt 5,13.14). Questo ci stupisce un po’, se pensiamo a chi aveva davanti Gesù quando diceva queste parole. Chi erano quei discepoli? Erano pescatori, gente semplice… Ma Gesù li guarda con gli occhi di Dio, e la sua affermazione si capisce proprio come conseguenza delle Beatitudini. Egli vuole dire: se sarete poveri in spirito, se sarete miti, se sarete puri di cuore, se sarete misericordiosi… voi sarete il sale della terra e la luce del mondo!

Per comprendere meglio queste immagini, teniamo presente che la Legge ebraica prescriveva di mettere un po’ di sale sopra ogni offerta presentata a Dio, come segno di alleanza. La luce, poi, per Israele era il simbolo della rivelazione messianica che trionfa sulle tenebre del paganesimo. I cristiani, nuovo Israele, ricevono dunque una missione nei confronti di tutti gli uomini: con la fede e con la carità possono orientare, consacrare, rendere feconda l’umanità. Tutti noi battezzati siamo discepoli missionari e siamo chiamati a diventare nel mondo un vangelo vivente: con una vita santa daremo “sapore” ai diversi ambienti e li difenderemo dalla corruzione, come fa il sale; e porteremo la luce di Cristo con la testimonianza di una carità genuina. Ma se noi cristiani perdiamo sapore e spegniamo la nostra presenza di sale e di luce, perdiamo l’efficacia. Ma che bella è questa missione di dare luce al mondo! E’ una missione che noi abbiamo. E’ bella! E’ anche molto bello conservare la luce che abbiamo ricevuto da Gesù, custodirla, conservarla. Il cristiano dovrebbe essere una persona luminosa, che porta luce, che sempre dà luce! Una luce che non è sua, ma è il regalo di Dio, è il regalo di Gesù. E noi portiamo questa luce. Se il cristiano spegne questa luce, la sua vita non ha senso: è un cristiano di nome soltanto, che non porta la luce, una vita senza senso. Ma io vorrei domandarvi adesso, come volete vivere voi? Come una lampada accesa o come una lampada spenta? Accesa o spenta? Come volete vivere? [la gente risponde: Accesa!] Lampada accesa! E’ proprio Dio che ci dà questa luce e noi la diamo agli altri. Lampada accesa! Questa è la vocazione cristiana.

ANGELUS

Piazza San Pietro - Domenica, 9 febbraio 2014

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