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Ama la vita piccola

Gesù ha appena annunciato le beatitudini e la delusione degli ascoltatori è totale. L’attesa era che Israele diventasse una potenza, conquistando terre e popoli e invece hanno ascoltato Gesù dire: Beati i poveri!

E ancora: Non sono venuto ad abolire la legge, ma a portarla a compimento. Non si riferisce alle centinaia di precetti della legge mosaica, ma alla salvaguardia del cuore della legge, portato alla sua piena fioritura. Gesù non demolisce, ma riassume tutto in uno strabiliante comando nuovo.

Nuovo e antico: tu amerai.

Senza trascurare i dettagli, senza dimenticare i piccoli gesti, amando la vita piccola.

Gesù porta avanti la storia dell’uomo su due linee di fondo: la linea del cuore e la linea della persona. La linea del cuore: Fu detto: non ucciderai; ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello, cioè chiunque alimenta dentro di sé rabbie e rancori, è già in cuor suo un omicida. Ritorna al tuo cuore e guariscilo, solo dopo potrai curare tutta la tua vita. Va’ alla sua radice.

Chi non ama suo fratello è omicida (1Gv 3,15). Significa che non serve uccidere per togliere la vita, basta non amare; non amare è un lento morire, che si propaga. E se tu disprezzi il fratello, il tuo futuro sarà la Geenna, l’immondezzaio di Gerusalemme, cioè tu fai spazzatura della tua vita, la butti nell’immondizia. E’ l’intera tua umanità che marcisce e va in fumo. La linea della persona: Se tu guardi una donna per desiderarla sei già adultero. Non dice: se tu desideri qualcuno. Non è il desiderio a essere condannato, ma quel “per”, vale a dire quando tu metti in moto gesti e parole con lo scopo di sedurre e possedere, tu pecchi contro la bellezza e l’integrità di quella persona. È un peccato di adulterio nel senso originario del verbo adulterare: tu alteri, falsifichi, manipoli, immiserisci la persona. Le rubi il sogno e l’immagine di Dio.

Lo scopo della legge morale non è altro che custodire, coltivare, far fiorire l’umanità dell’uomo. La sua convinzione, che il sabato è per l’uomo e non l’uomo per il sabato, lo perderà sulla croce. Per aver messo la persona prima della legge di Mosè, per questa bestemmia Gesù sarà condannato a morte. Ma chi potrà osservare questi vangeli impossibili? Se la rabbia è già omicidio o se uno sguardo può essere già adulterio? Eppure queste inquietanti pagine del Vangelo sono anche le più umane, qui ritroviamo la radice della vita buona, torniamo a bere alla sorgente del cuore. Dice la Bibbia: Custodisci il tuo cuore perché in esso è la sorgente della vita. Allora il Vangelo è facile, umanissimo, felice, anche quando dice parole che danno le vertigini. Non aggiunge fatica, non cerca eroi, ma uomini e donne veri. C’è da guarire il cuore, per poi guarire la vita.

P. Ermes Ronchi

Gente che accarezza la vita

Voi siete sale, quello che impedisce alla storia di corrompersi. Siete luce, quella che misura il tempo e che scaccia le paure; gente che ogni giorno accarezza la vita e ne fa emergere il bello. 

Che meraviglia il Vangelo! Voi siete un giacimento di sale, di luce e di sapore. Sale, dono del mare e del sole. Luce, figlia primogenita della creazione, che dona bellezza alle cose, addizione di gusto e di senso. Gesù non è venuto a portare un nuovo sistema di pensiero, il suo è irradiamento di luce, spargimento di sale, contagio di fuoco e di gusto. Ma il sale è anche un simbolo spirituale: Voi, discepoli, come il sale, avete il compito di far emergere dai vostri oceani interiori, che ci minacciano e al contempo ci generano, una forza, un bene, un gusto che sono già lì in voi, che chiedono solo di innalzarsi alla luce. Deve esserci qualcosa di sacro nel sale se lo incontriamo nel mare, nel pane, nei riti dell'ospitalità, nelle lacrime. Voi siete il sale, cioè quello che impedisce alla storia di corrompersi. Siete un'intensificazione del gusto del vivere. Voi siete la luce, cioè quella che misura il tempo, che scaccia le paure. Mi conosco bene, non sono né luce né sale. Eppure il Vangelo mi incalza: Non fermarti alla superficie di te e al ruvido dell'argilla di cui sei fatto; cerca in profondità, verso la cella segreta del cuore, e troverai una lucerna accesa e una manciata di sapore cristallino. Voi siete luce. Gesù lo annuncia alla mia anima bambina, si fida di quella parte di me che sa ancora incantarsi e accendersi.

Se il sale resta chiuso nel suo barattolo non serve a niente, la sua vocazione è disperdersi nel cibo. La luce non illumina se stessa, ma le cose su cui si posa, e non torna indietro alla sua sorgente. Allo stesso modo: «Se mi chiudo nel mio io, pur adorno di tutte le virtù, e non partecipo all'esistenza degli altri, posso essere privo di peccati, e tuttavia vivo in una condizione di peccato» (G. Vannucci). Osserva l'umiltà del sale e della luce. Non attirano l'attenzione su di sé, non si mettono al centro. Non hanno lo scopo di perpetuare se stessi, ma di valorizzare l'altro. E così è la Chiesa: non è un fine, ma un mezzo per rendere migliore la vita delle persone. Osservo la luce: non fa violenza, ma accarezza le cose, le avvolge e con il suo tocco ne fa emergere i colori e la bellezza. I cristiani sono rabdomanti delle stesse cose nelle persone! Fanno emergere il bello e il buono, il dono dell'intelligenza, dei talenti, della fame di giustizia. Fanno come il Signore, che vede nelle sue creature la luce prima del buio, la primavera dentro l'inverno, il santo prima del peccatore, l'invisibile dentro il visibile. 

Così noi, “quelli del Vangelo”, siamo gente che ogni giorno accarezza la vita e ne fa emergere il bello; nei nostri occhi deve splendere la venerazione per ogni vivente. «Ecco io carezzo la vita, perché profuma di te» (Rumî). Accarezzi la vita, e sulle mani ti resta il profumo di Dio.

P. Ermes Ronchi

Beati sapori di vita

Davanti a questo vangelo provo sempre il desiderio del silenzio.

Vangelo stravolgente, che continua a sfuggirmi, un contromano totale rispetto alla logica del mondo. In chiesa ci crediamo, ma appena usciti ci accorgiamo che è il manifesto più stordente che si possa immaginare.

Eppure le beatitudini sono nostre amiche, perché non dettano nuovi comandamenti, ma propongono la bella notizia che se uno si fa carico della felicità di altri, il Padre si prende sulle spalle la sua.

Ci sento dentro un sapore di vita, il segreto per stare bene.

La prima cosa che mi colpisce è: Beati. Dio si allea con la gioia degli uomini, e con una proposta spiazzante srotola otto sentieri che lasciano senza fiato: felici i poveri, gli ostinati a proporsi giustizia, i costruttori di pace, quelli che hanno gli occhi bambini, i disarmati, quelli che sono coraggiosi perché inermi.

Ma il punto di svolta, lo snodo sintattico delle frasi è quel ‘perché’; perché è loro il regno e possederanno la terra, perché vedranno Dio.

I poveri non sono beati perché poveri, ma perché solo guardando il mondo con gli occhi degli ultimi trovi la strada per un futuro buono comune.

Beati i poveri in spirito dice Matteo: beato chi ha scelto per un motivo grande di spezzare il suo pane con gli altri; chi ha scelto, in nome dell’umano, la vita sobria e solidale, perché tutti abbiano il necessario.

Perché solo il pane “nostro” è pane di Dio.

‘Beati’ è la parola che apre l’intero salterio: Beato l’uomo che non resta nella via dei peccatori, che cammina sulla via giusta.

Dio conosce solo uomini in cammino. Beati: non arrendetevi, voi i poveri, i vostri diritti non sono diritti poveri, i diritti dei deboli non sono diritti deboli. Il mondo non appartiene a chi lo rende migliore e non a chi lo compra o lo conquista. I potenti non sono beati semplicemente perché non hanno sentieri divini nel cuore.

Mi azzardo a immaginare gli occhi e le mani di Gesù oggi, la sua voce.

Lui, che era il vento della storia, verso dove ci spingerebbe? Siamo come una barca in rada, con le vele afflosciate, annusiamo il vento. E in queste pagine senti alzarsi il vento dello spirito, senti un richiamo, un grido, un urlo, che giunge a noi, compagni a riva, perché diventiamo soci di sconfinamenti, vivendo il sogno dell’azzardo. Non è ora di tirare i remi in barca.

È ora che si ricominci. Con piccole cose, e molta convinzione.

Dio non è imparziale, la sua logica ha un debole per i deboli, ha scelto ciò che nel mondo è povero e malato per cambiarlo radicalmente, per fare una storia che avanzi non per le vittorie della forza, ma per seminagioni di giustizia, e raccolti di pace.

P. Ermes Ronchi

E' qui. In alto silenzio e con piccole cose.

"Il Regno è qui" significa che l'esito della storia sarà felice nonostante crisi, arsenali nucleari e degrado. Dio è all'opera per seppellire tesori nei campi dei cuori, per seminare perle nel mare, in alto silenzio e con piccole cose.
Due luoghi opposti fanno da fondale a questo Vangelo: il deserto aspro di Macheronte e il lago sereno della verde Galilea. Giovanni è in carcere ma la Parola non è imprigionata, e vola sulle frontiere.
"Gesù andò ad abitare a Cafarnao, presso il mare".
Il lago di Galilea è il suo l'orizzonte geografico preferito, questo orizzonte d'acqua ispira in Lui scelte, parabole, miracoli, riti, parole come nascere dall'acqua e dallo Spirito; metafore: "vi farò pescatori di uomini". L'acqua contiene un intero vocabolario di salvezza.
Gesù andò ad abitare nella Galilea delle genti, terra di frontiera, attraversata da ogni esercito e da tutti i mercanti, ponte naturale verso il mondo. Inizia dalla periferia d'Israele e non da Gerusalemme, perché per una legge sociologica universale il centro conserva e i margini innovano.
E inizia su rive che sanno di vento, di vele spiegate, di partenze.
Come Gesù, il cristiano è di casa nelle terre di frontiera, là dove ci sono improvvisi soffi di Spirito che aprono strade, dove c'è bisogno di innalzare le bandiere della pace. La Chiesa nasce lì, sulla prima luce che spunta, diventando, per tutti, per ogni naufrago, terra di approdo, pontile dove attraccare. Ogni comunità, un porto di terra.
Matteo ci consegna le prime parole di Gesù: Convertitevi. Invito che inaugura un Vangelo di movimento: giratevi verso la luce, perché la luce è già qui. Non un'imposizione, ma un'opportunità per tutti di vivere meglio. Regno di Dio significa che un altro mondo è possibile.
Pensavamo di incontrare Dio come risultato di una lunga marcia, invece è Lui che viene. Gratuitamente. Prima che io faccia qualcosa, prima che io sia buono e degno, io sono già amato, così come sono, per quello che sono.
La realtà non è solo questo che si vede, nel mondo c'è una incandescenza divina che scorre e che prima o poi si accende ed esplode. Un Dio diramato dentro le vene della storia; un Dio che è qui, con le mani impigliate nel folto della mia vita, non per giudicarla ma per farla fiorire in ogni sua forma.
"Il Regno si è fatto vicino". Il Regno è il mondo come Dio lo sogna, sintesi delle speranze e fine delle paure. Il Regno è qui. È qui come lievito dentro la pasta, come primavera dentro i nostri inverni, come polline fecondo dentro il nostro eden appassito. "È qui" significa che l'esito della storia sarà felice nonostante terrorismi e crisi, arsenali nucleari e inquinamento, le guerre e il degrado che ci assedia. E se io lo credo, non è per i segni che riesco a scorgere dentro il groviglio dolente dei nostri giorni, ma perché Dio si è impegnato.
Il Regno è qui. Energia immensa a cui mi abbandono, che è sempre a mia disposizione e a cui posso attingere ad ogni istante.
Il Regno è qui! Vale a dire: Dio è all'opera per seppellire tesori nei campi dei cuori, per seminare perle nel mare, in alto silenzio e con piccole cose.

P. Ermes Ronchi

Il peccato è scegliere la morte

«  Viene uno che era prima di me». Vedo, con gli occhi di Giovanni, il venire infaticato di Dio. Viene verso di me, eternamente incamminato lungo il fiume dei giorni, caricandosi di tutta la lontananza; viene negli occhi dei fratelli, negli uccisi come agnelli, viene lungo quella linea di confine tra bene e male, tra morte e vita, dove ancora si gioca il tuo destino e, in te, il destino del mondo.

«Ecco l'agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo». Non i peccati, ma il peccato; non toglie i singoli comportamenti malati, ma guarisce – se lo accogli – la radice del cuore dove tutto ha origine.

Il peccato del mondo è una parola enorme, in cui risuonano i passi della morte. Il peccato è scegliere la morte: «io ti ho posto davanti la vita e la morte: scegli. Ma scegli la vita!» ( Deut 30,19). È questo il comando originario, fontale, sorgente di tutti i comandi. Legge di Dio è che l'uomo scelga. Dio è un imperativo di libertà. Legge di Dio è che l'uomo viva. Dio è un imperativo di vita. Scegliere la vita è il comandamento che riassume in sé tutti gli altri, l'asse primordiale attorno a cui ruotano gli imperativi divini. Gesù è venuto come datore di vita, come in­cremento d'umano: buono è ciò che costituisce l'uomo in umanità, male ciò che lo distrugge in umanità.

«Ecco l'agnello di Dio» equivale a dire: «Ecco colui che prende su di sé la morte di tutti con la propria morte. Ecco la morte di Dio perché non ci sia più morte». Un abisso dal quale emerge la differenza cristiana: in tutte le religioni gli dèi chiedono sacrifici, Gesù sacrifica se stesso; in tutte le fedi gli dèi pretendono offerte, nel Vangelo Gesù porta in offerta la propria vita.

Nel Vangelo il peccato è presente, e tuttavia è assente; Gesù ne parla solo per dirci: è perdonato, è tolto, o almeno è perdonabile, sempre. Come Lui, il cristiano non annuncia condanne, ma testimonia il volto di Dio capace di dimenticarsi dietro una pecora smarrita, un bambino, un'adultera, capace d'amare fino a morire, fino a risorgere. Il peccato è non conoscere questo Dio, è l'ombra sul suo volto. Gesù è venuto a togliere il velo che celava e oscurava il volto di Dio. Un Dio agnello! Non l'onnipotente, ma l'ultimo nato del gregge; non il giudice supremo, ma il piccolo animale dei sacrifici. Peccare significa non accettare questa tene­rezza e umiltà di Dio.

P. Ermes Ronchi

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