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Terra di Dio è il futuro

La domanda che il Maestro rivolge non è mai: Da dove vieni, o: Che cosa hai fatto? Ma sempre: Verso dove sei diretto? Non il passato è la terra di Dio, ma il futuro.
Gesù siede stanco al pozzo, attende qualcuno, attende me.
Giunge una donna senza nome e dalla vita fragile. Dammi da bere. Dio ha sete, ma non di acqua. Ha sete di essere amato. Dal momento che ti mette in vita, Dio ti invita alle nozze con lui. Quella donna che proviene dal popolo di Samaria, rappresenta tutta l'umanità, è la sposa che se n'è andata dietro ad altri amori, e che Dio, lo sposo, vuole riconquistare. Gesù le dice: Se tu conoscessi il dono di Dio...
Ecco il corteggiamento di Dio.
Ti darò un'acqua che diventa sorgente. Ci insegna che c'è un mezzo, uno soltanto, per raggiungere il cuore profondo di ciascuno. E non è il rimprovero, la critica, l'accusa, ma far gustare un di più di bellezza, un di più di bontà, di vita, di primavera,
Una sorgente è molto più di ciò che serve alla tua sete; è senza misura, senza fine, senza calcolo, senza sforzo. Esuberante ed eccessiva. Non sgorga per sé, ma per gli altri. E così fa Dio, venuto a sedersi allo stesso tuo muretto.
Quando parla con le donne Gesù va dritto al cuore, conosce il loro linguaggio, infatti le dice: Vai a chiamare tuo marito, chiama colui che ami.
Va diritto al centro. Perché su questo, sul dare e ricevere amore, si pesa la beatitudine della vita. "Non ho marito". E qui appare il messia di suprema delicatezza, che trova verità e bene anche in quella vita accidentata, fra storie andate in frantumi. Vede la sincerità del cuore ed è su questo frammento d'oro che si appoggia il resto del dialogo. Si interessa del passato solo per dirle, per due volte: Sei sincera, bene. Non ci sono rimproveri, giudizi o critiche, neppure consigli, tipo "vai prima a sistemare la situazione e poi torna qui". La domanda che il Maestro rivolge a tutti non è mai: Da dove vieni, o: Che cosa hai fatto? Ma sempre: Verso dove sei diretto? Non il passato è la terra di Dio, ma il futuro.
Allora la donna non si ritrae ma continua il dialogo. Su di un problema di fede. Dove andremo, dice, per adorare Dio? Sul nostro monte o sul vostro, a Gerusalemme? La risposta è capovolgente: non su un monte, non nel tempio, ma dentro. E dovunque. Sei tu il Tempio, dove vive Dio. Gesù rompe barriere tra razze, sesso, fedi, culture, e dice a quella donna, che è straniera, che è eretica, che è stata tradita e forse ha tradito: Dio lo possiamo cercare oltre la foresta dei riti e delle formule, cercando in spirito e verità.
E la donna lasciata la sua anfora, corre in città. C'è uno che mi ha detto tutto di me... Il suo passato, che era la sua debolezza, diventa adesso la sua forza, le ferite di ieri sono feritoie di energia e speranza. Proprio sopra la fragilità costruisce la sua testimonianza. Un messaggio per ciascuno di noi: non temere le tue debolezze, ma costruiscici sopra. Non nasconderle, sono la tua verità. A due mani con Lui, il peggio che hai avuto può diventare il meglio che hai, per dissetare altri.

P. Ermes Ronchi

Quel filo di luce che lega tutto

E beati coloro che hanno il coraggio di essere luminosi nello sguardo. Davanti a loro puoi dire: è bello per me stare qui accanto a te, insieme a Dio che ha fatto risplendere la vita spalancando per me finestre sul cielo. 

La Quaresima ci sorprende con un Vangelo pieno di sole e di luce. Gesù prese con sé tre dei suoi e salì su di un monte alto, e là si trasfigurò davanti a loro, il suo volto brillò come il sole. Gesù con il volto di sole è una immagine da conservare e custodire per il giorno più buio, quando il suo volto sarà colpito, oltraggiato, umiliato, non più trasfigurato, ma sfigurato. Quella visione dovrà restare viva e pronta nel cuore dei discepoli. Un filo di luce collega il monte della trasfigurazione all'orto degli Ulivi. È la sfida che Pietro, Giacomo e Giovanni debbono raccogliere. Essi sono chiamati a cucire di fede e di speranza quella distanza lunghissima tra il Tabor e il Calvario, divario tra la luce sfolgorante e il buio più totale, fra quel volto bellissimo di Gesù trasfigurato e il volto sfigurato di un crocefisso.

È la sfida quotidiana che ogni credente è chiamato a raccogliere quando dinanzi a ciò che è brutto e inaccettabile, come la malattia, la solitudine, la violenza, la morte, è chiamato a credere e ad “amare sino alla fine”, a consegnare se stesso, a non aver paura di perdere la propria vita, contraendo legami di amore che vadano sino in fondo. Guardiamo Pietro e il suo stupore: È bello qui, è bellissimo, non andiamo via... Pietro ci fa capire che la fede per essere viva deve discendere da uno stupore, da un “che bello!” gridato a pieno cuore. Perché io credo? Perché Dio è la cosa più bella che ho incontrato. E mi fa affermare che è bello stare su questa terra, su questo pianeta minuscolo e bellissimo. È bello abitare questo nostro tempo, che è unico e pieno di potenzialità. È bello essere uomini: non è la tristezza, non è la delusione la nostra verità. È bello stare con Cristo, che è luce da luce, come diciamo nel Credo. Paolo oggi scrive al suo amico Timoteo una frase di emozionante bellezza: Cristo Gesù ha fatto risplendere la vita (2Tm 1,10). Gesù ha fatto splendida l'esistenza e non solo sul suo volto e sulle sue vesti sul monte, non solo il futuro o i desideri, ma la vita qui e adesso, la vita di tutti, la vita segreta di ogni creatura. Ha riacceso la fiamma delle cose, ha fatto risplendere l'amore, ha dato splendore agli incontri e bellezza alle vite, sogni nuovi e bellissime canzoni al nostro sangue. «E i sensi sono divine tastiere» (D. M. Turoldo) che provano gli accordi di una sinfonia che parla di alleanza gioiosa con tutto ciò che vive, perché nelle vene del mondo già corrono frantumi di stelle. E beati coloro che hanno il coraggio di essere ingenuamente luminosi nello sguardo, nel giudizio, nel sorriso. Davanti a loro puoi dire: è bello per me stare qui, accanto a te, insieme a voi, insieme a Dio che ha fatto risplendere la vita spalancando per me finestre sul cielo.

P. Ermes Ronchi

Decreto di libertà

Le tentazioni sono un decreto di libertà. Il primo di tutti i comandamenti lo dimostra: scegli! Tocca a te imboccare una delle due strade, quella della vita o quella della morte.

Quaresima è la stagione delle ripartenze, della primavera che ritorna, della potatura che salva la pianta, della vita che punta diritto verso la luce di Pasqua.

In quel tempo, Gesù... ed è come dire: in questo tempo, io. Perché quell'uomo è ogni uomo, ogni luogo è quel deserto, in cui lo Spirito mi spinge sul bivio che si apre davanti ad ogni scelta: “Hai davanti a te la vita e la morte. Scegli. Ma scegli la vita!”(Deut 30,19)

Noi, siamo ciò che scegliamo.

Matteo mette in scena un Nemico Intelligente che propone cose ragionevoli, baratti vantaggiosi, del buon pane e un nuovo governo del mondo. Se Gesù avesse risposto in un altro modo alle tre proposte del diavolo, non avremmo avuto né la croce né il cristianesimo.

“Di' che queste pietre diventino pane!”, prima tentazione. Se tu sei figlio di Dio, poiché lo sei Figlio di Dio!, usa il tuo potere per te. Ma Gesù non ha mai cercato il pane a suo vantaggio, si è fatto pane a vantaggio di tutti, e risponde offrendo più vita: Non di solo pane vivrà l'uomo.

Il pane dà vita, ma più vita viene dalla bocca di Dio. Tu hai parole di vita eterna (Gv 6,68), parole che fanno viva, finalmente, la vita.

Seconda tentazione: Buttati, così vedremo uno stormo di angeli in volo; verranno a prenderti, Dio l'ha promesso. La tentazione è fatta con la Bibbia in mano (sta scritto che verranno...). La risposta di Gesù: non tentare Dio attraverso ciò che sembra il massimo della fiducia nella provvidenza e invece ne è la caricatura, perché è solo ricerca del proprio vantaggio.

Nella terza tentazione il diavolo alza ancora la posta: inginocchiati e ti darò tutto il potere del mondo. Vuoi fare davvero il messia che cambia la storia? Assicura loro tre cose: pane, interventi risolutivi e spettacolari, e poi un leader, e li avrai in mano. Ma Gesù non cerca uomini da dominare, vuole figli liberi e amanti.

Scrive l'abate Antonio: «Togliete le tentazioni e più nessuno si salverà». Perché scomparirebbero la scelta e la libertà stessa.

Le tentazioni sono un decreto di libertà. Il primo di tutti i comandamenti lo dimostra: scegli! (Deut 30,19). Tocca a te imboccare una delle due strade, quella della vita o quella della morte.

“Allora angeli si avvicinarono e lo servivano”. Il Signore manda angeli anche nella mia casa: li manda a prendersi cura di me, sono quelle persone buone che sanno inventare una nuova carezza, che hanno occhi di luce, che ti sorreggono con le loro mani leggere ogni volta che inciampi. E se lo farò anch'io, vedrò realizzarsi il sogno di Isaia (cfr. 58,7-10): Illumina altri e ti illuminerai, guarisci altri e guarirà la tua ferita. Illumina altri e la tua luce sorgerà, come un meriggio di sole. P. Ermes Ronchi

Ama la vita piccola

Gesù ha appena annunciato le beatitudini e la delusione degli ascoltatori è totale. L’attesa era che Israele diventasse una potenza, conquistando terre e popoli e invece hanno ascoltato Gesù dire: Beati i poveri!

E ancora: Non sono venuto ad abolire la legge, ma a portarla a compimento. Non si riferisce alle centinaia di precetti della legge mosaica, ma alla salvaguardia del cuore della legge, portato alla sua piena fioritura. Gesù non demolisce, ma riassume tutto in uno strabiliante comando nuovo.

Nuovo e antico: tu amerai.

Senza trascurare i dettagli, senza dimenticare i piccoli gesti, amando la vita piccola.

Gesù porta avanti la storia dell’uomo su due linee di fondo: la linea del cuore e la linea della persona. La linea del cuore: Fu detto: non ucciderai; ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello, cioè chiunque alimenta dentro di sé rabbie e rancori, è già in cuor suo un omicida. Ritorna al tuo cuore e guariscilo, solo dopo potrai curare tutta la tua vita. Va’ alla sua radice.

Chi non ama suo fratello è omicida (1Gv 3,15). Significa che non serve uccidere per togliere la vita, basta non amare; non amare è un lento morire, che si propaga. E se tu disprezzi il fratello, il tuo futuro sarà la Geenna, l’immondezzaio di Gerusalemme, cioè tu fai spazzatura della tua vita, la butti nell’immondizia. E’ l’intera tua umanità che marcisce e va in fumo. La linea della persona: Se tu guardi una donna per desiderarla sei già adultero. Non dice: se tu desideri qualcuno. Non è il desiderio a essere condannato, ma quel “per”, vale a dire quando tu metti in moto gesti e parole con lo scopo di sedurre e possedere, tu pecchi contro la bellezza e l’integrità di quella persona. È un peccato di adulterio nel senso originario del verbo adulterare: tu alteri, falsifichi, manipoli, immiserisci la persona. Le rubi il sogno e l’immagine di Dio.

Lo scopo della legge morale non è altro che custodire, coltivare, far fiorire l’umanità dell’uomo. La sua convinzione, che il sabato è per l’uomo e non l’uomo per il sabato, lo perderà sulla croce. Per aver messo la persona prima della legge di Mosè, per questa bestemmia Gesù sarà condannato a morte. Ma chi potrà osservare questi vangeli impossibili? Se la rabbia è già omicidio o se uno sguardo può essere già adulterio? Eppure queste inquietanti pagine del Vangelo sono anche le più umane, qui ritroviamo la radice della vita buona, torniamo a bere alla sorgente del cuore. Dice la Bibbia: Custodisci il tuo cuore perché in esso è la sorgente della vita. Allora il Vangelo è facile, umanissimo, felice, anche quando dice parole che danno le vertigini. Non aggiunge fatica, non cerca eroi, ma uomini e donne veri. C’è da guarire il cuore, per poi guarire la vita.

P. Ermes Ronchi

Gente che accarezza la vita

Voi siete sale, quello che impedisce alla storia di corrompersi. Siete luce, quella che misura il tempo e che scaccia le paure; gente che ogni giorno accarezza la vita e ne fa emergere il bello. 

Che meraviglia il Vangelo! Voi siete un giacimento di sale, di luce e di sapore. Sale, dono del mare e del sole. Luce, figlia primogenita della creazione, che dona bellezza alle cose, addizione di gusto e di senso. Gesù non è venuto a portare un nuovo sistema di pensiero, il suo è irradiamento di luce, spargimento di sale, contagio di fuoco e di gusto. Ma il sale è anche un simbolo spirituale: Voi, discepoli, come il sale, avete il compito di far emergere dai vostri oceani interiori, che ci minacciano e al contempo ci generano, una forza, un bene, un gusto che sono già lì in voi, che chiedono solo di innalzarsi alla luce. Deve esserci qualcosa di sacro nel sale se lo incontriamo nel mare, nel pane, nei riti dell'ospitalità, nelle lacrime. Voi siete il sale, cioè quello che impedisce alla storia di corrompersi. Siete un'intensificazione del gusto del vivere. Voi siete la luce, cioè quella che misura il tempo, che scaccia le paure. Mi conosco bene, non sono né luce né sale. Eppure il Vangelo mi incalza: Non fermarti alla superficie di te e al ruvido dell'argilla di cui sei fatto; cerca in profondità, verso la cella segreta del cuore, e troverai una lucerna accesa e una manciata di sapore cristallino. Voi siete luce. Gesù lo annuncia alla mia anima bambina, si fida di quella parte di me che sa ancora incantarsi e accendersi.

Se il sale resta chiuso nel suo barattolo non serve a niente, la sua vocazione è disperdersi nel cibo. La luce non illumina se stessa, ma le cose su cui si posa, e non torna indietro alla sua sorgente. Allo stesso modo: «Se mi chiudo nel mio io, pur adorno di tutte le virtù, e non partecipo all'esistenza degli altri, posso essere privo di peccati, e tuttavia vivo in una condizione di peccato» (G. Vannucci). Osserva l'umiltà del sale e della luce. Non attirano l'attenzione su di sé, non si mettono al centro. Non hanno lo scopo di perpetuare se stessi, ma di valorizzare l'altro. E così è la Chiesa: non è un fine, ma un mezzo per rendere migliore la vita delle persone. Osservo la luce: non fa violenza, ma accarezza le cose, le avvolge e con il suo tocco ne fa emergere i colori e la bellezza. I cristiani sono rabdomanti delle stesse cose nelle persone! Fanno emergere il bello e il buono, il dono dell'intelligenza, dei talenti, della fame di giustizia. Fanno come il Signore, che vede nelle sue creature la luce prima del buio, la primavera dentro l'inverno, il santo prima del peccatore, l'invisibile dentro il visibile. 

Così noi, “quelli del Vangelo”, siamo gente che ogni giorno accarezza la vita e ne fa emergere il bello; nei nostri occhi deve splendere la venerazione per ogni vivente. «Ecco io carezzo la vita, perché profuma di te» (Rumî). Accarezzi la vita, e sulle mani ti resta il profumo di Dio.

P. Ermes Ronchi

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